------- Original-Nachricht --------
Betreff:       Re: Sulla bozza di legge regionale (lazio)
Datum:  Thu, 30 Jun 2005 14:18:41 +0200
Von:    Eva Marsalek 
An:     C. Comitati Roma Nord 
 
 
 
La "mia lingua" non è l'Italiano - sono austriaca -, ma se ho capito 
bene il messagio ricevuto,
vorrei communicare che mi sembra strano ed incomprensibile che i 
Comitati possono essere d'accordo con la sentenza citata:
 
"1. E' vietata l'installazione di sistemi radianti relativi agli 
impianti di emittenza radiotelevisiva e di stazioni radio base per telefonia 
mobile, su ospedali, case di cura e di riposo, scuole e asili nido.".
 
se invece questi stazioni radio base per telefonia mobile possone 
essere intallati su edifici d'abitazione.
Questa decisione non fa senso per minimizzare l'esposizione-CEM, 
sopratutto dei piu piccoli e forse piu deboli, 
come 
1) tutti, anche i bambini e ragazzi chi sono in asili nido e scuole, ma 
sopratutto i piu piccoli bambini, quelli chi
   non vanno ancora in asili nido, sono nelle abitazion molto piu di 
ore e sopratutto per dormire .....
2) non è detto da per se che, anche se la stazione radio base non si 
trova sulla scuola o l'asilo nido,
   l'esposizione nella scuola e/o l'asilo sia minimizzata (grafica in 
allegato) in confronto all'esposizione da altre parte.
 
Che fine ha allora questo regolamento?
 
Mi sembra che la "sentenza chiave" nelle legge italiani in oggeto sia 
"la minimizzazzione dell'esposizione"
chi dovrebbe essere applicata rigorosamente con pianificazione, 
scegliendo i siti addizionali in funzione dall'esposizione da siti gia 
esistenti (forse con risanimento) con la ricerca da siti chi sono scelti in 
modo di garantire la minimizzazione
dell'esposizione "al minimum possibile per fare funzionare la telefonia 
mobile", questo essendo anche scritto nel fact sheet dell'OMS e chiesto 
per esempio del "Bundesamt für Strahlenschutz" (ufficio federale della 
protezione delle radiazioni) della Germania.
 
Cordiali saluti,
Eva Marsalek - PMI Austria
 
 
 
 
C. Comitati Roma Nord schrieb:
 
Roma, 30 giugno 2005.
 
L'analisi sugli esiti dei ricorsi alla Corte Costituzionale fatta da 
Guido Santonocito è rigorosa e puntuale.
 
Occorre però dire anche che la C. C., nella sentenza 307/03,
ha giudicato incostituzionale il comma 2 dello stesso art. 10 della 
legge della regione Puglia n. 5 del 8/3/02, che recitava:
 
"2. Le localizzazioni degli impianti di cui all'articolo 2, comma 1, 
sono altresì vietate in:
a) aree vincolate ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 
490;
b) aree classificate di interesse storico-architettonico;
c) aree di pregio storico, culturale e testimoniale;
d) fasce di rispetto degli immobili di cui al comma 1, perimetrale nel 
rispetto dei parametri regionali fissati dalla delibera regionale di 
cui all'articolo 4, comma 2."
 
Mentre il comma 1 del medesimo art. 10, cioè quello che è passato 
positivamente all'esame della C. C., recita:
 
"1. E' vietata l'installazione di sistemi radianti relativi agli 
impianti di emittenza radiotelevisiva e di stazioni radio base per telefonia 
mobile, su ospedali, case di cura e di riposo, scuole e asili nido.".
 
Cio' significa che non è possibile attuare delle fasce di rispetto da quei luoghi in cui è vietato installare impianti.
 
E' un altro modo di esprimere il divieto, a Regioni e Comuni, di 
definire limiti sulle distanze.
 
La norma sulle distanze minime non fissate dallo Stato è stata 
dichiarata incostituzionale dalla stessa C. C. .
 
