L. 7 agosto 1990, n. 241 (1).


Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi (1/circ).



(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 18 agosto 1990, n. 192.
(1/circ) Con riferimento al presente provvedimento sono state emanate le
seguenti circolari:
-I.N.P.D.A.P. (Istituto nazionale previdenza dipendenti amministrazione
pubblica): Circ. 14 maggio 1996, n. 28; Circ. 14 marzo 1997, n. 17;
- I.N.P.S. (Istituto nazionale previdenza sociale): Circ. 17 gennaio 1996,
n. 15; Circ. 11 luglio 1996, n. 142; Circ. 15 ottobre 1996, n. 199; Circ. 24
giugno 1998, n. 135;
- Istituto centrale di statistica: Circ. 19 giugno 1996, n. 30;
- Ministero affari esteri: Circ. 10 settembre 1997, n. 02391; Circ. 3
ottobre 1997, n. 9;
- Ministero dei lavori pubblici: Circ. 13 marzo 1996, n. 1333; Circ. 3 marzo
1997, n. 1246;
- Ministero dei trasporti e della navigazione: Circ. 14 gennaio 1997, n.
305/DG4/4; Circ. 14 febbraio 1997, n. 11MP0170; Circ. 28 novembre 1997, n.
112438; Circ. 12 dicembre 1997, n. 18245;
- Ministero dei trasporti: Circ. 10 novembre 1997, n. 119/44;
- Ministero del commercio con l'estero: Circ. 24 dicembre 1997, n. 320388;
Circ. 27 maggio 1998, n. 509289;
- Ministero del lavoro e della previdenza sociale: Circ. 9 aprile 1998, n.
49/98; Circ. 17 giugno 1998, n. 85/98;
- Ministero del tesoro: Circ. 21 marzo 1997, n. 42; Circ. 18 aprile 1997, n.
141343; Circ. 20 gennaio 1998, n. 106022;
- Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica: Circ.
24 giugno 1998, n. 57; Circ. 20 ottobre 1999, n. 46;
- Ministero dell'interno: Circ. 15 gennaio 1997, n. 2;
- Ministero della Difesa: Circ. 12 giugno 1997, n. LEV.-C -56/U.D.G;
- Ministero delle finanze: Circ. 11 aprile 1996, n. 90/S; Circ. 9 maggio
1996, n. 111/E; Circ. 17 maggio 1996, n. 131/D; Circ. 8 gennaio 1997, n.
4/D; Circ. 11 marzo 1997, n. 73/D; Circ. 25 marzo 1997, n. 90/D; Circ. 4
aprile 1997, n. 95/S; Circ. 8 maggio 1997, n. 132/S; Circ. 9 giugno 1997, n.
157/E; Circ. 8 luglio 1997, n. 195/E; Circ. 25 luglio 1997, n. 211/E; Circ.
15 ottobre 1997, n. 265/P; Circ. 31 ottobre 1997, n. 284/E; Circ. 30
dicembre 1997, n. 333/E; Circ. 12 marzo 1998, n. 84/E; Circ. 16 marzo 1998,
n. 86/D; Circ. 27 ottobre 1998, n. 244/S; Circ. 23 febbraio 1999, n. 49/E;
Circ. 23 febbraio 1999, n. 49/E; Circ. 14 maggio 1999, n. 107/S;
- Ministero delle poste e delle telecomunicazioni: Circ. 9 settembre 1996,
n. GM 98727/4205DL/CR;
- Ministero di grazia e giustizia: Circ. 10 marzo 1997;
- Ministero marina mercantile: Circ. 13 novembre 1996, n. 113345;
- Ministero per i beni culturali e ambientali: Circ. 15 luglio 1996, n. 21;
Circ. 1 ottobre 1996, n. 109; Circ. 16 ottobre 1996, n. 121; Circ. 29
novembre 1996, n. 142; Circ. 5 marzo 1997, n. 81; Circ. 25 agosto 1997, n.
15; Circ. 8 marzo 1999, n. 55/99;
- Ministero per la pubblica istruzione: Circ. 9 gennaio 1996, n. 9; Circ. 9
gennaio 1996, n. 6; Circ. 16 gennaio 1996, n. 19; Circ. 29 febbraio 1996, n.
93; Circ. 4 marzo 1996, n. 100; Circ. 3 aprile 1996, n. 135; Circ. 3 aprile
1996, n. 133; Circ. 19 aprile 1996, n. 155; Circ. 11 giugno 1996, n. 225;
Circ. 1 agosto 1996, n. 447; Circ. 30 dicembre 1996, n. 782; Circ. 27 maggio
1997, n. 328; Circ. 28 maggio 1997, n. 331; Circ. 10 luglio 1997, n. 429;
Circ. 1 agosto 1997, n. 476; Circ. 6 agosto 1997, n. 487; Circ. 31 ottobre
1997, n. 675; Circ. 10 febbraio 1998, n. 48; Circ. 10 febbraio 1998, n.
1416; Circ. 27 febbraio 1998, n. 78; Circ. 2 aprile 1998, n. 175; Circ. 13
maggio 1998, n. 225; Circ. 29 maggio 1998, n. 252; Circ. 8 giugno 1998, n.
264; Circ. 11 giugno 1998, n. 601229; Circ. 21 luglio 1998, n. 317; Circ. 24
settembre 1998, n. 395;
- Presidenza del Consiglio dei Ministri: Dipartimento per la funzione
pubblica e gli affari regionali: Circ. 23 gennaio 1996, n. 41; Circ. 25
gennaio 1996, n. 38; Circ. 25 gennaio 1996, n. 840; Circ. 29 gennaio 1996,
n. 838; Circ. 31 gennaio 1996, n. 96; Circ. 6 febbraio 1996, n. 860; Circ. 6
febbraio 1996, n. 72; Circ. 12 febbraio 1996, n. 87; Circ. 19 febbraio 1996,
n. 103; Circ. 13 marzo 1996, n. 160; Circ. 19 marzo 1996 n. 176; Circ. 20
marzo 1996 n. 676; Circ. 22 marzo 1996 n. 183; Circ. 17 aprile 1996, n. 236;
Circ. 19 aprile 1996, n. 249; Circ. 23 aprile 1996, n. 252; Circ. 30 aprile
1996, n. 256; Circ. 2 maggio 1996, n. 30052; Circ. 15 maggio 1996, n. 93;
Circ. 29 maggio 1996, n. 311; Circ. 2 giugno 1996, n. 316; Circ. 3 luglio
1996, n. 296; Circ. 3 luglio 1996, n. 309; Circ. 5 luglio 1996, n. 299;
Circ. 5 luglio 1996, n. 306; Circ. 11 luglio 1996, n. 451; Circ. 16 luglio
1996, n. 656; Circ. 18 luglio 1996, n. 280; Circ. 3 ottobre 1996, n. 298;
Circ. 14 novembre 1996, n. 676; Circ. 21 novembre 1996, n. 1138; Circ. 11
dicembre 1996, n. 843; Circ. 11 dicembre 1996, n. 1153; Circ. 12 dicembre
1996, n. 610; Circ. 12 dicembre 1996, n. 1216; Circ. 16 dicembre 1996, n.
1234; Circ. 29 maggio 1998, n. 5/98;
- Presidenza del Consiglio dei Ministri: Circ. 30 luglio 1996, n.
1188/TC/PG; Circ. 5 gennaio 1998, n. DIE/ARE/1/51;
- Ufficio Italiano Cambi: Circ. 9 febbraio 1998, n. 440.


