Si č svolta nella mattinata di lunedė 29 novembre la manifestazione antinucleare organizzata dagli Amici della Terra e dai Verdi. L'iniziativa, a cui ha partecipato il deputato dei Verdi Luana Zanella, si proponeva di evidenziare i rischi della centrale nucleare slovena di Krsko situata a 140 km dal confine italiano. Nonostante l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea sono infatti ancora irrisolti molti dei problemi sulla sicurezza della centrale elettronucleare, a partire dalla realizzazione di un sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie per arrivare al rischio sismico dell'area in cui č ubicato l'impianto (ricordiamo che Lubiana la capitale della Slovenia situata a circa 50 Km dalla centrale č stata completamente rasa al suolo da un disastroso terremoto nel 1895). La manifestazione serviva anche per richiedere al governo italiano l'attuazione delle leggi comunitarie per l'informazione dei cittadini nei confronti del rischio radiologico e sulle misure di prevenzione da adottare (a partire dal piano di emergenza esterno). Un'altra richiesta riguardava inoltre il piano di emergenza esterna del porto di Trieste (uno dei porti italiani in cui possono transitare e sostare unitā militari a propulsione nucleare).
Gli Amici della Terra Trieste ed i Verdi hanno organizzato due presidi davanti alla prefettura di Trieste e davanti al consolato Sloveno, richiedendo l'incontro con i rappresentanti dei due governi. Una delegazione degli Amici della Terra e dei Verdi č stata ricevuta dal vice Prefetto di Trieste che ha parzialmente accolto le richieste degli ambientalisti spiegando che a breve sarā disponibile il piano di emergenza del porto di Trieste (da tempo richiesto dalla nostra associazione); č questo un primo importante risultato che vale anche per gli altri porti italiani (finalmente i cittadini italiani potranno venire a conoscenza di queste importanti informazioni), vedasi La Maddalena.... Buio pesto sul piano di emergenza nazionale relativo a Krsko. La delegazione č stata ricevuta, molto cordialmente, anche dal Console Sloveno di Trieste Josef Susmel. Il Console Sloveno aderendo alle nostre richieste
ci ha consegnato il piano di emergenza sloveno relativo alla centrale di Krsko ed anche il programma del governo Sloveno relativo alla dismissione dell'impianto (dopo il 2024 comunque). Il Console Sloveno ha dato ampia disponibilitā per ulteriori confronti. Ora il caso dovrebbe nuovamente approdare al Parlamento italiano ed europeo.
Un ringraziamento al Console Sloveno per avere dimostrato grande sensibilitā sia sui problemi ambientali che sanitari affrontati.
Rimaniamo in attesa che una tale sensibilitā venga dimostrata anche dal governo Italiano.
Di seguito la cronistoria della nostra battaglia per il diritto all'informazione dei cittadini italiani sul nucleare.

ALLEGATE
FOTO 1: il presidio degli Amici della Terra e dei Verdi davanti alla prefettura di Trieste
FOTO 2: L'incontro al consolato Sloveno di Trieste (al centro l'on. Luana Zanella ed il Console Sloveno Susmel).

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Lš INFORMAZIONE NEGATA: IGNORATI I DIRITTI FONDAMENTALI DEI CITTADINI
Nel gennaio 2003 gli Amici della Terra presentavano il dossier Krsko alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti segnalando che di fronte al grave rischio rappresentato dalla centrale nucleare situata a 140 Km dal confine italiano (Trieste), nessun intervento di prevenzione e di informazione veniva messo in atto dalle autoritā italiane in totale violazione delle normative nazionali e comunitarie. Infatti in base al Decreto Legislativo n° 230 del 17 marzo 1995, modificato ed integrato dal D.Lgs 241/2000, in attuazione delle Direttive 89/618/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, lo Stato deve provvedere alla tutela della popolazione potenzialmente esposta a eventi incidentali negli impianti nucleari tramite la realizzazione di Piani di emergenza (art. 115). I piani di emergenza devono essere realizzati oltre che per gli impianti esistenti sul territorio nazionale, anche per aree con rischio di incidenti nucleari :
a) in impianti al di fuori del territorio nazionale;
b) in navi a propulsione nucleare in aree portuali;
c) nel corso di trasporto di materie radioattive;
d) che non siano preventivamente correlabili con alcuna specifica area del territorio nazionale.
Parte fondamentale dei Piani di emergenza č la campagna di informazione della popolazione che, come stabilito dallšart. 129 č obbligatoria; le informazioni devono essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la popolazione debba richiederle.
Lšart. 130 prevede che la popolazione venga regolarmente informata e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza nucleare.
Lšinformazione deve comprendere almeno i seguenti elementi:
a) natura e caratteristiche della radioattivitā e suoi effetti sulle persone e sullšambiente;
b) casi di emergenza radiologica presi in considerazione e relative conseguenze per la popolazione e lšambiente;
c) comportamento da adottare in tali eventualitā;
d) autoritā ed enti responsabili degli interventi e misure urgenti previste per informare, avvertire, proteggere e soccorrere la popolazione in caso di emergenza radiologica.
Responsabile dellšattuazione dei dispositivi dei Piani di emergenza e dellšinformativa alla popolazione previsti dalla Legge č il Prefetto che si avvale di un Comitato del quale fanno parte i rappresentanti delle forze dellšordine, dei Vigili del Fuoco, del Servizio Sanitario Nazionale, del Genio Civile, dellšEsercito, della Marina, dellšANPA, degli Enti locali (Regione, Provincie, Comuni). La Direzione Civile Nazionale (Presidenza del Consiglio dei Ministri) deve essere costantemente aggiornata dei Piani di emergenza locali per potere coordinare unšemergenza di vasta scala che coinvolga pių regioni.

