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Oggetto: situazione normativa dopo la sentenza con allegata Sentenza 303,2003, normativa regionale, codice delle comunicazioni.

Data:  Lun, 6 Ott 2003 13:56:01
 
Analisi della situazione normativa in materia di antenne ed altre infrastrutture di telecomunicazione dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale del Decreto cd. Gasparri (D.lgs 4 settembre 2002, n.198)

 
A cura di: Tiziana Beomonte* e Guido Santonocito**

Con una decisiva pronuncia del 25 settembre 2003,  depositata in cancelleria e pubblicata in G.U. in data 1 ottobre 2003, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’intero decreto legislativo n.198 del 4 settembre 2002 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell’art.1, comma 2, della legge n.443 del 21 dicembre 2001).

Si tratta del terzo intervento della Consulta, inerente la stessa materia, volto a dirimere i conflitti tra lo Stato e le Regioni,  con cui si restituiscono a queste ultime le proprie competenze, così come previsto dagli articoli 117 e 118 della Costituzione.

La prima pronuncia, la sentenza della Corte Costituzionale, n.382 del 7 ottobre 1999, risolse in senso favorevole per la Regione Veneto il conflitto di attribuzione sollevato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito alla legge concernente “la prevenzione dei danni  derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti -  regime transitorio”, che fu riapprovata il 29 luglio 1997 a seguito del rinvio del Commissario di Governo. Detto rinvio, analogamente a quanto poi sostenuto col ricorso del Presidente del Consiglio alla Consulta, si incentrava essenzialmente su un duplice ordine di motivi:

- in primo luogo, veniva affermata l’invasione da parte della legge regionale, delle competenze statali in tema di determinazione di valori campo elettrico e magnetico;

- secondariamente, si sosteneva l’avvenuta lesione dell’interesse nazionale e di quello di altre regioni. La regione Veneto, infatti, aveva adottato dei limiti notevolmente inferiori rispetto a quelli imposti dalla vigente normativa statale, determinando in tal modo, a parere del ricorrente, uno squilibrio tra le regioni con conseguente aumento di costi gravante sugli utenti di tutto il territorio nazionale.

Attraverso un analisi generale della normativa di riferimento anteriore alla legge n.36/2001 emergevano, invero, in capo allo Stato  unicamente compiti di “fissazione dei limiti massimi di esposizioni relativi a inquinanti di natura chimico, fisica e biologica (…) relativamente all’ambiente esterno e abitativo di cui all’art. 4 legge 23 dicembre 1978 n.833” (XIV co., art.2 legge 8 luglio 1986 n.349 – istitutiva Min. Ambiente). Tuttavia il Governo in due occasioni (anche relativamente alla legge regionale del Lazio del 1995) aveva  finito col censurare una legittima azione normativa delle regioni di carattere cautelativo e prudenziale, ricorrendo  impropriamente ad un concetto di competenza esclusiva volta ad assicurare condizioni di salute uniformi per tutto il territorio nazionale. La previsione di una disciplina più garantistica da parte della regione non sarebbe sufficiente a configurare un’invasione della competenza statale mai potendosi ravvisare, in tal modo, il superamento di presunti limiti costituzionali alterando il principio di uniformità ed omogeneità dei criteri di tutela. Del resto l’evoluzione normativa degli ultimi anni ha attribuito allo Stato nella materia urbanistica competenze di coordinamento e di indirizzo relative alla “identificazione delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali e ambientali (…)”(art.52 I co. Dlgs31/3/1998 n.112) e ulteriori funzioni e compiti di mero carattere residuale. Nell’ottica del principio di sussidiarietà, ispiratore del decentramento amministrativo realizzato con il Dlgs 31/3/98 n.112 sono conferite alle regioni e agli enti locali tutte le funzioni amministrative relative alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità non espressamente mantenute allo Stato, configurando, in tal modo, una graduale attribuzione di compiti e funzioni alle autorità territorialmente e funzionalmente più vicine ai cittadini interessati. Pertanto la Corte Costituzionale per risolvere il conflitto si appropria del concetto di urbanistica le cui funzioni sono attribuite alla regione sin dalle prime fasi del decentramento amministrativo contenute nel DPR 24/7/1977 n.616. 

Il relativo art.80, infatti, definisce la materia urbanistica come disciplina “dell’uso del territorio” in termini di omnicomprensività. Essa concerne in particolare gli aspetti virtualmente accessori ma funzionalmente collegati, ossia quelli “conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le operazioni di salvaguardia e di trasformazione del suolo nonché la protezione dell’ambiente”. Altrettanto prive di carattere di invasione delle competenze legislative dello Stato risultano le norme regionali in tema di assistenza sanitaria intesa come complesso degli interventi positivi per la tutela e promozione della salute umana. Alle regioni e ai comuni spetta dunque il compito di seguire la strada tracciata dalla legge regionale del Veneto ed inevitabilmente confermata dalla nuova legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico che all'art. 8. (Competenze delle regioni, delle province e dei comuni) testualmente prevede "I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici".

La prima sentenza è stata oltretutto recentemente richiamata da una seconda pronuncia della Corte Costituzionale, la sentenza n. 407 del 26 luglio 2002, che “in una vicenda analoga, a proposito dei limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico, ha ritenuto non incostituzionale una disciplina regionale, specie a considerare che essa se, da un canto, implica limiti più severi di quelli fissati dallo Stato, non vanifica, dall'altro, in alcun modo gli obiettivi di protezione della salute da quest'ultimo perseguiti”.

Con la sentenza n. 303 del 25 settembre 2003  la suprema Corte ha nuovamente affermato la competenza regionale annullando in questo caso l’ingerenza da parte dello stato operata mediante il citato Decreto Legislativo 198/2002 (decreto cd.  Gasparri).

Rispetto alle competenze stabilite nella normativa antecedente al decreto cd. Gasparri, che prevedeva la possibilità da parte delle Regioni di individuare i siti idonei alla costruzione di impianti di telecomunicazione e di decidere le modalità di rilascio dei relativi permessi oltre a stabilire gli standard urbanistici, il Decreto cd. Gasparri riservava alle Regioni solamente la facoltà di porre eccezioni in sede di apposita conferenza di servizi. Contrariamente a quanto stabilito dall’art. 117 Cost., l’articolo 3, comma 2 (Infrastrutture di Telecomunicazione) del Decreto cd Gasparri creava una deroga assoluta rispetto agli strumenti urbanistici di competenza regionale e comunale.

L’art. 117 della Costituzione italiana, così come recentemente riformato, demanda alla potestà legislativa dello Stato: la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; demanda alla potestà legislativa concorrente tra Stato (limitatamente ai principi fondamentali) e Regioni (per ogni altro aspetto): la tutela della salute, il governo del territorio, l'ordinamento della comunicazione, del trasporto e della distribuzione nazionale dell'energia; demanda alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni ogni altra materia non riservata espressamente alla legislazione statale.

Infatti, tale Decreto cd Gasparri statuiva che: “Le infrastrutture di cui all’art. 4, ad esclusione delle torri e dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento.”