Infatti, sempre con la sentenza n. 307/03, la C. C. ha dichiarato 
inconstituzionale il comma 3 dell'art. 7 (Divieti) della legge della 
regione Marche n. 25 del 13/11/01, che recitava:
 
"La Giunta regionale con proprio atto, da adottare anche avvalendosi 
del supporto tecnico dell'ARPAM, entro tre mesi dall'entrata in vigore 
della presente legge, determina le distanze minime dal perimetro esterno 
delle aree e degli edifici di cui ai commi 1 e 2, nonché degli edifici 
adibiti a permanenze di persone non inferiori a quattro ore al giorno, 
che devono essere rispettate in caso di installazioni degli impianti di 
cui all'articolo 2."
 
Ma sono stati salvati gli altri commi, cioè i commi 1, 2 e 4, che 
dispongono: 
 
"l. E' vietata l'installazione, dei sistemi radianti relativi agli 
impianti di radiodiffusione:
a) sugli edifici destinati ad abitazioni, a luoghi di lavoro o ad 
attività diverse da quelle specificatamente connesse all'esercizio degli 
impianti stessi; 
b) su ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, 
scuole ed asili nido, parchi pubblici, parchi gioco, aree verdi 
attrezzate e impianti sportivi; 
c) in zone classificate dagli strumenti urbanistici come zone di 
interesse paesaggistico-ambientale, storico- architettonico, monumentale ed 
archeologico.
 
2. E' vietata l'installazione di impianti per telefonia mobile:
a) su immobili vincolati ai sensi del Titolo I° del d.lgs. 29 ottobre 
1999, n. 490 o individuati dai Comuni come edifici di pregio 
storico-architettonico;
b) su ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, 
scuole ed asili nido, parchi pubblici, parchi gioco, aree, verdi 
attrezzate e impianti sportivi.
...
4. I Comuni nell'ambito delle competenze loro attribuite dalle norme 
in materia urbanistico-edilizia e dall'articolo 5 della presente legge, 
nonché dal comma 6 dell'articolo 8 della legge 36/2001 individuano nei 
Piani regolatori generali fasce di rispetto relativamente alle aree e 
agli edifici di cui al comma 1 e al comma 2."
 
Questo significa che le fasce di rispetto possono esistere solo se definite nel PRG del Comune o in modifiche al PRG. E tali fasce, in questo caso, potranno essere definite per tutti gli apparati di 
radiodiffusione e di telefonia mobile dai luoghi elencati, rispettivamente, nei commi 1 e 2. 
 
In definitiva, una legge regionale, al momento attuale:
 
a. non potrebbe definire limiti di esposizione diversi da quelli 
nazionali.  
 
b. può chiedere la definizione di fasce di rispetto ai Comuni nei 
relativi PRG che, quindi, dovranno essere aggiornati.
 
Sperando di aver contribuito positivamente alla discussione,
 
inviamo cordiali saluti.
 
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.  
------ 
Queste critiche (in calce ) sono sostanzialmente analoghe a quelle 
espresse dai molti rappresentanti di comitati e associazioni in 
occasione delle due riunioni tenute in merito alla bozza di legge 
(o meglio disegno di legge regionale visto che deriva dall'iniziativa dell'attuale Governo della Regione Lazio) tuttavia sia pur condivisibili
nel merito non reggono dal punto di vista formale e giuridico. 
Trattandosi di una legge regionale non è possibile fare
riforme costituzionali o prevaricare le competenze statali in questa
materia. Purtroppo la Corte Costituzionale si è già pronunciata 
cinque volte su questa materia ed ha progressivamente tracciato un 
quadro rigido e invalicabile. 
La serie di sentenze parte dalla ormai antica pronuncia 
n.382 del 7 ottobre 1999 che risolse in senso favorevole alla Regione 
Veneto il conflitto di attribuzione sollevato dalla Presidenza del Consiglio 
dei Ministri in merito alla legge concernente "la prevenzione dei danni
derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti -  
regime transitorio", che il Consiglio regionale del Veneto dovette 
riapprovare una seconda volte il 29 luglio 1997 a seguito del rinvio del Commissario di Governo.
Quella legge conteneva dei limiti più cautelativi e cosa è cambiato
da allora?
 
