L’argomento elettrosmog segna un punto a favore della salute dei cittadini dovuto dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il Decreto Gasparri. Tale decreto, era teso a limitare il potere delle Regioni e degli enti locali in materia di localizzazione degli impianti.  Il punto decisivo era il seguente : “le infrastrutture di cui all’art. 4 , ad esclusione delle torri e dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono compatibilicon qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento” (art. 3, comma 2 del decreto Gasparri). Ora, la Corte Costituzionale ha deciso l’incostituzionalità del decreto Gasparri, proprio per questa invasione di competenza sulla potestà delle regioni e degli enti locali che, per quanto riguarda il governo del territorio, hanno la competenza esclusiva. Nel testo della Corte si legge testualmente: “ Nella specie non può negarsi che la disciplina delle infrastrutture  di telecomunicazioni strategiche, che si assume in contrasto con la legge delega n. 443 del 2001, comprima le attribuzioni regionali sotto più profili. Il più evidente tra essi emerge dalla letturadell’articolo 3 , comma 2, secondo il quale tali infrastrutture sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale anche in deroga agli strumenti urbanistici e a ogni altra disposizione di legge o di regolamento”. La Corte Costituzionale , quindi, conclude per l’incostituzionalità del decreto Gasparri in quanto “Nella specie l’eccesso di delega è evidente, a nulla rilevando, in questo giudizio, la sopravvenuta entrata in vigore del decreto Legislativo 1 Agosto 2003, n. 259, recante il Codice delle comunicazioni elettroniche, che riguarda in parte la stessa materia.”  Per cui , mentre il potere di imporre i limiti di esposizione spetta esclusivamente allo Stato, il potere di localizzazione spetta alle regioni e agli enti locali che possono, quindi, attraverso proprio gli strumenti urbanistici di pianificazione del territorio, perseguire l’obiettivo di tutelare la salute , difendere il patrimonio culturale e architettonico, tutelare le zone maggiormente a rischio (scuole, ospedali, ecc.), tutelare quelle più densamente abitate. Lo possono fare non introducendo limiti più bassi ma stabilendo norme di localizzazione (spazi in cui non è possibile mettere i ripetitori, distanze minime, criteri di localizzazione ecc.).Quindi  rimangono in vigore le norme che il decreto Gasparri intendeva colpire. I poteri , in particolare degli enti locali, di varare regolamenti per la minimizzazione delle esposizioni delle popolazioni si fondano su una serie di riferimenti giuridici. Cito quelli più specifici : il comma 1 dell’articolo 4 del Decreto 381 del 1998, afferma che gli impianti vanno progettati e realizzati tendendo a minimizzare l’esposizione della popolazione; le linee guida applicative del medesimo decreto 381 del 1998 chiariscono come il concetto di obiettivo di qualità (collegato evidentemente a quello di “minimizzazione” delle esposizioni) implica la possibilità dell’assunzione di misure di protezione ulteriori, anche se sono già rispettati i limiti di esposizione ed i valori di cautela. L’articolo 2 bis della legge 189/97 , stabilisce che le infrastrutture che generano campi elettromagnetici debbono essere sottoposte ad opportune procedure di valutazione di impatto ambientale (sentenze del Consiglio di Stato precisano come tali procedure debbano essere regolate dalle regioni); il comma 6 dell’articolo 8 della legge quadro (legge n. 36 del 2001 ), afferma esplicitamente come i comuni possano dotarsi di regolamenti per il corretto inserimento urbanistico degli impianti  e per la minimizzazione delle esposizioni delle popolazioni, il decreto legge 5 gennaio 2001, n 5 (“Disposizioni urgenti per il differimento dei termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonché per il risanamento di impianti radiotelevisivi), ha confermato pienamente i poteri degli enti locali in materia di urbanistica ed edilizia per quanto riguarda l’installazione degli impianti di telefonia mobile anche ai fini della tutela della salute. I suddetti riferimenti normativi rappresentano la base giuridica che fonda la possibilità per i comuni di dotarsi di regolamenti che migliorino le condizioni espositive delle popolazioni residenti. Si tratta, in pratica , di riferirsi al concetto di minimizzazione delle esposizioni che non è, evidentemente, un termine letterario , bensì un concetto presente nella legge e che è responsabilità delle amministrazioni locali applicare concretamente. Vengono così, sostanzialmente , confermate tutte quelle iniziative che in sede locale hanno determinato l’approvazione di delibere e regolamenti che hanno determinato misure di maggior  tutela delle popolazioni ( per esempio con l’introduzione di distanze degli impianti da edifici particolari, quali scuole , ospedali, luoghi di lavoro, abitazioni) e che le imprese molte volte hanno contestato davanti ai giudici proprio sotto il profilo dell’incompetenza degli enti locali di dettare norme più restrittive di quelle previste dalla normativa statale. Il punto decisivo è “chi decide”, se l’impresa che si mette d’accordo con un privato e poi chiede al comune di “mettere il timbro” ovvero l’amministrazione Pubblica che ha il dovere , dettato dalla legge, di tutelare al massimo possibile la salute dei cittadini e l’ambiente. In sostanza, non basta che si dimostri una procedura di autorizzazione edilizia corretta e che l’impianto non supera i 6 volt metro (questo è il limite di cautela dettato dal decreto ministeriale 381 del 1998). Tutto ciò è necessario ma non sufficiente. Occorre anche che vengano rispettate le disposizioni che gli enti locali dettano nei loro regolamenti.

Rossano Di Nicola

Segretario Circolo “A. Gramsci”

Partito della Rifondazione Comunista

Reggio Emilia