Pertanto erano da ritenersi implicitamente “abrogate” tutte le Leggi Regionali ed i Regolamenti comunali in materia di costruzione di antenne e altre infrastrutture di telefonia e radio telecomunicazione. Al contrario, nelle proprie motivazioni con la sentenza 303/2003 la Corte Costituzionale afferma testualmente che il Decreto Gasparri è illegittimo per eccesso di delega laddove “il vizio di eccesso di delega può essere addotto solo quando la violazione denunciata sia potenzialmente idonea a determinare una vulnerazione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni o Province autonome ricorrenti (sentenze n. 353 del 2001, n. 503 del 2000, n. 408 del 1998, n. 87 del 1996). Nella specie non può negarsi che la disciplina delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche, che si assume in contrasto con la legge di delega n. 443 del 2001, comprima le attribuzioni regionali sotto più profili. Il più evidente tra essi emerge dalla lettura dell'art. 3, comma 2, secondo il quale tali infrastrutture sono compatibili con qualsiasi destinazione  urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento.”

Pertanto, alla luce di tale sentenza, nonché ai sensi della legge quadro n.36/2001, tutte le leggi regionali e i relativi regolamenti comunali in contrasto con l’entrata in vigore del Decreto Gasparri sono pienamente in vigore.

Ne può valere l’obiezione che le norme dichiarate illegittime sono state sostituite dal nuovo codice delle comunicazioni elettroniche (D.lgs 1 agosto 2003 n.259 pubb. in G.U. 15 settembre 2003). Questo provvedimento recepisce alcune procedure operative per il rilascio delle autorizzazioni e per le modalità di installazione già fissate dal cd decreto Gasparri. Infatti, la stessa Corte nel decretare l’illegittimità costituzionale del decreto Gasparri specifica che “a nulla rilevando, in questo giudizio, la sopravvenuta entrata in vigore del d.lgs 1 agosto 2003 n.259 recante il codice delle comunicazioni elettroniche che riguarda in parte la stessa materia”. Certamente laddove vi fosse ingerenza da parte di tali norme sulle competenze regionali questa non potrebbe che essere illegittima sotto il profilo costituzionale e, pertanto, tutti gli impianti presenti o futuri che non rispettano gli strumenti urbanistici locali e/o la normativa regionale sono o saranno da ritenersi illegittimamente edificati e dunque abusivi.

 * * * *

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE
 

SENTENZA N.303 - ANNO 2003

(omissis)

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 1, commi da 1 a 12 e 14, della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive); dell'art. 13, commi 1, 3, 4, 5, 6 e 11, della legge 1° agosto 2002, n. 166, (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti); degli articoli da 1 a 11, 13 e da 15 a 20 del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190 (Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale); del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443) ed allegati A, B, C e D dello stesso decreto legislativo n. 198 del 2002; promossi con ricorsi: della Regione Marche,(omissis) Toscana, (omissis) Umbria, (omissis) della Provincia autonoma di Trento, (omissis) della Regione Emilia-Romagna, (omissis) della Provincia autonoma di Bolzano, (omissis) della Regione Campania, (omissis) della Regione Basilicata, (omissis)della Regione Lombardia (omissis) e del Comune di Vercelli(omissis).

(omissis)

Considerato in diritto

(omissis)

35. ¾ L'intero decreto legislativo n. 198 del 2002 è impugnato in tutti i ricorsi per eccesso di delega, sul rilievo che la legge n. 443 del 2002, nell'art. 1, comma 1, autorizzava l'adozione di una normativa specifica per le sole infrastrutture puntualmente individuate anno per anno, a mezzo di un programma approvato dal CIPE, mentre nel caso di specie non vi sarebbe stata tale individuazione, ma esclusivamente una «sintesi del piano degli interventi nel comparto delle comunicazioni». Inoltre, si aggiunge nei ricorsi delle Regioni Emilia-Romagna e Umbria, la delega sarebbe stata conferita per la realizzazione di "grandi opere", mentre tralicci, pali, antenne, impianti radiotrasmittenti, ripetitori, che il decreto legislativo n. 198 disciplina, costituirebbero solo una molteplicità di piccole opere; infine - si lamenta nei ricorsi delle Regioni Emilia-Romagna, Umbria e Lombardia - lungi dall'uniformarsi ai principî e criteri direttivi della delega, il decreto impugnato, nell'art. 1, porrebbe a sé medesimo i principî che informano le disposizioni successive.

    Secondo la giurisprudenza di questa Corte, nel giudizio promosso in via principale il vizio di eccesso di delega può essere addotto solo quando la violazione denunciata sia potenzialmente idonea a determinare una vulnerazione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni o Province autonome ricorrenti (sentenze n. 353 del 2001, n. 503 del 2000, n. 408 del 1998, n. 87 del 1996). Nella specie non può negarsi che la disciplina delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche, che si assume in contrasto con la legge di delega n. 443 del 2001, comprima le attribuzioni regionali sotto più profili. Il più evidente tra essi emerge dalla lettura dell'art. 3, comma 2, secondo il quale tali infrastrutture sono compatibili con qualsiasi destinazione  urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento. In questi casi la Regione è legittimata a far valere le proprie attribuzioni anche allegando il vizio formale di eccesso di delega del decreto legislativo nel quale tale disciplina è contenuta.

    Nella specie l'eccesso di delega è evidente, a nulla rilevando, in questo giudizio, la sopravvenuta entrata in vigore del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante il Codice delle comunicazioni elettroniche, che riguarda in parte la stessa materia.

    L'art. 1, comma 2, della legge n. 443 del 2001, che figura nel titolo del decreto legislativo impugnato ed è richiamata nel preambolo, ha conferito al Governo il potere di individuare infrastrutture pubbliche e private e insediamenti produttivi strategici di interesse nazionale a mezzo di un programma formulato su proposta dei Ministri competenti, sentite le Regioni interessate ovvero su proposta delle Regioni sentiti i Ministri competenti. I criteri della delega, contenuti nell'art. 2, confermano che i decreti legislativi dovevano essere intesi a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti individuati a mezzo di un programma.

    Di tale programma non vi è alcuna menzione nel decreto impugnato, il quale al contrario prevede che i soggetti interessati alla installazione delle infrastrutture sono abilitati ad agire in assenza di un atto che identifichi previamente, con il concorso regionale, le opere da realizzare e sulla scorta di un mero piano di investimenti delle diverse società concessionarie. Ogni considerazione sulla rilevanza degli interessi sottesi alla disciplina impugnata non può avere ingresso in questa sede, posto che tale disciplina non corrisponde alla delega conferita al Governo e non può essere considerata di questa attuativa.

    L'illegittimità dell'intero atto esime questa Corte dal soffermarsi sulle singole disposizioni oggetto di ulteriori censure, che restano pertanto assorbite.

per questi motivi


LA CORTE COSTITUZIONALE

 riuniti i giudizi,

(omissis)

35) dichiara la illegittimità costituzionale del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443);

36) dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Comune di Vercelli "per sollevare questione di legittimità costituzionale e conflitto di attribuzione" avverso il decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198.

 Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 settembre 2003.

  F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente, Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere. Depositata in Cancelleria l'1 ottobre 2003.”

 

* * * *

ELENCO DELLA NORMATIVA REGIONALE E DELLE PROVINCE AUTONOME
 
REGIONE ABRUZZO

Legge regionale 20 settembre 1988, n. 83. — Disciplina delle funzioni regionali concernenti linee ed impianti elettrici aventi tensione fino a 150.000 volt(B.U. Regione Abruzzo 5 ottobre 1988, n. 27).

Legge  regionale 4 giugno 1991, n. 20. - Normativa regionale in materia di prevenzione dell’inquinamento da onde elettromagnetiche (B.U. Regione Abruzzo 1° luglio 1991, n. 19).

