Chi tratta e approfondisce sugli aspetti sanitari e tossici delle diossine
non dovrebbe considerare alcun trattamento del rifiuto (la cui produzione
deve "possibilmente" essere di almeno il 50% di indifferenziato, sempre che
l'altro 50% di differenziato non venga riaggiunto all'indifferenziato!) che
possa portare alla sua combustione.
Perché Italia Nostra sponsorizza la
bio-essiccazione/bio-ossidazione/bio-stabilizzazione perfettamente
funzionale all'incenerimento?
Perché esprime scetticismo sul MBT (Trattamento Meccanico Biologico)
sostenuto da Greenpeace che obbliga al compostaggio escludendo qualsiasi

combustione di quel pochissimo inerte che rimane?
Che esce dal camino di un inceneritore a letto fluido che brucia CDR post
bio-essiccazione/bio-ossidazione/bio-stabilizzazione ?
Per quali scopi e fini il dottor Valerio ha prodotto qui a Trento la
relazione del 27apr03 (a breve il testo integrale sul sito
www.ecceterra.org) di cui al locale "Gruppo di lavoro" voluto dalla PA di
Trento che spiega come sia possibile far convivere
bio-essiccazione/bio-ossidazione/bio-stabilizzazione e incenerimento?
Un amico lo chiama ecologismo scientifico (shallow ecology), quello che
autorizza il lento degrado ambientale.
Così ci sentiamo tutti più bravi e in buona compagnia?
Saluti a tutti.
Adriano Rizzoli
----- Original Message -----
From: "Federico Valerio" <federico@village.it>
To: "Ambiente Liguria" <ambiente_liguria@yahoogroups.com>;
Sent: Sunday, May 02, 2004 2:01 PM
Subject: [ml_ForumAmbientalista] Futuro degli inceneritori

Per chi vuol sapere se, come dice il Ministro Matteoli su Venerdi di
Repubblica ( 30 Aprile) , gli inceneritori sono veramente "IL FUTURO" ,
vi invito a leggere cosa ne pensava, già nel 1993, il Wall Street
Jounal che, più di dieci anni or sono, intitolava un suo editoriale

 "L' incenerimento dei rifiuti: un disastro economico".
Nel sito
http://www.village.it/italianostra/wsjincen.html
troverete un'ampia traduzione dell' articolo
Federico Valerio
[ForumAmbientalista]
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PASSATO E FUTURO DEGLI INCENERITORI

Federico Valerio

Chi sostiene che gli inceneritori siano la risposta più diffusa nei paesi moderni, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, dovrebbe conoscere e meditare sull’esperienza degli Stati Uniti.

Anche nel campo dell’incenerimento dei rifiuti gli Stati Uniti sono stati dei precursori, come in molti altri settori.

Già alla fine degli anni ‘30, circa 70 città americane utilizzavano impianti di incenerimento. Dopo la seconda guerra mondiale, l’uso di inceneritori aumentò, con la tendenza a realizzare impianti di maggiore capacità, tuttavia le tecnologie utilizzate, pur adeguate ai tempi, ponevano scarsa attenzione all’efficienza della combustione e alla riduzione dell' emissioni inquinanti.

Alla fine degli anni ‘70, gli inceneritori statunitensi adottavano sistemi "moderni" per l’abbattimento degli inquinanti (precipitatori elettrostatici, filtri a maniche) ma, contemporaneamente, studi più attenti dimostravano come le ceneri emesse da questi impianti contenessero quantità rilevanti di metalli tossici (piombo, cadmio, mercurio). Fu così necessario introdurre più efficienti impianti di abbattimento che, alzando i costi, rendevano meno vantaggioso, dal punto di visto economico, la costruzione di nuovi impianti. Questa situazione fu la causa di una progressiva chiusura di questo tipo di impianti: nel 1965 , negli Stati Uniti, erano operanti 289 inceneritori; circa dieci anni dopo , nel 1974, si potevano contare solo 114 impianti (1).

