Una Toscana rossa? A volte di vergogna. E l'Anci diventa paladino di
Gasparri e gestori di telefonia mobile...
Leggere per capire.
Beatrice Bardelli
Coordinamento Comitati toscani contro l'elettrosmog
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Da: cittadiniattivi@....
A: forum-elettrosmog
RICORSO REGIONE TOSCANA CONTRO CODICE GASPARRI
Data: sabato 27 dicembre 2003 0.48

Roma, 27 dicembre 2003.

Abbiamo ricevuto dall'Avvocatura della Regione Toscana il testo del ricorso
contro il Decreto Legislativo n. 259 del 1 Agosto 2003, contenente il
"Codice delle Comunicazioni Elettroniche", ed in particolare contro gli
articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e contro l’Allegato n. 13 di quel Decreto.

Ecco quindi che il Presidente della Regione Toscana, autorizzato con la
deliberazione della Giunta regionale n. 1010 del 20 ottobre 2003, ricorre
contro quel Codice.

Viceversa, il Sindaco del capoluogo regionale, nella sua qualità e
responsabilità di presidente dell'ANCI, firma con l'artefice di quegli
articoli, già dichiarati illegittimi nel complesso della pronuncia
di totale illegittimità costituzionale del Decreto n. 198/02, o Decreto
Gasparri, da parte della Consulta (sentenza n. 303/03), un accordo basato
su (vedere pagina 1 dell'Accordo ANCI-Ministero delle Comunicazioni-Gestori
del 17/12/2003):

1. Decreto Legislativo 1° agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni
elettroniche”;

2. Decreto-Legge 14 novembre 2003, n. 315 “Disposizioni urgenti in tema di
composizione delle commissioni per la valutazione di impatto ambientale e
di procedimenti autorizzatori per le infrastrutture di comunicazione
elettronica”.

Pertanto, non comprendiamo la minaccia (pur errata e priva di destinatario
nel testo da noi ricevuto via e-mail) contro di noi. Che paura ... !
Chiunque volesse ricevere copia del ricorso della Regione Toscana può
richiedercelo via e-mail.
Cordiali saluti.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
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[ForumAmbientalista]
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CORTE COSTITUZIONALE
RICORSO

della REGIONE TOSCANA, in persona del Presidente pro tempore, autorizzato
con deliberazione della Giunta regionale n.1010 del 20 ottobre 2003,
rappresentato e difeso, per mandato in calce al presente atto, dagli
Avvocati Lucia Bora e Fabio Lorenzoni e presso lo studio di quest’ultimo
elettivamen-te domiciliato in Roma, via del Viminale n. 43

CONTRO

- il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore
per la dichiarazione di illegittimità costituzionale
degli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e dell’allegato n. 13 del decreto
legislativo 1 agosto 2003 n. 259.

*****

Sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre
2003 – Serie generale è stato pubblicato il decreto legislativo 1 agosto
2003 n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”.
Questo è stato adottato in attuazione dell’art. 41 della legge 1 agosto
2002 n. 166 che ha delegato il Governo ad emanare decreti legislativi per
il riassetto delle disposizioni vigenti conseguenti al recepimento delle
direttive comuni-tarie relative all’accesso alle reti di comunicazione
elettronica (direttiva 2002/19/CE), alle autorizzazioni per le reti e i
servizi di comunicazione elet-tronica (direttiva 2002/20/CE), al quadro
normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica
(direttiva 2002/21/CE), al servizio universale e ai diritti degli utenti
in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva
2002/22/CE).

Il titolo II del decreto legislativo in esame riguarda le reti ed i
servizi di co-municazione elettronica ad uso pubblico; nell’ambito di tale
titolo, il capo V detta le disposizioni relative a reti ed impianti.
Gli articoli contenuti in tale capo V riproducono, in parte senza
significative modificazioni, il contenuto del decreto legislativo n.
198/2002, impugnato da questa Amministrazione ed annullato dalla Corte
Costituzionale con la sen-tenza n. 303/2003.