Legge  regionale 12 agosto 1998 72. - Organizzazione dell’esercizio delle funzioni amministrative a livello locale (artt. 39 e 40) (B.U. Regione Abruzzo 8 settembre 1998, n. 20).

Legge regionale 10 maggio 1999, n. 27. - Attuazione del D.M. 10 settembre          1998, n. 381 del Ministero dell’ambiente, contenente il regolamento re           cante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compati           bili con la salute umana (B.U. Regione Abruzzo 25 maggio 1999, n. 20).

Delibera Giunta regionale 2 febbraio 2000, n. 78/C. - Linee guida di indicazione ai Comuni per la regolamentazione dell’installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile (B.U. Regione Abruzzo 19 maggio 2000, n. 15).

Delibera Consiglio regionale 1° marzo 2000, n. 153/16. - Linee guida di indicazione ai Comuni per la regolamentazione dell’installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile (B.U. Regione Abruzzo 19 maggio 2000, n. 15).

REGIONE BASILICATA

Legge regionale 8 marzo 1999, n. 7. - Conferimento di funzioni e compiti       amministrativi al sistema delle autonomie locali e funzionali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (artt. 23 e 61) (B.U. Regione Basilicata 18 marzo 1999, n. 17).

Legge  regionale 5 aprile 2000, n. 30. — Normativa regionale in materia di prevenzione dell’inquinamento da campi elettromagnetici (B.U. Regione Basilicata 10 aprile 2000, n. 25).

REGIONE CALABRIA
    
Legge regionale 3 ottobre 1997, n. 10. - Norme in materia di valorizzazione e             razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall’inquinamento. Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) per la gestione del servizio idrico integrato (art. 56). (B.U. Regione Calabria 9 ottobre 1997, n. 102).

Legge regionale 24 novembre 2000, n. 17. - Norme in materia di opere di concessione linee elettriche ed impianti elettrici con tensione non superiore a 150.000 volt. Delega alle amministrazioni provinciali. (B.U. Regione Calabria 29 novembre 2000, n. 111).

REGIONE CAMPANIA
     
Circolare Assessore Regionale 15 marzo 1999, n. 1. - Prime disposizioni in materia di prevenzione dell’inquinamento ambientale e tutela sanitaria della popolazione da onde elettromagnetiche (B.U. Regione Campania 21 febbraio 2000, n. 10).

REGIONE EMILIA ROMAGNA
 
Legge regionale 22 febbraio 1993, n.10. - Norme in materia di opere relative a linee ed impianti elettrici fino a 150.000 Volt. Delega di funzioni amministrative (B.U. Regione Emilia Romagna 25 febbraio 1993, n.16).

Delibera Giunta regionale 2 novembre 1999, n. 1965. - Direttiva per      l’applicazione della L.R. 22 febbraio 1993, n. 10 recante "Norme in materia di opere relative a linee ed impianti elettrici fino a 150.000 volt. Delega funzioni amministrative” così come modificata dall’art. 90, della L.R. 21 aprile 1999, n. 3 (B.U. Regione Emilia Romagna 1° dicembre 1999, n. 142).

 
Legge  regionale 24 marzo 2000, n. 20.  - Disciplina generale sulla tutela e          l’uso del territorio (art. A-25) (B.U. Regione Emilia Romagna 27 marzo 2000 n. 52).

Legge regionale 31 ottobre 2000, n. 30. -  Norme per la tutela della salute e la           salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento elettromagnetico (B.U. Regione Emilia Romagna 3 novembre 2000, n. 154).

Legge Regionale n. 30 del 25/11/2002 Emilia Romagna VII Legislatura NORME CONCERNENTI LA LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI FISSI PER L'EMITTENZA RADIO E TELEVISIVA E DI IMPIANTI PER LA TELEFONIA MOBILE BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE 25 11 2002 N. 162

REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

Legge regionale 29 aprile 1999, n.9. - Disposizioni varie in materia di competenza regionale (art.1) (B.U. Regione Friuli Venezia Giulia 22 aprile 1999, n.16, S.O. n.4).

Legge regionale 22 febbraio 2000, n.2. - Disposizioni per la formazione del bilancio pluriennale ed annuale della Regione  (Legge finanziaria 2000) (art. 4)(B.U. Regione Friuli Venezia Giulia 25 febbraio 2000, n.8, S.O. n.2).

Legge regionale 3 luglio 2000, n.13. - Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2000 (art. 6) (B.U. Regione Friuli Venezia Giulia 3 luglio 2000, n.26, S.O. n.5).

 
REGIONE LAZIO
   
Legge regionale 11 settembre 1989, n. 56. - Piano regionale degli insediamenti radiotelevisivi (B.U. Regione Lazio 30 settembre 1989, n. 27,  S.O. n.1).

 
Legge regionale 10 maggio 1990, n. 42. - Norme in materia di opere concernenti linee ed impianti elettrici fino a 150 kV (B.U. Regione Lazio 30 maggio 1990, n. 15).

 
Legge  regionale 6 agosto 1999, n. 14. - Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo (artt. 113, 114, 115 e 121) (B.U. Regione Lazio 30 agosto 1999, n.24, S.O. n.2).

 
Delibera Giunta regionale 4 aprile 2000, n. 1138. - Disposizioni per l’installazione, la modifica e l’esercizio di impianti di radiocomunicazioni (B.U. Regione Lazio 10 giugno 2000, n. 16).

Regolamento regionale 21 febbraio 2001, n. 1. - Regolamento regionale per la disciplina delle procedure per l’installazione, la modifica ed il risanamento di sistemi radioelettrici (B.U. Regione Lazio 10 marzo 2001, n.7,  S.O. n. 8).

 
REGIONE LIGURIA

Legge regionale 21 giugno 1999, n.18. - Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia (B.U. Regione Liguria 14 luglio 1999, n.10).

 
REGIONE LOMBARDIA

Legge regionale 16 agosto 1982, n.52. - Norme in materia di opere concernenti linee ed impianti elettrici fino a 150.000 volt (B.U. Regione Lombardia 18 agosto 1982, n.33, I.S.O.).

 
Circolare 18 ottobre 1999, n.55. - Direzione Generale Sanità - Servizio Prevenzione sanitaria - Linee Guida per l'installazione di nuove Stazioni Radio Base (SRB) per telefonia mobile, nonché per eventuali modifiche o disattivazione delle stesse (B.U. Regione Lombardia 2 novembre 1999, n.44).

 
REGIONE MARCHE
       
Legge regionale 6 giugno 1988, n. 19. - Norme in materia di opere concernenti linee ed impianti elettrici fino a 150.000 volt (B.U. Regione Marche 8 giugno 1988, n. 65).

 
REGIONE MOLISE
       
Legge regionale 29 settembre 1999, n. 34. - Norme sulla ripartizione delle funzioni e dei compiti amministrativi tra la Regione e gli Enti Locali, in attuazione dell’articolo 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (artt. 76, 77 e 78)  (B.U. Regione Molise 16 ottobre 1999, n. 19).

 
REGIONE PIEMONTE
 
Legge regionale 26 aprile 1984, n.23. - Disciplina delle funzioni regionali inerenti all'impianto delle opere elettriche aventi tensioni fino a 150.000 volt (B.U. Regione Piemonte 2 maggio 1984, n.18).

Legge regionale 23 gennaio 1989, n.6. - Nuova disciplina in materia di teleradiocomunicazioni (B.U. Regione Piemonte 1 febbraio 1989, n.5).

