LEGGE REGIONE TOSCANA 6 aprile 2000, n.54

Pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 17 del 17.4.2000

Disciplina in materia di impianti di  radiocomunicazione corretta con la proposta di legge n. 345

ARTICOLO 1

(Finalità)

 

1. La Regione Toscana con la presente legge, in attuazione del DM 10 settembre  1998, n.  381, (Regolamento  recante norme  per  la determinazione dei  tetti di  radiofrequenza compatibili  con  la salute umana),  disciplina l’autorizzazione  all’installazione ed alla modifica  degli impianti indicati all’articolo 2. Sono fatte salve le  competenze attribuite  all’Autorità  per  le  garanzie nelle comunicazioni,  di  cui  alla  legge  31  luglio  1997,  n.249,(Istituzione   dell’Autorità    per   le    garanzie   nelle comunicazioni e  norme  sui  sistemi  delle  telecomunicazioni  e radiotelevisivo).

 

1. La Regione Toscana con la presente legge, in attuazione della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici), disciplina l'autorizzazione all'installazione ed alla modifica degli impianti indicati all'articolo 2. Sono fatte salve le competenze attribuite all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo).

 

2. La  Regione, ai  fini di cui al comma 1, disciplina inoltre le azioni di  risanamento degli impianti già esistenti, al fine del graduale raggiungimento  dei limiti  e dei  valori previsti dalle norme statali vigenti, assicurando altresì che l’esercizio degli impianti, autorizzati  ai sensi  della presente  legge, si svolga nel  rispetto   degli  stessi  limiti,  valori  ed  obiettivi  di qualità, al fine di garantire:

a)      la  tutela della  salute umana, dell’ambiente e del paesaggio, con valutazione  delle condizioni espositive della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici;

b)      l’ordinato sviluppo e la corretta localizzazione degli impianti, anche mediante l’accorpamento  degli impianti  di emissione su un unico traliccio;

c)      il contenimento dell’inquinamento ambientale derivante dalle emissioni elettromagnetiche    degli impianti, ed il conseguimento, nell’esercizio degli stessi, degli obiettivi di qualità eventualmente  fissati dagli  atti statali a tal fine emanati;

 

2. La  Regione, ai  fini di cui al comma 1, disciplina inoltre le azioni di risanamento degli impianti già esistenti, al fine del graduale raggiungimento dei limiti, dei valori e degli obiettivi di qualità previsti dalle norme statali vigenti, assicurando altresì che l’esercizio degli impianti, autorizzati  ai sensi della presente legge, si svolga nel rispetto degli stessi limiti, valori ed obiettivi di qualità, al fine di garantire:

a)      la tutela della salute umana, dell’ambiente e del paesaggio, con valutazione delle condizioni espositive della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici;

b)      l’ordinato sviluppo e la corretta localizzazione degli impianti, anche mediante l’accorpamento degli impianti di emissione su un unico traliccio;

c)       il contenimento dell’inquinamento ambientale derivante dalle emissioni elettromagnetiche degli impianti, ed il conseguimento, nell’esercizio degli stessi, degli obiettivi di qualità eventualmente fissati dagli atti statali a tal fine emanati.

 

3. I limiti di esposizione indicati dal succitato DM 381/1998 non si applicano ai lavoratori professionalmente esposti per i quali sono fatti  salvi gli  specifici limiti di cui alla normativa statale vigente.

3. I limiti di esposizione indicati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 4 comma 2 della legge 36/2001 non si applicano ai lavoratori professionalmente esposti per i quali sono fatti salvi gli specifici limiti dettati dalla normativa statale vigente.

ARTICOLO 2

(Ambito oggettivo)

 

1. Le disposizioni della presente legge si applicano a tutti gli impianti fissi per telecomunicazioni e   radiotelevisivi disciplinati dal DM 381/1998, operanti nell’intervallo di frequenza compresa  tra 100  KHz e 300 GHz, di seguito denominati "impianti".

 

1. Le disposizioni della presente legge si applicano a tutti gli impianti fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi, disciplinati dalla legge 36/2001, operanti nell'intervallo di frequenza compresa tra 100 KHz e 300 GHz, di seguito denominati "impianti".

 

2. Fatto  salvo il  rispetto dei limiti e dei valori previsti dal DM 381/1998, sono esclusi dall’ambito  di applicazione della presente legge gli impianti fissi operanti con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W, il cui corrispondente EIRP, come definito all’articolo 3, comma 1, lettera f), sia comunque non superiore a 100 W.

 

2. Fatto salvo il rispetto dei limiti,  dei valori e degli obiettivi di qualità previsti dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4 comma 2 della legge 36/2001 e quanto disposto dall’articolo 7, comma 3, sono esclusi dall'ambito di applicazione della presente legge gli impianti fissi operanti con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W, il cui corrispondente EIRP, come definito all'articolo 3, comma 1, lettera f), sia comunque non superiore a 100 W.

ARTICOLO 3

(Definizioni)

 

1.  Agli   effetti  della  presente  legge  valgono  le  seguenti definizioni:

a)      aree sensibili: aree per le quali le Amministrazioni competenti possono prescrivere localizzazioni  alternative degli impianti in considerazione della particolare densità abitativa, di infrastrutture e/o  servizi, nonché dello specifico interesse storico-architettonico e paesaggistico - ambientale;

 

a) abrogato.

