Si allega la nota redatta assieme a Legambiente, WWF, Amici della terra.
"Piano di Prima Attivazione del Servizio Idrico Integrato (ATO5 di Bologna): sbagliato, costoso, non democratico."
La nota è stata inviata sabato 26/06 agli organi di informazione al fine di criticare un Piano costruito tutto attorno alla diga di Castrola, la quale non solo presenta notevoli problemi ambientali e sismici, ma consolida il modello idrico attuale: artificializzato, consumistico e mercificato.
Saluti Massimo Pancaldi

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26 giugno 2004 - nota a cura di:
Amici della Terra
Comitato acqua bacino del Reno
Legambiente
WWF


Piano di Prima Attivazione del Servizio Idrico Integrato (ATO5 di Bologna): 
sbagliato, costoso, non democratico

L'Agenzia di Ambito Territoriale Ottimale (ATO5 di Bologna) ha predisposto nelle scorse settimane il Piano di Prima Attivazione del Servizio Idrico Integrato. Presentiamo alcune prime considerazioni sul documento, usando come riferimento il testo con cui l'Agenzia ha presentato il Piano.


<< Il Piano di Prima Attivazione, contiene innanzitutto il Piano degli interventi, ovvero un dettagliato elenco di interventi necessari a ottimizzare il sistema nell'intero territorio dell'Ambito Territoriale Ottimale di Bologna (corrispondente al territorio della Provincia di Bologna): in totale sono previsti 1.367 interventi su un arco temporale di 20 anni.>>

<< Gli obiettivi da raggiungere con questi interventi sono molteplici: per quello che riguarda l'acquedotto si mira innanzitutto al risparmio idrico, sia tramite l'applicazione di tecnologie che consentono a tutti gli utenti un minore consumo, sia attraverso un programma molto dettagliato di riduzione delle perdite in rete.>>

<< Un altro obiettivo importante è quello della messa in sicurezza del sistema idropotabile, in modo da garantire un rifornimento adeguato anche in situazioni di criticità, dovute soprattutto a lunghi periodi di siccità in estate. >>

<< Infine, per quanto riguarda le modalità di approvvigionamento idrico, il Piano mira a valorizzare maggiormente le acque di superficie rispetto a quelle di falda, anche per combattere la subsidenza che colpisce pesantemente diversi Comuni di pianura.>>

<< Gli investimenti previsti ammontano a circa 680 milioni di euro. Di questi, 366 milioni riguardano gli acquedotti, 186 milioni le fognature e 92 milioni gli impianti di depurazione. I restanti 36 milioni sono dedicati a interventi di carattere generale (studi e ricerche per una migliore conoscenza del sistema, realizzazione di nuovi sistemi informativi ecc.).>>

<< ATO 5 ha avviato una serie di consultazioni per presentare il Piano e recepire eventuali osservazioni: saranno interpellati prima di tutto Comuni, Comunità Montane e Associazioni Intercomunali. Quindi sarà il turno del Comitato Consultivo degli Utenti dell'Agenzia, composto da rappresentanti di associazioni dei consumatori, di categoria e ambientaliste. Infine sono previste le consultazioni con le principali Organizzazioni economiche, sociali e sindacali.>>

Quindi il 19 maggio si è svolta l'Assemblea dei Sindaci di ATO. Erano presenti solo 14 Comuni su 60, i Consigli Comunali erano già in scadenza, si era ormai a 20 giorni dalle elezioni, molti Sindaci avevano richiesto di rinviare, non era ancora stata fatta la consultazione delle forze sociali e delle associazioni, era stato da poco presentato il Piano di Tutela delle Acque della Regione in cui la diga di Castrola è vista come l'ultima delle esigenze: nonostante tutto questo, non potendo approvare il Piano complessivo, il Presidente dell'Agenzia ha forzato l'approvazione di alcune linee generali, comprendenti l'opera di regolazione dei flussi e il conseguente aumento delle tariffe.

Un comportamento privo di rispetto per le Istituzioni e per i Cittadini.


Le proposte dell'ATO non affrontano i problemi del degrado delle risorse idriche: la diga di Castrola induce gli sprechi dell'acqua, non garantisce gli approvvigionamenti futuri, è subalterna alle impostazioni della Dirigenza di Hera, produce inutili aumenti delle tariffe.

Il percorso dell'ATO umilia il ruolo dei Consigli Comunali ed esclude la partecipazione vera dei Cittadini e delle loro rappresentanze.

La via dell'acqua per Bologna e i paesi del bacino del Reno segue un percorso diverso: risparmio, uso razionale e solidale, bonifica delle reti, ricarica naturale delle falde, riciclo, uso dell'acqua piovana, controllo di tutte le fonti, tutela delle sorgenti montane, coltivazioni compatibili con le condizioni climatiche, chiusura dei pozzi per usi industriali, lavoro e manutenzione, partecipazione dei cittadini.


SUBITO DOPO L'INSEDIAMENTO, CHIEDEREMO AI CONSIGLI COMUNALI: