2-12-04, "il manifesto" nell'articolo "Mari a propulsione nucleare" ripropone la notizia, già riportata dalla stampa sarda, che l'UE ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per non aver reso noti i piani di emergenza e di prevenzione nucleare nelle 11 città costrette ad ospitare unità militari a propulsione e ad armamento atomico. L'articolo elenca le 11 città italiane il cui porto è adibito al transito e alla sosta di unità a propulsione nucleare. rischio nucleare.

Cagliari, una delle 11 città a rischio nucleare, finora si è trincerata in un incomprensibile e masochista desiderio di non vedere e non sapere i rischi che è costretta subire per assecondare gli interessi delle forze armate Nato e Usa.

Riproponiamo, aggiornato, uno stralcio dell'opuscolo di Gettiamo le Basi "Cagliari, La Maddalena: porti a rischio nucleare" (settembre 2001).

Cagliari porto a rischio nucleare

Cronaca di un letargo

Una diffusa leggenda metropolitana narra di caverne marine che penetrano nelle viscere della Sella del Diavolo e si addentrano nel cuore della città. Negli oscuri tunnel subacquei in cui nessuno può addentrarsi stanno in agguato moderni mostri, sommergibili atomici stipati di ordigni nucleari. I mostri tecnologici, come gli orchi e i draghi delle favole, esigono dalla città costretta ad ospitarli crudeli sacrifici. I miasmi radioattivi del loro respiro e delle loro scorie contaminate provocano malattia e morte, ma nessuno può allontanarli.

9 febbraio 2000, il manifesto apre con la notizia che 12 città italiane, da tempo indeterminato e a loro insaputa, ospitano navi e sommergibili militari a propulsione nucleare e armamento atomico. Tra queste c’è Cagliari.

. La documentazione del Manifesto è attendibile ma l’incredulità è grande. Si cercano subito i riscontri. Scegliendo la via più diretta, Gettiamo le Basi sollecita associazioni e cittadini ad inoltrare al Prefetto di Cagliari la richiesta di conoscere il piano di emergenza e protezione civile contro il rischio nucleare. Arriva la conferma: anche la nostra città è interessata da un “Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare in sosta” approntato dalla Marina Militare e da un “Piano di emergenza esterna per la sosta di unità navali a propulsione nucleare” predisposto dalla prefettura. I due piani sono top secret.

La realtà supera le fantasie della vecchia leggenda locale. I mostri atomici non sarebbero annidati in grotte inesistenti ma, alla luce del sole, vanno, vengono e sostano come un normale traghetto Tirrenia. Sconcerta “l’ingenua rassicurazione” prefettizia che i natanti non sono ormeggiati nel molo ma in rada. Infatti, alcuni metri di distanza dal centro cittadino sono trascurabili nell’ipotesi d’incidente e del tutto irrilevanti sulla contaminazione complessiva del golfo per gli scarichi radioattivi connessi alla NORMALE attività dei motori a propulsione nucleare.

Inquieta constatare che il piano militare di La Spezia prevede che i natanti a propulsione nucleare siano ormeggiati in banchina in modo da avere “disponibile una fonte di energia elettrica, utilizzabile dal sommergibile, adeguata a soddisfare le esigenze dell’unità senza bisogno di mantenere in funzione il reattore”. Se le dichiarazioni del Prefetto Catenacci rispondessero al vero ne conseguirebbe che la sosta nella rada di Cagliari avviene a reattore acceso, quindi, in condizioni di massima insicurezza che potenziano i rischi di contaminazione radioattiva.

Ulteriori conferme giungono dal ministero della Difesa costretto a rispondere alle numerose interrogazioni presentate da parlamentari di tutti gli schieramenti politici. I parlamentari sardi, come d’abitudine, brillano per “distrazione” o totale disinteresse. Anche nell'isola la reazione delle istituzioni e delle forze politiche e sociali è nulla. Minima l’attenzione della stampa locale che si limita a riportare brevi trafiletti di comunicati diffusi da Gettiamo le Basi.