 

b)      impianti  fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi: uno o più trasmettitori, ovvero un insieme  di trasmettitori e ricevitori, incluse le apparecchiature accessorie, necessari, in una data postazione,   ad assicurare  un  servizio  di radiocomunicazione;

 

b) impianti fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi: uno o più trasmettitori, ovvero un insieme di trasmettitori e ricevitori, incluse le apparecchiature accessorie, necessari, in una data postazione fissa o stazionante in un determinato luogo, ad assicurare un servizio di radiocomunicazione;”.

 

c)      esercizio degli impianti fissi: l’attività di trasmissione di segnali elettromagnetici  a radiofrequenza per radiodiffusione e telecomunicazione;

d)      livello  di esposizione:  il valore  di  intensità di campo elettrico, magnetico o di densità di  potenza  mediato su  un’area equivalente  alla sezione  verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti;

e)      obiettivo di qualità: il valore di campo elettromagnetico da conseguire nel breve, medio e lungo periodo, usando tecnologie e metodiche  di risanamento disponibili, al fine di realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla legge;

 

e) obiettivi di qualità: i criteri localizzativi e l'utilizzo delle migliori tecnologie finalizzati ad una progressiva riduzione della esposizione ai campi elettromagnetici attraverso il rispetto dei valori di campo definiti dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4, comma 2 della legge 36/2001;".

 

f)        EIRP: livello di potenza equivalente che deve essere associato ad una sorgente isotropica per fornire la stessa densità di potenza emessa dall’antenna considerata nella direzione di massimo irraggiamento.

ARTICOLO 4 (Sostituito)

(Funzioni regionali)

 

1. La Regione, nel perseguimento delle finalità di cui all’articolo 1, comma 2, detta, tenendo conto  anche degli strumenti della pianificazione territoriale, paesaggistica ed ambientale, sia regionale che  locale, i criteri generali per la localizzazione degli impianti; detta inoltre i criteri inerenti l’identificazione delle "aree sensibili" come definite dall’articolo 3, comma 1, lett. a), e la relativa perimetrazione. A tal fine, il Consiglio regionale, su proposta  della Giunta, provvede con  propria deliberazione entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

 

2. La  Regione detta inoltre le norme tecniche per lo svolgimento delle funzioni disciplinate dalla presente legge e relative agli impianti  individuati con l’art. 2. A tal fine, la Giunta regionale, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge con propria deliberazione definisce, nel  rispetto dei limiti previsti dal DM 381/1998:

 

a)      le modalità del rilascio delle autorizzazioni comunali di cui all’articolo 6, lettera a);

b)      criteri tecnici per la gestione del catasto regionale di cui all’articolo 5;

c)      i criteri tecnici per l’attuazione delle azioni di risanamento di cui  all’articolo 8, anche con riferimento ai tempi ed alle modalità di  effettuazione delle  stesse azioni  da parte dei titolari degli impianti;

d)      le modalità tecniche e procedurali  per lo  svolgimento dei controlli previsti dall’articolo 9;

e)      le modalità relative alla presentazione, da parte dei titolari degli impianti, delle dichiarazioni di   cui all’articolo 5,  comma 3, inerenti agli impianti installati, e dei relativi programmi di sviluppo.

 

Art. 4

(Funzioni regionali)

 

1. La Regione detta le norme tecniche per lo svolgimento delle funzioni disciplinate dalla presente legge e relative agli impianti individuati con l'articolo 2. A tal fine, la Giunta regionale, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge con propria deliberazione definisce, nel rispetto dei limiti previsti dal d.p.c.m. di cui all’articolo 4, comma 2 della legge 36/2001:

a)     i criteri atti a consentire l’omogeneità della documentazione tecnica ai fini del rilascio delle  autorizzazioni comunali di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b) numero 1);

b)     i criteri tecnici per la gestione del catasto regionale di cui all'articolo 5;

c)     i criteri tecnici per l'attuazione delle azioni di risanamento di cui agli articoli 8 e 8 bis, anche con riferimento ai tempi ed alle modalità di effettuazione delle stesse azioni da parte dei titolari degli impianti;

d)     le modalità tecniche e procedurali per lo svolgimento dei controlli previsti dall'articolo 9;

e)     le modalità relative alla presentazione, da parte dei titolari degli impianti, delle dichiarazioni di cui all'articolo 5, comma 3, inerenti agli impianti installati, e dei relativi programmi di sviluppo.

 

2. Con delibera della Giunta regionale sono stabilite le modalità per favorire l’utilizzo da parte dei gestori delle migliori tecnologie disponibili finalizzate al perseguimento degli obiettivi della presente legge.

ARTICOLO 5

(Catasto regionale degli impianti)

 

1. La  Regione istituisce  il catasto  regionale  degli  impianti presso l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPAT), al fine di stimare i livelli dei campi elettromagnetici nel territorio, con riferimento alle condizioni di esposizione della popolazione. Del catasto regionale si avvale altresì il CORECOM (Comitato Regionale  per le Comunicazioni) per lo svolgimento dei compiti ad  esso attribuiti  dalla legge regionale n.77/1999 Atti del Consiglio.

I dati  inseriti nel  catasto dovranno essere resi immediatamente disponibili a tutti i soggetti interessati alla disciplina per il rilascio delle  autorizzazioni alla installazione o alla modifica degli impianti  ed alle  funzioni di vigilanza e controllo di cui agli articoli 7 e 9.

 

2.  Il  catasto  regionale,  contiene  la  mappa  degli  impianti presenti  sul   territorio  regionale,  e  il  relativo  archivio informatizzato dei  dati tecnici  ed anagrafici  degli  impianti, nonché di  quelli topografici  riferiti ad apposite cartografie.

Con  la deliberazione della Giunta regionale prevista dall’articolo 4, comma 2, (comma 1), lettera b), sono definiti i criteri e le modalità per la gestione del catasto.

 

3. Ai  fini della  formazione e della gestione del catasto di cui al presente  articolo, i  gestori degli  impianti sono  tenuti  a presentare alla  Regione, entro 90 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale  della deliberazione della Giunta regionale, di cui all’articolo 4, comma 2, (comma 1), apposita dichiarazione redatta in conformità con le modalità dettate ai sensi dello stesso comma, lettera e),  unitamente ad  un programma  di sviluppo  della rete relativa. Tale dichiarazione, che  deve contenere, tra altro, la specificazione  delle caratteristiche radioelettriche e geometriche degli impianti, delle localizzazioni attuali, e delle ipotesi di localizzazione futura, e’ aggiornata e ripresentata entro il 31 ottobre di ogni anno.

 

4. Ai fini dello svolgimento ottimale delle rispettive competenze, i Comuni e la Regione collaborano alla formazione ed all’aggiornamento del catasto disciplinato dal presente articolo, provvedendo reciprocamente  allo scambio ed alla trasmissione dei relativi dati  ed informazioni,  con  particolare  riferimento a quanto  disposto  rispettivamente  dall’articolo  7,  comma  2  e dall’articolo 9, comma 4, (comma 3).

 

5. La Giunta regionale, redige, avvalendosi a tal fine dell’ARPAT e dei  Dipartimenti di prevenzione delle Aziende unita’ sanitarie locali  un   rapporto  annuale   sulla  base  dei  dati  e  delle informazioni pervenuti  ai sensi  del  presente  articolo,  e  lo trasmette al  Consiglio, entro  il 31  marzo  di  ogni  anno.  Il rapporto  contiene   una  valutazione   dei  livelli   di   campo elettromagnetico  dislocati   sul   territorio   regionale,   con riferimento  alle  caratteristiche  di  sviluppo  della  rete  di impianti, e  una valutazione  sul  loro  impatto  sanitario,  con riferimento alle condizioni di esposizione della popolazione.

ARTICOLO 6

Art. 5 bis

(Coordinamento regionale dei programmi di sviluppo dei gestori)

 

1. Allo scopo di assicurare la copertura dell’intero territorio regionale ovvero evitare l’eccessiva concentrazione degli impianti in zone determinate e quindi favorirne la razionale distribuzione, la Regione coordina i piani di sviluppo delle reti presentati dai gestori ai sensi dell’articolo 5, comma 3.

 

2. Il coordinamento si esercita mediante proposte di modifica idonee ad armonizzare i piani presentati con le finalità di cui al comma 1.

 

3. Le modifiche ai piani presentati dai gestori sono concordate con i gestori e i comuni interessati.

 

4. La Regione trasmette ai comuni, entro sessanta giorni dalla presentazione di dichiarazioni complete, i piani presentati dai gestori così come modificati dal coordinamento di cui al presente articolo.

ARTICOLO 7

Art. 5 ter

(Comitato tecnico per gli impianti di diffusione  radiotelevisivi)

1.  Al fine di monitorare la situazione dei siti degli impianti di diffusione radiotelevisivi e ogni eventuale problematica di tipo ambientale connessa alla installazione, alla ristrutturazione e alla delocalizzazione di tali impianti, è costituito un comitato tecnico per gli impianti di diffusione  radiotelevisivi.

2. Il comitato è composto da:

a)     due membri indicati dalla Regione Toscana tra i quali il dirigente regionale responsabile del settore competente in materia ambientale che lo presiede;

b)     un rappresentante, rispettivamente, del Ministero delle comunicazioni, del comitato regionale per le comunicazioni, dell’A.R.P.A.T., della sezione regionale dell’associazione nazionale comuni italiani.

3. In relazione all’oggetto dei lavori, al comitato sono invitati i rappresentanti delle associazioni di categoria dei gestori radio-tv.

4. Le modalità di funzionamento e partecipazione ai lavori del comitato sono stabilite con deliberazione della Giunta regionale.

5. Entro il 31 dicembre di ogni anno il comitato trasmette una relazione sui propri lavori alla Giunta regionale che ne tiene conto nel redigere il rapporto al Consiglio regionale di cui all’articolo 5, comma 5.

 

6. La partecipazione ai lavori del comitato non dà luogo a rimborsi o gettoni a carico della Regione.”.

ARTICOLO 6 (Sostituito)

(Funzioni comunali)

1. I Comuni provvedono:

 

a)      al rilascio, secondo  quanto  disposto  dall’articolo  7,  dell’autorizzazione all’installazione o alla  modifica, anche solo radioelettrica,  degli impianti  di telefonia mobile e di quelli radiotelevisivi;

b)      a quanto disposto ai  sensi  dell’articolo 8, in ordine all’attuazione delle misure di risanamento;

c)      all’esercizio della funzione di vigilanza e di controllo secondo quanto previsto dall’articolo 9;

d)      allo  svolgimento dei  compiti di  educazione ambientale  e di informazione delle  popolazioni interessate, con riferimento alle tematiche ed agli scopi di tutela disciplinati dalla presente legge.

 

 

 

 

ARTICOLO 8

Ex Art. 6

(Funzioni comunali)

 

1. I comuni provvedono:

a) alla definizione di un programma di sviluppo comunale degli impianti previa procedura di concertazione  con i gestori, anche avvalendosi del supporto tecnico dell'A.R.P.A.T., tenuto conto dei piani di cui all’articolo 5 bis ed in armonia coi criteri localizzativi di cui all’articolo 7 bis. Il programma di sviluppo comunale è approvato non oltre i novanta giorni dalla ricezione dei piani di cui all’articolo 5 bis;

b) al rilascio, anche in assenza del piano di cui alla lettera a) e secondo le procedure di cui all'articolo 7:

     1) dell'autorizzazione, ai sensi della presente legge, all'installazione o alla modifica, anche solo radioelettrica, degli impianti di cui all’articolo 2;

    2) della concessione edilizia qualora la realizzazione o la modifica degli impianti di cui all’articolo 2 lo richieda;

c) a quanto disposto ai sensi degli articoli 8 e 8 bis, in ordine all'attuazione delle misure di risanamento;

d) all'esercizio della funzione di vigilanza e di controllo secondo quanto previsto dall'articolo 9;

e) allo svolgimento dei compiti di educazione ambientale e di informazione delle popolazioni interessate, con riferimento alle tematiche ed agli scopi di tutela disciplinati dalla presente legge.

 

2. Per lo svolgimento della funzione autorizzatoria ad essi attribuita, i comuni si avvalgono dell'A.R.P.A.T., secondo quanto disposto ai sensi della legge regionale 18 aprile 1995, n. 66, (Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale), e successive modifiche ed integrazioni. Si avvalgono inoltre dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Unità sanitarie locali, secondo quanto previsto dall'articolo 6 della medesima l.r. 66/1995.

 

ARTICOLO 7 (Sostituito)

(Disciplina per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione od alla modifica degli impianti)

 

1. L’autorizzazione comunale di  cui all’articolo 6, comma 1, lettera a)  è rilasciata entro 90 giorni dalla  presentazione della relativa istanza.

 

2. L’autorizzazione disciplinata dal presente articolo è rilasciata nel rispetto dei criteri regionali  dettati dall’articolo 4, comma 1, ed in conformità con le modalità definite ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera a), anche tenendo conto del quadro conoscitivo definito ai sensi dell’articolo 5.

 

3. Qualora gli impianti cui si riferisce la richiesta di autorizzazione siano altresì soggetti a   concessione o autorizzazione edilizia, sono fatte salve le norme regionali che ne disciplinano il rilascio, fermo restando che in tali casi non si  applicano le procedure d’inizio di attività di cui all’articolo 9  della legge  regionale 14  ottobre 1999,  n. 52, concernente le norme sulle  concessioni, le  autorizzazioni e le denuncie d’inizio di attività edilizia. In tali casi, l’Amministrazione comunale competente decide, contestualmente, in merito all’autorizzazione disciplinata dal presente articolo.

 

4.  Qualora   l’istanza  volta  al  rilascio  dell’autorizzazione riguardi impianti  localizzati nelle  aree di  cui alla  Legge  6 dicembre 1991,  n. 394,  "Legge quadro  sulle aree  protette",  e successive modifiche  ed integrazioni, ed alla LR 11 aprile 1995, n.94, "Norme  sui parchi, le riserve naturali, e le aree naturali d’interesse locale",  e  successive  modifiche  ed  integrazioni, l’autorizzazione e’  subordinata all’assenso   degli Enti gestori delle aree stesse.

 

5. Per  lo svolgimento  della  funzione  autorizzatoria  ad  essi attribuita, i  Comuni si  avvolgono  dell’ARPAT,  secondo  quanto disposto ai  sensi della  legge regionale  18 aprile 1995, n. 66, (Istituzione   dell’Agenzia    regionale   per    la   protezione ambientale), e successive modifiche ed integrazioni. Si avvalgono inoltre dei  Dipartimenti di  Prevenzione  delle  Aziende  Unita’ sanitarie Locali,  secondo quanto  previsto dall’articolo 6 della stessa LR n. 66/1995.

 

6. Gli  oneri relativi  allo svolgimento  dei controlli di cui al presente  articolo   sono  posti   a   carico   dei   richiedenti l’autorizzazione.

