Il nostro governo confonde volutamente azioni di guerra con azioni umanitarie, perche' cio' gli fa buon gioco per ammansire l'opinione pubblica e fare in Irak una politica di spartizione all'ombra delle armi, questo risponde a principi aggressivi e mercantilisti, non prevede aiuto alle popolazioni, e si muove solamente in un'ottica di rapina.

Ma cos'e' una missione umanitaria? Il primo requisito è che non porti armi, che non abbia un interesse materiale proprio, e che si muova per alti ideali. Perche' altrimenti e' semplicemente un'altra cosa. Il buon senso ci dice che quando dei soldati vengono mandati con delle armi, per di piu' altamente contaminanti, alle dipendenze di generali stranieri armati in una guera aggressiva unilaterale, per presidiare un territorio ed averne in seguito una quota di risorse o di affari relativi alla ricostruzione, difficilmente si tratta di qualcosa di umanitario.

Bernard Kouchner ha scritto un libro intitolato "I guerrieri della pace".
Da Mara Muscetta*:
Kouchner e' fondatore di "Médecins sans frontières" e di "Médecins du monde" ed é stato segretario generale delle Nazioni Unite in Kosovo.
La storia del diritto umanitario comincia nel 1933, quando un cittadino ebreo tedesco M. Behreim , intervenendo in una seduta della "Società delle Nazioni", aveva protestato contro i pogroms a Berlino, e Goebbels aveva risposto: "Noi siamo uno stato sovrano. Lasciateci il diritto di regolare a modo nostro i rapporti con i nostri socialisti, i nostri pacifisti, i nostri ebrei." Réné Cassin, giurista francese di origine ebraica, presente quel giorno alla seduta, si era indignato per questo 'diritto regale all'omicidio'. Per la prima volta veniva messa in discussione la sovranità assoluta di uno Stato, ed era apparsa l'ombra del diritto di ingerenza. Dopo il 1945 si pensava che cio' non sarebbe mai più accaduto. Ma di fatto, fino al 1968-1979, gli Stati avevano diritto di vita e di morte sui loro cittadini. Con F. Mitterand venne creato un Segretariato di stato all'Azione Umanitaria, che rese possibilie presentare all'Assemblea dell'ONU le prime risoluzioni del diritto di ingerenza, in Biafra, con l'instituzione dei corridoi umanitari, per arrivare poi alla risoluzione N. 688 , per essere in grado di salvare i Kurdi dal genocidio voluto da Saddam. La terminologia giuridica puo' essere sfumata: Kofi Annam al termine 'diritto di ingerenza' preferisce quello di 'intervento umanitario'.
"Ma - dice Kouchner - io credo nell'illegalità feconda che determina una vera evoluzione del diritto internazionale. E ritengo necessario istituire in Francia un servizio civico umanitario obbligatorio di 6 mesi, perché i giovani si rendano conto della realtà nel mondo."
Alcuni interventi umanitari sono stati effettuati senza il minimo interesse economico: per es. quelli al Timor Est, nel Tchad, nel Libano... Li' non si trattava di colonialismo, ma di umanesimo puro. Poi si é passati ad atti di prevenzione (per evitare che ci fossero dei fenomeni come il Rwanda e Serebrenica). Un buon esempio é quello della Macedonia, l'Europa dei 15 ha trattato il problema della prevenzione del massacro, a monte, prima che si scatenassero le passioni. Se Bush ha fatto un disastro é stato invece quello di discreditare questo principio, sostituendolo con la guerra preventiva unilaterale: una vera regressione, sull'onda emotiva seguita all'11 settembre. Bush non ha mai parlato dei diritti dell'uomo da ristabilire in Irak.
Ora sarebbe necessario un netto cambiamento di rotta, cercando la risposta in:
a) un sistema multilaterale rinnovato,
b) un Consiglio di sicurezza allargato,
c) una Camera consultiva della 'società civile mondiale'.
A Stoccolma 20 giorni fa sono state fatte due proposte rivoluzionarie per la prevenzione del genocidio :
a) la creazione di un'agenzia Early Warning system
b) una forza di azione rapida multilaterale di pronto intervento, a disposizione delle Nazioni Unite.
La difficoltà sarà quella di costituire un sistema di allarme affidabile, che segnali immediatamente l'eventuale pericolo incombente su una comunità (anche se la pace nel mondo non corresse rischi particolari). Occorrerà quindi che le relazioni internazionali possano incarnarsi in regole durevoli, innovatrici e legittimate da tutti.

* gia' direttrice dell'Istituto italiano di cultura di Marsiglia.
by Bollettino Osservatorio

DA Viviana [vivianavivarelli@aliceposta.it]
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