RIFLESSIONE DURANTE IL DIGIUNO NIMBY

Finora mi era capitato di digiunare - per scelta volontaria - solo in occasione della Quaresima, in giornate “classiche” come il mercoledì delle ceneri, o i venerdì, oppure in giornate particolari proposte dalla parrocchia con lo scopo di far riflettere su particolari situazioni e con l’invito a donare il corrispettivo dei pasti non consumati per un progetto missionario.

Questa volta il digiuno, che si protrae per più di una giornata, mi fa riflettere sul senso di un particolare tipo di peccato: quello dello spreco. Prendo spunto dalla frase, peraltro ignorata dai media, molto profonda e coinvolgente, che uno di noi ha pronunciato durante la conferenza-stampa indetta per spiegare le motivazioni del ricorso al TAR, contro la delibera provinciale che prevede la costruzione dell’inceneritore. E’ stato detto: ”In famiglia la mamma e la nonna mi hanno insegnato a non sprecare nulla, a non gettare nei rifiuti ciò che può ancora servire, perché costa. I NIMBY sono figli di quelle mamme e di quelle nonne!”

Ebbene, io non solo ho avuto la medesima educazione, ma mi è stato pure insegnato che sprecare è peccato. Sono cresciuta con la convinzione che qualsiasi bene ancora utile e funzionante non debba essere gettato per il semplice motivo che questo è il rito imposto dalla moda e dalla società dei consumi. Per quanto è nelle mie facoltà, sono stata educata a scegliere, nei miei acquisti, ciò che proviene da processi produttivi rispettosi delle persone e dell’ambiente e che garantisce una maggior durata, la possibilità di essere riparato, riutilizzato, riciclato.

Mentre la pubblicità ci martella con messaggi che invitano a nuovi acquisti (per la maggior parte non strettamente necessari), addossando ai prodotti qualità che spettano alle persone più che alle cose (donare emozioni, rendere felici, essere motivo d'affetto e gratitudine, di unità, di solidarietà, ecc.), mi chiedo dove sono le voci di chi la pensa in altro modo. Tuttavia sono libera di non adeguarmi e di non accettare come fatalità ciò che invece è frutto di pigrizia, di comodità, di mancato esercizio della volontà.

Certo, l’autorevole voce della Chiesa potrebbe aggiornare - con l’attenzione dovuta ai “segni dei tempi”,  come ammaestrava Papa Giovanni XXIII - la lista dei peccati, aggiungendovi quello dello spreco. Sprecare è un’ingiuria contro il Creatore e contro la Sua opera e, per i suoi effetti devastanti (fame, malattie, inquinamento, ecc.) una grave colpa contro il genere umano, cui nega primari diritti, iniziando da quello alla vita.

Anche per chi non è credente, lo spreco è comunque uno schiaffo alla dignità umana e, per i suoi esiti perversi, la preclusione di molti diritti, così ben richiamati nelle varie dichiarazioni laiche, rimaste purtroppo sulla carta.

Anche qualora lo spreco fosse “consentito” a tutti gli abitanti della Terra, esso costituirebbe - da un punto di vista logico - una vera contraddizione: ciò che è costato ingegno, fantasia, ricerca, materie prime, energia, lavoro, fatica, viene buttato, disconoscendo tutte le buone qualità occorse per costruirlo; insomma, una specie di tradimento.

Questa contrarietà allo spreco è una delle molteplici ragioni per cui mi batto contro la costruzione di un inceneritore di rifiuti nel Trentino: è qualcosa di viscerale, che mi coinvolge profondamente nei comportamenti e nei modelli educativi che propongo ai miei figli, perciò qualcosa di molto, molto distante dall’utopia in cui mi vuol relegare qualcuno.

Mi batto con armi molto elementari, e tuttavia qualche volta costose (scelte comportamentali, digiuno, ricorso al TAR), non mi illudo di prevalere sicuramente contro le scelte politiche di chi ci governa, anche se ci spero fermamente: sento la responsabilità di dover lottare in nome dei miei figli, della mia comunità, di tutti i cittadini che hanno detto no al referendum del novembre scorso, di chi non si accontenta della versione “inceneritore necessario” propinataci dai nostri politici.