ARTICOLO  9

Ex Art. 7

(Disciplina per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione od alla modifica degli impianti)

 

1. L'autorizzazione comunale di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b), numero 1) è rilasciata entro novanta giorni dalla presentazione della relativa istanza, fatto salvo quanto disposto dal comma 4; al relativo procedimento si applica l’articolo 7, commi 7,8 e 9 della legge regionale 14 ottobre 1999, n. 52 (Norme sulle concessioni, le autorizzazioni e le denuncie d'inizio delle attività edilizie - Disciplina dei controlli nelle zone soggette al rischio sismico - Disciplina del contributo di concessione - Sanzioni e vigilanza sull'attività urbanistico/edilizia - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 23 maggio 1994, n. 39 e modifica della legge regionale 17 ottobre 1983, n. 69) da ultimo modificata dalla legge regionale 23 dicembre 2003, n. 64.

 

2. In conformità con i criteri tecnici definiti ai sensi dell'articolo 4, comma 1 lettera a) l'autorizzazione è rilasciata nel rispetto dei criteri localizzativi di cui all’articolo 7 bis ed in accordo col programma di sviluppo comunale di cui all’articolo 6, comma 1 lettera a), ove esistente.

 

3. L’installazione e la modifica degli impianti che comportino opere edilizie sono soggette alle disposizioni regionali in materia di governo del territorio e di disciplina dell’attività edilizia. In particolare sono sottoposte a denuncia di inizio di attività le opere ovvero gli interventi di cui all’articolo 4 della l.r. 52/1999.

 

4. Nel caso in cui l'installazione o la modifica degli impianti siano soggette alla concessione di cui all'articolo 3 della l.r. 52/99, il comune si esprime contestualmente sulla richiesta di concessione e su quella di autorizzazione ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera b) numero 1) secondo le procedure di cui all'articolo 7 della l.r. 52/99; in tale caso l’istanza di cui al comma 1, completa della documentazione prescritta, ha valore di istanza concessione edilizia.

 

5. Qualora l'istanza volta al rilascio dell'autorizzazione riguardi impianti localizzati nelle aree di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), e successive modifiche ed integrazioni, ed alla legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 (Norme sui parchi, le riserve naturali, e le aree naturali protette d'interesse locale), e successive modifiche ed integrazioni, l'autorizzazione è subordinata all'assenso degli enti gestori delle aree stesse.

 

6. Fatto salvo il comma 9 dell’articolo 7 della L.R. 52/99 gli oneri relativi alle procedure di cui al presente articolo sono posti a carico degli istanti.

 

 

 

ARTICOLO  10

Art. 7 bis

(Obiettivi di qualità)

 

1.Nella definizione del programma di sviluppo di cui all’articolo 6, comma 1 lettera a) e nel rilascio dell’autorizzazione e della concessione di cui all’articolo 6, comma 1 lettera b), il comune si attiene ai seguenti criteri localizzativi:

a)     gli impianti di radiodiffusione radiotelevisivi sono posti prevalentemente in zone non edificate;

b)     gli altri tipi di impianti sono posti prioritariamente su edifici o in aree di proprietà pubblica;

c)     nelle aree di interesse storico, monumentale, architettonico, paesaggistico e ambientale, così come definite dalla normativa nazionale e regionale, l’installazione degli impianti è consentita con  soluzioni tecnologiche tali da mitigare l’impatto visivo;

d)     compatibilmente con l’osservanza dei limiti, dei valori e degli obiettivi di qualità indicati dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4, comma 2 della legge 36/2001 e dei criteri di cui alle lettere a), b) e c), è favorito l’accorpamento degli impianti su strutture di supporto comuni o quantomeno all’interno di siti comuni, ottimizzando l’utilizzo delle aree che ospitano gli impianti stessi e definendo al contempo le necessarie misure idonee alla limitazione degli accessi.

 

2. I comuni, al fine dell'ottenimento di una progressiva riduzione alla esposizione ai campi elettromagnetici, delimitano le zone all'aperto, così come definite dall'articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003  (Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz), nelle quali sono rispettati i valori indicati dall’articolo 4 del medesimo d.p.c.m.

 

3. L'utilizzazione delle migliori tecnologie disponibili di cui all'articolo 4, comma 2, persegue anche l’obiettivo di una progressiva riduzione dell'inquinamento elettromagnetico.

 

ARTICOLO 8 (Sostituito)

(Azioni di risanamento)

 

1.  Nelle   zone  abitative,   in  quelle  adibite  ad  attività lavorativa per  lavoratori non  professionalmente esposti  ed  in quelle comunque  accessibili alla popolazione, il Comune, qualora riscontri che  i livelli  di campo  sono superiori ai limiti e ai valori previsti  rispettivamente dagli  articoli 3  e 4, comma 2, del DM n. 381/1998, ordina le azioni di risanamento necessarie al fine di ricondurli entro gli stessi limiti e valori, nel rispetto dei criteri di riduzione a conformità riportati nell’allegato C) allo stesso DM

 

2. Il  Comune provvede  a quanto  disposto dal  comma 1, entro il termine massimo  di un  anno dall’emanazione  della deliberazione regionale di  cui all’articolo  4, comma  2. Le  azioni volte  al

risanamento degli  impianti sono obbligatoriamente attuate a cura e spese  dei titolari  degli stessi e sono effettuate nei tempi e con le  modalità disposte dal Comune nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 4, comma 2, lettera c.