Passa inosservata la rocambolesca pubblicazione del piano militare di La Spezia da cui risulta che i piani di emergenza sono stati trasmessi in “forma riservata” ai sindaci riducendoli così, con mossa intelligente e perfida, al silenzio impotente e ostacolando la possibilità delle amministrazioni comunali sia di opporsi al nucleare militare sia di esigere il ripristino della legalità sollecitando la pubblicazione di un piano di protezione civile efficace come impone la normativa europea recepita dall'Italia con il dl 230/95 (decreto Ronchi).

Giugno 2000, in risposta all’interrogazione presentata dal consigliere comunale di Prc, il sindaco riferisce in aula le “rassicurazioni” del Prefetto che non si discostano da quelle propinate nei mesi precedenti alle associazioni di base. Maggioranza e opposizione si liberano delle già scarse preoccupazioni e si tranquillizzano in pieno nell’apprendere che i mostri atomici sostano “solo” in rada. Non desta alcun interesse che le Autorità Competenti tengano segreto il piano di emergenza civile in lampante violazione della normativa in vigore che stabilisce in modo esplicito che i cittadini siano informati preventivamente dell’esistenza delle situazioni di rischio cui sono esposti e delle connesse modalità operative previste per farvi fronte (DL 230/95).

Ottobre, la città di Taranto, a maggioranza centrodestra, con una forte pressione popolare e istituzionale che travalica gli schieramenti di partito, costringe il Prefetto a rendere pubblico un estratto del piano civile. Si viene a sapere che in caso d’incidente è prevista l’evacuazione della popolazione nel raggio di 20/25 chilometri e che le misure adottate sono lacunose e impraticabili. In Sardegna l’informazione è data solo da La Nuova in pagina cultura (22-ottobre-00) e non scuote dal letargo né le istituzioni né la società civile.

19 e 20 dicembre 2000, l’Unione Sarda pubblica due servizi sul porto militare a rischio nucleare. Il Prefetto conferma di aver predisposto il piano di emergenza e di prevenzione per la popolazione e, incredibilmente, assicura che a Cagliari non ci sono mai stati né mai ci saranno natanti a propulsione e ad armamento nucleare. Lo affermano con decisione anche la Capitaneria di porto e la Marina che si spinge fino a negare l'esistenza del piano militare per il rischio nucleare.

Peccato che Gettiamo le Basi abbia conservato un articoletto apparso il 12 luglio 1996 su La Nuova Sardegna, probabile frutto di una velina trasmessa da incauti vertici militari che gongolanti davano notizia della presenza a Cagliari dei gioielli atomici high tech made in Usa, i sommergibili nucleari “Norfolk” e “Baltimora”. Esprimendo il rammarico per la difficoltà di organizzare gite turistiche a bordo, si svelava il supersegreto punto di sosta: tra il pontile Saras e quello Enichem, cioè, proprio in mezzo alle rotte di petroliere e mercantili. L’amore per il rischio, è risaputo, fa parte del mestiere militare

5 gennaio 2001, in risposta alle reiterate richieste dei cittadini per sollecitare, ai sensi del dl 230/95, la pubblicazione del piano di emergenza nucleare, il Prefetto scrive: “Allo stato il Piano di Emergenza in parola è in fase di totale riesame ed aggiornamento, anche in relazione alle recentissime linee guida elaborate dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (..) Successivamente al completamento dell’iter di approvazione si procederà ad enucleare le notizie da comunicare alla popolazione civile potenzialmente interessata da emergenza radiologica” (Prot. 0001516/2.4/Gab).

Novembre 2001. Sbalorditivo colpo di scena! Marina Militare e Prefetto si autosmentiscono a vicenda in un surreale gioco di scambio delle parti! La Marina ammette che il porto di Cagliari è interessato dal piano militare di emergenza nucleare, la prefettura, invece, smentisce l’esistenza del piano di emergenza civile ( “Rapporto S ”, trasmissione di Videolinea a cura di Carmìna.Conte e A. Palla). Il documentario di Videolina fa rimbalzare in Parlamento il problema del rischio nucleare che incombe su Cagliari.