 
Delibera Giunta regionale 1° marzo 2000, n. 75-29564. - Approvazione del regolamento regionale relativo ai nuovi criteri di tutela sanitaria ed ambientale per il rilascio dell'autorizzazione regionale all'installazione e modifica degli impianti di teleradiocomunicazioni di cui alla legge regionale 23 gennaio 1989, n.6 (B.U. Regione Piemonte 19 aprile 2000, n.16). 

 
Decreto Presidente Giunta regionale 14 aprile 2000, n. 1/R. - Regolamento regionale recante: "Nuovi criteri di tutela sanitaria ed ambientale per il rilascio dell'autorizzazione regionale all'installazione e modifica degli impianti di teleradiocomunicazioni di cui alla legge regionale 23 gennaio 1989, n.6"  (B.U. Regione Piemonte 19 aprile 2000, n.16).

 
Legge regionale 26 aprile 2000, n.44. - Disposizioni normative per l'attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n.59" (artt. 46, 47, 48, 52, 53 e 54) (B.U. Regione Piemonte 3 maggio 2000, n.18).

 
REGIONE PUGLIA
       
Legge  regionale 30 novembre 2000, n. 17. - Conferimento di funzioni e compiti amministrativi in materia di tutela ambientale (artt. 19, 20 e 21) (B.U. Regione  Puglia 13 dicembre 2000, n. 147).

 
Legge  regionale 30 novembre 2000, n.20. - Conferimento di funzioni e compiti amministrativi nelle materie delle opere pubbliche, viabilità e trasporti (art. 4) (B.U. Regione  Puglia 13 dicembre 2000, n. 147).

 
REGIONE SARDEGNA
       
Legge  regionale 20 giugno 1989, n. 43. - Norme in materia di opere concernenti linee ed impianti elettrici (B.U. Regione Sardegna 1° luglio 1989, n. 25).

 
REGIONE SICILIA
       
Circolare Assessore Regionale 17 aprile 2000, prot. n. 2818. - Linee guida applicative del “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana” di cui al D.M. 10 settembre 1998, n. 381 del Ministero dell’ambiente (G.U. Regione Sicilia 12 maggio 2000, n. 22).

 
Decreto Presidente Regione 11 maggio 2000. - Piano sanitario regionale 2000-2002  (parte VI, punto 5.4.) (G.U. Regione Sicilia 2 giugno 2000, n. 26, S.O.).

       
REGIONE TOSCANA
    
Legge  regionale 11 agosto 1999, n. 51. - Disposizioni in materia di linee    elettriche ed impianti elettrici (B.U. Regione Toscana 20 agosto 1999, n. 26).

 
Delibera Giunta regionale 2 novembre 1999, n. 1965. - Direttiva per l’applicazione della L.R. 22 febbraio 1993, n. 10 recante “Norme in materia di opere relative a linee ed impianti elettrici fino a 150.000 volt. Delega funzioni amministrative” così come modificata dall’art. 90 della L.R. 21 aprile 1999, n. 3. (B.U. Toscana 1° dicembre 1999, n.142).

 
Legge regionale 6 aprile 2000, n. 54. -  Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione (B.U. Regione Toscana 17 aprile 2000, n. 17); così come integrata delibera 16/01/2002.

 
Regolamento 20 dicembre 2000, n. 9. - Regolamento di attuazione della L.R. 11 agosto 1999, n. 51 in materia di linee elettriche ed impianti elettrici          (B.U. Regione Toscana 29 dicembre 2000, n. 39).

 
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
 
Legge provinciale 13 luglio 1995, n.7. - Disciplina delle funzioni provinciali inerenti all'impianto di opere elettriche con tensione nominale fino a 150.000 volt (B.U. Regione Trentino Alto Adige 25 luglio 1995, n.34).

 
Legge provinciale 28 aprile 1997, n.9.  - Individuazione di siti per la localizzazione di impianti di radiodiffusione (B.U. Regione Trentino Alto Adige 6 maggio 1997, n.21).

 
Delibera Giunta provinciale 20 febbraio 1998, n.1566. - Individuazione dei requisiti tecnici concernenti gli aspetti paesaggistici, di prevenzione delle calamità e di protezione dell'ambiente cui devono conformarsi gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, a termini dell'articolo 2, comma 8, della legge provinciale 28 aprile 1997, n.9, nonché della documentazione richiesta ai fini del rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 2, comma 6, della legge medesima (B.U. Regione Trentino Alto Adige 17 marzo 1998, n.12).

 
Legge provinciale 11 settembre 1998, n.10. - Misure collegate con l'assestamento del bilancio per l'anno 1998 (Art. 61) (B.U. Regione Trentino Alto Adige 15 settembre 1998, n.38, I.S.O.).

 
Decreto Presidente Giunta provinciale 29 giugno 2000, n.13-31/Leg. - Disposizioni regolamentari concernenti la protezione dall'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, ai sensi dell'articolo 61 della legge provinciale 11 settembre 1998, n.10 (B.U. Regione Trentino Alto Adige 18 luglio 2000, n.30).

 
Delibera Giunta provinciale 22 settembre 2000, n.2368. - Direttive per la prima applicazione del D.P.G.P. 29 giugno 2000, n.13-31/Leg (Disposizioni regolamentari concernenti la protezione dall'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, ai sensi dell'articolo 61 della legge provinciale 11 settembre 1998, n.10), relativamente agli impianti fissi di telecomunicazione e di radiodiffusione sonora e televisiva (B.U. Regione Trentino Alto Adige 24 ottobre 2000, n.44).

 
REGIONE UMBRIA
        
Legge regionale 11 agosto 1983, n. 31. - Norme in materia di opere concernenti linee ed impianti elettrici fino a 150.000 volt (B.U. Regione Umbria 18 agosto 1983, n. 54).

 
Delibera Giunta regionale 3 marzo 1999, n. 268. - Radiazioni non ionizzanti (N.I.R.). - Linee di indirizzo per le attività di tipo autorizzativo su nuovi impianti e per la vigilanza e il controllo sulle installazioni esistenti (B.U. Regione Umbria 31 marzo 1999, n. 19).

 
Delibera Giunta regionale 1° settembre 1999, n. 1267. - Chiarimenti relativi alla Delib. G.R. 3 marzo 1999, n. 268, concernente le radiazioni non ionizzanti (NIR) (B.U. Regione Umbria 6 ottobre 1999, n. 53).

 
Delibera Giunta regionale 7 giugno 2000, n. 588. - Radiazioni non ionizzanti            (NIR). - Delib. G.R. n. 268/1999 e Delib. G.R. n. 1267/1999. Adeguamento delle linee di indirizzo (B.U. Regione Umbria 5 luglio 2000, n. 36).

Delibera Giunta regionale 26 luglio 2000, n. 872. - Linee di indirizzo e coordinamento regionale vincolanti per il risanamento e la modifica degli impianti di radiocomunicazione per il rispetto dei limiti e dei valori di cui al D.M. n. 381/1998 (B.U. Regione Umbria 15 settembre 2000, n. 50).

Delibera Giunta regionale 30 agosto 2000, n. 964. - Verifica tecnica ai fini della protezione della popolazione dai rischi derivanti dai campi elettromagnetici generati dagli impianti per telecomunicazioni - Integrazione alla Delib. G.R. n. 588/2000 (B.U. Regione Umbria 4 ottobre 2000, n. 53).

 
REGIONE VALLE D'AOSTA

Legge regionale 6 aprile 1998, n.11. - Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d'Aosta (art. 32) (B.U. Regione Valle d'Aosta 16 aprile 1998, n.16).