 

3. Qualora si renda necessario, ai fini del risanamento, ed anche sulla base  dei criteri regionali previsti dall’articolo 4, comma 1, procedere  alla delocalizzazione  di alcuno  degli impianti in Comune diverso  dall’attuale, si  provvede in tal senso, d’intesa tra  i  Comuni  interessati.  Ove  l’intesa  non  sia  raggiunta, provvede la Regione nelle forme e con le modalità previste a tal fine dell’articolo  6, comma  2, della legge regionale 1 dicembre 1998, n.  88 (Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle  funzioni   amministrative  e   dei  compiti   in   materia urbanistica  e   pianificazione  territoriale,  protezione  della natura e dell’ambiente, tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse  geotermiche, opere  pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla  Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112).

 

ARTICOLO 11

Ex Art. 8

(Piano di risanamento)

 

1. Entro il 30 settembre 2004 la Giunta regionale, sentiti i comuni, su proposta dei soggetti gestori ovvero autonomamente in assenza di tale proposta entro i tre mesi successivi a detta scadenza, approva e trasmette ai comuni interessati un piano di risanamento per adeguare gli impianti esistenti ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualità stabiliti dal d.p.c.m. di cui all’articolo 4, comma 2 della legge 36/2001 ed ai criteri localizzativi di cui all'articolo 7 bis. Il piano si attua attraverso la riduzione a conformità indicata dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4, comma 2 della legge 36/2001.

 

2. Qualora la riduzione a conformità non consenta il mantenimento della funzionalità del servizio fornito dagli impianti, è possibile ricomprendere nel piano la delocalizzazione degli impianti; la delocalizzazione può altresì essere prevista qualora sia accertata l'incompatibilità con i criteri localizzativi di cui all'articolo 7 bis.

 

3. In attuazione del piano di cui al comma 1, il comune ordina le azioni di risanamento necessarie entro il termine massimo di sei mesi dal ricevimento del piano. Le azioni volte al risanamento degli impianti sono obbligatoriamente attuate a cura e spese dei titolari degli stessi e sono effettuate nei tempi e con le modalità disposte dal comune nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c).

 

4. Qualora la delocalizzazione di cui al comma 2 di alcuno degli impianti debba realizzarsi in comune diverso, si provvede in tal senso d'intesa tra i comuni interessati entro sessanta giorni dal decorso del termine di cui al comma 3. Ove l'intesa non sia raggiunta, la Giunta regionale effettua la localizzazione puntuale degli impianti nelle forme e con le modalità previste a tal fine dall'articolo 6 della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112).

ARTICOLO 12

Art. 8 bis

(Azioni di risanamento)

 

1. Il comune, qualora riscontri che i livelli di campo sono superiori ai limiti, ai valori e agli obiettivi di qualità previsti dal d.p.c.m. di cui all’articolo 4, comma 2 della legge 36/2001, ordina le azioni di risanamento necessarie al fine di ricondurli al di sotto degli stessi limiti, valori, e obiettivi nel rispetto dei criteri di riduzione a conformità di cui al medesimo d.p.c.m; qualora sia accertata l'impossibilità di garantire il rispetto dei limiti, dei valori e degli obiettivi di qualità previsti dal medesimo d.p.c.m., il comune dispone la delocalizzazione degli impianti.

 

2. Il comune provvede  a quanto disposto dal comma 1 entro il termine massimo di un anno dall’accertamento del superamento. Le azioni volte al risanamento degli impianti sono obbligatoriamente attuate a cura e spese dei titolari degli stessi e sono effettuate nei tempi e con le modalità disposte dal comune nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 4, comma 1 lettera c).

 

3. Si applica l’articolo 8, comma 4.

ARTICOLO 13

Ex Art. 9

(Funzioni di vigilanza e controllo)

 

1. I  Comuni svolgono  la funzione  di vigilanza  e di  controllo sull’attuazione delle disposizioni della presente legge.

 

2. I  controlli di  cui al  comma 1  sono esercitati  dai  Comuni avvalendosi dell’ARPAT  e dei  Dipartimenti di  Prevenzione delle Aziende  Unita’   Sanitarie  Locali,   in  base  alle  rispettive competenze secondo  quanto disposto  dall’articolo  6,  comma  1, della LR  n.66/1995, ed altresì in applicazione dell’articolo 5, comma 1, della stessa legge regionale.

 

3. I  controlli di  cui al presente articolo hanno cadenza almeno annuale, e sono finalizzati a garantire:

 

a)      il  rispetto dei  limiti di  esposizione  e  delle  misure  di  cautela, di cui agli articoli 3 e 4 del DM 381/1998;

a) il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, di cui agli articoli 3 e 4 del d.p.c.m. 8 luglio 2003 (Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz);

b)      l’attuazione, da parte dei soggetti obbligati, delle azioni di risanamento previste dall’articolo 8 (8 e 8 bis);

c)      il mantenimento dei parametri tecnici dell’impianto dichiarati dal gestore ai sensi dell’articolo 5, comma 3.