13/11/01 Il senatore Malabarba presenta un’interrogazione a risposta scritta ai ministri alla Difesa e all’Ambiente per sapere: “Se i Ministri non ritengano di dovere, con urgenza, rendere noti alle popolazioni i piani civili esistenti”.

21/11/01 L’on. Michele Cossa spezza il silenzio dei parlamentari sardi e interroga i ministri della Difesa, della Salute e del Lavoro.

Persino la Regione subodora che qualcosa non va nella città che aspira a diventare la “capitale turistica del Mediterraneo”. Alcuni consiglieri regionali di opposizione interrogano la Giunta sul “presunto” utilizzo del porto militare di Cagliari da parte di natanti a propulsione e armamento nucleare.

Dicembre 2001 Gettiamo le Basi e il Comune di Monserrato promuovono un'incontro pubblico con assessori e consiglieri dei Comuni coinvolti dal piano di emergenza nucleare. Gettiamo le Basi presenta una “Proposta per un piano civile di emergenza e prevenzione nucleare” indicando i criteri di base che dovrebbero improntare il piano predisposto dalla prefettura e illegalmente tenuto segreto (La "Proposta" è consegnata anche al Prefetto Orrù).

Le varie azioni promosse da Gettiamo le Basi (incontri con l'allora sindaco Delogu, pressioni su consiglieri di Comune e Regione, incontri con il Prefetto, convegni, biltz nei vari dibattiti, volantinaggi ecc. ecc.) non hanno scalfito minimamente la volontà patologica della città di non sapere. A Cagliari, istituzioni, forze politiche, settori dell'arcipelago ambientalista e pacifista, pezzi della società civile che hanno denotato un'impegno crescente per liberare la Maddalena dall'incubo nucleare tacciono sullo stesso incubo che grava sul loro mare.

2004 - 22 settembre, L’Unione Sarda in una pagina dedicata al dibattito in Consiglio comunale sulle servitù militari registra: “Tutti disorientati davanti alle indiscrezioni (sic!) divulgate dal comitato Gettiamo le Basi in una nota diffusa durante i lavori. Lo stesso sindaco ha ammesso candidamente di sapere che il nostro porto non è in grado di ospitare sommergibili per motivi di fondali”. [ La nota di Gettiamo le Basi riproponeva l'inquietante presenza dei mostri nucleari e l'annosa questione del deposito AMI-Nato di M. Urpinu, pericoloso da sempre e dal 1995 abusivamente operativo in violazione dei parametri di sicurezza.]

2 Dicembre 2004. A tutt’oggi la popolazione ignora le misure approntate dalle Autorità competenti per far fronte al rischio nucleare. Il Comune di Cagliari ha dimenticato o finge di aver dimenticato di "ospitare" i mostri atomici e progetta muretti fioriti e aiuole variopinte per adornare il porto a rischio nucleare ("Il porto diventa un'autostrada fiorita" La Nuova Sardegna 2-12-04). Comuni limitrofi, Provincia, Regione e Parlamentari sardi non denotano traccia di volontà politica di esigere il rispetto del diritto d’informazione sui piani di emergenza nucleare, di conoscere i rischi cui è esposta la cittadinanza e le modalità operative previste per fronteggiarlo, diritto sancito dal DL 230/1995. [Poche, deboli e flebili le eccezioni: un’interrogazione del consigliere provinciale di Prc, un attestato di solidarietà del Comune di Monserrato alla lotta isolata di Gettiamo le Basi].

Non abbiamo motivi per mettere in dubbio l’efficienza e validità del piano militare a difesa dei gioielli da guerra sempre più costosi e sempre insicuri, come confermano i numerosi incidenti.

