da Aprile
L’ITALIA ARRANCA, INDIA E CINA SONO A UN PASSO
Tecnologia. Per colmare il gap italiano occorre riprogettare i distretti informatici
Mentre avanza l’offensiva mediatica di Berlusconi sui traguardi raggiunti dalla tecnologia italiana con il suo governo (Internet nelle scuole elementari e TV digitale terrestre. Accidenti che risultati?!), esce un rapporto di "Assinform" e "Smau" che la dice lunga sui ritardi dell’Italia nei settori ad alto contenuto tecnologico. A fronte di un mercato globale dell'Information and Communication Technology (Ict) che nel 2003 ha visto una crescita del 3,2%, per un giro d'affari pari a oltre 1.800 miliardi di euro, lo scorso anno il Bel Paese è rimasto sostanzialmente al palo (+0,1%, 60 miliardi), nettamente in ritardo rispetto ai leader del settore (Usa e Giappone) e ormai incalzato dalla concorrenza di paesi come l'India e la Cina.
L'Italia viene considerato un Paese ancora scarsamente tecnologico ma le viene riconosciuta la capacità di esprimere creatività, la qualità delle risorse umane e un buon orientamento al cliente. Il colosso cinese si impone in particolare nel mercato dei Pc, nel quale potrebbe conquistare la seconda posizione entro il 2006. Ma bisogna specificare che molto influisce su questa tendenza la delocalizzazione di centri di produzione e ricerca da parte dei big mondiali dell'Ict.
L'Italia arranca anche nella corsa all'e-commerce, che al contrario segna elevati tassi di crescita persino in quei Paesi che finora sono stati restii ad adottare questa modalità d'acquisto - Ungheria, Spagna e Portogallo - anche se gli Stati Uniti restano leader per valore di questo mercato. Stando agli ultimi dati Istat, nel 2002 solo il 9,8% delle imprese tricolori al di sopra dei 10 addetti si è avvalsa dell'e-commerce per effettuare transazioni economiche, per un valore complessivo pari al 2,6% degli acquisti totali, anche se occorre dire che lo sviluppo dell'e-commerce è legato al tema della sicurezza delle transazioni elettroniche.
L'unico settore in cui l'Italia riesce ancora a difendersi dalla concorrenza è quello delle telecomunicazioni, grazie anche all'ondata di liberalizzazioni in ogni parte del mondo. Diversi operatori italiani hanno conquistato posizioni di successo soprattutto nei mercati sudamericani (Colombia, Perù, Venezuela, ma anche Usa), mentre
Tiscali si è insediata stabilmente nei mercati del Lussemburgo e del Regno Unito. Leader incontrastato in fatto di larga banda e telefonia mobile rimane il Giappone, dove l'Umts ha almeno 8,5 milioni di abbonati, il 16,2% del totale degli abbonati a questo servizio nel mondo. Al contrario, negli altri Paesi industrializzati gli utenti continuano a preferire il GSM e la sua evoluzione (GPRS).
Cosa fare per colmare il gap dell’Italia? La ricetta giusta è puntare sulle eccellenze, esportando l'informatica dei distretti industriali, ben 155 in Italia, che devono essere riprogettati per le nuove tecnologie, nonché quelli legati alla formazione

Luca Gentile
La situazione e' cosi' disgraziata che l'ultima cosa che avremmo voluto era la riforma Moratti che abbassa il livello qualitativo della scuola italiana, crea una scuola per lavoratori precoci di sotto livello, dimezza le ore di inglese, stronca le universita' e riduce ancora di piu' i grami fondi per la ricerca scientifica.Ormai gli sioperi della scuola sono all'ordine del giorno. Insomma il malato stava male, e' arrivata chi lo mette sotto terra.

La faccia da becchino gia' ce l'aveva.
Da parte sua il governo castra il lavoro, bastona gli operai, precarizza i giovani, e in quanto alle imprese, lascia liberta' alle trasgressioni e fa allegramente fallire le imprese.

Alla fine avremo una sola impresa nazionale: le televisioni di Berlusconi. E le dovremo vedere anche col suo decoder....

Viviana
vivianavivarelli@aliceposta.it