                                                                NIMBY NUMERO 6

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NIMBY TRENTINO
www.eccetera.org
CONTINUEREMO AD OPPORCI ALL'INCENERITORE

Caro direttore,

il suo appassionato editoriale di domenica 25 aprile offre numerosi spunti a proposito di privilegi, “balle e remunerati lombi”; altri ce li dà Silvano Bert, il giorno prima, nella sua partecipata lettera/lettura “Ostaggi apolitici” sul significato della politica: “La politica è l´unico strumento, difficile e delicato, che il cittadino ha a disposizione… per influire sulle sorti del mondo. Ma perché allora ci ritraiamo, perché ci risulta così ripugnante?”

Come il suo giornale ha portato avanti per 180 giorni (e continuerà a farlo) la sacrosanta iniziativa nel tentativo di far ravvedere la classe politica sulle vergogne dell’entità di quei loro privilegi, non ci sembra improprio accennare ad altre eccezioni che la stessa politica si è arrogata nel merito della ingiusta decisione di regalarsi e imporci un (presunto) efficiente impianto per la combustione dei nostri avanzi; spacciando quella scelta, frutto del peggiore consociativismo, per un’azione responsabile e strategicamente valida per il futuro.

Non è qui il momento di ripercorrere le tappe di avvicinamento e i passaggi, soprattutto politico/amministrativi, di questa pessima pagina di storia politica trentina, tutta incentrata sulla sua connaturata necessità, innanzitutto e tutti, di speculare sulla nostra merce-rifiuto. Solo questo è il senso, il contenuto e il fine della volontà di quanto si è scritto in quella pagina: gestire la questione rifiuto secondo logiche esclusivamente aziendali, quelle che guardano soltanto agli utili di bilancio, senza tentare di tratteggiare una prospettiva complessiva per il “Sistema trentino”.

Basti leggere, tra le righe, il significato degli eventi in atto ai vertici di Trentino Servizi e di Iniziative Urbane, con gli avvicendamenti avvenuti nei consigli di amministrazione; l’esclusione del rappresentante del Comune in seno ad Iniziative Urbane e la partita giocata dal presidente Dellai in compagnia del vicesindaco Andreatta sui (nascosti) aumenti di volumetria è l’ennesima prova che le istituzioni hanno abdicato al proprio ruolo.

La partita rifiuti-inceneritore insomma è di quelle che “contano”, passaggio strategico di una delle operazioni finanziarie degli ultimi decenni a più elevato livello; ciò che deve contare è la “globalità” della operazione commerciale, senza alcun riguardo alle specificità del locale, sia esso riferito alla realtà trentina che più propriamente territoriale e ambientale.

I cittadini di NIMBY trentino, proprio perché rifiutano la “ripugnanza” di quel sistema vessatorio che impone, senza alcuna possibilità di appello, decisioni così importanti per le “sorti” di questo nostro piccolo mondo locale non intendono affatto “ritrarsi”, anzi si oppongono con rinnovata determinazione a quest’altra indecente operazione speculativa.

Neppure loro “mollano l’osso”, nella consapevolezza che i privilegi di cui continua a godere questa classe politica non sono soltanto quelli dei “soldi matti”, bensì anche quelli che impediscono al cittadino un’effettiva partecipazione alle sorti del loro futuro; e sulla questione rifiuto questa partecipazione è stata loro incivilmente e inaccettabilmente negata.

Il prof. Bert riportava: “Se nell’età medievale l´individuo è mosso dalle passioni disinteressate della gloria e dell’onore, nella prima modernità l´homo oeconomicus è invece motivato dal desiderio del potere e della ricchezza.”

Se quell’”homo oeconomicus” è lo stesso annegato in quei troppi privilegi, spetta a ognuno di noi rifarlo “homo democraticus”, anche opponendosi alla irresponsabile decisione di questa “politica perduta”  di realizzare uno dei peggiori impianti industriali nella storia del Trentino.

E i NIMBY trentino continueranno a farlo con l’iniziativa della “Catena del digiuno” fintantoché non si intravvederanno segnali di apertura per “altra” politica sui rifiuti.

Simonetta Gabrielli e Adriano Rizzoli - NIMBY trentino