In questa pronuncia, com’è noto, la Corte Costituzionale ha annullato il
de-creto legislativo n. 198 per eccesso di delega, ritenendo legittimate le
Regioni a far valere detto vizio posto che, come testualmente affermato,
“non può negarsi che la disciplina delle infrastrutture di
telecomunicazioni strategiche comprima le attribuzioni regionali sotto più
profili. Il più evidente tra essi emerge dalla lettura dell’art. 3, comma
2” . .

Tale art. 3 comma 2, che consentiva l’installazione delle infrastrutture di
tele-comunicazioni strategiche in ogni parte del territorio anche in deroga
alle previsioni urbanistiche e contenente, come rilevato dalla Corte
Costituziona-le, il più evidente profilo di compressione delle attribuzioni
regionali, non è stato riprodotto nel capo V del titolo II del codice delle
comunicazioni.

Restano, però, i vari altri profili di lesione delle competenze regionali,
già presenti nel precedente testo ed ora riprodotti nel nuovo decreto
legislativo.

In particolare, l’art. 86 (che contiene alcune disposizioni già dettate
dagli artt. 3 e 4 del decreto legislativo n. 198) prevede:

-che le autorità competenti adottano senza indugio le necessarie decisioni
e rispettano procedure trasparenti nell’esaminare le domande per la
con-cessione del diritto di installare infrastrutture;

-fa salvi gli accordi stipulati tra enti locali ed operatori per la
localizza-zione, coubicazione e condivisione delle infrastrutture di
comunicazione elettronica;

-stabilisce che le infrastrutture di reti di comunicazione sono assimilate
ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria;

-mantiene ferme le disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali e
detta norme perché sia garantita la separazione strutturale tra la funzione
attinente alla concessione dei diritti di installare infrastrutture e le
fun-zioni attinenti la proprietà ed il controllo;

-richiama l’applicabilità delle disposizioni di attuazione dell’art. 4
comma 2 lettera a) della legge n. 36/2001 per i limiti di esposizione ai
campi elet-tromagnetici, valori di attenzione ed obiettivi di qualità e
dispone che gli operatori delle reti radiomobili di comunicazione
elettronica ad uso pub-blico inviano ai Comuni e agli ispettorati
territoriali del Ministero la de-scrizione di ogni impianto installato,
sulla base dei modelli A e B dell’allegato 13 al decreto; similmente i
soggetti interessati alle realizza-zione di opere civili, scavi ed
occupazioni di suolo pubblico, coubicazio-ne e condivisione di
infrastrutture trasmettono al Ministero copia dei mo-delli C e D dello
stesso allegato 13 ed il Ministro può, a sua volta, delega-re ad altro ente
la tenuta degli archivi telematici di tutte le comunicazioni trasmessegli.

L’art. 87 (che riproduce il contenuto degli artt. 4,5 e 6 del decreto
legislativo 198) disciplina il procedimento autorizzatorio relativo alle
infrastrutture di comunicazione elettronica, disponendo che tale
autorizzazione venga rilascia-ta dagli enti locali, previo accertamento da
parte del competente organismo della compatibilità del progetto con i
limiti di esposizione, i valori di atten-zione e gli obiettivi di qualità
stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della
legge n. 36/2001 e relativi provvedimenti di attua-zione. La norma
specifica dettagliatamente le modalità di presentazione dell’istanza, la
documentazione da allegare, addirittura si allega il modello cui deve
essere conforme l’istanza; si stabilisce che per l’installazione di
im-pianti con tecnologia UMTS od altre, con potenza in singola antenna
uguale o inferiore ai 20 Watt, è sufficiente la denuncia di inizio
attività, conforme ai modelli predisposti dagli enti locali e, ove non
predisposti, al modello B di cui all’allegato n. 13. Ancora la norma
prevede che ove una amministrazione interessata abbia espresso motivato
dissenso, il responsabile del procedimen-to convochi una conferenza dei
servizi; l’approvazione del progetto, a mag-gioranza dei presenti,
sostituisce gli atti di competenza di ogni Amministrazione e vale come
dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori.
Ove poi il dissenso sia espresso da un’Amministrazione preposta alla tutela
del vincolo ambientale e paesaggistico, la determinazione finale è rimessa
al Consiglio dei Ministri.