Nei quindici anni successivi la situazione non dava segni di miglioramento. Infatti, nel 1990, risultavano in funzione 140 inceneritori, con una capacità di incenerimento di 92.000 tonnellate di rifiuti al giorno. Tuttavia, tra il 1982 e il 1990, 248 progetti di inceneritori (con una capacità complessiva di trattamento pari a114.000 tonnellate al giorno) erano cancellati. E, se nel 1990 l'EPA prevedeva che nel 2000 gli Stati Uniti avrebbero incenerito il 26 % dei loro rifiuti, nel 1992 la stessa Agenzia abbassava la stima al 21 %. Nei fatti, il mercato degli inceneritori statunitensi mostrava andamenti anche peggiori delle previsioni; infatti, nel 1997, le statistiche verificavano che gli inceneritori avevano trattato solo il 16 % dei rifiuti prodotti in questo paese, a fronte del 35 % di rifiuti avviati al riciclaggio, tecnica di smaltimento in forte e costante crescita, come confermano i più aggiornati obiettivi fissati da numerosi stati federali: riciclare il 50% dei propri materiali post consumo, entro il 2000 (<http://www.epa.gov/epaoswer/non-hw/muncpl/factbook/>).

La spiegazione del perché gli USA abbiano relegato ad un ruolo marginale l'incenerimento dei rifiuti urbani é stata autorevolmente fornita dal "Wall Street Journal" che, in un articolo, comparso nell' edizione del' 11 Agosto del 1993, avvertiva i suoi lettori che l'uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per il contribuente.

Riportiamo una sintesi dell'articolo del più importate quotidiano finanziario internazionale:

''Gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici dell'incenerimento dei rifiuti. In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento é terribile, in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia di milioni di dollari all'anno in più , rispetto ai costi per il trattamento tradizionale dei rifiuti (la discarica, n.d.t.). Infatti, il costo medio del trattamento rifiuti, tramite incenerimento, è di 56 dollari a tonnellata, il doppio del costo medio del trattamento in discarica. Il problema é questo: nei primi anni '80, città e comuni statunitensi furono oggetto d' una pesante campagna di informazione sulla mancanza di spazi per nuove discariche e sull'incenerimento quale unica soluzione a questa carenza. Forti di questa emergenza, le compagnie che gestivano inceneritori proponevano contratti in cui si costringevano i governi locali, per tutto il periodo d' attività degli impianti (20 anni) o a garantire una quantità fissa di rifiuti da trattare nei loro impianti (a scapito del riciclaggio e di politiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, n.d.t.), oppure a pagare costose penali.

La crisi dei rifiuti - affermava il Wall Street Journal- era più fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i produttori di inceneritori. Ad esempio, nella costruzione d' impianti per la produzione di elettricità dai rifiuti, il settore pubblico s' accolla i rischi finanziari dell'operazione, mentre le compagnie che forniscono e gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme contrattuali "capestro", quali l'invio agli impianti di una costante quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato (ovviamente rimunerativo per le aziende; n.d.t.).

Ma il futuro economico degli inceneritori -proseguiva il WSJ- potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi:

1) le città stanno affrontando costi crescenti per adeguare i loro impianti di incenerimento alle più stringenti norme anti inquinamento. Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti. In sintesi, un inceneritore é un impianto che, pur trattando materiali relativamente innocui (i rifiuti urbani), produce, con la combustione, numerose sostanze tossiche.

I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui rifiuti.

2) Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l'elettricità prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato. Mentre l'elettricità prodotta da petrolio e carbone costa da 1 a 3 centesimi a kilowattore, l'elettricità prodotta da un inceneritore é fatta pagare dai 6 a 11 centesimi di dollaro .

3) La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto pericoloso. Non esiste dubbio sul fatto che le ceneri siano effettivamente rifiuti pericolosi, in quanto contengono grandi quantità di metalli tossici (piombo, cadmio, arsenico,..). Il problema é che, negli anni ottanta, per agevolare (ancora una volta: n.d.t.) la costruzione di inceneritori, molti Stati hanno dichiarato le ceneri degli inceneritori "legalmente" non pericolosi.

Questo accorgimento formale ha permesso un vantaggio economico a favore degli inceneritori, in quanto se le ceneri dell'inceneritore sono classificate come pericolose il loro smaltimento costerebbe dieci volte di più. Questo fatto costringerebbe gli inceneritori a triplicare le loro tariffe e questa circostanza significa nient'altro che la definitiva chiusura di molti altri inceneritori.

4) La Suprema Corte si deve pronunciare anche sulla costituzionalità di un'altra agevolazione a favore degli inceneritori, ovvero obbligare i Comuni ad inviare i loro rifiuti al costoso inceneritore locale, piuttosto che ad una più economica discarica fuori comune. Per ovviare alla possibile bocciatura di questa norma, alcune municipalità hanno trovato la soluzione: mantenere bassi i costi dell' incenerimento, per attrarre clientela, ma raggiungere il bilancio aumentando altre tasse.