Il 3 febbraio del 2003 il Presidente della Commissione Parlamentare On. Paolo Russo incaricava il Procuratore della Repubblica di Trieste di avviare unšinchiesta ritenendo di particolare interesse il contenuto del dossier presentato dagli Amici della Terra. Le indagini venivano affidate alla DIGOS di Trieste che riscontrava la fondatezza del rapporto degli Amici della Terra. Dalle indagini emergeva che:
- il Ministero della Salute avrebbe dovuto, giā dal 1995, istituire una Commissione permanente per lšinformazione sulla protezione contro i rischi da radiazioni ionizzanti;
- la Commissione non era stata ancora istituita (non venivano date spiegazioni sui motivi) e quindi i cittadini non potevano essere informati come previsto dalle normative comunitarie di riferimento;
- le amministrazioni incaricate di diffondere le informazioni (dopo che la Commissione permanente avesse realizzato il materiale informativo) erano: il Ministero della Salute, dellšAmbiente, dellšIstruzione, dellšInterno, della Difesa, delle Finanze, delle Politiche Agricole, delle Infrastrutture e Trasporti, le Regioni e le Province autonome, lšAgenzia per la Protezione dellšAmbiente e per i Servizi Tecnici, le Agenzie per la Protezione dellšAmbiente Regionali, lšIstituto Superiore di Sanitā, ISPESL.
Risultava altresė che il piano di emergenza esterno relativo allšimpianto elettronucleare di Krsko era inserito nel Piano Nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche, predisposto dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale ed era trasmesso ai Prefetti interessati per lšespletamento degli obblighi di legge.
Dalle indagini della DIGOS emergeva quindi chiaramente che, a seguito di una grave omissione collettiva da parte delle istituzioni, i cittadini non potevano, come loro diritto, ricevere informazioni essenziali per tutelare la loro salute e la loro vita. Molto probabilmente perō la mancata campagna informativa serviva e serve a nascondere le gravissime carenze delle strutture previste per le emergenze nucleari. In effetti non si ha notizia dellšesistenza nella regione Friuli Venezia Giulia di rifugi antiatomici e di centri di decontaminazione (e si pensa che sia cosė anche per il resto del paese).
Il capo della Procura della Repubblica di Trieste riteneva comunque che non fossero individuabili, nella mancata informazione ai cittadini, obbligatoria per legge, reati penali ascrivibili alle Istituzioni interessate, in quanto ci si trovava di fronte a ŗscelte politico-amministrative non vincolate da parametri rigidi˛, e richiedeva pertanto lšarchiviazione dellšinchiesta. La richiesta veniva accolta dal Tribunale di Trieste il 27 ottobre 2003.
Gli Amici della Terra avevano nel frattempo presentato, il 30 giugno del 2003, una denuncia alla Commissione Europea contro lšItalia per la violazione delle direttive 89/618 - 90/641 - 92/3 - 96/29 EURATOM, sulla misure di sicurezza nei confronti di impianti nucleari in funzione e sullšinformazione pubblica sui rischi connessi al nucleare.
Lšinchiesta, tuttora in corso, veniva affidata alla Direzione Generale Energia e Trasporti (Unitā H4 Protezione Radiazioni).
A seguito della presentazione della denuncia alla Commissione Europea, il capo della Protezione Civile Nazionale Guido Bertolaso rispondeva, lš8 agosto 2003, agli Amici della Terra comunicando che il suo Dipartimento aveva assolto ogni obbligo previsto dalle leggi nazionali e comunitarie e che la campagna di informazione nei confronti dei cittadini era di competenza della
fantomatica Commissione permanente del Ministero della Salute. Bertolaso informava inoltre dellšesistenza, nel piano nazionale di emergenza esterna per le emergenze radiologiche, dellšipotesi di incidente a centrale nucleare ubicata a meno di 200 Km dal confine nazionale, con fusione del nocciolo (Krsko) e che a giorni il Dipartimento di Protezione Civile avrebbe inserito nel proprio sito internet una apposita sezione dedicata alle procedure di informazione della popolazione in caso di emergenza nucleare. Ad oltre un anno di distanza siamo ancora in attesa che queste preziose indicazioni trovino spazio nel sito della Protezione Civile.
Il 27 novembre 2003 lšOn. Luana Zanella, deputato dei Verdi, presentava unšinterrogazione al Parlamento richiedendo lšintervento del Ministero degli Esteri, della Salute, e dellšAmbiente sul caso Krsko e sui rischi connessi al funzionamento della centrale. Nellšinterrogazione si chiedeva tra lšaltro con urgenza, come segnalato dagli Amici della Terra, di ŗattuare nel pių breve tempo possibile le procedure di applicazione del Decreto Legislativo n° 230 del 17 marzo 1995, modificato ed integrato dal D.Lgs 241/2000, in attuazione delle Direttive 89/618/Euratom e 96/29/Euratom, art. 130, riguardante la campagna informativa per la popolazione civile˛ e di ŗaccertare i responsabili dei ritardi nellšattuazione di detto Decreto, ritardi che si configurano molto gravi a fronte del rischio sempre pių elevato a cui la popolazione č ancora esposta˛. Lšinterrogazione veniva rigettata sulla base del presupposto, sbagliato, che vi fosse unšinchiesta penale in corso (in realtā come abbiamo visto lšinchiesta era stata archiviata esattamente un mese prima).
Il 26 ottobre del 2004 gli Amici della Terra presentavano al Prefetto di Trieste la richiesta per potere accedere ai piani di emergenza esterna relativi alla centrale elettronucleare di Krsko ed allšambito portuale (Trieste č uno dei porti italiani in cui possono sostare unitā militari a propulsione nucleare), come previsto dal decreto legislativo 230/1995 ed in base alle legge sulla trasparenza (241/90) e alla direttiva 90/313/CEE. Al momento non č ancora pervenuta alcune risposta. Si tiene a precisare comunque di essere a conoscenza del diniego giā espresso dalla Prefettura di Trieste per analoghe e precedenti richieste attinenti al piano di emergenza portuale classificato come ŗsegreto˛.