 
Legge regionale 21 agosto 2000, n.31. - Disciplina per l'installazione e l'esercizio di impianti di teleradiocomunicazioni (B.U. Valle d'Aosta 5 settembre 2000, n.39).

 
REGIONE VENETO
 
Legge regionale 6 settembre 1991, n.24.  - Norme in materia di opere concernenti linee e impianti elettrici sino a 150.000 volt (B.U. Regione Veneto 10 settembre 1991, n.81).

 
Legge regionale 30 giugno 1993, n.27. - Prevenzione dei danni derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti (B.U. Regione Veneto 2 luglio 1993, n.55).

 
Legge regionale 9 luglio 1993, n.29. - Tutela igienico sanitaria della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti per teleradiocomunicazioni (B.U. Regione Veneto 13 luglio 1993, n.58).

 
Circolare Presidente Giunta regionale 17 maggio 1994, n.14. - Direttive per l'applicazione della legge regionale 9 luglio 1993, n.29 "Tutela igienico sanitaria della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti per teleradiocomunicazioni" (B.U. Regione Veneto 3 giugno 1994, n.1994).

 
Circolare Presidente Giunta regionale 23 giugno 1995, n.18. - Direttive per l'applicazione della legge regionale 9 luglio 1993, n.29 "Tutela igienico sanitaria della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti per teleradiocomunicazioni" (B.U. Regione Veneto 18 luglio 1995, n.67).

 
Circolare Presidente Giunta regionale 24 novembre 1998, n.13. - Procedure per l'autorizzazione all'installazione, all'utilizzo, all'allogamento ed allo stanziamento delle apparecchiature diagnostiche a risonanza magnetica fisse e mobili del gruppo "A", con valore di campo statico di induzione magnetica non superiore a 2 Tesla. Procedure per l'installazione e l'utilizzo delle apparecchiature diagnostiche a risonanza magnetica "settoriali" (B.U. Regione Veneto 11 dicembre 1998, n.111).

 
Legge regionale 22 ottobre 1999, n.48. - Prevenzione dei danni derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti. Regime transitorio (B.U. Regione Veneto 26 ottobre 1999, n.93).

 
Delibera Giunta regionale 11 aprile 2000, n.1526.  - L.R. 30 giugno 1993, n.27 e successive modificazioni ed integrazioni: "Prevenzione dei danni derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti". Direttive (B.U. Regione Veneto 2 maggio 2000, n.41).

 
Delibera Giunta regionale 23 giugno 2000, n.1791.  - L.R. 30 giugno 1993, n.27 e successive modificazioni ed integrazioni: "Prevenzione dei danni derivanti dai campi elettromagnetici generati da elettrodotti". Integrazioni alle direttive emanate con Delib. G.R. 11 aprile 2000, n.1526 (B.U. Regione Veneto 25 luglio 2000, n.67).

 
Circolare Presidente Giunta regionale 9 agosto 2000, n.14.  - Legge regionale n.29/1993 D.M. n.381/1998 Delib. G.R. 5268/1998. Tutela igienico-sanitaria della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti per teleradiocomunicazioni. Direttive di applicazione (B.U. Regione Veneto 1 settembre 2000, n.78).

 
* * * *
 

D.lgs 1 agosto 2003 n.259 recante il codice delle comunicazioni elettroniche Pubbl. G.Uff. 15 settembre 2003

 

Presidente della Repubblica

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 1 agosto 2002, n. 166, ed, in particolare, l’articolo 41;

Vista la direttiva 2002/19/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002,relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva accesso);

Vista la direttiva 2002/20/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002,relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni);

Vista la direttiva 2002/21/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002,che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro);

Vista la direttiva 2002/22/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002,relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale);

Vista la direttiva 2002/77/CE, della Commissione, del 16 settembre 2002, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica;

Visto il Codice della navigazione;

Vista la legge 5 giugno 1962, n. 616;

Vista la legge 11 febbraio 1971, n. 50;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156;

Vista la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare

(SOLAS), firmata a Londra nel 1974 e resa esecutiva con legge 23 maggio 1980, n. 313, e i successivi emendamenti;

Vista la legge 21 giugno 1986, n. 317, come modificata dal decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 novembre 1991, n. 435;

Visto il decreto legislativo 9 febbraio 1993, n. 55;

Visto il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 289;

Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 103;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 1995, n. 420;

Vista la legge 31 gennaio 1996, n. 61;

Visto il decreto legislativo 11 febbraio 1997, n. 55;

Vista la legge 1° luglio 1997, n. 189;

Vista la legge 31 luglio 1997, n. 249;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1997, n. 318;

Visto il decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 191;

Visto il decreto legislativo 15 novembre 2000, n. 373;

Visto il decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 2001, n. 77;

Vista la legge 20 marzo 2001, n. 66, ed, in particolare, l’articolo 2 bis, comma 10;

Visto il decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269;

Vista la legge 3 agosto 2001, n. 317;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2001, n. 447;

Visto il Regolamento delle radiocomunicazioni (edizione 2001), dell’Unione

internazionale delle telecomunicazioni (UIT), che integra le disposizioni della costituzione e della convenzione dell’UIT, adottata a Ginevra il 22 dicembre 1994, e ratificata dalla legge 31 gennaio 1996, n. 313;

Visto il decreto legislativo 4 marzo 2002, n. 21;

Vista la decisione n. 676/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002, relativa ad un quadro normativo per la politica in materia di spettro radio nella Comunità europea (Decisione spettro radio);

Visto il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze, approvato con decreto ministeriale 8 luglio 2002, e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198;

Vista la legge 27 dicembre 2002, n. 289;

Vista la legge 16 gennaio 2003, n. 3, ed in particolare l’articolo 41;

Vista la legge 8 luglio 2003, n.172;

Viste le preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri adottate nelle riunioni del 23 maggio e 19 giugno 2003;

Acquisito il parere del Consiglio Superiore delle Comunicazioni in data 16 luglio 2003;

Acquisito, sui Titoli I e II, il parere della Conferenza Unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, espresso nella seduta del 3 luglio 2003;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del ;

Sulla proposta del Ministro delle comunicazioni e del Ministro per le politiche

comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze, della difesa, delle attività produttive, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’ambiente e della tutela del territorio, per l’innovazione e le tecnologie, e per gli affari regionali;

emana

il seguente decreto legislativo

 
(omissis)


Capo V Disposizioni relative a reti ed impianti
 

Art. 86

Infrastrutture di comunicazione elettronica e diritti di passaggio

1. Le autorità competenti alla gestione del suolo pubblico adottano senza indugio le occorrenti decisioni e rispettano procedure trasparenti, pubbliche e non discriminatorie, ai sensi degli articoli 87, 88 e 89, nell’esaminare le domande per la concessione del diritto di installare infrastrutture:

a) su proprietà pubbliche o private ovvero al di sopra o al di sotto di esse, a un operatore autorizzato a fornire reti pubbliche di comunicazione;

b) su proprietà pubbliche ovvero al di sopra o al di sotto di esse, a un operatore autorizzato a fornire reti di comunicazione elettronica diverse da quelle fornite al pubblico.

2. Sono, in ogni caso, fatti salvi gli accordi stipulati tra gli Enti locali e gli operatori, per quanto attiene alla localizzazione, coubicazione e condivisione delle infrastrutture di comunicazione elettronica.