Nel lungo dibattito che diede vita alla legge quadro 36/2001 si parlò 
spesso di questo aspetto e proprio questa sentenza della Corte 
Costituzionale fece nascere l'art.8 (Competenze delle regioni, 
delle province e dei comuni) che
testualmente prevede "I comuni possono adottare un regolamento per
assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli
impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi
elettromagnetici". Nell'ottica del principio di sussidiarietà, 
ispiratore del decentramento amministrativo realizzato con il Dlgs 
31/3/98 n.112, in cui erano conferite alle regioni e agli enti locali 
tutte le funzioni amministrative relative alla cura degli interessi e 
alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità non espressamente mantenute allo Stato, configurando, in tal modo, una graduale attribuzione
di compiti e funzioni alle autorità territorialmente e funzionalmente
più vicine ai cittadini interessati. Pertanto la legge, come  Corte Costituzionale aveva chiarito nel risolvere il conflitto tra il 
Governo e la Regione Veneto, si appropria del concetto di urbanistica
le cui funzioni sono attribuite alla regione sin dalle prime fasi del decentramento amministrativo contenute nel DPR 24/7/1977 n.616. 
Il relativo art.80, infatti, definisce la materia
urbanistica come disciplina "dell'uso del territorio" in termini di
omnicomprensività. Essa concerne in particolare gli aspetti 
virtualmente accessori ma funzionalmente collegati , ossia quelli 
"conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le operazioni di 
salvaguardia e di trasformazione del suolo nonché la protezione 
dell'ambiente".
Le successive sentenze della Corte Costituzionale (n. 303, 307, 308 e 
312 del 2003) delineano in modo alquanto preciso l'ambito in cui può 
operare la regione e conseguentemente il comune probabilmente nella 
cornice stessa delineatasi con le "modifiche al titolo V della parte 
seconda della Costituzione" che sono state pubblicate pubblicata nella 
Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001.
Lo Stato e la Regione operano la  "tutela dell'ambiente" ai sensi del
riformato art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, 
con lo Stato che conserva il potere di dettare standard di protezione 
uniformi, validi in tutte le Regioni e non derogabili da queste ultime 
con analoga logica che ispira la legge n. 36/2001 che è quella di affidare,
rispettivamente, allo Stato la fissazione delle soglie di 
esposizione, alle Regioni la disciplina afferente l'uso del territorio in funzione della localizzazione degli impianti, nonché i relativi procedimenti 
autorizzativi.
Le Regioni non possono più derogare dai valori soglia (limiti di
esposizione, valori di attenzione, obiettivi di qualità) fissati 
dallo Stato: ad es., prevedendo limiti più bassi, regole più rigorose o 
tempi più ravvicinati per la loro adozione.
Questo è avvenuto in quanto la Corte Costituzionale di fatto non ha
riconosciuto in pieno l'aspetto sanitario del problema inquinamento
elettromagnetico (la letteratura scientifica è ben lungi dal 
raggiungimento di risultati pacifici in tema di conseguenze connesse all'esposizione ai campi elettromagnetici). Infatti potrebbe essere 
ammissibile un intervento delle Regioni che stabilisse limiti più 
rigorosi rispetto a quelli fissati dallo Stato, in coerenza con il 
principio, proprio anche del diritto comunitario, che ammette deroghe
alla disciplina comune, in specifici territori, con effetti di maggiore protezione dei valori tutelati [.]
Viceversa nelle citate ultime pronunce della Corte 
Costituzionale(cfr. sent. cost. n. 307, considerazioni in diritto n. 
6 e 7; sent. n. 308, considerazioni in diritto n. 3) viene estrapolata 
una complessa e articolata ratio  in cui da un lato vi è la tutela 
sanitaria con misure precauzionali ed al contempo quella della 
realizzazione degli impianti e delle reti rispondenti "a rilevanti 
interessi nazionali".
Sintetizzando oggi per la Corte Costituzionale, i valori di 
elettrosmog sono fissati dallo Stato e le Regioni, perciò, non possono introdurre valoridiversi e più restrittivi, nemmeno per ragioni di 
cautela mentre spetta invece alle Regioni, responsabili dell'uso razionale 
del territorio, ogni decisione afferente alla localizzazione degli impianti. 
Ad esempio: 
la regione Puglia può legittimamente vietare l'impianto di antenne e 
ripetitori in prossimità di "ospedali, case di cura o di riposo, scuole e asili 
nido"
 