Le domande di autorizzazione e le denunce di inizio attività si intendono
ac-colte ove, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto, non
sia stato comunicato il diniego; le opere devono essere realizzate nel
termine perento-rio di dodici mesi dalla ricezione del provvedimento
autorizzatorio espresso ovvero dalla formazione del silenzio-assenso.

L’art. 88 (che riproduce gli artt. 7 e 9 del decreto legislativo n. 198)
discipli-na un procedimento - analogo a quello di cui al precedente
articolo 87 - per le opere civili, gli scavi e le occupazioni di suolo
pubblico (viene anche qui predisposto un modello – i modelli C e D
dell’allegato 13 - per l’istanza di autorizzazione); l’art. 89
(corrispondente all’ art. 8 del decreto n. 198) disci-plina la procedura
per la coubicazione e la condivisione di infrastrutture; l’art. 93
(corrispondente all’art. 10 del decreto n. 198) fa divieto di imporre oneri
diversi da quelli ivi contemplati.

L’art. 95 detta disposizioni concernenti gli impianti e le condutture di
energia elettrica e le interferenze, stabilendo la necessità di chiedere
all’Ispettorato del Ministero delle comunicazioni il nullaosta sul progetto
relativo a qualun-que costruzione, modifica o spostamento di condutture di
energia elettrica a qualunque uso destinate o di qualunque tubazione
metallica sotterrata ad ogni uso destinata. In caso di interferenze si
richiede l’osservanza delle norme generali per gli impianti elettrici del
Comitato elettrotecnico italiano del Con-siglio nazionale delle ricerche.
Ove a causa di impianti di energia elettrica si abbia un turbamento del
servizio di comunicazione elettronica, il Ministero può promuovere lo
spostamento degli impianti o altri provvedimenti idonei con spese a carico
di chi li rende necessari.

Le suddette disposizioni contenute negli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e
nell’allegato n. 13 sono incostituzionali per i seguenti motivi di

DIRITTO

Violazione degli articoli 117 e 118 Cost.

1) La materia disciplinata dalle disposizioni impugnate, riguardante
l’installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, non
rientra tra quelle riservate allo Stato ai sensi dell’art. 117, secondo
comma Cost., ma è riconducibile ad ambiti di competenza legislativa
concorrente e residuale delle Regioni. In particolare detta disciplina
riguarda l’ordinamento della comunicazione, il governo del territorio ( per
tutti i numerosi aspetti connes-si alla localizzazione degli impianti e
delle opere), la tutela della salute ( per quanto attiene all’esercizio
degli impianti), nonché l’industria ed il commer-cio.
Pertanto, e con riferimento alle materie soggette a potestà legislativa
concor-rente, allo Stato competerebbe unicamente dettare i principi
fondamentali: come specificato dalla Corte Costituzionale, la nuova
formulazione dell’art. 117 Cost, rispetto alla previgente, esprime
l’intento di una più netta distin-zione fra la competenza regionale a
legiferare e la competenza statale, limita-ta alla sola determinazione dei
principi fondamentali (sentenza n. 282/2002).

Da ciò consegue che la disciplina sostanziale e procedimentale deve essere
determinata dal legislatore regionale, nel rispetto dei principi regolatori
de-terminati dallo Stato, per tali intendendosi, secondo quanto spiegato
dalla Corte Costituzionale, “i nuclei essenziali del contenuto normativo
che quelle disposizioni esprimono per i principi enunciati e da esse
desumibili” (senten-ze n. 482/1985 e n. 192/1987).

Ciò non avviene nel caso in esame, in cui il legislatore nazionale detta
una disciplina procedimentale minuziosa, dettagliata, autoapplicativa,
direttamen-te operativa nei confronti dei privati interessati ( là dove,
invece, i principi fondamentali della materia dovrebbero essere rivolti al
legislatore regionale che poi dovrebbe articolare la normativa applicabile
ai terzi interessati), con la conseguenza che si privano del tutto le
Regioni del loro potere – costitu-zionalmente previsto – di attuare e
sviluppare i principi statali nell’ambito della disciplina organica della
materia.