3. Le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia.

4. Restano ferme le disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, nonché le disposizioni a tutela delle servitù militari di cui alla legge 24 dicembre 1976, n. 898.

5. Si applicano, per la posa dei cavi sottomarini di comunicazione elettronica e dei relativi impianti, le disposizioni di cui alla legge 5 maggio 1989, n. 160, ed al Codice della navigazione.

6. L’Autorità vigila affinché, laddove le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o gli altri Enti locali, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, mantengano la proprietà o il controllo di imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica, vi sia un’effettiva separazione strutturale tra la funzione attinente alla concessione dei diritti di cui al comma 1 e le funzioni attinenti alla proprietà o al controllo.

7. Per i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità si applicano le disposizioni di attuazione di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a), della legge 22 febbraio 2001, n. 36.

8. Gli operatori di reti radiomobili di comunicazione elettronica ad uso pubblico provvedono ad inviare ai Comuni ed ai competenti ispettorati territoriali del Ministero la descrizione di ciascun impianto installato, sulla base dei modelli A e B dell’allegato n. 13. I soggetti interessati alla realizzazione delle opere di cui agli articoli 88 e 89 trasmettono al Ministero copia dei modelli C e D del predetto allegato n. 13. Il Ministero può delegare ad altro Ente la tenuta degli archivi telematici di tutte le comunicazioni trasmessegli.

 

Art. 87

Procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici
 

1. L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l'installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS, per reti di diffusione, distribuzione e contribuzione dedicate alla televisione digitale terrestre, per reti a radiofrequenza dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile, nonché per reti radio a larga banda punto-multipunto nelle bande di frequenza all'uopo assegnate, viene autorizzata dagli Enti locali, previo accertamento, da parte dell’Organismo competente ad effettuare i controlli, di cui all’articolo 14 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della citata legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione.

2. L'istanza di autorizzazione alla installazione di infrastrutture di cui al comma 1 è presentata all'Ente locale dai soggetti a tale fine abilitati. Al momento della presentazione della domanda, l'ufficio abilitato a riceverla indica al richiedente il nome del responsabile del procedimento.

3. L'istanza, conforme al modello di cui al modello A dell'allegato n. 13, realizzato al fine della sua acquisizione su supporti informatici e destinato alla formazione del catasto nazionale delle sorgenti elettromagnetiche di origine industriale, deve essere corredata della documentazione atta a comprovare il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, relativi alle emissioni elettromagnetiche, di cui alla legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione, attraverso l'utilizzo di modelli predittivi conformi alle prescrizioni della CEI, non appena emanate. In caso di pluralità di domande, viene data precedenza a quelle presentate congiuntamente da più operatori. Nel caso di installazione di impianti, con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 Watt, fermo restando il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità sopra indicati, è sufficiente la denuncia di inizio attività, conforme ai modelli predisposti dagli Enti locali e, ove non predisposti, al modello B di cui all'allegato n. 13.

4. Copia dell'istanza ovvero della denuncia viene inoltrata contestualmente

all’Organismo di cui al comma 1, che si pronuncia entro trenta giorni dalla comunicazione.

Lo sportello locale competente provvede a pubblicizzare l'istanza, pur senza diffondere i dati caratteristici dell'impianto.

5. Il responsabile del procedimento può richiedere, per una sola volta, entro quindici giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di dichiarazioni e l'integrazione della documentazione prodotta. Il termine di cui al comma 9 inizia nuovamente a decorrere dal momento dell'avvenuta integrazione documentale.

6. Nel caso una Amministrazione interessata abbia espresso motivato dissenso, il

responsabile del procedimento convoca, entro trenta giorni dalla data di ricezione della domanda, una conferenza di servizi, alla quale prendono parte i rappresentanti delle Amministrazioni degli Enti locali interessati, nonché dei soggetti preposti ai controlli di cui all'articolo 14 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, ed un rappresentante dell'Amministrazione dissenziente.

7. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima

convocazione. L'approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole Amministrazioni e vale altresì come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori. Della convocazione e dell'esito della conferenza viene tempestivamente informato il Ministero.

8. Qualora il motivato dissenso, a fronte di una decisione positiva assunta dalla conferenza di servizi, sia espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela ambientale,alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto compatibili con il Codice, le disposizioni di cui agli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

9. Le istanze di autorizzazione e le denunce di attività di cui al presente articolo, nonché quelle relative alla modifica delle caratteristiche di emissione degli impianti già esistenti, si intendono accolte qualora, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda, fatta eccezione per il dissenso di cui al comma 8, non sia stato comunicato un provvedimento di diniego. Gli Enti locali possono prevedere termini più brevi per la conclusione dei relativi procedimenti ovvero ulteriori forme di semplificazione amministrativa, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal presente comma.

10. Le opere debbono essere realizzate, a pena di decadenza, nel termine perentorio di dodici mesi dalla ricezione del provvedimento autorizzatorio espresso, ovvero dalla formazione del silenzio-assenso.

 

Art. 88

Opere civili, scavi e occupazione di suolo pubblico

 
1. Qualora l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica presupponga la realizzazione di opere civili o, comunque, l'effettuazione di scavi e l'occupazione di suolo pubblico, i soggetti interessati sono tenuti a presentare apposita istanza conforme ai modelli predisposti dagli Enti locali e, ove non predisposti, al modello C di cui all'allegato n.13, all'Ente locale ovvero alla figura soggettiva pubblica proprietaria delle aree.

2. Il responsabile del procedimento può richiedere, per una sola volta, entro dieci giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di dichiarazioni e la rettifica o integrazione della documentazione prodotta. Il termine di cui al comma 7 inizia nuovamente a decorrere dal momento dell'avvenuta integrazione documentale.

3. Entro il termine di trenta giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il responsabile del procedimento può convocare, con provvedimento motivato, una conferenza di servizi, alla quale prendono parte le figure soggettive direttamente interessate dall'installazione.

4. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima

convocazione. L'approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole Amministrazioni e vale altresì come

dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori.

5. Qualora il motivato dissenso, a fronte di una decisione positiva assunta dalla conferenza di servizi, sia espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto compatibili con il Codice, le disposizioni di cui all'articolo 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

6. Il rilascio dell'autorizzazione comporta l'autorizzazione alla effettuazione degli scavi indicati nel progetto, nonché la concessione del suolo o sottosuolo pubblico necessario all'installazione delle infrastrutture. Il Comune può mettere a disposizione, direttamente o per il tramite di una società controllata, infrastrutture a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie.

7. Trascorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda, senza che l'Amministrazione abbia concluso il procedimento con un provvedimento espresso ovvero abbia indetto un'apposita conferenza di servizi, la medesima si intende in ogni caso accolta.

Nel caso di attraversamenti di strade e comunque di lavori di scavo di lunghezza inferiore ai duecento metri, il termine è ridotto a trenta giorni.

8. Qualora l'installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica interessi aree di proprietà di più Enti, pubblici o privati, l'istanza di autorizzazione, conforme al modello D di cui all'allegato n. 13, viene presentata a tutti i soggetti interessati. Essa può essere valutata in una conferenza di servizi per ciascun ambito regionale convocata dal comune di maggiore dimensione demografica. La conferenza può essere convocata anche su iniziativa del soggetto interessato.

9. Nei casi di cui al comma 8, la conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima convocazione. L'approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale altresì come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori, anche ai sensi degli articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327. Della convocazione e dell'esito della conferenza viene tempestivamente informato il Ministero. Qualora il motivato dissenso sia espresso da un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto compatibili con il Codice, le disposizioni di cui all'articolo 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n.241 e successive modificazioni.

