Seguono due contributi del Forum apparsi sui quotidiani di questi giorni, per coloro che avessero interesse a leggerli.

Inoltro anche il contributo che l’avv. Stefano Palmisano ha affidato alla stampa sulla vicenda dei sommergibili nucleari.

Grazie.

Giancarlo Canuto

 

Forum ambiente salute e sviluppo

c/o studio avv. Carlo De Carlo

Via Casimiro 6 – Brindisi

TEL. 0831/524136 - 524137

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                                                                                                                  Brindisi, 13/2/04

 

DIOSSINE   A BRINDISI: A QUANDO LE BONIFICHE

 

Gli industriali brindisini hanno espresso in questi giorni preoccupazione per gli oneri che deriverebbero alle aziende intenzionate ad installarsi nella nostra area industriale dalla realizzazione della necessaria bonifica del sito. Nello stesso periodo gli organi di informazione hanno reso noto che dai risultati delle attività di caratterizzazione dell’area in cui insiste il petrolchimico emergerebbe che il sottosuolo risulta intriso di diossine, termine con il quale si denomina una famiglia di pericolose sostanze in grado di procurare anche il cancro. La necessità di verificare la presenza di tali sostanze è emersa da una legge del 1998 che include Brindisi tra le aree industriali da sottoporre a bonifica ma prima di adesso nessun controllo risulta essere stato eseguito alla ricerca di questi cancerogeni. Le diossine infatti continuano ad essere immesse, insieme ad altre pericolose sostanze, dai processi di combustione in atto nel territorio ma le numerose centraline installate e da installare non le rilevano. Non dimentichiamo che oltre le centrali elettriche anche l’inceneritore di rifiuti industriali del SISRI, peraltro assai prossimo a popolosi quartieri cittadini ( Perrino, San Paolo, San Pietro e La Rosa) emette diossine e che lo si vorrebbe accettore anche di  rifiuti urbani  chiamati CDR (combustibile da rifiuti).

Sarebbe proprio il caso che l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) rendesse pubblici i risultati della caratterizzazione del petrolchimico e dei terreni circostanti e procedesse a misure di diossine, idrocarburi e metalli pesanti sulle colture, nell’aria e nelle falde all’esterno dell’area industriale per un raggio di almeno due chilometri.

Intorno all’inceneritore Montedison di Mantova è stato registrato dalle attività epidemiologiche della locale AUSL un incremento di ben venticinque volte dei sarcomi delle parti molli, un tumore generalmente poco comune ed estremamente aggressivo correlato ad esposizione a diossine. Una pratica di vera prevenzione considererebbe questo dato di per sè sufficiente per intervenire sulle fonti di emissione senza la necessità di sottoporre le popolazioni alla mortificante richiesta di mostrare, prima di ogni azione pubblica restrittiva, i loro morti ed i loro ammalati, magari in estenuanti percorsi giudiziari.

In ogni caso a quanti sostengono che a Brindisi non vi siano dati (cioè né morti né ammalati) legati all’inquinamento industriale possono riprendere uno studio condotto dalla locale AUSL in collaborazione con l’ Istituto Superiore di Sanità sulla mortalità in aree concentriche intorno al petrolchimico nel quale si rilevava un eccesso di alcuni tipi di tumore nel raggio dei primi due chilometri. Gli autori di questo studio, fermo ai dati del 1996, proponevano di prolungare l’osservazione ad anni più recenti e suggerivano di rilevare  idrocarburi e diossine in aria nella zona circostante l’area industriale.

A quanti invocano altri dati per convincersi della grave situazione sanitaria brindisina sembra opportuno ricordare i tanti lavoratori che sono morti e si sono ammalati per l’esposizione inconsapevole ai cancerogeni nell’area industriale.

La grave situazione ambientale e sanitaria che ha prodotto la perdita di lavoro nella stessa industria e nell’agricoltura non permette di adottare scorciatoie nella già lenta e tardiva attività di bonifica ma deve indurre le autorità preposte alla tutela della salute e dell’ambiente, Comune compreso, ad intervenire sulle fonti di emissione nonché a promuovere una costante e capillare misurazione degli inquinanti e a sviluppare le attività epidemiologiche che tengano aggiornata la conoscenza sulle malattie contratte dalla popolazione.