Capo I - Princìpi


1. 1. L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è
retta da criteri di economicità, di efficacia e di pubblicità secondo le
modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che
disciplinano singoli procedimenti.
2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per
straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento
dell'istruttoria.

2. 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero
debba essere iniziato d'ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di
concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso.
2. Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di
procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per
regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine
decorre dall'inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della
domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte.
3. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano ai sensi del comma 2,
il termine è di trenta giorni.
4. Le determinazioni adottate ai sensi del comma 2 sono rese pubbliche
secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti (1/a).
(1/a) In attuazione di quanto disposto dal presente articolo sono stati
emanati il D.M. 23 maggio 1991, riportato alla voce Ministero del lavoro e
della previdenza sociale; il D.M. 23 marzo 1992, n. 304, riportato alla voce
Ministero del tesoro, il D.M. 25 maggio 1992, n. 376, riportato alla voce
Ministero dell'agricoltura e delle foreste; la determinazione della Cassa
depositi e prestiti 13 novembre 1992, riportata alla voce Cassa depositi e
prestiti; il D.M. 2 febbraio 1993, n. 284, riportato alla voce Ministero
dell'industria, del commercio e dell'agricoltura; il D.M. 1° settembre 1993,
n. 475, riportato alla voce Ministero del bilancio e della programmazione
economica; il D.M. 16 settembre 1993, n. 603, riportato alla voce Ministero
della difesa; il D.M. 14 dicembre 1993, n. 602, riportato alla voce
Ministero del bilancio e della programmazione economica; il D.M. 14 febbraio
1994, n. 543, riportato alla voce Ministero dei trasporti e dell'aviazione
civile; il D.P.C.M. 19 marzo 1994, n. 282, riportato alla voce Consiglio di
Stato; il D.M. 30 marzo 1994, n. 765, riportato alla voce Ministero dei
trasporti e dell'aviazione civile; il D.M. 11 aprile 1994, n. 454, riportato
alla voce Ministero del commercio con l'estero; il D.M. 18 aprile 1994, n.
594, riportato alla voce Ministero dei trasporti e dell'aviazione civile; il
D.M. 13 giugno 1994, n. 495, riportato alla voce Ministero per i beni
culturali e ambientali; il D.M. 14 giugno 1994, n. 774, riportato alla voce
Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica; il D.M.
16 giugno 1994, n. 527, riportato alla voce Ministero dell'ambiente; il D.M.
19 ottobre 1994, n. 678, riportato alla voce Ministero delle finanze; il
D.M. 12 gennaio 1995, n. 227, riportato alla voce Ministero del lavoro e
della previdenza sociale; il D.M. 3 marzo 1995, n. 171, riportato alla voce
Ministero degli affari esteri; il D.M. 6 aprile 1995, n. 190, riportato alla
voce Ministero della pubblica istruzione; il D.M. 9 maggio 1995, n. 331,
riportato alla voce Ministero della sanità; la delibera della Corte dei
conti 6 luglio 1995, riportata alla voce Corte dei conti; il D.P.C.M. 9
agosto 1995, n. 531, riportato al n. LXXX; il D.M. 7 settembre 1995, n. 528,
riportato alla voce Stupefacenti; il D.M. 20 novembre 1995, n. 540,
riportato alla voce Ministero di grazia e giustizia; il D.M. 8 agosto 1996,
n. 690 (Gazz. Uff. 25 gennaio 1997, n. 20, S.O.); il D.M. 8 ottobre 1997, n.
524, riportato alla voce Ministero dei lavori pubblici; il D.P.C.M. 30
giugno 1998, n. 310, riportato al n. CIII; il D.M. 18 novembre 1998, n. 514,
riportato alla voce Ministero della sanità.
3. 1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti
l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il
personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma
2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni
giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione, in
relazione alle risultanze dell'istruttoria.
2. La motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a
contenuto generale.
3. Se le ragioni della decisione risultano da altro atto
dell'amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla
comunicazione di quest'ultima deve essere indicato e reso disponibile, a
norma della presente legge, anche l'atto cui essa si richiama.
4. In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine
e l'autorità cui è possibile ricorrere.


Capo II - Responsabile del procedimento


4. 1. Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le
pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di
procedimento relativo ad atti di loro competenza l'unità organizzativa
responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale,
nonché dell'adozione del provvedimento finale.
2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1 sono rese pubbliche secondo
quanto previsto dai singoli ordinamenti (1/a).
(1/a) In attuazione di quanto disposto dal presente articolo sono stati
emanati il D.M. 23 maggio 1991, riportato alla voce Ministero del lavoro e
della previdenza sociale; il D.M. 23 marzo 1992, n. 304, riportato alla voce
Ministero del tesoro, il D.M. 25 maggio 1992, n. 376, riportato alla voce
Ministero dell'agricoltura e delle foreste; la determinazione della Cassa
depositi e prestiti 13 novembre 1992, riportata alla voce Cassa depositi e
prestiti; il D.M. 2 febbraio 1993, n. 284, riportato alla voce Ministero
dell'industria, del commercio e dell'agricoltura; il D.M. 1° settembre 1993,
n. 475, riportato alla voce Ministero del bilancio e della programmazione
economica; il D.M. 16 settembre 1993, n. 603, riportato alla voce Ministero
della difesa; il D.M. 14 dicembre 1993, n. 602, riportato alla voce
Ministero del bilancio e della programmazione economica; il D.M. 14 febbraio
1994, n. 543, riportato alla voce Ministero dei trasporti e dell'aviazione
civile; il D.P.C.M. 19 marzo 1994, n. 282, riportato alla voce Consiglio di
Stato; il D.M. 30 marzo 1994, n. 765, riportato alla voce Ministero dei
trasporti e dell'aviazione civile; il D.M. 11 aprile 1994, n. 454, riportato
alla voce Ministero del commercio con l'estero; il D.M. 18 aprile 1994, n.
594, riportato alla voce Ministero dei trasporti e dell'aviazione civile; il
D.M. 13 giugno 1994, n. 495, riportato alla voce Ministero per i beni
culturali e ambientali; il D.M. 14 giugno 1994, n. 774, riportato alla voce
Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica; il D.M.
16 giugno 1994, n. 527, riportato alla voce Ministero dell'ambiente; il D.M.
19 ottobre 1994, n. 678, riportato alla voce Ministero delle finanze; il
D.M. 12 gennaio 1995, n. 227, riportato alla voce Ministero del lavoro e
della previdenza sociale; il D.M. 3 marzo 1995, n. 171, riportato alla voce
Ministero degli affari esteri; il D.M. 6 aprile 1995, n. 190, riportato alla
voce Ministero della pubblica istruzione; il D.M. 9 maggio 1995, n. 331,
riportato alla voce Ministero della sanità; la delibera della Corte dei
conti 6 luglio 1995, riportata alla voce Corte dei conti; il D.P.C.M. 9
agosto 1995, n. 531, riportato al n. LXXX; il D.M. 7 settembre 1995, n. 528,
riportato alla voce Stupefacenti; il D.M. 20 novembre 1995, n. 540,
riportato alla voce Ministero di grazia e giustizia; il D.M. 8 agosto 1996,
n. 690 (Gazz. Uff. 25 gennaio 1997, n. 20, S.O.); il D.M. 8 ottobre 1997, n.
524, riportato alla voce Ministero dei lavori pubblici; il D.P.C.M. 30
giugno 1998, n. 310, riportato al n. CIII; il D.M. 18 novembre 1998, n. 514,
riportato alla voce Ministero della sanità.
5. 1. Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a
sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità della
istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento
nonché, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale.
2. Fino a quando non sia effettuata l'assegnazione di cui al comma 1, è
considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto
alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell'articolo 4.
3. L'unità organizzativa competente e il nominativo del responsabile del
procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all'articolo 7 e, a
richiesta, a chiunque vi abbia interesse.
6. 1. Il responsabile del procedimento:
a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i
requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per
l'emanazione di provvedimento;
b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all'uopo
necessari, e adotta ogni misura per l'adeguato e sollecito svolgimento
dell'istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni
e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può
esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni
documentali;
c) propone l'indizione o, avendone la competenza, indìce le conferenze di
servizi di cui all'articolo 14;
d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le modificazioni previste dalle
leggi e dai regolamenti;
e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento finale, ovvero
trasmette gli atti all'organo competente per l'adozione.


Capo III - Partecipazione al procedimento amministrativo


7. 1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari
esigenze di celerità del procedimento, l'avvio del procedimento stesso è
comunicato, con le modalità previste dall'articolo 8, ai soggetti nei
confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti
diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non
sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento
possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente
individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l'amministrazione è
tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell'inizio del
procedimento.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell'amministrazio
ne di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui
al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.
8. 1. L'amministrazione provvede a dare notizia dell'avvio del procedimento
mediante comunicazione personale.
2. Nella comunicazione debbono essere indicati:
a) l'amministrazione competente;
b) l'oggetto del procedimento promosso;
c) l'ufficio in cui si può prendere visione degli atti.
3. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia
possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a
rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità
idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima.
4. L'omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può essere fatta
valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista.
9. 1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché
i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui
possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di
intervenire nel procedimento.
10. 1. I soggetti di cui all'articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi
dell'articolo 9 hanno diritto:
a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto
dall'articolo 24;
b) di presentare memorie scritte e documenti, che l'amministrazione ha
l'obbligo di valutare ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento.
11. 1. In accoglimento di osservazioni e proposte presentate a norma
dell'articolo 10, l'amministrazione procedente può concludere, senza
pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel perseguimento del
pubblico interesse, accordi con gli interessati al fine di determinare il
contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero, nei casi previsti
dalla legge, in sostituzione di questo.
1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi di cui al comma 1,
il responsabile del procedimento può predisporre un calendario di incontri
cui invita, separatamente o contestualmente, il destinatario del
provvedimento ed eventuali controinteressati (2).
2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono essere stipulati, a pena
di nullità, per atto scritto, salvo che la legge disponga altrimenti. Ad
essi si applicano, ove non diversamente previsto, i princìpi del codice
civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili.
3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono soggetti ai medesimi
controlli previsti per questi ultimi.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse l'amministrazione recede
unilateralmente dall'accordo, salvo l'obbligo di provvedere alla
liquidazione di un indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
5. Le controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione degli
accordi di cui al presente articolo sono riservate alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo.
(2) Comma aggiunto dall'art. 39-quinquies, D.L. 12 maggio 1995, n. 163,
riportato al n. LXXVI.
12. 1. La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili
finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a
persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione
ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme
previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le
amministrazioni stesse devono attenersi.
2. L'effettiva osservanza dei criteri e delle modalità di cui al comma 1
deve risultare dai singoli provvedimenti relativi agli interventi di cui al
medesimo comma 1.
13. 1. Le disposizioni contenute nel presente capo non si applicano nei
confronti dell'attività della pubblica amministrazione diretta alla
emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e
di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne
regolano la formazione.
2. Dette disposizioni non si applicano altresì ai procedimenti tributari per
i quali restano parimenti ferme le particolari norme che li regolano.


