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Sent: Tuesday, June 03, 2003 12:38 PM
Subject: [VAS] Nuovo golpe di Matteoli

Tutti i poteri al capo di gabinetto
Il "golpe" di Matteoli al ministero dell´Ambiente
GIOVANNI VALENTINI


da Repubblica - 3 giugno 2003

IL CASO
Per spianare la strada al "Comitato dei 24 saggi" una circolare interna
paralizza la struttura burocratica
Ambiente, il "golpe" di Matteoli esautorati i dirigenti del ministero

L´ultimo decreto riorganizza il dicastero in sei direzioni generali ma le
competenze restano per ora nelle mani del capo di gabinetto
Tra l´altro sono state riconosciute 7 nuove associazioni ambientaliste filogovernative
che ora divideranno i fondi con gli organismi storici
GIOVANNI VALENTINI

ROMA - Nella trepida attesa che la maggioranza di centrodestra ratifichi
quanto prima in Parlamento la legge delega ambientale, rilasciando al governo
una cambiale in bianco sul territorio e sul paesaggio, al ministero di via
Cristoforo Colombo fervono le grandi manovre per l´assalto finale alle macerie
del Malpaese. E´ già in pieno svolgimento una mobilitazione o smobilitazione
generale, per sgomberare il campo da norme, procedure e soprattutto tecnici
o funzionari divenuti ormai ingombranti, secondo un malinteso "spoils system"
che ormai arriva fino agli uscieri.
Il primo obiettivo è quello di spianare il terreno al direttorio dei 24
"saggi" esterni, ai quali verrà affidato il compito di riscrivere la "Magna
Carta" dell´ambiente, al di fuori di qualsiasi controllo parlamentare. Ma
l´operazione - come la guerra all´Iraq del '91 - si potrebbe intitolare
"Environment Storm", Tempesta sull´Ambiente, tanto si annuncia minacciosa
e devastante.
Negli ultimi giorni, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto presidenziale
che ristruttura da cima a fondo il ministero, articolandolo in sei Direzioni
generali per la protezione della natura, per la qualità della vita, per
la ricerca ambientale e lo sviluppo, per la salvaguardia ambientale, per
la difesa del suolo e per i servizi interni. «La nuova organizzazione -
si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - consentirà al Dicastero di adeguarsi
al nuovo, accresciuto ruolo richiesto dallo sviluppo delle norme interne
e comunitarie in materia». Ma in realtà, più che di un "riordino", si tratta
di un disordine annunciato, una normalizzazione, un dissesto prossimo venturo
che - se non sarà fermato in tempo - aprirà la strada all´affarismo e alla
speculazione, a vantaggio degli interessi di pochi e a danno del patrimonio
ambientale di tutti.
I presupposti, purtroppo, non mancano. Già il 27 marzo scorso, una circolare
firmata dall´onnipotente capo di gabinetto, Paolo Togni, figlio dell´ex
ministro democristiano che fu più volte alla guida dei Lavori Pubblici,
aveva intimato ai direttori generali di trasmettere al suo ufficio «tutti
gli atti e le informazioni relative a provvedimenti con i quali si provvede
a risolvere specifici problemi di comunità locali, enti pubblici, soggetti
privati e singoli cittadini». Aggiunta a mano, con tanto di punto esclamativo,
la frase: «Si sottolinea l´urgenza!». In pratica, un altolà, una "guerra
preventiva" all´interno del ministero per imporre l´accentramento delle
competenze e dei poteri.
Un mese e mezzo più tardi, in data 16 maggio, lo stesso professor Togni
dando già per approvato il testo della delega al governo per il cosiddetto
"riordino", sospende di fatto tutta la normativa in vigore e blocca l´attività
del ministero: «Si invitano tutti gli uffici a volersi astenere dall´elaborare,
discutere o anche solo impostare attività aventi contenuto attuale o in
prospettiva sugli argomenti oggetto della Delega Legislativa, facendo eccezione
per i soli casi nei quali motivazioni di carattere sopranazionale richiedano
una operatività immediata». Ma comunque, avverte in burocratese lo stesso
documento, anche «tali casi e le conseguenti attività dovranno essere discussi
con l´Ufficio scrivente».
E´ una disposizione che di fatto paralizza il ministero, concentrando i
poteri nelle mani del ministro Altero Matteoli e del suo capo di gabinetto,
con una pericolosa commistione tra l´indirizzo politico e la funzione amministrativa.
Un imbuto, un collo di bottiglia, che tende a produrre i suoi effetti anche
sul piano finanziario, per condizionare i flussi di spesa e rallentare di
conseguenza le procedure e il perfezionamento degli atti. Mentre molti si
chiedono chi comanda in via Cristoforo Colombo e qualcuno dice che ormai
il vero ministro è il professor Togni, c´è anche chi propone di rinominarlo
"Ministero degli Affari ambientali", con un´allusione al giro di denaro
che può alimentare il business della devastazione.
Non è un caso che già il 7 marzo del 2002 una delibera della Corte dei Conti,
oltre a dichiarare l´illegittimità di alcuni provvedimenti interni e incarichi
di reggenza, aveva censurato «le disposizioni circa le modalità e le procedure
di utilizzo delle risorse». A suo giudizio, l´attribuzione dei fondi ai
Dipartimenti prevista dalla legge di bilancio 2002 «risulta stravolta dalle
iniziative impropriamente assunte, e che di fatto potrebbero determinare
una gestione di fatto, in contrasto con il principio della separazione fra
la funzione di indirizzo politico e la funzione di mera gestione, intestata
all´apparato burocratico e amministrativo».
Il 23 aprile successivo, in un´interrogazione a risposta scritta presentata
alla Camera, il deputato Antonio Rotundo (Ds-Ulivo) attaccava direttamente
il capo di gabinetto del ministero, accusandolo di «gestire in prima persona,
con consulenti interni ed esterni lautamente pagati, decreti e ingenti somme
esautorando le direzioni del ministero, con il rischio di recare danni di
miliardi per l´erario». Per tutta risposta, nella legge Finanziaria 2003
il governo ha convalidato «questo eccessivo accentramento nelle mani del
ministro e dei suoi più stretti collaboratori che adesso - come avverte
Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del Wwf Italia - rischia di ingenerare
gravi equivoci e confusioni, compromettendo l´efficienza della struttura
amministrativa ministeriale». Su un bilancio complessivo di un miliardo
e 705 milioni di euro assegnato al ministero, infatti, la maggior parte
di questi fondi sono stati attribuiti al centro di spesa "Gabinetto e uffici
di diretta collaborazione all´opera del Ministro": per l´esattezza, un miliardo
e 239 milioni di euro. Per importi di gran lunga inferiori, seguono il Dipartimento
"Sviluppo sostenibile" (207 milioni di euro) e quello per l´"Assetto dei
valori ambientali" (146 milioni di euro).
Nel frattempo, per completare il quadro dell´operazione, il ministero ha
provveduto anche a riconoscere sette nuove associazioni ambientaliste di
fresca costituzione o comunque di orientamento filo-governativo. Tra queste
spiccano "Movimento Azzurro", ispirato ai colori sociali di Forza Italia;
"Ambiente e/è Vita" (vicina ad Alleanza Nazionale), "L´Umana Dimora" (espressa
da Comunione e Liberazione) e perfino la Lega navale italiana. Insieme alle
associazioni più antiche e più affermate, come il Wwf, Legambiente, Italia
Nostra e il Fai, anche queste "matricole" saranno ammesse ora alla ripartizione
dei fondi pubblici e all´assegnazione delle rappresentanze nei vari enti
territoriali.