Annino Baroni – Giovanni Caputo – Carlo De Carlo – Michele Di Schiena – Raffaella Guadalupi – Teodoro Marinazzo – Achille Noia – Michele Polignano -  Maurizio Portaluri

FORUM AMBIENTE SALUTE E  SVILUPPO

c/o studio avv.Carlo De Carlo

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                                                                                                                Brindisi, 10/2/04

 
I PROBLEMI DI BRINDISI FRA LA POLITICA E LA SOCIETA’ CIVILE

 

Il Forum Ambiente Salute e Sviluppo considera preoccupante la situazione politica che si è venuta a determinare a Brindisi in questo avvio della prossima campagna elettorale ed amministrativa. Nel centro-destra dopo alcune incertezze, si delinea   oramai un deciso orientamento rivolto a considerare come fatto compiuto la installazione del rigassificatore nel  porto ed anche, sia pure con qualche formale resistenza, il potenziamento e l’esercizio a carbone della Centrale Brindisi Nord. E ciò in un quadro di iniziative e di attività che costituiscono un vero e proprio attentato alla salubrità dell’ambiente e della salute dei cittadini e che sono il  volano    di una concezione perdente che ha fatto tanti danni e non ha creato vero sviluppo.

Nel centrosinistra, dove sia pure a fatica  si è fatta strada la  nostra reiterata richiesta di coraggioso “cambiamento di rotta”, permangono ritardi, incertezze e tentazioni  di divisioni.

Tutto questo  pesa negativamente sul futuro della nostra città e del nostro territorio.

C’è bisogno allora che la comunità ecclesiale, i movimenti e le espressioni più avvertite ed avanzate del movimento sindacale, le associazioni e i gruppi, il mondo delle professioni e della cultura e l’intera società civile nelle sue diverse articolazioni scendano in campo e facciano sentire la  loro voce: l’interesse della città ancora scossa dai recenti provvedimenti giudiziari ed ogni giorno di più turbata dagli annunci di  possibili nuovi interventi della Magistratura, deve essere messo al centro del dibattito politico e deve avere ragione delle perduranti logiche di potere e degli  interessi di schieramento di partito.

Noi del Forum che come associazione ci collochiamo fuori dagli schieramenti partitici, dobbiamo tuttavia  denunciare la gravità delle scelte che l’attuale Governo nazionale sta portando avanti per Brindisi, scelte insensate che faranno veramente della nostra città e della nostra provincia una misera ed invivibile landa.

Avevamo tempo addietro ripetutamente chiesto la predisposizione di un piano di emergenza

esterno contro il rischio di incidenti industriali e dobbiamo  oggi dare atto alla Prefettura di avere positivamente impostato ed avviato il relativo lavoro.

E ciò mentre va chiesta una adeguata messa a punto del piano di protezione civile, del piano di emergenza esterno dell’area portuale nonché del piano di emergenza nucleare specialmente nel momento in cui sembra debbano diventare più frequenti gli approdi di sommergibili nucleari.  Mentre per un verso quindi si cerca di porre qualche rimedio ai guasti e ai pericoli prodotti negli anni decorsi si predispongono, dall’altro, e si portano ad   attuazione disegni dissennati che aggravano a dismisura la già gravissima situazione.

La città e il territorio devono allora reagire e devono chiedere alla politica locale senso di  responsabilità e capacità reattiva senza supinerie e senza omologazioni. In questo quadro assume particolare valore la mobilitazione popolare permanente  e, in seno ad essa, la grande manifestazione di protesta del 27 marzo prossimo che le associazioni ambientaliste stanno proponendo all’intera comunità del territorio.

Annino Baroni – Giovanni Caputo – Carlo De Carlo – Michele Di Schiena – Raffaella Guadalupi – Teodoro Marinazzo – Achille Noia – Mario Panessa – Michele Polignano . Maurizio Portaluri

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Agli Organi di informazione
 

Come si costruisce una tragedia collettiva
 

In questi giorni si è appreso dagli organi di informazione che l’On. Mauro Bulgarelli ha proposto un’interrogazione parlamentare nella quale chiede al Governo se risponda a verità l’informazione in possesso dello stesso parlamentare per la quale “sarebbero in corso accordi tra la Marina Militare, il governo e l’Autorità portuale di Brindisi per la costruzione di un punto di attracco e rifornimento per sommergibili nucleari sulla banchina di Capobianco, nella zona industriale di Brindisi”.

La notizia a base del predetto atto parlamentare, in sè sconvolgente anche perché, come afferma l’on. Bulgarelli, “il sito dovrebbe sorgere accanto al futuro impianto di rigassificazione della British Gas e a breve distanza dalle centrali termiche che si trovano tra la zona industriale e la costa sud”, ripropone con rinnovato e drammatico vigore, per venire più direttamente alle specifiche competenze ed agli specifici obblighi delle Pubbliche Amministrazioni del territorio brindisino, l’inquietante questione del c.d. “piano di emergenza nucleare”; quel piano, cioè, la cui redazione viene imposta da una legge dello Stato in tutti i territori la cui popolazione “rischia di essere interessata dall’emergenza radiologica”.