Capo IV - Semplificazione dell'azione amministrativa


14. 1. Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari
interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo,
l'amministrazione procedente indìce di regola una conferenza di servizi.
2. La conferenza stessa può essere indetta anche quando l'amministrazione
procedente debba acquisire intese, concerti, nullaosta o assensi comunque
denominati di altre amministrazioni pubbliche. In tal caso, le
determinazioni concordate nella conferenza sostituiscono a tutti gli effetti
i concerti, le intese, i nullaosta e gli assensi richiesti (3).
2-bis. Nella prima riunione della conferenza di servizi le amministrazioni
che vi partecipano stabiliscono il termine entro cui è possibile pervenire
ad una decisione. In caso di inutile decorso del termine l'amministrazione
indicente procede ai sensi dei commi 3-bis e 4 (4).
2-ter. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 2-bis si applicano anche quando
l'attività del privato sia subordinata ad atti di consenso, comunque
denominati, di competenza di amministrazioni pubbliche diverse. In questo
caso, la conferenza è convocata, anche su richiesta dell'interessato,
dall'amministrazione preposta alla tutela dell'interesse pubblico prevalente
(5).
3. Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione la quale,
regolarmente convocata, non abbia partecipato alla conferenza o vi abbia
partecipato tramite rappresentanti privi della competenza ad esprimere
definitivamente la volontà, salvo che essa non comunichi all'amministrazione
procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla conferenza
stessa ovvero dalla data di ricevimento della comunicazione delle
determinazioni adottate, qualora queste ultime abbiano contenuto
sostanzialmente diverso da quelle originariamente previste.
3-bis. Nel caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche nel corso
della conferenza, il proprio motivato dissenso, l'amministrazione procedente
può assumere la determinazione di conclusione positiva del procedimento
dandone comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri, ove
l'amministrazione procedente o quella dissenziente sia una amministrazione
statale; negli altri casi la comunicazione è data al presidente della
regione ed ai sindaci. Il Presidente del Consiglio dei ministri, previa
delibera del Consiglio medesimo, o il presidente della regione o i sindaci,
previa delibera del consiglio regionale consigli comunali, entro trenta
giorni dalla ricezione della comunicazione, possono disporre la sospensione
della determinazione inviata; trascorso tale termine, in assenza di
sospensione, la determinazione è esecutiva. In caso di sospensione la
conferenza può, entro trenta giorni, pervenire ad una nuova decisione che
tenga conto delle osservazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Decorso inutilmente tale termine, la conferenza è sciolta (5/a).
4. Qualora il motivato dissenso alla conclusione del procedimento sia
espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela
della salute dei cittadini, l'amministrazione procedente può richiedere,
purché non vi sia stata una precedente valutazione di impatto ambientale
negativa in base alle norme tecniche di cui al decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 27 dicembre 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 4 del 5 gennaio 1989, una determinazione di conclusione del procedimento
al Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri (5/a).
4-bis. La conferenza di servizi può essere convocata anche per l'esame
contestuale di interessi coinvolti in più procedimenti amministrativi
connessi, riguardanti medesimi attività o risultati. In tal caso, la
conferenza è indetta dalla amministrazione o, previa informale intesa, da
una delle amministrazioni che curano l'interesse pubblico prevalente ovvero
dall'amministrazione competente a concludere il procedimento che
cronologicamente deve precedere gli altri connessi. L'indizione della
conferenza può essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta
(5/b).
(3) Così sostituito dall'art. 2, L. 24 dicembre 1993, n. 537.
(4) Comma aggiunto dall'art. 2, L. 24 dicembre 1993, n. 537 e poi così
sostituito dall'art. 17, comma 1, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata al n.
XC.
(5) Comma aggiunto dall'art. 3-bis, D.L. 12 maggio 1995, n. 163, riportato
al n. LXXVI.
(5/a) L'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata al n. XC, ha aggiunto
il comma 3-bis ed ha così sostituito il comma 4. Gli ultimi due periodi del
comma 3-bis sono stati aggiunti dall'art. 17 sopra citato, nel testo
integrato dall'art. 2, L. 16 giugno 1998, n. 191, riportata al n. CI.
(5/a) L'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata al n. XC, ha aggiunto
il comma 3-bis ed ha così sostituito il comma 4. Gli ultimi due periodi del
comma 3-bis sono stati aggiunti dall'art. 17 sopra citato, nel testo
integrato dall'art. 2, L. 16 giugno 1998, n. 191, riportata al n. CI.
(5/b) Comma aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata al
n. XC.
14-bis. 1. Il ricorso alla conferenza di servizi è obbligatorio nei casi in
cui l'attività di programmazione, progettazione, localizzazione, decisione o
realizzazione di opere pubbliche o programmi operativi di importo iniziale
complessivo superiore a lire 30 miliardi richieda l'intervento di più
amministrazioni o enti, anche attraverso intese, concerti, nulla osta o
assensi comunque denominati, ovvero qualora si tratti di opere di interesse
statale o che interessino più regioni. La conferenza può essere indetta
anche dalla amministrazione preposta al coordinamento in base alla
disciplina vigente e può essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione
coinvolta in tale attività.
2. Nelle conferenze di servizi di cui al comma 1, la decisione si considera