(art. 10, comma 1, l. r. 8 marzo 2002, n. 5), trattandosi di una scelta
perfettamente in linea con criteri di qualità e di corretto uso del
territorio mentre nell'iter delle procedure è necessario, in assenza 
di una netta demarcazione dei compiti normativi, dare luogo a pratiche 
ispirate al principio della "leale collaborazione".
Anche in merito alla moratoria che spesso viene giustamente auspicata 
da associazioni e comitati la giurisprudenza non è tenera v. ad es.
T.A.R. VENETO, Sez. II - 1 giugno 2005, n. 2353
"Inquinamento elettromagnetico - Impianti di telefonia mobile - 
Regolamento edilizio comunale - Subordinazione dell'installazione 
all'approvazione di un piano attuativo - Illegittimità. E' illegittima la limitazione, contenuta nel regolamento edilizio comunale, relativa alla localizzazione degli impianti di telefonia mobile subordinatamente alla preventiva approvazione di un piano attuativo, di iniziativa pubblica o 
privata, in quanto – fermo restando il potere comunale di disciplinare 
sotto un profilo strettamente urbanistico-edilizio la localizzazione delle 
opere di urbanizzazione, qualisono state qualificate ex lege le opere in oggetto, come tali, peraltro, suscettibili di essere posizionate in ogni 
parte del territorio comunale – è pur sempre necessario assicurare " 
l'interesse di rilievo nazionale ad una capillare distribuzione del 
servizio" (cfr. Ord. C.d.S., IV Sez., n. 1612/04), condizione questa che risulterebbe pregiudicata dall'applicazione della norma de quo. Pres. f.f. Stevanato, Est. Farina - T. s.p.a. (Avv. Vedova) c. Comune di Loria (Avv.ti Berto e Breganze), Regione Veneto (Avv.ti Morra e Londei) e altro (n.c.) -
 
Tutto questo stato formale di cose consente due possibili strade:
1) prendere di petto la Corte Costituzionale (per la gioia degli 
avvocati del Governo e dei Gestori) ed impegnarla per la sesta 
volta in pochi anni nella valutazione della materia riuscendola 
a convincere a capovolgere il risultato delle precedenti  quattro 
decisioni ;
2) realizzare nel perfetto ambito tracciato dalla Corte un legge 
regionale che attraverso la complessa strada del "governo del territorio  
possa mettere delle regole - che ora non ci sono - vietando, come in 
Puglia, l'impianto di antenne e ripetitori in grado di irradiare prossimi 
"ospedali, o case di cura o di riposo, scuole e asili nido" (art. 10, comma 1, l. r. 8 marzo 2002, n. 5,  ma anche ottenendo il controllo della diffusa 
illegalità sul  territorio con il catasto, il controllo degli elettrodotti di 
media tensione e delle cabine elettriche che possono superare i pur altissimi 
ed inadeguati limiti degli attuali decreti, la delocalizzazione di siti di emittenti radiotv, la razionalizzazione delle SRB, le sanzioni per chi non rispetta queste regole e queste nuove procedure, campagne di informazione per rendere edotti e migliorare i comportamenti individuali ed infine campagne di ricerca epidemiologica e scientifica  per riproporre ilpiù presto possibile 
una nuova legge e provare a convincere "questi dieci giudici della Corte Costituzionale" che hanno sottovalutato la cosa più preziosa e costituzionalmente prevalente il DIRITTO ALLA SALUTE.
In attesa di Vs. idee e considerazioni in merito
 
saluti Guido Santonocito
 
----- Originali Message -----
From: "C. Comitati Roma Nord" 
Sent: Tuesday, June 28, 2005 10:35 PM
Subject: Sulla bozza di legge regionale
 
Roma, 28 giugno 2005.
 
