Newsletter Eco-Internazionalista www.ecquologia.it
-Birmania: Il regime dittatoriale sopravvive alle sanzioni economiche grazie alla deforestazione
-Global: L'agricoltura consuma il 70% dell'acqua, ma solo il 20-50% raggiunge le colture
-Global: Negli ultimi 10 anni i prati di posidonie e altre erbe marine sono diminuiti del 15%
-Peru': La Ex-Im non finanziera' la costruzione del gasdotto di Camisea
-Gay/Australia: I Verdi rispondono alle proteste della lobby Cristiana contro le adozioni
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Appello contro una condanna a morte in Iran
http://www.amnesty.it/appelli/iran_10_2003.php3
Appello alla Banca Mondiale contro l'oleodotto Baku-Ceyhan
http://ga1.org/campaign/stopbtc
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Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi
mailto:FABIOCCHI@inwind.it
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Birmania: Il regime dittatoriale sopravvive alle sanzioni economiche grazie alla deforestazione
7 Ottobre 2003 - Secondo un rapporto di Global Witness, gli introiti derivanti dallo sfruttamento di foreste e di altre risorse naturali in Birmania permettono alla giunta militare di sopravvivere alle sanzioni economiche e perpetuano i conflitti armati nel paese. Quaranta anni dopo l'inizio della dittatura, il Consiglio per la Pace e lo Sviluppo (SPDC) rimane saldamente al potere sostenuto in parte dal controllo sulle risorse naturali. Nel 2002 la sola attivita' forestale rappresentava il 9.3% degli introiti legali provenienti dalle esportazioni. Il regime vende queste risorse anche in cambio di appoggio politico e militare sia all'interno del paese (devolvendo il controllo sulle operazioni di taglio a figure militari importanti) sia con i paesi confinanti, soprattutto Cina e Tailandia. Le compagnie cinesi hanno ottenuto numerose concessioni di taglio in molte foreste dello stato di Kachin, dove si trovano le foreste temperate piu' ricche di biodiversita' al mondo, e la Tailandia continua ad importare il legname Birmano. Particolarmente redditizio e' il legno degli alberi teak, l'80% dei quali si trovano in Birmania essendo gia' stati decimati in altri paesi. Nel 1960, circa il 50% del paese era coperto da foreste, e il ministero delle foreste sostiene che questa percentuale non e' cambiata da allora. Ma osservatori indipendenti dicono che la copertura forestale oggi non superi il 30% ed e' in rapido declino. Nel 1998, il governo Cinese ha proibito sul proprio territorio il taglio forestale per fermare l'erosione del suolo e le alluvioni. Ma sembra che la sensibilita' ambientale della Cina si fermi ai suoi confini: secondo i dati sulle importazioni, nel 2002 la Cina ha importato oltre 1 milione di metri cubi di legname dalla Birmania, cifra destinata a salire a 1.4 milioni entro la fine del 2003. Il taglio forestale, controllato da diversi gruppi etnici armati oltre che dalla giunta militare, e' caotico ed ha militarizzato il paese. Infatti anche i ribelli hanno finanziato le loro operazioni militari con la vendita di legname. Gli abusi dei diritti umani da parte della giunta sono aberranti, ma nessuno dei gruppo ribelli e' innocente. La popolazione locale ha beneficiato poco in termini economici, mentre i potenti (anche ribelli) si sono arricchiti e l'ambiente e' stato distrutto. Il rapporto sottolinea anche il legame tra il commercio di droga e il legname: i trafficanti di oppio hanno investito nelle attivita' forestali per riciclare denaro sporco, mentre i tronchi vengono spesso scavati per nascondere le droghe da esportare. Alcuni programmi di distruzione delle coltivazioni di oppio sono stati usati per giustificare il taglio forestale di larga scala.
Secondo Human Rights Watch, l'appoggio politico di Cina e Tailandia (e di altri paesi dell'ASEAN) al regime ha indebolito le pressioni internazionali sul governo Birmano per la liberazione di Aung San Suu Kyi, arrestata il 30 Maggio scorso e in seguito rimessa agli arresti domiciliari. Il continuo appoggio di Cina e Tailandia ha minato i tentativi da parte della comunita' internazionale di mandare un chiaro segnale alla giunta sul fatto che e' ora di aprire il paese alla democrazia. HRW sostiene che il prossimo meeting dei paesi APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si terra' tra il 20 e il 21 Ottobre sara' un'ottima possibilita' per i paesi della regione di prendere una posizione unita contro gli abusi del governo Birmano. Le sanzioni imposte da USA, Unione Europea e Giappone sono seriamente messe in pericolo dagli investimenti privati internazionali e dagli aiuti miliatari da parte di altri paesi, particolarmente la Cina. Fonte: Global Witness; Human Rights Watch; Financial Times; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi@ecquologia.it www.ecquologia.it