adottata se, acquisita anche in sede diversa ed anteriore alla conferenza di
servizi una intesa tra lo Stato e la regione o le regioni territorialmente
interessate, si esprimano a favore della determinazione i rappresentanti di
comuni o comunità montane i cui abitanti, secondo i dati dell'ultimo
censimento ufficiale, costituiscono la maggioranza di quelli delle
collettività locali complessivamente interessate dalla decisione stessa e
comunque i rappresentanti della maggioranza dei comuni o delle comunità
montane interessate.
Analoga regola vale per i rappresentanti delle province (5/c).
(5/c) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata
al n. XC.
14-ter. 1. La conferenza di servizi di cui all'articolo 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, può essere convocata
prima o nel corso dell'accertamento di conformità di cui all'articolo 2 del
predetto decreto. Quando l'accertamento abbia dato esito positivo, la
conferenza approva i progetti entro trenta giorni dalla convocazione.
2. La conferenza di cui al comma 1 è indetta, per le opere di interesse
statale, dal Provveditore alle opere pubbliche competente per territorio
(5/cc). Allo stesso organo compete l'accertamento di cui all'articolo 2 del
D.P.R. 18 aprile 1994, n. 383, salvo il caso di opere che interessano il
territorio di più regioni per il quale l'intesa viene accertata dai
competenti organi del Ministero dei lavori pubblici (5/d).
(5/cc) Per l'indizione della conferenza di servizi per l'approvazione di
progetti concernenti impianti aeroportuali, vedi l'art. 36, L. 7 dicembre
1999, n. 472.
(5/d) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata
al n. XC.
14-quater. 1. Nei procedimenti relativi ad opere per le quali sia
intervenuta la valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6 della
legge 8 luglio 1986, n. 349, le disposizioni di cui agli articoli 14, comma
4, 16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano alle sole amministrazioni
preposte alla tutela della salute dei cittadini, fermo restando quanto
disposto dall'articolo 3, comma 5, del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 383. Su
proposta del Ministro competente, del Ministro dell'ambiente o del Ministro
per i beni culturali e ambientali, la valutazione di impatto ambientale può
essere estesa, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa
delibera del Consiglio dei ministri, anche ad opere non appartenenti alle
categorie individuate ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n.
349.
2. Per l'opera sottoposta a valutazione di impatto ambientale, il
provvedimento finale, adottato a conclusione del relativo procedimento, è
pubblicato, a cura del proponente, unitamente all'estratto della predetta
valutazione di impatto ambientale, nella Gazzetta Ufficiale e su un
quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data della pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede
giurisdizionale da parte dei soggetti interessati (5/d).
(5/d) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, riportata
al n. XC.
15. 1. Anche al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 14, le
amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per
disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse
comune.
2. Per detti accordi si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni
previste dall'articolo 11, commi 2, 3 e 5.
16. 1. Gli organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
sono tenuti a rendere i pareri ad essi obbligatoriamente richiesti entro
quarantacinque giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora siano
richiesti di pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata comunicazione
alle amministrazioni richiedenti del termine entro il quale il parere sarà
reso (5/e).
2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il
parere o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie,
è in facoltà dell'amministrazione richiedente di procedere indipendentemente
dall'acquisizione del parere (5/e).
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano in caso di pareri
che debbano essere rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela
ambientale, paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini (5/e).
4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie
il termine di cui al comma 1 può essere interrotto per una sola volta e il
parere deve essere reso definitivamente entro quindici giorni dalla
ricezione degli elementi istruttori da parte delle amministrazioni
interessate (5/e).
5. Qualora il parere sia favorevole, senza osservazioni, il dispositivo è
comunicato telegraficamente o con mezzi telematici.
6. Gli organi consultivi dello Stato predispongono procedure di particolare
urgenza per l'adozione dei pareri loro richiesti.
(5/e) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 24, L. 15 maggio 1997, n.
127, riportata al n. XC.
(5/e) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 24, L. 15 maggio 1997, n.
127, riportata al n. XC.
(5/e) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 24, L. 15 maggio 1997, n.
127, riportata al n. XC.
(5/e) Comma così sostituito dall'art. 17, comma 24, L. 15 maggio 1997, n.
127, riportata al n. XC.
17. 1. Ove per disposizione espressa di legge o di regolamento sia previsto
che per l'adozione di un provvedimento debbano essere preventivamente
acquisite le valutazioni tecniche di organi od enti appositi e tali organi
ed enti non provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di
competenza dell'amministrazione procedente nei termini prefissati dalla
disposizione stessa o, in mancanza, entro novanta giorni dal ricevimento
della richiesta, il responsabile del procedimento deve chiedere le suddette
valutazioni tecniche ad altri organi dell'amministrazione pubblica o ad enti
