Data: Thu, 30 Oct 2003 21:00:21 +0100
Da: "Studio Vettori" <studiovettorivicenza@libero.it>
Oggetto: Re: RISPOSTA AL SIG. ROBERTO FELETTO

La sentenza 7.10.2003 n.307 rappresenta, per molti aspetti, una preoccupante
regressione culturale ed una discutibile operazione di restaurazione della
centralità dello stato, in evidente assonanza con una volontà politica, oggi
in voga, decisionista e poca propensa alla concertazione (possibile che, se
una molteplicità di Regioni detta 0,2 microtesla in materia di elettrodotti
i "numeri" del tutto irragionevoli dettati dal Governo rappresentino il
punto di equilibrio fra l'esigenza di tutela della salute e dell'ambiente e
quella di consentire la realizzazione degli impianti?) che non si intende
certo scontentare.
Si leggano tali affermazioni, che denotano quantomeno disinformazione sul
tema, assieme alle contorsioni logico-sostematiche contenute nella
precedente sentenza n.303, laddove l'art.118 cost. viene reinventato quale
norma di chiusura del sistema ed elemento di flessibilità diretto a
nuovamente sdoganare l'interesse nazionale, di cui viceversa il riformulato
titolo V^ della costituzione più non parla; appariva viceversa molto più
lineare accogliere il ricorso delle Regioni che chiedevano fosse dichiarata
l'incostituzionalità della legge-obiettivo, anche dispiacendo al Princeps,
piuttosto che surrettiziamente stravolgerne l'originaria struttura logica;
vedasi quanto è accaduto per il decreto n.190/2002, che risulta addirittura,
per certi aspetti, reiscritto, tanto pregnante diventa l'intesa con le
Regioni.
Tornando alla sentenza n.307, vi invito a rileggere con attenzione le oscure
elucubrazioni di cui al punto 7 della medesima, dove vengono richiamate le
due sentenze n.382/99 e n.407/02 (dalle quali si deduceva che, in sostanza,
la competenza dello Stato era per la fissazione di limiti massimi
inderogabili di esposizione in materia di immissioni, che le leggi regionali
non violavano perchè la necessità di conformarsi verso un grado minimo
inderogabile di protezione non esclude la possibilità di individuare misure
di maggior tutela) delle quali la Corte, purtroppo, ora si pente: e per
giustificare il voltafaccia fa leva e cita ripetutamente il dettato
dell'art.4 della legge-quadro n.36/01, così come voluta e sostenuta dal Sen.
Giovannelli (c'è un preminente interesse nazionale!).
Dunque non è la giurisprudenza della Corte che dà ragione al Sen.
Giovannelli, ma è il complessivo disegno di restaurazione, già sorto prima
della riforma del titolo V^ e che ha trovato valida sponda nell'attuale
maggioranza di Governo di stampo autoritario, che trova il suo compimento e
giustificazione in quanto pervicacemente voluto dal Sen. Giovannelli.
Purtroppo, come molti di Voi ricorderanno, proprio nell'ultimo giorno di
votazioni al Senato, è stato approvato un emendamento del Sen. Giovannelli
alla legge-quadro, il n.4.67, che peggiorò la legge in modo sostanziale e
decisivo, perchè si intese obbligare le Regioni ad deguare le proprie
legislazioni a quello che lo Stato - e Giovannelli - ritenevano: tale
emendamento fu salutato con segni di grande giubilo dalle Imprese, perchè
diretto ad impedire l'azione e la legislazione in progress che i comitati e
le associazioni (che sostanzialmente il Sen. Giovannelli poco apprezza,
evidentemente non considerandole uno strumento di crescita democratica)
stavano riuscendo ad introdurre nelle realtà locali, sia comunali che
regionali; ciò rappresentò un colpo durissimo a noi tutti, perchè si è
inteso colpire la nostra possibilità di determinare condizioni più
cautelative di salvaguardia con iniziative che partono dal basso. Tentammo
allora di parlare col Sen. Giovannelli, allora Presidente della Commissione
Ambiente del Senato, in particolare Daniela Dussin ebbe un incontro; a
questo non si volle demordere e seguì uno scambio epistolare - agli atti del
Conacem - con cui si tentò, invano, di far capire la gravità
dell'operazione; e a chi gli ricordava che questa previsione normativa
doveva considerarsi, automaticamente, incostituzionale, perchè già la Corte
si era pronunciata in senso diverso per il Veneto con la sentenza n.382/99,
il Sen. Giovannelli ha ineffabilmente risposto che la detta sentenza era,
appunto, precedente alla legge-quadro che si andava ad approvare ed ai
"principi fondamentali" in essa contenuti. Punto e a capo, nel senso che le
cose sono andate così come progettate e volute e ne subiamo ora le
conseguenze.
Certo, il Sen. Giovannelli, quando parlava, aveva probabilmente come
riferimento la bozza di decreto attuativo allora redatta dall'ottimo On.
Calzolaio (quella degli 0,5 e 0,2 microtesla), quello che per merito di
alcuni, Ministro Veronesi in testa, non è stata più approvata. Tuttavia
questo è un momento di particolare amarezza, e sarebbe più saggio se il Sen.
Giovannelli rispettasse questo stato d'animo, fermo restando che i suoi
comportamenti passati non sono condivisibili.
Il vero scandalo, infatti, sono i numeri contenuti nel decreto sulla bassa
frequenza, poichè non sono numeri diretti a prevenire gli effetti a lungo
termine, ergo non possono essere seriamente considerati in applicazione
della legge-quadro. E anche il decreto sull'alta frequenza rappresenta una
evidente reformatio in peius del decreto 381/98, secondo il quale i 6 V/m
certamente non potevano rappresentare un "obiettivo di qualità".
Mi auguro che il Sen. Giovannelli voglia condividere queste istanze e
farsene paladino in sede parlamentare.