E' possibile scaricare il rapporto di Global Witness da qui:
http://www.globalwitness.org/reports/show.php/en.00046.html
Inoltre e' disponibile un rapporto di HRW sulle violazioni dei diritti umani da parte del governo Birmano e dei gruppi ribelli
http://hrw.org/reports/2002/burma/

WWF: L'agricoltura consuma il 70% dell'acqua, ma solo il 20-50% raggiunge le colture
16 Ottobre 2003 - In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il WWF ha pubblicato un rapporto in cui sostiene che l'industria agricola dovrebbe gestire l'acqua con maggiore efficienza e prevenire crisi idriche assicurando al contempo che la crescente domanda di cibo nel mondo venga soddisfatta. Il rapporto sottolinea che la produzione alimentare mondiale aumentera' per nutrire la popolazione in aumento. L'agricoltura usa in media il 70% dell'acqua mondiale, mentre il molti paesi in via di sviluppo questa percentuale sale al 90%. Tuttavia solo il 20-50% dell'acqua raccolta raggiunge le colture dato che gran parte di essa viene persa durante il trasferimento ai campi. Molti paesi produttori come USA, Cina, India, Pakistan, Australia, Uzbekistan, e Spagna hanno raggiunto o stanno per raggiungere i limiti di rigenerazione delle risorse idriche. Molti terreni si stanni abbassando di 10 metri l'anno nei casi peggiori peggiorando lo stato dell'acqua. Il WWF raccomanda diversi metodi per gestire l'acqua in modo efficiente: la cause principali della scarsita' di acqua sono i sistemi d'irrigazione inappropiati e la coltivazione di specie non adatte all'ambiente locale. Questo accade a causa di sussidi distorsivi, poca informazione sulle crisi, e leggi ambientali deboli. Il WWF tra le colture che sprecano piu' acqua nei 9 bacini fluviali ricchi di biodiversita' indica soprattutto il cotone, il riso, lo zucchero di canna e il frumento. Coltivare le varieta' piu' adatte all'ambiente locale e alla stagione potrebbe contribuire a ridurre i consumi di acqua. Nel bacino del fiume Niger per esempio, il riso e' coltivato nella stagione secca e quindi necessita' di piu' acqua. Se si passasse alla coltivazione di frumento in quella stagione, il consumo di acqua verrebbe ridotto di almeno un terzo. E' vero che molta dell'acqua usata per l'irrigazione ritorna nell'ambiente, ma spesso e' inquinata a causa dell'erosione del suolo, dei pesticidi e dei fertilizzanti. Oltre a questo, le grandi dighe stanno alterando il corso dei fiumi decimando gli stock ittici che spesso sono una fonte di proteine per le popolazioni locali, e riducendo l'acqua potabile. Per esempio, le dighe a monte del fiume Indo e l'irrigazione sono in parte responsabili delle carenze di acqua a Karachi, la citta' Pakistana piu' popolosa. Molte parti del fiume sono rimaste asciutte col risultato che l'80% delle 5 milioni di persone che prima vivevano di pesca nella provincia meridionale di Sindh, adesso cercano lavoro nelle grandi citta'. L'irrigazione sta anche rendendo il terreno inutilizzabile per i crescenti livelli di sale nel suolo. Fonte: WWF Int.; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi@ecquologia.it www.ecquologia.it