Rigiriamo il messaggio qui allegato.
 
Esso pone dei punti importanti che sono fortemente emersi durante i 
due incontri in Regione.
 
Saluti.
 
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
------------
 
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
Ci scusiamo per non essere intervenuti
all'appuntamento di lunedì 27 giugno, per questo
inviamo un contributo, rispetto a quanto letto nella
bozza di legge sulle emissioni elettromagnetiche.
 
L'idea di fare una legge regionale sulle immissioni
elettromagnetiche, in linea con le disposizioni
nazionali in materia, ci trova scettici e diffidenti.
Per noi, che da anni, facciamo una lotta radicale
contro tutto ciò che ci spara addosso onde, adeguarsi
all'illegalità fatta legge dei vari decreti, in gran
parte incostituzionali, di Gasparri, è tradire i
nostri principi e certificare l'operato dell'ex
burattino dei gestori telefonici, che sedeva al
ministero delle Comunicazioni.
Richiamarsi ad esempio al principio di precauzione,
(articolo 1 comma 1, della bozza di legge) e alla
normativa statale concernente i limiti d'esposizione,
equivale ad annullare gli effetti del principio
stesso, perché adottando tale principio dovrebbe venir
meno ogni riferimento ai valori di soglia, perché il
principio di precauzione implica l'abbassamento delle
immissioni al livello più basso possibile, altro che i
20 volt/metro e i microtesla dei decreti attuativi
ministeriali. Con l'adozione di tali valori si
condonano tutti gli sforamenti e gli abusi, e si
condanna al rischio la salute di milioni di persone,
alla faccia della tutela.
Altro tema da noi discusso è la mancanza, (in attesa
della legge regionale) di una moratoria delle
installazione di stazioni radiobase e televisive, che
fermi il fenomeno di antenna selvaggia, affinché sia
attuabile l'articolo 11 comma 3, che si troverebbe in
seguito a dover rimuovere centinaia d'impianti (sempre
che ci siano i mezzi, i modi e i procedimenti di
rimozione), con centinaia ricorsi al TAR da parte dei
gestori, con un esito che al 99% favorisce
quest'ultimi. Alla fine, quando e se la proposta di
legge fosse approvata, chiuderemmo la stalla quando
ormai è vuota, quando ormai lo scempio è totalmente
compiuto.
L'articolo 12 comma 1, (azioni di risanamento) ci
sembra contrastare con l'articolo 11 comma 3,
(verifica di conformità degli impianti esistenti),
perché non fa cenno alle zone sensibili (articolo 6
comma 3), ma insiste sui valori fissati dai decreti
attuativi della legge statale, come criterio per il
risanamento, mentre sarebbe stato più efficace
richiamarsi al principio di precauzione. A proposito
dei valori fissati, le proposte del relatore della
legge 36, l'ex sottosegretario Valerio Calzolaio aveva
proposto dei valori molti più bassi di quelli
promulgati da Gasparri, e quindi ogni richiamo a
questi non può trovarci d'accordo, perché tali valori
rendono inutile tutta la parte riguardante il Capo
III, impianti per la trasmissione e la distribuzione
dell'energia elettrica. Elettrodotti che superano i 10
microtesla, 50 volte in più della soglia a rischio
indicata da numerosi ricercatori, se esistessero
avrebbero fatto stragi tra la popolazione. Quindi che
senso ha, parlare di risanamento con questi valori,
come scritto all'articolo 16 comma 1?
 
Saluti
 
Comitato contro l'elettrosmog del Trullo XV° Municipio
Roma.
 
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"World Initiatives for use of the Precautionary Principle for Non 
Ionizing Radiation"
 
p.A. Eva Marsalek
Lenaugasse 36, A-3400 Klosterneuburg-Kierling
 
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