Vi invio la Legge Obiettivo n.443. Il Decreto Gasparri all'art.1 fa
riferimento all'art.1 della Legge Obiettivo relativamente al PROGRAMMA delle
infrastrutture strategiche che il CIPE doveva approvare entro il 31 dicembre
2001 con l'indicazione degli stanziamenti necessari alla loro realizzazione.
Il CIPE ha fatto sì una delibera relativa al piano degli interventi nel
comparto delle telecomunicazioni (G.U. n.68 del 21 marzo 2002, suppl. ord.
n. 51) che contiene SOLO una scheda generica di somme da investire
NELL'ALLEGATO 5 ma NON CONTIENE, come è ESPRESSAMENTE SCRITTO ALLA NOTA 1
DELL'ALLEGATO 5, la DISTINTA DELLE OPERE STRATEGICHE: "La distinta delle
opere verrà effettuata con successiva delibera. Questa SUCCESSIVA DELIBERA
non è mai stata fatta.
Quindi manca ad oggi l'elenco delle opere strategiche a cui il D. Gasparri
si riferisce. Per questo, ad oggi, il D. Gasparri non può essere APPLICATO.
dott.ssa Beatrice Bardelli
Coordinamento Comitati contro l'elettrosmog - Toscana
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LEGGE OBIETTIVO o LEGGE DELEGA n. 443 del 21 dicembre 2001

Legge 21dicembre 2001, n. 443

"Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti
produttivi
strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive"
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 299 del 27 dicembre 2001, Suppl.
Ordinario n.279.
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Art. 1.

(Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti
produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività
produttive)

1. Il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle
regioni, individua le infrastrutture pubbliche e private e gli
insediamenti
produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare
per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese. L'individuazione è
operata, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, a mezzo di un programma, formulato
su proposta dei Ministri competenti, sentite le regioni interessate, ovvero
su proposta delle regioni, sentiti i Ministri competenti, e inserito nel
Documento di programmazione economico-finanziaria, con indicazione
degli stanziamenti necessari per la loro realizzazione. Nell'individuare le
infrastrutture e gli insediamenti strategici di cui al presente comma il
Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico fra le
aree del territorio nazionale. Il programma tiene conto del Piano generale
dei trasporti. L'inserimento nel programma di infrastrutture strategiche non
comprese nel Piano generale dei trasporti costituisce automatica
integrazione dello stesso. Il Governo indica nel disegno di legge
finanziaria ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera i-ter, della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, le risorse
necessarie, che
integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo
disponibili. In sede di prima applicazione della presente legge il
programma è approvato dal CIPE entro il 31 dicembre 2001.

2. Il Governo è delegato ad emanare, nel rispetto delle attribuzioni
costituzionali delle regioni, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi volti a
definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle
infrastrutture e degli insediamenti individuati ai sensi del comma 1, a
tal fine riformando le procedure per la valutazione di impatto ambientale
(VIA) e l'autorizzazione integrata ambientale, limitatamente alle opere di
cui al comma 1 e comunque nel rispetto del disposto dell'articolo 2 della
direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985, come modificata
dalla direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e introducendo
un regime speciale,
anche in deroga agli articoli 2, da 7 a 16, 19, 20, 21, da 23 a 30, 32,
34, 37-bis, 37-ter e 37-quater della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive modificazioni, nonché alle ulteriori disposizioni della medesima
legge che non siano necessaria ed immediata applicazione delle direttive
comunitarie, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) disciplina della tecnica di finanza di progetto per finanziare e
realizzare, con il concorso del capitale privato, le infrastrutture e gli
insediamenti di cui al comma 1;
b) definizione delle procedure da seguire in sostituzione di quelle
previste per il rilascio dei provvedimenti concessori o autorizzatori di
ogni specie; definizione della durata delle medesime non superiore a sei
mesi per la approvazione dei progetti preliminari, comprensivi di quanto
necessario per la localizzazione dell'opera d'intesa con la regione o la
provincia autonoma competente, che, a tal fine, provvede a sentire
preventivamente i comuni interessati, e, ove prevista, della VIA;
definizione delle procedure necessarie per la dichiarazione di pubblica
utilità, indifferibilità ed urgenza e per la approvazione del progetto
definitivo, la cui durata non può superare il termine di ulteriori sette
mesi; definizione di termini perentori per la risoluzione delle interferenze
con servizi pubblici e privati, con previsione di responsabilita'
patrimoniali in caso di mancata tempestiva risoluzione;
c) attribuzione al CIPE, integrato dai presidenti delle regioni
interessate, del compito di valutare le proposte dei promotori, di
approvare il progetto preliminare e definitivo, di vigilare sulla esecuzione

dei progetti approvati, adottando i provvedimenti concessori ed
autorizzatori necessari, comprensivi della localizzazione dell'opera e, ove

prevista, della VIA istruita dal competente Ministero. Il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti cura le istruttorie, formula le proposte
ed assicura il supporto necessario per l'attività del CIPE, avvalendosi,
eventualmente, di una apposita struttura tecnica, di advisor e di
commissari
straordinari, che agiscono con i poteri di cui all'articolo 13 del
decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla
legge 23 maggio 1997, n. 135;
d) modificazione della disciplina in materia di conferenza di
servizi, con la previsione della facolta', da parte di tutte le
amministrazioni competenti a rilasciare permessi e autorizzazioni
comunque
denominati, di proporre, in detta conferenza, nel termine perentorio di
novanta giorni, prescrizioni e varianti migliorative che non modificano
la localizzazione e le caratteristiche essenziali delle opere; le
prescrizioni
e varianti migliorative proposte in conferenza sono valutate dal CIPE ai
fini della approvazione del progetto definitivo;
e) affidamento, mediante gara ad evidenza pubblica nel rispetto
delle direttive dell'Unione europea, della realizzazione delle
infrastrutture strategiche ad un unico soggetto contraente generale o
concessionario;
f) disciplina dell'affidamento a contraente generale, con
riferimento all'articolo 1 della direttiva 93/37/CEE del Consiglio del 14
giugno 1993, definito come esecuzione con qualsiasi mezzo di un'opera
rispondente alle esigenze specificate dal soggetto aggiudicatore; il
contraente generale è distinto dal concessionario di opere pubbliche per
l'esclusione dalla gestione dell'opera eseguita ed è qualificato per
specifici connotati di capacità organizzativa e tecnico-realizzativa, per
l'assunzione dell'onere relativo all'anticipazione temporale del
finanziamento necessario alla realizzazione dell'opera in tutto o in parte
con mezzi finanziari privati, per la libertà di forme nella realizzazione
dell'opera, per la natura prevalente di obbligazione di risultato
complessivo del rapporto che lega detta figura al soggetto aggiudicatore
e per l'assunzione del relativo rischio; previsione dell'obbligo, da parte
del contraente generale, di prestazione di adeguate garanzie e di
partecipazione diretta al finanziamento dell'opera o di reperimento dei
mezzi finanziari occorrenti;
g) previsione dell'obbligo per il soggetto aggiudicatore, nel caso
in cui l'opera sia realizzata prevalentemente con fondi pubblici, di
rispettare la normativa europea in tema di evidenza pubblica e di scelta
dei fornitori di beni o servizi, ma con soggezione ad un regime derogatorio
rispetto alla citata legge n. 109 del 1994 per tutti gli aspetti di essa
non aventi necessaria rilevanza comunitaria;
h) introduzione di specifiche deroghe alla vigente disciplina in
materia di aggiudicazione di lavori pubblici e di realizzazione degli
stessi, fermo il rispetto della normativa comunitaria, finalizzate a
favorire il contenimento dei tempi e la massima flessibilitàdegli
strumenti giuridici; in particolare, in caso di ricorso ad un contraente
generale, previsione che lo stesso, ferma restando la sua responsabilità,
possa liberamente affidare a terzi l'esecuzione delle proprie prestazioni
con l'obbligo di rispettare, in ogni caso, la legislazione antimafia e
quella
relativa ai requisiti prescritti per gli appaltatori; previsione della
possibilità di costituire una società di progetto ai sensi dell'articolo
37-quinquies della citata legge n. 109 del 1994, anche con la
partecipazione
di istituzioni finanziarie, assicurative e tecnico-operative già indicate
dallo stesso contraente generale nel corso della procedura di
affidamento;
previsione della possibilità di emettere titoli obbligazionari ai sensi
dell'articolo 37-sexies della legge n. 109 del 1994, ovvero di avvalersi
di altri strumenti finanziari, con la previsione del relativo regime di
garanzia di restituzione, anche da parte di soggetti aggiudicatori, ed
utilizzazione dei medesimi titoli e strumenti finanziari per la
costituzione
delle riserve bancarie o assicurative previste dalla legislazione vigente;
i) individuazione di adeguate misure atte a valutare, ai fini di
una migliore realizzazione dell'opera, il regolare assolvimento degli
obblighi assunti dal contraente generale nei confronti di terzi ai quali
abbia
affidato l'esecuzione di proprie prestazioni;
l) previsione, in caso di concessione di opera pubblica unita a
gestione della stessa, e tenuto conto della redditività potenziale della
stessa, della possibilità di corrispondere al concessionario, anche in
corso d'opera e nel rispetto dei limiti determinati in sede di gara, un
prezzo
in aggiunta al diritto di sfruttamento economico dell'opera, anche a fronte
della prestazione successiva di beni o servizi allo stesso soggetto
aggiudicatore relativamente all'opera realizzata, nonche' della
possibilita' di fissare la durata della concessione anche oltre trenta anni,
in
relazione alle caratteristiche dell'opera, e di consentire al
concessionario
di affidare a terzi i lavori, con il solo vincolo delle disposizioni della
citata direttiva 93/37/CEE relative agli appalti del concessionario e nel
limite percentuale eventualmente indicato in sede di gara a norma della
medesima direttiva;
m) previsione del rispetto dei piani finanziari allegati alle
concessioni in essere per i concessionari di pubblici servizi affidatari
di nuove concessioni;
n) previsione, dopo la stipula dei contratti di progettazione,
appalto, concessione o affidamento a contraente generale, di forme di
tutela risarcitoria per equivalente, con esclusione della reintegrazione in
forma specifica; restrizione, per tutti gli interessi patrimoniali, della
tutela cautelare al pagamento di una provvisionale;
o) previsione di apposite procedure di collaudo delle opere entro
termini perentori che consentano, ove richiesto da specifiche esigenze
tecniche, il ricorso anche a strutture tecniche esterne di supporto alle
commissioni di collaudo.

