Roma, 6 febbraio 2003.
In risposta all'Opinione del prof. Tullio Regge dal titolo "L'incidente del
Gran Sasso. Molto rumore per nulla", pubblicata su Le Scienze di Febbraio
2003.
E' incredibile l'iter logico del ragionamento del prof. Tullio Regge: vuol
fare apparire che ci siano inquinatori giustificabili, anche se involontari
(i due ricercatori del laboratorio del Gran Sasso che il 16 agosto del 2002
hanno versato nella vasca della centrale idrica 50-90 chilogrammi di
pseudocumene e, quindi nel torrente Mavone, invece che nel previsto
recipiente dei rifiuti), perché esistono inquinatori peggiori e volontari,
come quelli che generano scarichi abusivi e abituali che, nel caso in esame,
sono stati individuati in una piazzola dell'autostrada A14 presso il
viadotto Collemarino, a cui si aggiungono gli endemici colibatteri presenti
nelle falde acquifere locali. Ma poi, quanto era il PC sversato, 50 chili o
90 chili? E' accettabile una notizia così importante con un dato
approssimato dell'80%? Chi controlla in quel laboratorio le "quantita" da
smaltire, e con che metodi ? Esiste una tracciabilità dei processi e degli
eventi (Log Book)? Con volo pindarico il prof. Regge passa poi ad attaccare
ancora una volta il Principio di Precauzione della Comunità Europea, così
come aveva fatto nel corso della trasmissione Excalibur del 12 dicembre
2002.
Il "benaltrismo" e il "non si sa cosa possa fare all'ambiente", locuzioni
coniate dal prof. Regge, offendono la coscienza di chi si batte contro
l'arroganza di coloro che ogni giorno attaccano il Principio di Precauzione
e la tutela sanitaria dei Cittadini con unilaterali commissioni scientifiche
ministeriali, e ci riferiamo alla Commissione Veronesi-Sirchia sul caso
Radio Vaticana (Boyle, Greco, Mertelsmann, Masera), al Comitato
Internazionale di Valutazione per l'indagine sui Rischi Sanitari
dell'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici
(Cognetti, Doll, Falciasecca, Regge, Repacholi), all'associazione privata
ICNIRP, che continua ad essere l'unico referente scientifico sui campi
elettromagnetici non ionizzanti del Consiglio d'Europa e che continua a non
modificare quel pericoloso limite di esposizione ai campi magnetici a
frequenze estremamente basse (principalmente a 50 Hz e 60 Hz) che è ben 250
volte più elevato del limite soglia (0.4 microTesla) oltre il quale è stato
dimostrato scientificamente, e condiviso dalla IARC, organo dell'OMS, che
esiste un rischio doppio di leucemia infantile. Ma l'elenco può allungarsi a
dismisura, aggiungendo magari la Commissione della Regione Lazio istituita
per giudicare la problematica di Radio Vaticana, diretta da un generale
medico dei Carabinieri in pensione, e che ha visto al suo interno
ricercatori schierati unilateralmente e che si erano pronunciati già due
volte allo stesso modo sullo stesso argomento, nonché da meri dipendenti
regionali, consulenti regionali buoni per tutte le maggioranze politiche,
sanitari amministrativi allineati e, incredibile ma vero, un Assessore
comunale ai lavori pubblici che, per fortuna, si è rifiutato di firmare la
relazione finale.
Proprio quel Principio fondamentale che il professor Regge, con termine fra
il merceologico e il cabarettistico, definisce "P&P", offendendo noi
Cittadini e la stessa Unione Europea che lo ha sancito con l'art. 174 del
Trattato di Amsterdam, costitutivo della stessa Unione, rappresenta un mezzo
a disposizione dei Cittadini Europei per tentare di non ripetere disastri
sanitari ed ambientali come quelli causati dall'amianto, dai cibi per la
zootecnia costituiti da farine animali, dai cloruri di vinile, dal PCB e
altri derivati del petrolio (Marghera, Brindisi, Priolo, Gela, Milazzo,
Portoscuso), dai detriti nucleari. I detriti o rifiuti nucleari, appunto.
