SMALTIMENTO DELLE SCORIE NUCLEARI
4) Smaltimento scorie nucleari 1: i ministri bacchettano l'Enea Tra meno di
un anno potrebbe essere individuato il sito nazionale dove smaltire i
rifiuti nucleari italiani. Si tratta di circa 80.000 metri cubi di rifiuti
ad alta intensità che derivano dal completo smantellamento degli impianti
dismessi. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, nel corso
di un'audizione in Commissione Ambiente della Camera. "Sto lavorando con il
ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano all' individuazione del
sito", ha spiegato il ministro, sottolineando che l'Enea, cui spettava il
compito di fare "un'indagine geografico-territoriale per la scelta di
località adatte ad ospitare il sito, non ha ancora portato a termine il
compito". "L'Enea - ha aggiunto il ministro - ha individuato oltre 200 zone
adatte, il che vuol dire non averne individuata nessuna. Occorre invece
delimitare due o tre aree e scegliere al più presto, anche perché alcuni dei
siti dove sono attualmente stoccate le scorie radioattive non assicurano la
piena sicurezza". Dopo 15 anni dal referendum che ha decretato l'uscita
dell'Italia dal nucleare, ha proseguito il ministro, "ci troviamo in una
fase operativa avanzata di impianti e strutture divenuti in parte obsoleti e
pertanto non più sufficientemente adeguati alle funzioni richieste". "E'
quindi importante avviare un programma complessivo basato sulla
realizzazione del sito nazionale dei rifiuti radioattivi e sulle attività di
'decommissioning' dei vecchi impianti nucleari". Per mettere in sicurezza i
rifiuti radioattivi e il combustibile irraggiato ancora presente nelle
centrali nucleari italiane disattivate servono circa 3,5 miliardi di euro.
La stima dei costi l'ha fatta invece l'Apat, l'Agenzia Nazionale per la
Protezione dell'Ambiente. Dalla mappa emerge che le regioni con il maggior
quantitativo di scorie stoccate sono il Lazio e il Piemonte (i materiali più
radioattivi sono stoccati infatti nel centro piemontese di Saluggia).
5) Smaltimento scorie nucleari 2: i siti secondo l'Enea Sono 214 le aree
italiane adatte ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi.
Le più numerose si trovano in Puglia (65) e in Toscana (55). A individuarle
è stata la Task force per il sito nazionale di deposito dei materiali
radioattivi dell'Enea, l'Ente per le tecnologie e l'ambiente presieduto dal
Nobel Carlo Rubbia. Per arrivare a selezionare le aree adatte, la task force
dell'Enea ha adottato alcuni criteri di esclusione. Sono state escluse le
isole, le aree entro 50 chilometri da confini nazionali, entro 15 chilometri
da centri abitati con più di 100.000 abitanti, 10 km da centri abitati tra
20.000 e 100.000 abitanti, 5 km da centri tra 10.000 e 20.000 abitanti, 3 km
da centri tra 1.000 e 10.000 abitanti, 2 km da paesi tra 200 e 1.000
abitanti. Escluse anche le aree protette, quelle vicine a corsi d'acqua,
quelle boscate, quelle sismiche. Ad un primo livello è stato così
selezionato il 9% del territorio nazionale come potenzialmente adatto alla
localizzazione del deposito. Su queste aree è stata poi operata una nuova
selezione, arrivando a 214 aree che superano l 'ampiezza di 300 ettari
ciascuna. Ecco l'elenco del numero di aree regione per regione: Basilicata
36; Calabria 3; Emilia Romagna 1; Lazio 38; Liguria 1; Lombardia 3; Marche
2; Molise 3; Piemonte 3; Puglia 65; Toscana 55; Umbria 4.
Da: "alberto"
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