3. I decreti legislativi previsti dal comma 2 sono emanati sentito il
parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nonché quello delle competenti
Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta giorni dalla
richiesta. Nei due anni successivi alla loro emanazione possono essere
emanate disposizioni correttive ed integrative dei decreti legislativi,
nel rispetto della medesima procedura e secondo gli stessi principi e
criteri
direttivi. Il Governo integra e modifica il regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, in conformità
alle previsioni della presente legge e dei decreti legislativi di cui al
comma
2.

4. Limitatamente agli anni 2002 e 2003 il Governo è delegato ad
emanare,
entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi di cui al comma
2, previo parere favorevole del CIPE, integrato dai presidenti delle regioni
interessate, sentite la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e le competenti Commissioni
parlamentari, uno o più decreti legislativi recanti l'approvazione
definitiva, nei limiti delle vigenti autorizzazioni di spesa, di specifici
progetti di infrastrutture strategiche individuate secondo quanto
previsto al comma 1.

5. Ai fini della presente legge, sono fatte salve le competenze delle
regioni a statuto speciale e delle province autonome previste dagli
statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.

6. In alternativa a concessioni e autorizzazioni edilizie, a scelta
dell'interessato, possono essere realizzati, in base a semplice denuncia
di inizio attività, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 5 ottobre
1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993,
n. 493, come sostituito dall'articolo 2, comma 60, della legge 23 dicembre
1996, n. 662, e successive modificazioni:
a) gli interventi edilizi minori, di cui all'articolo 4, comma 7, del
citato decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398;
b) le ristrutturazioni edilizie, comprensive della demolizione e
ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma. Ai fini del calcolo
della volumetria non si tiene conto delle innovazioni necessarie per
l'adeguamento alla normativa antisismica;
c) gli interventi ora sottoposti a concessione, se sono specificamente
disciplinati da piani attuativi che contengano precise disposizioni
plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza
sia stata esplicitamente dichiarata dal consiglio comunale in sede di
approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti.
Relativamente ai piani attuativi che sono stati approvati anteriormente
all'entrata in vigore della presente legge, l'atto di ricognizione dei
piani di attuazione deve avvenire entro trenta giorni dalla richiesta degli
interessati; in mancanza si prescinde dall'atto di ricognizione, purché
il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione t
ecnica nella quale venga asseverata l'esistenza di piani attuativi con le
caratteristiche sopra menzionate;
d) i sopralzi, le addizioni, gli ampliamenti e le nuove edificazioni in
diretta esecuzione di idonei strumenti urbanistici diversi da quelli
indicati alla lettera c), ma recanti analoghe previsioni di dettaglio.