 

4. Nel  caso di  superamento dei  limiti di  esposizione previsti dall’articolo 3  del DM  n. 381/1998,

fatto salvo quanto disposto dall’articolo 8 (dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4, comma 2 della legge 36/2001, fatto salvo quanto disposto dagli articoli 8 e 8 bis), il Comune competente provvede, anche con ricorso

ai poteri  di ordinanza  ad esso  attribuiti dall’ordinamento, ai fini   della   riconduzione   degli   stessi   entro   i   limiti normativamente fissati.

 

5. Per  quanto non  espressamente previsto dal presente articolo, si osservano  le disposizioni  e modalità tecniche prescritte ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera d), anche con riferimento ad eventuali e periodiche verifiche generali circa la conformità degli impianti  e  delle  reti  realizzate  con  le  prescrizioni autorizzative.

 

6. Gli  oneri relativi  all’effettuazione dei  controlli previsti dal presente  articolo sono  posti a  carico dei  titolari  degli impianti fissi per la telefonia mobile (e fissa), nonché dei concessionari per radiodiffusione  di  programmi  radiofonici  e  televisivi  a carattere commerciale,  e vengono  commisurati a  quanto disposto dal tariffario approvato ai sensi dell’art. 25 della LR 66/1995.

 

7. Il  personale incaricato  dei controlli  previsti ai sensi del presente articolo  può accedere  agli impianti che costituiscono fonte di  emissioni elettromagnetiche, e richiedere i dati, le informazioni ed  i documenti  necessari per  l’espletamento delle proprie funzioni.

 

8. Il  personale cui  competono le  procedure di  rilascio  delle autorizzazioni, di cui all’articolo 7, o le funzioni di vigilanza di cui  al presente  articolo, non può, ad alcun titolo, fornire consulenza retribuita  ai soggetti  che intendono  installare gli impianti di cui all’articolo 2 ovvero li eserciscano.

 

ARTICOLO 10 (Sostituito)

(Sanzioni amministrative)

 

1. Chiunque  installi, esercisca  o  modifichi  un  impianto,  in assenza dell’autorizzazione  di  cui  all’articolo  6,  comma  1, lettera  a),   e’  soggetto   alla  sanzione  amministrativa  del pagamento di  una somma  da lire  5 milioni a lire 20 milioni. In tal caso, l’Amministrazione comunale  competente ordina altresì la cessazione  immediata dell’esercizio  dell’impianto. E’  fatto salvo quanto disposto dall’articolo 11, comma 1.

 

2. L’inosservanza delle prescrizioni autorizzative dettate dall’Amministrazione comunale  competente ai  sensi dell’articolo 6, comma  1, lettera a), è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento  di una  somma da lire 5 milioni a lire 20 milioni, unitamente alla sanzione della sospensione dell’autorizzazione da due a  quattro mesi.  In tal  caso, la  persistente  o  reiterata

violazione delle prescrizioni autorizzative da’ luogo alla revoca dell’autorizzazione   rilasciata,    da   parte    dell’autorità competente,  che  ordina altresì l’immediata cessazione dell’attività.

 

3. La mancata presentazione, da parte dei soggetti obbligati, della dichiarazione prevista  dall’articolo 5,  comma 3, è soggetta alla  sanzione amministrativa del pagamento da lire 5 milioni a lire 20 milioni per ogni impianto a cui si riferisca la violazione stessa. Qualora la sanzione complessiva  risulti  di ammontare superiore  a lire  200 milioni, essa è ricondotta e comminata in  tale ultima misura. In tali casi, l’Amministrazione comunale competente, contestualmente alla  comminazione  della sanzione prevista,  ordina al soggetto inadempiente la produzione della documentazione  richiesta, entro  un termine  perentorio da essa stabilito,  pena la  cessazione dell’attività dell’impianto di cui si tratti.

 

4. La presentazione della dichiarazione prevista dall’articolo 5, comma 3, entro 30 giorni dalla scadenza del termine ivi previsto, è soggetta  alla sanzione  prevista dal  comma  3  del  presente articolo, ridotta ad un quinto.

 

5. Il superamento dei limiti di esposizione previsti dall’articolo 3  del DM  n. 381/1998,  ovvero dei  valori di  cui all’articolo 4,  comma 2,  dello  stesso  DM, è soggetto alla sanzione amministrativa  del pagamento  di una  somma da  lire 10 milioni a lire 50 milioni. In tal caso l’Amministrazione comunale competente  diffida   il  soggetto   inadempiente   all’immediata riconduzione entro  i limiti  ed i valori normativamente fissati. In caso di recidiva, l’importo della sanzione è  raddoppiato, fatto salvo  l’ordine  di  cessazione  immediata  dell’attività, nonché la revoca dell’autorizzazione rilasciata.

 

6. I titolari degli impianti soggetti a risanamento ai sensi dell’articolo 8, comma 2, che non effettuino le relative azioni, nei tempi  e con  le modalità ordinate dal comune, sono soggetti alla sanzione  amministrativa del  pagamento di una somma da lire 10 milioni a lire 50 milioni.

