Ricevo da Mara (Girotondi)
Sono andata a Roma - anch'io c'ero ma l'impressione é stata diversa .
La manifestazione pacifista del 20 marzo


Alla straordinaria manifestazione di ieri per la pace e contro il terrorismo hanno partecipato, oltre a un popolo italiano in festa, una delegazione di pacifisti americani, un'altra di pacifisti israeliani e palestinesi che si ispirano all'incontro di Ginevra, nonché larghe componenti dei comuni italiani, con i loro gonfaloni, reduci da quella del 18 sulla piazza del Campidoglio ( che é stata un vero flop sul piano della partecipazione popolare ), moltissime associazioni, i sindacati ecc. Sul palco c'era un immensa riproduzione di Guernica di Picasso, molto commovente a memoria del passato e del presente di una nazione.
Quei manifestanti in "calzoncini corti ", metaforici, che hanno insultato Fassino costituivano, all'interno di un corteo, estremamente festoso, pacifico, oltre che pacifista, una frangia un po' idiota, per fortuna assolutamente minoritaria, erede di una tradizione di opposizione "musclée",d i fine anni 70, che non trova oggi nessun riscontro nel radicalismo non violento, esplicitamente rivendicato tanto dalla stragrande maggioranza dei no-globals quanto da Fausto Bertinotti .
Infatti la novità poilitica é che anche lui é largamente influenzato dalla nuova sterzata critica degli attuali movimenti, nei confronti delle strategie di lotta del secolo scorso (ndr citiamo il congressdo a veenzia di pochi giorni fa di rifondazione sulla non-violenza, tema assolutamente straordinario in un movimenti radicale di sinistra e assolutamente inimmaginabile nella pura logica marxista).
Luther King e Gandhi hanno ottenuto molto di più che non Lenin o Trotzki, rispetto agli obiettivi che si proponevano. Non é un caso che il nome di riferimento sia oggi Rosa Luxemburg, molto critica del leninismo nel lontano 1918. Non regge affatto quindi, a mio avviso, la tesi sostenuta da Stefano Folli, direttore del Corriere della Sera, nel suo editoriale di oggi, 21 marzo, che paragona l'incidente di ieri, ( molto contenuto per merito di alcuni intelligenti militanti DS) con l'episodio di Lama, estromesso dall'Università nel 1977 per le sue posizioni sulla politica dei redditi. Il paragone storico é assolutamente fuori luogo, perché mentre il PCI era a quei tempi un leader della sinistra che si considerava indiscutibile, ( e Lama ne era la "cinghia di trasmissione"), il Fassino di oggi non si considera il detentore della verità in assoluto: dialoga con tutti , con la destra, con il centro e con la sinistra pacifista, nel tentativo disperato di affermarsi, agli occhi del prossimo elettorato di giugno, come il vero pacifista, di lotta e di governo. Questo é la sua contraddizione, alla quale si contrappone la coerenza adamantina di Zapatero, sulle cui posizioni, Fassino si é peraltro già allineato, ricollegandosi con quelle da lui assunte nel corso del dibattito parlamentare per l'invio della nostra missione in Iraq. Infatti Fassino ha già ribadito che,senza un mutamento chiaro e deciso del ruolo dell'Onu a giugno con una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, sul piano della guida della presenza internazionale in Iraq, e soprattutto, (aggiungo io,) nella gestione economica delle risorse irakene, per la ricostruzione del paese , lui ritiene necessario il ritiro delle forze italiane in Iraq. Aggiungerei perché forse il gioco non vale la candela . Qual'é la candela? Il contratto petrolifero, molto vantaggioso, sottoscritto dall'Eni con Saddam Hussein, per lo sfruttamento dei pozzi di Nassiryia che avrebbe potuto assicurare all'Italia il 30 % del ricavato, mentre il 70 % sarebbe rimasto all'Iraq (cfr. le Guerre del Petrolio ed. Riuniti , 2004). Nell'attuale situazione di attacchi continui della guerriglia, é forse difficile il trivellamento dei pozzi. Sono curiosa di sapere come risponderà il governo all'interrogazione parlamentare di Achille Occhetto, su questo argomento, perché a Nassiryia sono morti 19 nostri carabinieri, in un contesto assolutamente indifendibile sul piano militare. Si tratta oggi, forse, per il Fassino "pacifista, aspirante alla possibilità di tornare al governo, di ripristinare quel contratto, all' interno di una trasparenza assoluta di legalità internazionale che solo l' ONU, puo' consentire di mantenere. Il prezzo del barile é già a 38 dollari (contro i 28 all' inzio della guerra), e questo rende difficile la posizione del nostro paese sul piano economico, con la sua politica energetica, petrolio-dipendente nella misura dell'80 %. Fassino é solo colpevole di non dire le cose come stanno in realtà, e di arrampicarsi sugli specchi di un dialogo bypartisan con un governo che, sulla attuale presenza italiana in Iraq, ha detto e continua a dire solo " bufale umanitarie". Agnoletto ha rilasciato una dichiarazione alla stampa nella quale ha affermato di dissociarsi dalla provocazione "squadrista" ( io direi estremista e infantile), perché "considera la presenza di Fassino nella manifestazione del 20 marzo, una vittoria del movimento della pace, divenuto ormai un vero soggetto politico di pari dignità con i partiti. Il cartello di Rifondazione comunista, molto abile, diceva:

CONTRO IL TERRORISMO SEMPRE, CON BERLUSCONI MAI .
Ci saremmo aspettati da Fassino una maggiore coerenza, quella stessa coerenza che ha ispirato la lettera di Romano Prodi, sostenitore incondizionato del movimento per la pace, indirizzata il 20 marzo al direttore di Repubblic