-------Messaggio originale-------
Da: mediterracqua@domeus.it
Data: Sunday, June 22, 2003 23:01:42

Oggetto: Acqua in IRAQ
DAL CORRIERE DELLA SERA 22/6/2003
LA STORIA LA DEVIAZIONE DEL CORSO DEL TIGRI AVEVA DISTRUTTO L’HABITAT DEL
POPOLO DEI MADAN CHE ORA STA PER RINASCERE
Una baronessa ridarà l’acqua alle paludi svuotate da Saddam
Paolo Conti

A parlare di genocidio fu Colin Powell il 5 febbraio scorso durante la
presentazione della lista dei crimini di Saddam alle Nazioni Unite. E molti
scoprirono per la prima volta l’esistenza di un gigantesco misfatto, quello
voluto dall’ex dittatore di Bagdad contro il mite popolo dei Madan, cioè la
«gente delle paludi» che da cinque millenni viveva nei trentamila chilometri
quadrati di acquitrini compresi nel Sud dell’Iraq e al confine con l’Iran
tra Bassora, Nassiriya e Amara, ovvero l’intera area del grande delta alla
confluenza tra il Tigri e l’Eufrate. La civiltà era unica al mondo, aveva
sviluppato un modo specialissimo di vivere tra terraferma e acqua usando
leggere capanne fatte di papiri e canne. La loro economia era basata
sull’allevamento dei bufali d’acqua, sulla caccia agli uccelli, ovviamente
sulla pesca, sulla coltivazione di riso, datteri e papiro. Poi arrivò Saddam
che vide nei Madan (musulmani di osservanza sciita e quindi sospettati come
possibili complici del regime degli Ayatollah iraniani) un nemico interno.
L’odio esplose dopo la rivolta in gran parte sciita del Sud Iraq contro
Saddam nel marzo 1991. Il dittatore deviò il corso del Tigri con una
gigantesca diga costruita per dar vita al «Terzo fiume». L’acqua cominciò a
mancare e nel 1994 sparì del tutto: e con lei la civiltà dei Madan che nel
1990 erano 250.000 e ora sono dispersi in non più di 100.000 nel Sud
dell’Iran e in altre zone dell’Iraq.
Ora è il momento del riscatto di questo popolo e del recupero di un’area
dalle caratteristiche uniche. E a guidare l’azione eco-umanitaria è una
baronessa inglese: Emma Nicholson, membro liberaldemocratico del Parlamento
europeo e presidente della Amar Foundation ( www.amarappeal.com , Amar
significa Assisting Marsh Arab and Refugees) che da anni si occupa a tempo
pieno del popolo delle paludi. E proprio dalle Marshland, la Nicholson
annuncia in questi giorni una prima buona notizia: «L’acqua sta tornando
nelle aree prosciugate. Paradossalmente, un po’ grazie a Saddam. Il
dittatore iracheno, infatti, per fermare con un’inondazione l’avanzata delle
truppe inglesi durante la guerra, ha distrutto una parte della diga. Anche
gli iraniani hanno dato un contributo deviando le loro acque. Adesso molti
contadini sono tornati alle vecchie fattorie e cominciano già a crescere i
primi ortaggi».
Ma la situazione generale è gravissima: «I Madan hanno bisogno di ogni tipo
di cure mediche, di acqua potabile, di cibo. Per cominciare servono subito
un milione di euro (le informazioni su come aiutare la missione sono nel
sito della fondazione, ndr ). C’è poi il problema di recuperare le attività
di sostentamento, la pesca e l’agricoltura. Il caso delle Marshland
coinvolge non solo l’Iraq. Il problema nasce "a monte", cioè sin dalle dighe
turche e siriane». Ed è per questo che la baronessa sta avviando un’opera di
sensibilizzazione dei governi dell’area, oltre che di quello statunitense e
dell’Unione Europea. «Se non salveremo questo popolo, la nostra generazione
sarà responsabile della fine di una delle più antiche razze del mondo».
---------
[ForumAmbientalista]