10. Salve le disposizioni di cui all'articolo 93, nessuna altra indennità è dovuta ai soggetti esercenti pubblici servizi o proprietari, ovvero concessionari di aree pubbliche, in conseguenza di scavi ed occupazioni del suolo, pubblico o privato, effettuate al fine di installare le infrastrutture di comunicazione elettronica.

11. Le figure giuridiche soggettive alle quali è affidata la cura di interessi pubblici devono rendere noto, con cadenza semestrale, i programmi relativi a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, al fine di consentire ai titolari di autorizzazione generale una corretta pianificazione delle rispettive attività strumentali ed, in specie, delle attività di installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica. I programmi dei lavori di manutenzione dovranno essere notificati in formato elettronico al Ministero, ovvero ad altro Ente all'uopo delegato, con le stesse modalità di cui all'articolo 89, comma 3, per consentirne l'inserimento in un apposito archivio telematico consultabile dai titolari dell’autorizzazione generale.

12. Le figure soggettive esercenti pubblici servizi o titolari di pubbliche funzioni hanno l'obbligo, sulla base di accordi commerciali a condizioni eque e non discriminatorie, di consentire l'accesso alle proprie infrastrutture civili disponibili, a condizione che non venga turbato l'esercizio delle rispettive attività istituzionali.


Art. 89

Coubicazione e condivisione di infrastrutture

1. Quando un operatore che fornisce reti di comunicazione elettronica ha il diritto di installare infrastrutture su proprietà pubbliche o private ovvero al di sopra o al di sotto di esse, in base alle disposizioni in materia di limitazioni legali della proprietà, servitù ed espropriazione di cui al presente Capo, l’Autorità anche mediante l’adozione di specifici regolamenti incoraggia la coubicazione o la condivisione di tali infrastrutture o proprietà.

2. Fermo quanto disposto in materia di coubicazione e condivisione di infrastrutture e di coordinamento di lavori dalla legge 1° agosto 2002, n. 166, e dal comma 3 del presente articolo, quando gli operatori non dispongano di valide alternative a causa di esigenze connesse alla tutela dell’ambiente, alla salute pubblica, alla pubblica sicurezza o alla realizzazione di obiettivi di pianificazione urbana o rurale, l’Autorità può richiedere ed eventualmente imporre la condivisione di strutture o proprietà, compresa la coubicazione fisica, ad un operatore che gestisce una rete di comunicazione elettronica o adottare ulteriori misure volte a facilitare il coordinamento dei lavori, soltanto dopo un adeguato periodo di pubblica consultazione ai sensi dell’articolo 11, stabilendo altresì i criteri per la ripartizione dei costi della condivisione delle strutture o delle proprietà.

3. Qualora l'installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica comporti l'effettuazione di scavi all'interno di centri abitati, gli operatori interessati devono provvedere alla comunicazione del progetto in formato elettronico al Ministero, o ad altro Ente delegato, per consentire il suo inserimento in un apposito archivio telematico, affinché sia agevolata la condivisione dello scavo con altri operatori e la coubicazione dei cavi di comunicazione elettronica conformi alle norme tecniche UNI e CEI. L'avvenuta comunicazione in forma elettronica del progetto costituisce un presupposto per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'articolo 88.

4. Entro il termine perentorio di trenta giorni, a decorrere dalla data di presentazione e pubblicizzazione del progetto di cui al comma 3, gli operatori interessati alla condivisione dello scavo o alla coubicazione dei cavi di comunicazione elettronica, possono concordare, con l'operatore che ha già presentato la propria istanza, l'elaborazione di un piano comune degli scavi e delle opere. In assenza di accordo tra gli operatori, l'Ente pubblico competente rilascia i provvedimenti abilitativi richiesti, in base al criterio della priorità delle domande.

5. Nei casi di cui ai commi 3 e 4 si adottano le disposizioni e le procedure stabilite all'articolo 88.


Art. 90

Pubblica utilità – Espropriazione


1. Gli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico, ovvero esercitati dallo Stato, e le opere accessorie occorrenti per la funzionalità di detti impianti hanno carattere di pubblica utilità, ai sensi degli articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

2. Gli impianti di reti di comunicazioni elettronica e le opere accessorie di uso esclusivamente privato possono essere dichiarati di pubblica utilità con decreto del Ministro delle comunicazioni, ove concorrano motivi di pubblico interesse.

3. Per l'acquisizione patrimoniale dei beni immobili necessari alla realizzazione degli impianti e delle opere di cui ai commi 1 e 2, può esperirsi la procedura di esproprio prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327. Tale procedura può essere esperita dopo che siano andati falliti, o non sia stato possibile effettuare, i tentativi di bonario componimento con i proprietari dei fondi sul prezzo di vendita offerto, da valutarsi da parte degli uffici tecnici erariali competenti.


Art. 91

Limitazioni legali della proprietà

 
1. Negli impianti di reti di comunicazione elettronica di cui all’articolo 90, commi 1 e 2, i fili o cavi senza appoggio possono passare, anche senza il consenso del proprietario, sia al di sopra delle proprietà pubbliche o private, sia dinanzi a quei lati di edifici ove non siano finestre od altre aperture praticabili a prospetto.

2. Il proprietario o il condominio non può opporsi all'appoggio di antenne, di sostegni, nonché al passaggio di condutture, fili o qualsiasi altro impianto nell'immobile di sua proprietà occorrente per soddisfare le richieste di utenza degli inquilini o dei condomini.

3. I fili, cavi ed ogni altra installazione debbono essere collocati in guisa da non impedire il libero uso della cosa secondo la sua destinazione.

4. Il proprietario è tenuto a sopportare il passaggio nell'immobile di sua proprietà del personale dell'esercente il servizio che dimostri la necessità di accedervi per l'installazione, riparazione e manutenzione degli impianti di cui sopra.

5. Nei casi previsti dal presente articolo al proprietario non è dovuta alcuna indennità.

6. L’operatore incaricato del servizio può agire direttamente in giudizio per far cessare eventuali impedimenti e turbative al passaggio ed alla installazione delle infrastrutture.


Art. 92

Servitù
 

1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 91, le servitù occorrenti al passaggio con appoggio dei fili, cavi ed impianti connessi alle opere considerate dall’articolo 90, sul suolo, nel sottosuolo o sull'area soprastante, sono imposte, in mancanza del consenso del proprietario ed anche se costituite su beni demaniali, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e della legge 1° agosto 2002, n. 166.

2. Se trattasi di demanio statale, il passaggio deve essere consentito dall'autorità competente ed è subordinato all'osservanza delle norme e delle condizioni da stabilirsi in apposita convenzione.

3. La domanda, corredata dal progetto degli impianti e del piano descrittivo dei luoghi, è diretta all’autorità competente che, ove ne ricorrano le condizioni, impone la servitù richiesta e determina l’indennità dovuta ai sensi dell’articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

4. La norma di cui al comma 3 è integrata dall’articolo 3, comma 3, della legge 1° agosto 2002, n. 166.

5. Contro il provvedimento di imposizione della servitù è ammesso ricorso ai sensi dell’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

6. Fermo restando quanto stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, la servitù deve essere costituita in modo da riuscire la più conveniente allo scopo e la meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni delle proprietà vicine.