Problema irrisolto fino ad oggi che il professor Regge ritiene un semplice
argomento che fa notizia, così come gli ogm e l'elettrosmog. Eppure, è stato
scientificamente provato (rif. Journal of Epidemiological Community Health,
July 2001, Vol. 55, pag. 469- 474) che intorno al sito di riprocessamento
dei rifiuti nucleari di La Hague, in Normandia, l'incidenza della leucemia è
di circa 2.2 volte più alta del valore atteso fra tutti i residenti di età
fino a 25 anni entro 10 km dal sito negli anno compresi fra il 1978 ed il
1998, e di 6.4 volte più alta del valore atteso per i bambini di età
compresa fra 5 anni e 9 anni, nello stesso periodo ventennale di
osservazione e nella medesima area territoriale. Ma la società che gestisce
il sito dichiara che la situazione sanitaria ed ambientale di quel
territorio è nella norma. Eppure gli autori dell'indagine epidemiologica,
nelle conclusioni, raccomandano di proseguire la ricerca nei bambini fino a
10 anni di età, sia in quel sito che in altre postazioni simili.
Poiché il prof. Regge cita l'elettrosmog come secondo argomento che secondo
lui farebbe notizia, ci riesce difficile non trovare analogie
comportamentali di Enti, Autorità politiche e Soggetti interessati fra il
caso La Hague (ma il caso di Sellafield, Gran Bretagna, è molto simile) e la
vicenda di Radio Vaticana. Per quanto riguarda poi gli Ogm, terzo argomento
che per il professore farebbe notizia, ci chiediamo e chiediamo alle
Autorità Sanitarie perché i direttori delle Accademie delle Scienze e dei
Lincei tengono ancora "altamente riservato" un documento scientifico al
quale ha accennato il prof. Salamini, direttore dell'Istituto Max Plank di
Colonia, nel corso della trasmissione Excalibur del 12 dicembre scorso, alla
quale ha anche partecipato il prof. Regge. Noi Cittadini vogliamo sapere
quale sia il contenuto di quel rapporto "altamente riservato". Quella stessa
trasmissione ha dato grande spazio alle tesi del sociologo danese Bjorn
Lomborg in materia ambientale, pur essendo queste già state giudicate non
consistenti dal mondo scientifico. Quelle tesi, opposte a quelle condivise
attualmente dalla ricerca ambientale, erano già state respinte dalle più
importanti riviste scientifiche mondiali come Scientific American e Nature,
perché prive di valore scientifico e basate su errate valutazioni
statistiche. Il Washington Post, che aveva apprezzato il libro, prende ora
le distanze dal sociologo danese, riportando la posizione di importanti
scienziati della Cornell University e della Harvard University (Thomas
Eisner e Edward Wilson) che denunciano di aver «raramente visto una simile
mancanza di accuratezza e manipolazione». (rif. L'Unità del 8/1/03).
Recentemente il Comitato danese sulla disonestà scientifica, costituito
anche da parecchi membri dell'Accademia Nazionale delle Scienze, ha
pubblicato un parere in cui si considera che «la pubblicazione del lavoro di
Lomborg si dimostra chiaramente contraria agli standard della buona pratica
scientifica». L'esame da parte del Comitato danese è giunta dopo la denuncia
di quattro scienziati, fra cui Stuart Pimm del Centro per la Ricerca
sull'Ambiente della Columbia University di New York. In Italia, a favore del
sociologo danese si erano schierati in molti. Anche la rivista Le Scienze,
con un errore senza precedenti, aveva pubblicato un editoriale di
entusiastico sostegno al danese (dicembre 2001), quando la sua edizione
americana Scientific American, nel numero di gennaio 2002, aveva pubblicato
35 pagine di critica puntuale alle tesi del libro di Lomborg. Coloro che lo
hanno appoggiato senza neanche accertarsi di cosa stessero dicendo su questo
personaggio i veri ricercatori, hanno trovato nelle sue tesi il modo, per
fortuna andato fallito, per contrastare lo stato attuale delle risultanze in
materia ambientale. Questo dimostra che le vere campagne denigratorie sui
detriti nucleari, sugli Ogm, sull'elettrosmog sono quelle messe in atto da
coloro che appoggiano e si comportano come Lomborg e poi, quando il
"castello di sabbia" crolla, non hanno neanche il coraggio intellettuale di
chiedere scusa alla Scienza e all'Umanità. Altro che "spreco di risorse",
"onerose pagliacciate" e "demagogia di basso rango".
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
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