 

7. Per  quanto non  espressamente previsto dal presente articolo, si applicano le norme di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, "Modifiche del  sistema penale",  nonché quelle  previste  dalla legge regionale  12  novembre  1993,  n.  85,  "Disposizioni  per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie", e dalla Legge regionale 10 aprile 1997, n.27, "Disposizioni in materia di sanzioni amministrative".

 

 

 

ARTICOLO 14

Ex Art. 10

Sanzioni amministrative

 

1. Chiunque installi, esercisca o modifichi un impianto, in assenza dell'autorizzazione di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b) numero 1), è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 2500 a euro 10000. In tal caso, l'Amministrazione comunale competente ordina altresì la cessazione immediata dell'esercizio dell'impianto. È fatto salvo quanto disposto dall'articolo 11, comma 1.

 

2. L'inosservanza delle prescrizioni autorizzative dettate dall'Amministrazione comunale competente ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera b) numero 1), è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 2500 a euro 10000, unitamente alla sanzione della sospensione dell'autorizzazione da due a quattro mesi. In tal caso, la persistente o reiterata violazione delle prescrizioni autorizzative dà luogo alla revoca dell'autorizzazione rilasciata, da parte dell'autorità competente, che ordina altresì l'immediata cessazione dell'attività.

 

3. La mancata presentazione, da parte dei soggetti obbligati, della dichiarazione prevista dall'articolo 5, comma 3, è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento da euro 2500 a euro 10000 per ogni impianto a cui si riferisca la violazione stessa. Qualora la sanzione complessiva risulti di ammontare superiore a euro 100000, essa è ricondotta e comminata in tale ultima misura. In tali casi la Regione, contestualmente alla comminazione della sanzione prevista, ordina al soggetto inadempiente la produzione della documentazione richiesta, entro un termine perentorio da essa stabilito, pena la cessazione dell'attività dell'impianto di cui si tratti.

 

4. La presentazione della dichiarazione prevista dall'articolo 5, comma 3, entro trenta giorni dalla scadenza del termine ivi previsto, è soggetta alla sanzione prevista dal comma 3 del presente articolo, ridotta ad un quinto.

 

5. Il superamento dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità previsti dal d.p.c.m. di cui all'articolo 4 comma 2 della legge 36/2001 è soggetto alla sanzione amministrativa di cui al primo periodo dell'articolo 15, comma 1 della legge 36/2001. In tal caso l'Amministrazione comunale competente diffida il soggetto inadempiente all'immediata riconduzione entro i limiti ed i valori normativamente fissati. In caso di recidiva, l'importo della sanzione è raddoppiato, fatto salvo l'ordine di cessazione immediata dell'attività, nonché la revoca dell'autorizzazione rilasciata.

 

6. I titolari degli impianti soggetti a risanamento ai sensi dell'articolo 8 bis che non effettuino le relative azioni, nei tempi e con le modalità ordinate dal Comune, sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5000 a euro 25000.

 

7. Per quanto non espressamente previsto dal presente articolo, si applicano le norme di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 «Modifiche del sistema penale», nonché quelle previste dalla legge regionale 12 novembre 1993, n. 85 «Disposizioni per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie», e dalla legge regionale 10 aprile 1997, n. 27 (Disposizioni in materia di sanzioni amministrative).

 

 

 

 

ARTICOLO  15

Ex Art.11

(Disposizioni transitorie)

 

1. L’obbligo relativo all’acquisizione dell’autorizzazione di cui all’articolo 6,  comma 1, lettera a) (lettera b, numero 1), decorre dalla pubblicazione sul Bollettino  Ufficiale della  deliberazione regionale prevista dall’articolo 4,  comma 2 (comma 1);  a tal  fine, entro  90  giorni  dalla pubblicazione stessa i titolari degli impianti già in esercizio, nonché i  legali rappresentanti  degli  stessi, sono tenuti a presentare apposita domanda al Comune competente.

 

2. I  soggetti di  cui al  comma 1, fatto salvo l’obbligo ivi previsto, possono  proseguire l’esercizio attuale degli impianti; peraltro, in  assenza di  ottemperanza all’obbligo  previsto  dal comma 1,  entro il termine ivi prescritto, si applica la sanzione amministrativa di cui al comma 1 dell’art. 10.

 

3. L’Amministrazione  comunale competente,  qualora alcuno degli impianti  di   cui  al   comma  1   superi  i   limiti  e  valori normativamente prescritti, ordina le azioni di risanamento necessarie, ai  sensi e  per gli  effetti di  cui all’articolo  8 della presente legge, fermo restando quanto disposto dall’articolo 9, comma 3.

 

 3. abrogato

 

Capo II

Norma transitoria ed entrata in vigore

Articolo  16

Norma transitoria

1.  

 

 

 

1. Alle istanze non ancora definite alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni della l.r. 54/2000 come modificata dalla presente legge.

2. Sono fatti salvi gli accordi fra comuni e gestori già sottoscritti e approvati alla data di entrata in vigore della presente legge purché conformi ai criteri di localizzazione di cui all’articolo 7 bis.

Ai Lettori in neretto sono riportate le modifiche della proposta di legge n. 345