Francesco Vettori


-----Messaggio Originale-----
Da: "Fausto Giovanelli" <f.giovanelli@senato.it>
A: <robfele@tin.it>
Cc: <forumelettrosmog@yahoogroups.com>
Data invio: 21 ottobre 2003 10.03
Oggetto: [forumelettrosmog] RISPOSTA AL SIG. ROBERTO FELETTO


In risposta alla e-mail dell Signor Roberto Feletto del 12 ottobre scorso,
preciso quanto segue:

La sentenza della Corte Costituzionale ha dimostrato quanto era fondata la
battaglia su "Italia arlecchino".
E' ovvio, un elevato grado di tutela rispetto ai pericoli dell'elettrosmog
non può essere fondato su una differenziazione regionale che significherebbe
una protezione a macchia di leopardo nei migliori dei casi, e nel caso
peggiore una delegittimazione di ogni forma di protezione.
Come relatore al Senato sulla legge per l'elettrosmog, rivendico il valore,
non effimero, di quel testo.
La prova del valore di quel testo sta nel fatto che il Governo di centro
destra ha tentato di demolirne i pilastri, rivendicando allo Stato centrale
la cosiddetta regolazione localizzativa e cercando di mandare a vuoto la
prescritta intesa Stato-Regioni riguardo ai limiti ammissibili per i campi
elettromagnetici.
D'altronde lo stesso Ministro Gasparri ha indicato limiti vergognosamente
lassisti che smentiscono le promesse e le posizioni di Alleanza Nazionale
sostenute - e agli atti - nel corso dell'iter della legge-quadro
sull'elettrosmog.
Se un chiarimento è necesario sono in tutto e per tutto disponibile con il
CONACEM, anche perchè entrambe le recenti importanti sentenze della Corte
Costituzionale confermano chiarissimamente quanto ha sostenuto la 13a
Commissione del Senato che ho avuto l'onore di presiedere nel corso della
precedente legislatura.
Non c'è dubbio che obiettivo più realistico, ma anche più giusto, di una
legislazione di difesa dall'elettrosmog è quello di una definizione unitaria
per tutto il territorio nazionale dei limiti dettati a tutela della salute e
di una definizione articolata su base regionale e obiettivi di qualità
ambientale e di regolazione dell'impatto territoriale delle fonti di
emissione.
Spero che l'attitudine polemica e i toni sopra le righe di Roberto Feletto
non derivino dalla difficoltà di prendere atto che la Corte Costituzionale
ha confermato a chiarissime lettere di ritenere improponibile e illegittima
per l'Italia una normativa di protezione dall'elettrosmog somigliante ad un
vestito di arlecchino.
Quando la Corte Costituzionale ti dà torto è meglio riflettere piuttosto che
arrabbiarsi.

Senatore Fausto Giovanelli
capogruppo DS-l'Ulivo
Commissione Ambiente Senato