Per vincere la concorrenza delle più economiche discariche, gli inceneritoristi criticano l' EPA (Agenzia per la Tutela dell'Ambiente) per il favore che questo organismo di controllo dimostra nei confronti delle discariche, ma il Direttore della divisione rifiuti urbani ed industriali dell'EPA, Bruce Weddle, a tal riguardo, ha categoricamente ed autorevolmente affermato: "Gli inquinanti che un inceneritore manda nell'aria creano problemi sanitari a molte più persone di quante siano danneggiate dai reflui liquidi prodotti dalle discariche."

Sui tentativi di discredito nei confronti delle discariche é interessante l'azione della contea di La Crosse (Wisconsin) contro alcuni suoi consulenti. Costoro, per favorire la costruzione di un inceneritore, avevano "erroneamente" stimato che il volume dei rifiuti prodotti dalla contea fosse molto superiore alla capacità della discarica in uso, per cui, in base a queste loro stime, entro pochi anni non avrebbe potuto più ricevere rifiuti. Il giudice ha dato ragione all'amministrazione di La Crosse e costretto i consulenti "bugiardi" a pagare 2.6 milioni di dollari, come risarcimento danni."

A distanza di alcuni anni, il copione usato negli Stati Uniti per tentare di imporre gli inceneritori ai cittadini americani, descritto nel citato articolo del W.S.J, é riproposto in modo quasi identico, in Italia.

Nel nostro paese, a partire dalla metà degli anni '90, é in atto una sistematica campagna diffamatoria contro le discariche, ritenute cause di tutti i mali, dall'effetto serra alle ecomafie. Gli inceneritori invece, ribattezzati con il più tranquillizzante termine di termovalorizzatori, sono diventati la panacea per eliminare il problema rifiuti, risparmiare energia e denaro, riqualificare il territorio, creare occupazione.

In realtà, anche nel nostro paese, gli inceneritori sono un disastro economico i cui costi di esercizio non riescono ad essere coperti dai ricavi della vendita della poca elettricità che riescono a produrre. Ad esempio, l'impianto da 800 tonnellate al giorno proposto per Genova con la vendita dell' elettricità avrebbe ricavato solo 16 miliardi di lire all'anno a fronte di un costo di 23 miliardi necessari per la gestione ordinaria di questo impianto.

Inoltre, il problema delle ceneri é tutt'altro che risolto se il modernissimo e sponsorizzatissimo inceneritore di Brescia deve inviare le sue ceneri "volanti" nelle miniere di salgemma tedesche, unico luogo sufficientemente sicuro, a fronte della loro tossicità (da Venerdì di Repubblica).

E anche in Italia, come negli Stati Uniti, il pareggio economico degli inceneritori può essere raggiunto facendo pagare al contribuente 900 lire a chilowattora l'elettricità prodotta con i rifiuti, a fronte delle 300 lire pagate per l' elettricità prodotta con carbone e petrolio, insomma una tassa occulta sui rifiuti che non comparirebbe nei costi dell'incenerimento.

Ed é tutta italiana la giustificazione di questo regalo agli inceneritoristi: per legge, i rifiuti urbani diventano una fonte di energia rinnovabile anche se il migliore combustibile per gli inceneritori é la plastica che, anche i bambini sanno, si produce utilizzando una risorsa non rinnovabile quale il petrolio.

L' unica vera differenza tra gli Stati Uniti e l' Italia é una maggiore oggettiva difficoltà italiana (e più in generale europea) di trovare spazi idonei per le discariche.

Comunque, ricordiamo che gli inceneritori non risolvono affatto questo problema. Infatti, ogni inceneritore ha sempre bisogno di una discarica dove inviare le ceneri prodotte da questo impianto (pari al 30% in peso dei rifiuti inceneriti) e dove stoccare i rifiuti tal quali nei periodi in cui l' inceneritore é inattivo per manutenzione ordinaria e straordinaria.

Per fronteggiare questo problema i paesi europei hanno adottato l'innovativa strategia di ridurre alla fonte la produzione di rifiuti, scelta, al momento trascurata dagli Stati Uniti.

In particolare, la Comunità Europea si é posto l' obiettivo, entro il 2001, di ridurre del 50 % la generazione dei propri rifiuti da imballaggi (2).