In particolare, la legge in questione, il Decreto Legislativo 17\3\1995 n. 230, all’art. 130 (“informazione preventiva”) statuisce dettagliatamente un preciso “pacchetto” di informazioni che devono esser fornite alla popolazione su indicata, la quale, peraltro, stando a quanto afferma la norma, non deve solo esser informata ma anche “regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza radiologica”.

Quello che risulta ancor più significativo rispetto ai compiti delle Istituzioni del nostro territorio è, tuttavia, l’articolo precedente, ossia il 129, perentoriamente rubricato “obbligo di informazione”. A tenore di quest’ultima statuizione “le informazioni previste nella presente sezione devono essere fornite alle popolazioni definite all’art. 128 (quelle, cioè, “che rischiano di essere interessate dall’emergenza radiologica”, n.d.r.) senza che le stesse ne debbano fare richiesta. Le informazioni devono essere accessibili al pubblico, sia in condizioni normali, sia in fase di preallarme o di emergenza radiologica” (sottolineatura di chi espone).

È, ahimè, di solare e antica evidenza che ormai la popolazione brindisina può definirsi a tutti gli effetti “popolazione a rischio di emergenza radiologica”; com’è altrettanto palese che il soggetto pubblico, ossia la pubblica amministrazione sulla quale grave quel preciso “obbligo di informazione” non può che essere il più alto rappresentante dello Stato in una provincia, ossia il Prefetto.

Avrebbe dovuto essere il Prefetto, cioè, in adempimento del preciso obbligo di legge su di lui gravante ai sensi della norma su citata, a fornire alla popolazione brindisina tutte le informazioni previste dal D. L.vo n. 230\1995 “senza che la stessa popolazione ne dovesse fare richiesta”.

Orbene, questo non risulta avvenuto; il Prefetto di Brindisi, cioè, non risulta aver fornito, motu proprio, alla popolazione del nostro territorio quelle informazioni, tanto necessarie, per non dire vitali (per i cittadini e le cittadine di Brindisi) quanto doverose (per lo stesso Prefetto).

Se non ci fosse una giustificazione di assoluta rilevanza, quella del Prefetto di Brindisi sarebbe a tutti gli effetti una gravissima, e pericolossima, omissione di un atto del proprio Ufficio; e questo, paradossalmente, sarebbe per la popolazione di Brindisi lo scenario più rassicurante.

Ma, purtroppo, è ben probabile che le azioni, e soprattutto le omissioni, del Prefetto di Brindisi una giustificazione forte ce l’abbiano: potrebbe essere, infatti, che il piano di emergenza nucleare per il territorio di Brindisi non sia stato ancora varato.

Nell’ormai lontano luglio 2001, infatti, rispondendo, a dieci mesi di distanza dalla prima, a due precise istanze di accesso in tal senso formalizzate nell’ancor più lontano 2000 (a dimostrazione di quanto sia antico il “rischio di emergenza radiologica” a Brindisi) dal sottoscritto nonché dal sig. Roberto Aprile, da Brindisi, il Prefetto di Brindisi, Narduzzi, scriveva che “il piano di emergenza per la sosta di unità navali a propulsione nucleare è all’attenzione, per la prevista definitiva approvazione da parte delle competenti  Autorità Militari nazionali.” Il Prefetto concludeva il suo laconico testo rassicurando i richiedenti che “appena in grado saranno divulgate le informazioni relative a quanto di interesse per la popolazione”.

In pratica, il più alto rappresentante dello Stato in provincia di Brindisi nel luglio 2001 affermava che, a distanza di più di 5 (cinque) anni dall’entrata in vigore di una legge dello Stato emanata per “disciplinare” la più catastrofica e temuta delle situazioni che possano coinvolgere una società contemporanea, quella legge (nella sua parte più pregnante: l’approvazione e la pubblicizzazione del piano di emergenza nucleare) era ancora lettera morta.

Forse è arrivato il momento che gli uomini e le donne della terra di Brindisi si sveglino dal torpore socialmente comatoso che sembra averli presi ormai da anni: ne va della stessa sopravvivenza loro e del loro territorio, oggi più che mai ricettacolo di ogni agente di malattie e di morte su scala industriale.

Chi scrive, dal canto suo, rivolgerà subito una nuova istanza al Prefetto di Brindisi per verificare se 9 (nove) anni siano stati sufficienti alle Autorità Militari nazionali per approvare il piano di emergenza nucleare.

In caso contrario, ci sarebbe un’ulteriore, potenzialmente devastante, ragione per dedicare anche a Brindisi un capitolo del più tragico e classico dei best-sellers della storia dell’Italia contemporanea: “come si costruisce una tragedia collettiva”.

Fasano, 6\2\2004

Avv. Stefano Palmisano