pubblici che siano dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollenti,
ovvero ad istituti universitari.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di valutazioni
che debbano essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela
ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini.
3. Nel caso in cui l'ente od organo adito abbia rappresentato esigenze
istruttorie all'amministrazione procedente, si applica quanto previsto dal
comma 4 dell'articolo 16.
18. 1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge
le amministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a
garantire l'applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione
e di presentazione di atti e documenti da parte di cittadini a pubbliche
amministrazioni di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive
modificazioni e integrazioni. Delle misure adottate le amministrazioni danno
comunicazione alla Commissione di cui all'articolo 27.
2. Qualora l'interessato dichiari che fatti, stati e qualità sono attestati
in documenti già in possesso della stessa amministrazione procedente o di
altra pubblica amministrazione, il responsabile del procedimento provvede
d'ufficio all'acquisizione dei documenti stessi o di copia di essi.
3. Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i
fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o
altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare.
19. 1. In tutti i casi in cui l'esercizio di un'attività privata sia
subordinato ad autorizzazione, licenza, abilitazione, nulla-osta, permesso o
altro atto di consenso comunque denominato, ad esclusione delle concessioni
edilizie e delle autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge 1° giugno
1939, n. 1089, della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e del D.L. 27 giugno
1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 agosto 1985, n. 431,
il cui rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento dei presupposti e
dei requisiti di legge, senza l'esperimento di prove a ciò destinate che
comportino valutazioni tecniche discrezionali, e non sia previsto alcun
limite o contingente complessivo per il rilascio degli atti stessi, l'atto
di consenso si intende sostituito da una denuncia di inizio di attività da
parte dell'interessato alla pubblica amministrazione competente, attestante
l'esistenza dei presupposti e dei requisiti di legge, eventualmente
accompagnata dall'autocertificazione dell'esperimento di prove a ciò destina
te, ove previste. In tali casi, spetta all'amministrazione competente, entro
e non oltre sessanta giorni dalla denuncia, verificare d'ufficio la
sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge richiesti e disporre,
se del caso, con provvedimento motivato da notificare all'interessato entro
il medesimo termine, il divieto di prosecuzione dell'attività e la rimozione
dei suoi effetti, salvo che, ove ciò sia possibile, l'interessato provveda a
conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il
termine prefissatogli dall'amministrazione stessa (6) (7).
(6) Vedi, anche, il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, riportato al n. XLVI, il
D.P.R. 9 maggio 1994, n. 407, riportato al n. LXIX, e il D.P.R. 9 maggio
1994, n. 411, riportato al n. LXX.
(7) Così sostituito dall'art. 2, L. 24 dicembre 1993, n. 537, riportata alla
voce Amministrazione del patrimonio e contabilità generale dello Stato.
20. 1. Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 dell'articolo 17 della
legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge e previo parere delle competenti
Commissioni parlamentari, sono determinati i casi in cui la domanda di
rilascio di una autorizzazione, licenza, abilitazione, nulla osta, permesso
od altro atto di consenso comunque denominato, cui sia subordinato lo
svolgimento di un'attività privata, si considera accolta qualora non venga
comunicato all'interessato il provvedimento di diniego entro il termine
fissato per categorie di atti, in relazione alla complessità del rispettivo
procedimento, dal medesimo predetto regolamento. In tali casi, sussistendone
le ragioni di pubblico interesse, l'amministrazione competente può annullare
l'atto di assenso illegittimamente formato, salvo che, ove ciò sia
possibile, l'interessato provveda a sanare i vizi entro il termine
prefissatogli dall'amministrazione stessa.
2. Ai fini dell'adozione del regolamento di cui al comma 1, il parere delle
Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato deve essere reso entro
sessanta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, il Governo procede
comunque all'adozione dell'atto.
3. Restano ferme le disposizioni attualmente vigenti che stabiliscono regole
analoghe o equipollenti a quelle previste dal presente articolo (6).
(6) Vedi, anche, il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, riportato al n. XLVI, il
D.P.R. 9 maggio 1994, n. 407, riportato al n. LXIX, e il D.P.R. 9 maggio
1994, n. 411, riportato al n. LXX.
21. 1. Con la denuncia o con la domanda di cui agli articoli 19 e 20
l'interessato deve dichiarare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti
di legge richiesti. In caso di dichiarazioni mendaci o di false attestazioni
non è ammessa la conformazione dell'attività e dei suoi effetti a legge o la
sanatoria prevista dagli articoli medesimi ed il dichiarante è punito con la
sanzione prevista dall'articolo 483 del codice penale, salvo che il fatto
costituisca più grave reato.
2. Le sanzioni attualmente previste in caso di svolgimento dell'attività in
carenza dell'atto di assenso dell'amministrazione o in difformità di esso si
applicano anche nei riguardi di coloro i quali diano inizio all'attività ai
sensi degli articoli 19 e 20 in mancanza dei requisiti richiesti o,
comunque, in contrasto con la normativa vigente.