Gli Amici della Terra ed i Verdi, di fronte a questo vero blocco burocratico - istituzionale che mette a rischio la vita di milioni di persone, richiederanno al Parlamento Italiano, al Parlamento ed alla Commissione Europea di garantire anche ai cittadini italiani il diritto allšinformazione negata.

Riportiamo alcuni passi tratti dal sito internet del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale:
ŗE' fondamentale che la protezione civile sia una "macchina di intervento in emergenza" bene organizzata, in grado di ridurre al minimo il tempo che intercorre tra un evento calamitoso e i primi soccorsi e interventi. A questo obiettivo sono dedicati il lavoro di definizione dei "piani di emergenza", elaborati a livello nazionale e locale; il continuo
aggiornamento delle procedure di emergenza, indispensabili per far sė che al momento del bisogno tutti coloro che devono intervenire sappiano giā cosa fare e come farlo
ŗE' compito della protezione civile individuare e segnalare alle autoritā competenti gli
interventi utili a ridurre entro soglie accettabili la probabilitā che si verifichino eventi disastrosi, o almeno a limitare il possibile danno
ŗLa storia delle grandi catastrofi che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi decenni ci ha insegnato che,
per proteggere con efficacia la vita dei cittadini e il patrimonio delle comunitā, non bisogna puntare solo su soccorsi tempestivi, ma occorre dedicare energie e risorse importanti alla previsione e alla prevenzione delle calamitā

Eš UN VERO PECCATO CHE A TALI DICHIARAZIONI DI INTENTI NON SEGUANO POI I FATTI: COSA ACCADREBBE NEL CASO DI UNA CATASTROFE NUCLEARE SE NESSUNO SA COSA DEVE FARE E COME FARLO?