Pur con qualche difficoltà, questo obiettivo sembra raggiungibile. Ad esempio, tra il 1991 e il 1998, la Svezia e la Germania hanno ridotto rispettivamente del 20 % e del 13,4 % la loro produzione di rifiuti da imballaggio, pur in una situazione di crescita economica e quindi di maggiori consumi.

In Italia, la strategia di ridurre la produzione di rifiuti stenta a decollare, nonostante la buona adesione di aziende al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), organismo che dovrebbe incentivare i produttori a ridurre la quantità di imballaggi (<http://www.conai.org>).

In questo campo c'é ancora molto da fare: una capillare e costante informazione al consumatore, l'introduzione obbligatoria del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio domestico (http://www.village.it/italianostra/compostaggio/index.html <http.//.www.village.it/italianostra/compostaggio/index.html>), l'introduzione della tariffa che premia economicamente chi produce meno rifiuti.

A tal riguardo gli "amici" degli inceneritori enfatizzano gli alti costi della riduzione e del riciclaggio dei rifiuti, in particolare quelli in plastica.

Tale problema esiste, tuttavia, recentemente, l' Eco Istituto di Darmstadt (3) ha confermato i grandi vantaggi ambientali (minore inquinamento, maggiore risparmio energetico, minore uso di risorse non rinnovabili) del riciclaggio della plastica rispetto al suo incenerimento, ma ha anche potuto verificare che i costi di queste due strategie per il trattamento dei rifiuti stanno convergendo. Attualmente in Germania la raccolta, la separazione e il riciclaggio di una tonnellata di contenitori di plastica di tipo diverso costa 2.100 marchi, a fronte di 1.080 marchi spesi se gli stessi rifiuti sono inceneriti. Tuttavia l' Eco Istituto stima che entro il 2020 le due tecniche avranno lo steso costo (800 marchi per tonnellata). E, a parità di costi, i netti vantaggi ambientali del riciclaggio trasformeranno gli inceneritori in oggetti interessanti solo come esempi di archeologia industriale.

Peraltro, anche in Italia, il costo del riciclaggio della plastica sta diminuendo drasticamente. Da fonte COMIECO (<http://www.comieco.org>), nel 1996 il costo per il recupero di un chilogrammo di imballaggi in plastica era 2.194 lire, ma nel 2000 già bastavano 495 lire. E anche la raccolta differenziata dei materiali post consumo in plastica è in forte incremento: nel 1996, 225.000 tonnellate; nel 2000, 526.000 tonnellate, di cui 305.000 avviate al riciclo meccanico e 225.000 tonnellate incenerite.

Il fattore critico che tra alcuni anni provocherà il crollo dei costi del riciclaggio potrebbe essere l'introduzione di sistemi innovativi per la separazione automatica dei diversi tipi di rifiuto. Un impianto con queste caratteristiche, denominato SORTEC 3, in grado di dimezzare il costo del riciclaggio della plastica era in funzione all'esposizione EXPO 2000 ad Hannover, dove sono state preannunciati i progressi tecnologici del terzo millennio (4).

E' significativo che nello stesso anno, a Sydney, il trattamento dei rifiuti prodotti dal grande villaggio costruito per i giochi olimpici si é basato solo su raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio, effettuati in un apposito centro di trattamento realizzato ai margini del Parco Olimpico, un mirabile esempio di cittadella dello sport realizzata seguendo le nuove regole della sostenibilità e del basso impatto ambientale.

Insomma, nonostante i numerosi ed agguerriti padrini nostrani, tutto fa prevedere che gli inceneritori non abbiano futuro.

BIBLIOGRAFIA

1) T. Randall Curlee e altri. Waste to Energy in the United States (Westport, Connecticut: Quorum Books, 1994) ISBN 0- 89930-844-9

2) Report from the Commission to the Council and the European Parliament, Interim Report according to Article 6.3 (a) of Directive 94/62/EC on packaging and packaging waste; Rep. 596,19/11/99; COM, European Commission: Brussels, Belgium,1999

3) Dehoust,G. et all.Vergleich der rohstofflichen und energetischen Verwertung von Verpackungskuntstofen; Okoinstitut:Darmstadt/Essen, Germany, Nov.1999.

4) SORTEchnology3.0, Duales System Deutschland AG; SYSTEC: Koln, Germany, Nov 1999.

http://www.gruener-punkt.de