Global: Negli ultimi 10 anni i prati di posidonie e altre erbe marine sono diminuiti del 15%
14 Ottobre 2003 - Lamantini, dugonghi e tartarughe marine sono solo alcune delle specie minacciate dalla distruzione dei prati di posidonie e altre erbe marine. Secondo uno studio di scala mondiale condotto dall'UNEP (United Nations Environment Programme), i prati di erbe marine presenti lungo le coste sono diminuite del 15% negli ultimi 10 anni. I dati raccolti consigliano di adottare urgentemente provvedimenti per proteggere questi importanti ecosistemi marini minacciati dalle attivita' umane come l'uso massiccio di fertilizzanti in agricoltura, la pesca distruttiva e la cementificazione delle zone costiere. Il rapporto UNEP stima che i prati di erbe marine abbiano un'estensione totale di 177,000 km2, un'area grande quanto i 2/3 della Gran Bretagna. Migliaia di specie marine usano l'habitat delle erbe marine di cui esistono molte specie sparse in tutto il mondo come la Zostera caulescens del Giappone lunga 4 metri o la Halophila decipiens del Brasile di 2-3 cm. L'importanza delle erbe marine e' stata sottovalutata in passato, ma le ricerche degli ultimi anni hanno evidenziato che un vasto numero di specie ittiche usano le erbe marine per una breve ma essenziale parte del loro ciclo di vita. Sta cominciando a venire alla luce anche il ruolo delle erbe marine nel ciclo climatico e oceanico del carbonio e nella protezione delle coste. Il vero valore economico e' difficile da misurare, ma e' immenso, afferma l'UNEP. Questi ecosistemi marini proteggono le barriere coralline dai sedimenti, depurano le acque costiere e forniscono alla costa un'efficace difesa dall'erosione. Fonte: UNEP; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi@ecquologia.it www.ecquologia.it

Peru': La Ex-Im non finanziera' la costruzione del gasdotto di Camisea
28 Agosto 2003 - Grazie alla pressione da parte dei gruppi ambientalisti, il Consiglio dei Direttori dell'Ex-Im (Agezia di Credito alle Esportazioni degli USA) ha votato contro il finanziamento del controverso megaprogetto Camisea in Peru'. La Ex-Im avrebbe dovuto fornire 214 mln di dollari al consorzio di compagnie petrolifere guidato da Hunt Oil (USA) e PlusPetrol (Argentina). Al contrario, la Inter-American Development Bank ha approvato il finanziamento del progetto per un ammontare di 135 mln di dollari. Fonte: Friends of the Earth USA; ENN; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi@ecquologia.it www.ecquologia.it

Per maggiori info sul megaprogetto:
http://www.ecquologia.it/sito/pag89.map?action=single&field.joined.id=854&field.joined.singleid=13233

Gay/Australia: I Verdi rispondono alle proteste della lobby Cristiana contro le adozioni
20 Ottobre 2003 - In risposta alla campagna della Lobby Cristiana Australiana contro le riforme della legislazione dell'Australian Capital Territory (ACT - uno stato della federazione Australiana) che permettera' alle coppie omosessuali di adottare bambini, la parlamentare dei Verdi Kerrie Tucker ha detto che non ci sono motivi fondati per opporsi. In un'ampia ricerca sulla letteratura scientifica esistente che riguarda il benessere dei bambini che crescono in una coppia lesbica o con la sola madre, i ricercatori dell'Australian Parliamentary Library hanno concluso che "l'orientamento sessuale dei genitori non sembra essere determinante per il successo dello sviluppo del minore, ne' la presenza di un padre appare cruciale per il normale sviluppo. Nulla sottovaluta il contributo del ruolo del padre, aggiungono i ricercatori, ma l'evidenza indica che in quelle famiglie e' il modo di prendersi cura del minore a essere determinante, non tanto la presenza di un padre. In altre parole e' la qualita' dei processi familiari e non la natura della struttura familiare (genitori singoli, omosessuali o eterosessuali) ad essere determinante per lo sviluppo del bambino". Il governo dell'ACT ha gia' eliminato all'inizio del 2003 tutte quelle parti della legislazione che discriminavano gli omosessuali, adesso intende introdurre modifiche per permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare. Gia' in Australia Occidentale e' possibile fare adozioni per le coppie gay. Secondo la parlamentare, i gruppi Cristiani sono incoerenti quando affermano di non avere problemi con gli eguali diritti delle persone omosessuali eccetto che nel campo delle adozioni. La realta', conclude Kerrie Tucker, e' che molti bambini sono cresciuti con successo da famiglie gay. Fonte: Australian Greens; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi@ecquologia.it www.ecquologia.it
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