La legge 36/2001 aveva correttamente previsto la competenza legislativa
re-gionale a definire le modalità per il rilascio delle autorizzazioni
all’installazione degli impianti, già nell’ambito del previgente titolo V.

Tale competenza è stata esercitata dalla Regione ricorrente con la legge
re-gionale n. 54 del 6 aprile 2000.

E’ dunque illogico ed ingiustificato eliminare detta competenza regionale,
vanificando anche del tutto le leggi regionale legittimamente adottate,
ora, nel vigore delle nuove norme costituzionali, le quali hanno
accresciuto le potestà legislative regionali, sia nell’ambito della
legislazione concorrente che di quella residuale, consentendo anche, come
affermato dalla Corte Co-stituzionale, alle leggi regionali, emanate
nell’esercizio della potestà concor-rente e residuale, di assumere fra i
propri scopi anche finalità di tutela am-bientale (sentenze n. 407/2002; n.
222/2003; n. 307/2003).

Tutto ciò determina la violazione dell’art. 117 Cost.

Le impugnate disposizioni violano altresì, oltre che l’art. 117, anche
l’art. 118 Cost.
Infatti le norme in esame attribuiscono direttamente l’esercizio di
funzioni amministrative agli enti locali, disciplinando il relativo
procedimento.

Come sopra rilevato, la normativa in oggetto interviene in ambiti materiali
attribuiti alla competenza, anche residuale, delle Regioni; di conseguenza,
in base al nuovo art. 118 Cost., la competenza legislativa regionale (sia
essa residuale che concorrente) esclude che lo Stato possa intervenire per
attribui-re funzioni amministrative agli enti locali, in quanto le funzioni
medesime devono essere conferite con legge statale o regionale, secondo le
rispettive competenze. Pertanto compete alle Regioni disciplinare il
procedimento in questione, attribuendo agli enti locali le relative
funzioni nel rispetto dell’art. 118 Cost.

La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 303/2003, ha affermato che la
sus-sidiarietà può legittimare l’attrazione in capo allo Stato di funzioni
ammini-strative in materie soggette a potestà legislativa concorrente e, in
tal caso, è inevitabile che il legislatore statale sia legittimato ad
intervenire per organiz-zare e regolare le funzioni medesime.

E’ evidente, però, che tale presupposto non ricorre nel caso in esame: qui
lo Stato non decide di allocare a se stesso l’esercizio delle funzioni, ma
attribui-sce le medesime agli enti locali in materie che, però, sono di
competenza re-gionale e non solo concorrente, ma anche residuale.

Perciò i principi enunciati nella citata sentenza n. 303 non trovano
applica-zione nel caso in questione; in ogni caso, poi, i medesimi principi
non sono affatto rispettati perché non è prevista l’intesa con la Regione,
individuata dalla Corte Costituzionale come “elemento valutativo
essenziale” per giudi-care se una legge statale sia invasiva delle
attribuzioni regionali e non costi-tuisca invece una applicazione corretta
dei principi di sussidiarietà ed adegua-tezza.

Né può ritenersi che le suddette disposizioni trovino un loro fondamento
nel-la potestà statale di definire le funzioni fondamentali degli enti
locali. Infatti, se pure si volesse aderire ad una interpretazione
estensiva dell’art. 117, se-condo comma, lett. p) Cost., in nessun caso
potrebbe esservi ricompresa l’attribuzione di una singola competenza
autorizzativa in materia di impianti.

Né può ritenersi che le norme impugnate siano legittimate dal fatto che
esse danno attuazione a direttive comunitarie: infatti l’art. 117, quinto
comma, Cost. dispone che le Regioni provvedono all’attuazione degli atti
dell’Unione europea nelle materie di loro competenza. Poiché le direttive
comunitarie in questione investono, come già rilevato, materie di
competenza concorrente ed anche residuale, spetta comunque alle Regioni
darvi attuazione con la norma-tiva applicativa puntuale.