Diffidiamo profondamente dell’efficacia e della qualità del piano di protezione civile - che è quello che ci preme - predisposto dalla prefettura. E’ lecito supporre che la copertura sanitaria e i controlli sul rilascio radioattivo nel porto di Cagliari non si discostino da quelli di La Maddalena valutati, da tempo, inefficienti e scarsamente attendibili persino dai ministri alla Difesa e alla Sanità (7/11/1988) e dalla Commissione Affari Esteri della Camera (risoluzione 11/2/1990). E’ lecito supporre che il piano di protezione predisposto per Cagliari non si discosti dal piano grottesco e risibile approntato dal Prefetto di Sassari per La Maddalena (reso noto dall’Unione Sarda lo scorso dicembre). E' lecito supporre che entrambi i piani non abbiano copertura finanziaria e siano a costo zero, quindi, a efficacia zero.

Mentre a La Maddalena il sindaco Rossana Giudice (AN), tenacemente schierata a difesa dei mostri atomici della Us Navy, ha chiesto al Prefetto di Sassari, ripetutamente e sempre inascoltata, che fosse reso noto alla popolazione il Piano contro il rischio nucleare, niente di simile è stato fatto dal Comune di Cagliari.

Dopo i risultati delle indagini indipendenti della Criirad del prof .Fabrizio Aumento è criminale persistere nel fingere d’ignorare che la sosta e l’andirivieni di sommergibili nucleari nel porto o nella “rada” di Cagliari non produca la stessa contaminazione provocata a La Maddalena.

Alla luce dell'esperienza permaniamo molto scettici sulla possibilità che Cagliari si scuota dal letargo e sappia trovare il coraggio e la dignità per opporsi ai desiderata delle Forze Armate.
Comunque insistiamo nel chiedere che il Prefetto renda noto il "Piano emergenza e di evacuazione" contro il rischio nucleare, illegalmente tenuto top secret.
Un piano di emergenza, fino a quando non è conosciuto dai soggetti che devono praticare le procedure previste, è da ritenersi inesistente. La popolazione deve sapere preventivamente cosa fare e a chi rivolgersi qualora il rischio divenga realtà.

Non basta la sola informazione, va verificata la qualità del piano. La comunità scientifica deve essere posta in grado di esaminarne la validità dal punto di vista tecnico, sanitario e giuridico in modo che i cittadini possano valutarne l’efficacia.

Non basta che l’autorità competente predisponga un piano, deve gestirlo. L’efficienza va provata anche praticando le esercitazioni previste.

Riteniamo indilazionabile la costituzione di un "POLO PERMANENTE PER LA PROTEZIONE CIVILE" con il compito di intervenire efficacemente in situazioni di anormalità e, in sitazioni di "normalità", monitorare l'eventuale contaminazione, operazione prolungata nel tempo, necessaria anche dopo che la Sardegna si sarà liberata dal nucleare miltare.

In condizioni di normalità: il sistema di controllo ambientale e sanitario deve essere gestito da autorità e strutture civili, in rapporto di piena indipendenza da quelle militari, con il compito di effettuare un controllo costante dell’ambiente circostante l’unità nucleare allo scopo di: a) fornire con continuità informazioni trasparenti per dimostrare in ogni momento che i rilasci radioattivi non superino i limiti autorizzati; b) fornire immediatamente allarmi affidabili nel caso di rilasci anormali controllando la certezza dell’intervento.

In situazioni di emergenza, sebbene vari organismi scientifici attribuiscano “probabilità molto bassa” - affermazione discutibile considerati i numerosi incidenti - all’ipotesi MIC ( Massimo Incidente Credibile), occorre essere pronti anche a questa eventualità, come del resto è stata pronta La Marina Militare che per la base di La Spezia, correttamente, ha predisposto interventi a tale livello.

Appare superfluo rimarcare che riteniamo sia da eliminare alla radice la situazione che rende necessari piani di protezione civile in caso d’incidente nucleare ai mezzi militari

La lotta ostinata del popolo sardo per lo smantellamento della base atomica di La Maddalena può contribuire al risveglio della sonnolenta capitale e a spezzare la catena di illegalità, menzogne e silenzi conniventi che la stritola.

I mostri atomici possono e devono essere eliminati anche da Cagliari.
Comitato sardo Gettiamo le Basi