Capo V - Accesso ai documenti amministrativi


22. 1. Al fine di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e
di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia
interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di
accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla
presente legge.
2. È considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica,
fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del
contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o,
comunque, utilizzati ai fini dell'attività amministrativa.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le
amministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a
garantire l'applicazione della disposizione di cui al comma 1, dandone
comunicazione alla Commissione di cui all'articolo 27.
23. 1. Il diritto di accesso di cui all'articolo 22 si esercita nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, delle aziende autonome e
speciali, degli enti pubblici e dei gestori di pubblici servizi. Il diritto
di accesso nei confronti delle Autorità di garanzia e di vigilanza si
esercita nell'ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo quanto previsto
dall'articolo 24 (7/a).
(7/a) Articolo così sostituito dall'art. 4, L. 3 agosto 1999, n. 265.
24. 1. Il diritto di accesso è escluso per i documenti coperti da segreto di
Stato ai sensi dell'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, nonché
nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti
dall'ordinamento.
2. Il Governo è autorizzato ad emanare, ai sensi del comma 2 dell'articolo
17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge, uno o più decreti intesi a disciplinare le
modalità di esercizio del diritto di accesso e gli altri casi di esclusione
del diritto di accesso in relazione alla esigenza di salvaguardare:
a) la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni internazionali;
b) la politica monetaria e valutaria;
c) l'ordine pubblico e la prevenzione e repressione della criminalità;
d) la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese, garantendo peraltro
agli interessati la visione degli atti relativi ai procedimenti
amministrativi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere
i loro interessi giuridici.
3. Con i decreti di cui al comma 2 sono altresì stabilite norme particolari
per assicurare che l'accesso ai dati raccolti mediante strumenti informatici
avvenga nel rispetto delle esigenze di cui al medesimo comma 2.
4. Le singole amministrazioni hanno l'obbligo di individuare, con uno o più
regolamenti da emanarsi entro i sei mesi successivi, le categorie di
documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità
sottratti all'accesso per le esigenze di cui al comma 2 (7/b).
5. Restano ferme le disposizioni previste dall'articolo 9, L. 1° aprile
1981, n. 121, come modificato dall'articolo 26, L. 10 ottobre 1986, n. 668,
e dalle relative norme di attuazione, nonché ogni altra disposizione
attualmente vigente che limiti l'accesso ai documenti amministrativi.
6. I soggetti indicati nell'articolo 23 hanno facoltà di differire l'accesso
ai documenti richiesti sino a quando la conoscenza di essi possa impedire o
gravemente ostacolare lo svolgimento dell'azione amministrativa. Non è
comunque ammesso l'accesso agli atti preparatori nel corso della formazione
dei provvedimenti di cui all'articolo 13, salvo diverse disposizioni di
legge.
(7/b) In attuazione di quanto disposto dal presente comma, vedi anche il
D.P.C.M. 10 marzo 1999, n. 294. Con D.M. 24 agosto 1999 (Gazz. Uff. 8
settembre 1999, n. 211) sono state determinate le categorie di documenti
sottratti all'accesso, per le Poste italiane S.p.a. Relativamente al
Dipartimento per i servizi tecnici nazionali vedi il D.P.C.M. 29 settembre
1999, n. 425.
25. 1. Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di
copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla
presente legge. L'esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di copia è
subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salve le
disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di
visura.
2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata. Essa deve
essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o che lo
detiene stabilmente.
3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso sono ammessi
nei casi e nei limiti stabiliti dall'articolo 24 e debbono essere motivati.
4. Trascorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende
rifiutata.
5. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso
e nei casi previsti dal comma 4 è dato ricorso, nel termine di trenta
giorni, al tribunale amministrativo regionale, il quale decide in camera di
consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del
ricorso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La
decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifica
della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime
modalità e negli stessi termini.
6. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso il giudice
amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei
documenti richiesti.
26. 1. Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre 1984, n. 839, e
dalle relative norme di attuazione, sono pubblicati, secondo le modalità
previste dai singoli ordinamenti, le direttive, i programmi, le istruzioni,
le circolari e ogni atto che dispone in generale sulla organizzazione, sulle
funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti di una pubblica amministrazione
ovvero nel quale si determina l'interpretazione di norme giuridiche o si
dettano disposizioni per l'applicazione di esse.
2. Sono altresì pubblicate, nelle forme predette, le relazioni annuali della
Commissione di cui all'articolo 27 e, in generale, è data la massima
pubblicità a tutte le disposizioni attuative della presente legge e a tutte
le iniziative dirette a precisare ed a rendere effettivo il diritto di
accesso.
3. Con la pubblicazione di cui al comma 1, ove essa sia integrale, la
libertà di accesso ai documenti indicati nel predetto comma 1 s'intende
realizzata.
27. 1. È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la
Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi.
2. La Commissione è nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei
ministri. Essa è presieduta dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei ministri ed è composta da sedici membri, dei quali due
senatori e due deputati designati dai Presidenti delle rispettive Camere,
quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97, su
designazione dei rispettivi organi di autogoverno, quattro fra i professori
di ruolo in materie giuridico-amministrative e quattro fra i dirigenti dello
Stato e degli altri enti pubblici.
3. La Commissione è rinnovata ogni tre anni. Per i membri parlamentari si
procede a nuova nomina in caso di scadenza o scioglimento anticipato delle
Camere nel corso del triennio.
4. Gli oneri per il funzionamento della Commissione sono a carico dello
stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri.
5. La Commissione vigila affinché venga attuato il principio di piena
conoscibilità dell'attività della pubblica amministrazione con il rispetto
dei limiti fissati dalla presente legge; redige una relazione annuale sulla
trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione, che comunica alle
Camere e al Presidente del Consiglio dei ministri; propone al Governo
modifiche dei testi legislativi e regolamentari che siano utili a realizzare
la più ampia garanzia del diritto di accesso di cui all'articolo 22.
6. Tutte le amministrazioni sono tenute a comunicare alla Commissione, nel
termine assegnato dalla medesima, le informazioni ed i documenti da essa
richiesti, ad eccezione di quelli coperti da segreto di Stato.
7. In caso di prolungato inadempimento all'obbligo di cui al comma 1
dell'articolo 18, le misure ivi previste sono adottate dalla Commissione di
cui al presente articolo.
28. 1. (8).
(8) Sostituisce l'art. 15, D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, riportato alla voce
Impiegati civili dello Stato.


Capo VI - Disposizioni finali


29. 1. Le regioni a statuto ordinario regolano le materie disciplinate dalla
presente legge nel rispetto dei principi desumibili dalle disposizioni in
essa contenute, che costituiscono principi generali dell'ordinamento
giuridico. Tali disposizioni operano direttamente nei riguardi delle regioni
fino a quando esse non avranno legiferato in materia.
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le
regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano
provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamentali
contenute nella legge medesima.
30. 1. In tutti i casi in cui le leggi e i regolamenti prevedono atti di
notorietà o attestazioni asseverate da testimoni altrimenti denominate, il
numero dei testimoni è ridotto a due.
2. È fatto divieto alle pubbliche amministrazioni e alle imprese esercenti
servizi di pubblica necessità e di pubblica utilità di esigere atti di
notorietà in luogo della dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà
prevista dall'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, quando si tratti
di provare qualità personali, stati o fatti che siano a diretta conoscenza
dell'interessato.
31. 1. Le norme sul diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui al
capo V hanno effetto dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui
all'articolo 24.