RIGETTATO IL RECLAMO DEL GESTORE DAL CONSIGLIO DELLA II SEZIONE CIVILE DEL TRIBUNALE DI BOLOGNA

PER LE OPERE DI INNOVAZIONE SERVE IL CONSENSO UNANIME DEI CONDOMINI

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 19-07-05

 

 (Ricevo dall’avv. Klun Angela Donati “Alberi non antenne”)

 

 

In data 28/6/2005 il Collegio della II Sezione Civile del Tribunale di Bologna, ha rigettato il reclamo proposto dall’amministratore del condominio di via Calzolari 14 e da H3G s.p.a., confermando la validità delle motivazioni che avevano portato il Giudice unico dello stesso Tribunale ad emettere in data 8/3/2005 un provvedimento cautelare di sospensione dei lavori di installazione di una srb sull’edificio condominiale.

Nell’ordinanza collegiale si precisa che la lesione della proprietà è ravvisabile nel pericolo di deprezzamento dell’immobile conseguente all’incertezza scientifica e alla diffusa diffidenza soggettiva circa le conseguenze derivanti da una persistente esposizione alle onde elettromagnetiche prodotte da una srb per telefonia cellulare; siffatta situazione, prosegue il Collegio, non può non avere incidenza negativa sulle valutazioni operate sul mercato immobiliare, nel senso di una minore appetibilità di un appartamento esposto a tali pericoli rispetto ad altro esente da questi.

La stessa situazione incide direttamente anche sul pacifico godimento dell’immobile da parte di chi convive stabilmente con questa, giacché il suo diritto di proprietà risulta violato anche sul piano psicologico, altrettanto meritevole di tutela.

Il contenzioso era nato in seguito all’impugnazione da parte di un condomino residente in via Calzolari 14, sig. Marco Rubbini, delle delibere autorizzative la costruzione di una srb sull’edificio condominiale, adottate dall’assemblea a maggioranza qualificata e non all’unanimità.

Senonchè, iniziati i lavori di installazione dell’opera, il sig. Rubbini (assistito dall’avv. Alessandro Klun) si rivolgeva al Tribunale per ottenerne la sospensione in via cautelare.

Il Collegio si è espresso anche sulla validità delle delibere condominiali osservando che tale opera costituisce innovazione che determina una radicale trasformazione della funzione residenziale di una considerevole parte del tetto e del sottotetto comuni in quanto sostituita con una destinazione tipicamente industriale e produttiva, incompatibile con la prima. Per tale ragione dette delibere dovevano essere adottate non con la maggioranza qualificata ma soltanto con il consenso unanime dei condomini.