7. Il proprietario ha sempre facoltà di fare sul suo fondo qualunque innovazione, ancorché essa importi la rimozione od il diverso collocamento degli impianti, dei fili e dei cavi, né per questi deve alcuna indennità, salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che costituisce la servitù.

8. Il proprietario che ha ricevuto una indennità per la servitù impostagli, nel momento in cui ottiene di essere liberato dalla medesima, è tenuto al rimborso della somma ricevuta, detratto l'equo compenso per l'onere già subito.

9. La giurisdizione in materia di imposizione di servitù spetta in via esclusiva al giudice amministrativo.


Art. 93

Divieto di imporre altri oneri
 

1. Le pubbliche Amministrazioni, le Regioni, le Province ed i Comuni non possono

imporre, per l'impianto di reti o per l'esercizio dei servizi di comunicazione elettronica, oneri o canoni che non siano stabiliti per legge.

2. Gli operatori che forniscono reti di comunicazione elettronica hanno l'obbligo di tenere indenne l'Ente locale, ovvero l'Ente proprietario, dalle spese necessarie per le opere di sistemazione delle aree pubbliche specificamente coinvolte dagli interventi di installazione e manutenzione e di ripristinare a regola d'arte le aree medesime nei tempi stabiliti dall'Ente locale. Nessun altro onere finanziario o reale può essere imposto, in base all'articolo 4 della legge 31 luglio 1997, n. 249, in conseguenza dell'esecuzione delle opere di cui al Codice, fatta salva l'applicazione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche di cui al capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, oppure del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche di cui all'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni ed integrazioni, calcolato secondo quanto previsto dal comma 2, lettera e), del medesimo articolo, ovvero dell'eventuale contributo una tantum per spese di costruzione delle gallerie di cui all'articolo 47, comma 4, del predetto decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507.


Art. 94

Occupazione di sedi autostradali da gestire in concessione e di proprietà dei concessionari
 

1. Per la realizzazione e la manutenzione di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico, può essere occupata una sede idonea, lungo il percorso delle autostrade, gestite in concessione e di proprietà del concessionario, all'interno delle reti di recinzione.

2. La servitù è imposta con decreto del Ministro delle comunicazioni, sentito il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

3. Prima della emanazione del decreto d'imposizione della servitù, il Ministero trasmette all'ufficio provinciale dell’Agenzia del territorio competente un piano di massima dei lavori da eseguire. L'ufficio provinciale dell’Agenzia del territorio, sentite le parti, esprime il suo parere in merito e stabilisce la indennità da pagarsi al proprietario in base all'effettiva diminuzione del valore del fondo, all'onere che ad esso si impone ed al contenuto della servitù.

4. Il Ministro delle comunicazioni emana il decreto d'imposizione della servitù,

determinando le modalità di esercizio, dopo essersi accertato del pagamento o del deposito dell'indennità. Il decreto viene notificato alle parti interessate.

5. L'inizio del procedimento per l'imposizione della servitù deve essere preceduto da un tentativo di bonario componimento tra il fornitore del servizio di comunicazione elettronica ad uso pubblico ed il proprietario dell'autostrada, previo, in ogni caso, parere dell'ufficio provinciale dell’Agenzia del territorio competente sull'ammontare dell'indennità da corrispondere per la servitù stessa.

6. Qualora il concessionario proprietario dell'autostrada dovesse provvedere all'allargamento od a modifiche e spostamenti della sede autostradale per esigenze di viabilità, e l'esecuzione di tali lavori venisse ad interessare i cavi di comunicazione elettronica, ne dà tempestiva comunicazione al proprietario di detti cavi, avendo cura di inviare la descrizione particolareggiata delle opere da eseguire. In tali modifiche e spostamenti sono compresi anche quelli per frane, bonifiche, drenaggi ed altre cause di forza maggiore.

7. Il proprietario dei cavi di comunicazione elettronica provvede a proprie spese e cura alla modifica dei propri impianti ed al loro spostamento sulla nuova sede che il concessionario proprietario dell'autostrada è tenuto a mettere a disposizione.

8. Le disposizioni del presente articolo sono integrate da quelle di cui agli articoli 3 e 40 della legge 1° agosto 2002, n. 166.

9. Per quanto non espressamente stabilito nel presente articolo, si applicano le norme di cui al presente Capo.


Art. 95

Impianti e condutture di energia elettrica - Interferenze
 

1. Nessuna conduttura di energia elettrica, anche se subacquea, a qualunque uso

destinata, può essere costruita, modificata o spostata senza che sul relativo progetto si sia preventivamente ottenuto il nulla osta del Ministero ai sensi delle norme che regolano la materia della trasmissione e distribuzione della energia elettrica.

2. Il nulla osta di cui al comma 1 è rilasciato dall’ispettorato del Ministero, competente per territorio, per le linee elettriche:

a) di classe zero, di I classe e di II classe secondo le definizioni di classe adottate nel decreto del Presidente della Repubblica 21 giugno 1968, n. 1062;

b) qualunque ne sia la classe, quando esse non abbiano interferenze con linee di

comunicazione elettronica;

c) qualunque ne sia la classe, nei casi di urgenza previsti dall'articolo 113 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.

3. Nei casi di cui al comma 2, lettera c), per i tratti di linee che abbiano interferenze con impianti di comunicazione elettronica, i competenti organi del Ministero ne subordinano il consenso a condizioni da precisare non oltre sei mesi dalla data di presentazione dei progetti.

4. Per l'esecuzione di qualsiasi lavoro sulle condutture subacquee di energia elettrica e sui relativi atterraggi, è necessario sempre il preventivo consenso del Ministero che si riserva di esercitare la vigilanza e gli opportuni controlli sulla esecuzione dei lavori stessi. Le relative spese sono a carico dell'esercente delle condutture.

5. Nessuna tubazione metallica sotterrata, a qualunque uso destinata, può essere costruita, modificata o spostata senza che sul relativo progetto sia stato preventivamente ottenuto il nulla osta del Ministero.

6. Le determinazioni su quanto previsto nei commi 3, 4 e 5 possono essere delegate ad organi periferici con decreto del Ministro delle comunicazioni, sentito il Consiglio superiore delle comunicazioni.

7. Nei casi di tubazioni metalliche sotterrate che non presentano interferenze con impianti di comunicazione elettronica, il relativo nulla osta è rilasciato dal capo dell’ispettorato del Ministero, competente per territorio.

8. Nelle interferenze tra cavi di comunicazione elettronica sotterrati e cavi di energia elettrica sotterrati devono essere osservate le norme generali per gli impianti elettrici del comitato elettrotecnico italiano del Consiglio nazionale delle ricerche. Le stesse norme generali, in quanto applicabili, devono essere osservate nelle interferenze tra cavi di comunicazione elettronica sotterrati e tubazioni metalliche sotterrate.

9. Qualora, a causa di impianti di energia elettrica, anche se debitamente approvati dalle autorità competenti, si abbia un turbamento del servizio di comunicazione elettronica, il Ministero promuove, sentite le predette autorità, lo spostamento degli impianti od altri provvedimenti idonei ad eliminare i disturbi, a norma dell'articolo 127 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775. Le relative spese sono a carico di chi le rende necessarie.

(omissis)
 
*Avv. Tiziana Beomonte - responsabile dell’osservatorio di giurisprudenza dell’A.L.C.E.

**Dott. Guido Santonocito - responsabile settore elettrosmog WWF Italia

Entrambi gli autori sono  docenti in materia di inquinamento elettromagnetico nei corsi di formazione delle Forze di Polizia

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