7. Nulla è innovato quanto all'obbligo di versare il contributo
commisurato agli oneri di urbanizzazione ed al costo di costruzione.

8. La realizzazione degli interventi di cui al comma 6 che riguardino
immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale
è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell'autorizzazione
richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. Si applicano in
particolare le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative
in
materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490.

9. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un
vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa
amministrazione comunale, il termine di venti giorni per la presentazione
della denuncia di inizio dell'attività', di cui all'articolo 4, comma 11,
del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, decorre dal rilascio del
relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è p
riva di effetti.

10. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un
vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il
parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla
denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di
servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater della legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Il termine di venti giorni
per la presentazione della denuncia di inizio dell'attività decorre
dall'esito
della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di
effetti.

11. Il comma 8 dell'articolo 4 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n.
398, è abrogato.

12. Le disposizioni di cui al comma 6 si applicano nelle regioni a
statuto ordinario a decorrere dal novantesimo giorno dalla data di
entrata in vigore della presente legge. Le regioni a statuto ordinario, con
legge, possono individuare quali degli interventi indicati al comma 6 sono
assoggettati a concessione edilizia o ad autorizzazione edilizia.

13. E' fatta in ogni caso salva la potestà legislativa esclusiva
delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di
Bolzano.

14. Il Governo è delegato ad emanare, entro il 31 dicembre 2002, un
decreto legislativo volto a introdurre nel testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui all'articolo 7
della legge 8 marzo 1999, n. 50, e successive modificazioni, le modifiche
strettamente necessarie per adeguarlo alle disposizioni di cui ai commi
da 6 a 13.

15. I soggetti che effettuano attività di gestione dei rifiuti la cui
classificazione è stata modificata con la decisione della Commissione
europea 2001/118/CE del 16 gennaio 2001 inoltrano richiesta all'ente
competente, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, presentando domanda di autorizzazione ai sensi dell'articolo 28 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, o
iscrizione ai sensi dell'articolo 30 del medesimo decreto legislativo,
indicando i nuovi codici dei rifiuti per i quali si intende proseguire
l'attività
di gestione dei rifiuti. L'attività può essere proseguita fino
all'emanazione del conseguente provvedimento da parte dell'ente
competente al rilascio delle autorizzazioni o iscrizioni di cui al citato
decreto legislativo n. 22 del 1997. Le suddette attività non sono soggette
alle procedure per la VIA in quanto le stesse sono attività già in essere.

16. Con riferimento alle competenze delle regioni, di cui
all'articolo 19 del decreto legislativo n. 22 del 1997, entro sei mesi dalla

data di entrata in vigore della presente legge le regioni emanano norme
affinché gli uffici pubblici coprano il fabbisogno annuale di manufatti in
plastica con una quota di manufatti in plastica riciclata pari almeno al 40
per cento del fabbisogno stesso.

17. Il comma 3, lettera b), dell'articolo 7 ed il comma 1, lettera
f-bis) dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 22 del 1997, si
interpretano nel senso che le terre e rocce da scavo, anche di gallerie,
non costituiscono rifiuti e sono, perciò, escluse dall'ambito di
applicazione
del medesimo decreto legislativo, anche quando contaminate, durante il
ciclo produttivo, da sostanze inquinanti derivanti dalle attività di
escavazione,
perforazione e costruzione, sempreché la composizione media dell'intera
massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limiti
massimi previsti dalle norme vigenti.

18. Il rispetto dei limiti di cui al comma 17 è verificato mediante
accertamenti sui siti di destinazione dei materiali da scavo. I limiti
massimi accettabili sono individuati dall'allegato 1, tabella 1, colonna
B, del decreto del Ministro dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471, e
successive modificazioni, salvo che la destinazione urbanistica del sito non
richieda un limite inferiore.

19. Per i materiali di cui al comma 17 si intende per effettivo utilizzo
per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati anche la destinazione a
differenti cicli di produzione industriale, ivi incluso il riempimento
delle cave coltivate, nonché la ricollocazione in altro sito, a qualsiasi
titolo autorizzata dall'autorità amministrativa competente, a condizione che
siano rispettati i limiti di cui al comma 18 e la ricollocazione sia
effettuata
secondo modalità di rimodellazione ambientale del territorio interessato.
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