2) Tutte le disposizioni impugnate sono costituzionalmente illegittime per
le ragioni esposte al precedente paragrafo. Con riferimento alle singole
disposi-zioni, in particolare si osserva:

2.a) La disposizione contenuta nell’art. 86 è un chiaro esempio di
disciplina dettagliata che trova applicazione anche per le Regioni ;
l’assimilazione delle infrastrutture di cui agli artt. 87 e 88 alle opere
di urbanizzazione primaria, anche se di proprietà privata degli operatori,
dimostra l’invasione della com-petenza regionale nella materia del governo
del territorio.

2.b) L’art. 87 disciplina il procedimento autorizzatorio per
l’installazione e la modifica delle infrastrutture in oggetto e pone tale
funzione in capo agli enti locali.

Qui sono particolarmente evidenti i motivi di illegittimità costituzionali
e-nunciati al precedente punto 1).

La disciplina è dettagliata ed autoapplicabile direttamente da parte dei
privati interessati (commi 1,2,3,4,5). La specificità della disciplina
adottata - che detta regole puntuali in tema di semplificazione del
procedimento di autoriz-zazione, nonché tempi prefissati di formazione
degli atti e di manifestazione della volontà delle amministrazioni
coinvolte - determina una lesione delle competenze legislative regionali
entrando nel dettaglio e con regole non defi-nite cedevoli a fronte della
legislazione regionale, in una materia che sicura-mente rientra quanto meno
nella competenza regionale concorrente. Tanto è vero che la Corte
Costituzionale ha rilevato ( sentenza n. 307/2003) che la disciplina dei
procedimenti autorizzativi in questione è legittimamente attri-buita alle
Regioni, ex art. 8, comma 1 lett. c della legge n. 36/2001, perché ciò è
coerente con il ruolo riconosciuto alle Regioni per quanto attiene al
governo e all’uso del loro territorio dall’art. 117 Cost.

E’ quindi incostituzionale annullare tale competenza regionale.

Ancora il primo comma dell’art. 87 in esame stabilisce che i progetti
presen-tati devono essere compatibili con i limiti di esposizione, i valori
di attenzio-ne e gli obiettivi di qualità stabiliti uniformemente a livello
nazionale in rela-zione al disposto della legge n. 36/2001. Anche tale
disposizione è incostitu-zionale, perché, con riferimento agli obiettivi di
qualità, si obbliga al rispetto di quelli “uniformemente stabiliti a
livello nazionale”: così si sopprimono gli obiettivi di qualità consistenti
nei “criteri localizzativi, standard urbani-stici, prescrizioni ed
incentivazioni per l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili” già
previsti dall’art. 3, comma 1 lettera d) n. 1 e art. 8, comma 1, lettera e)
della legge n. 36/2001, che la Corte Costituzionale ha ritenuto di
competenza regionale, per coerenza con il ruolo riconosciuto alle Regioni
per quanto attiene al governo e all’uso del loro territorio ( sentenza n.
307/2003).

In sostanza tutta la norma ignora, per gli aspetti della tutela della
salute e del governo del territorio, il legislatore regionale e le sue
competenze costituzio-nalmente garantite.

Particolarmente lesiva è la regolamentazione della Conferenza dei servizi
(commi 6,7,8), in cui l’estensione della regola della maggioranza
nell’adozione dell’atto finale che può del tutto pretermettere la volontà
regio-nale, nonché la previsione di una sola ipotesi di dissenso
qualificato e l'attri-buzione al Consiglio dei Ministri della relativa
decisione, annulla qualsiasi ruolo (anche solo sul piano amministrativo)
delle Regioni, in materie che invece la Costituzione affida alla loro
competenza.

Ancora lesiva è la previsione (comma 9) concernente il silenzio assenso ove
nel termine di novanta giorni non sia comunicato un provvedimento di
dinie-go; si consente agli enti locali di prevedere termini più brevi o
altre forme di semplificazione amministrativa: anche qui, com’è evidente,
non si ipotizza neppure uno spazio per la legge regionale e si pretende di
imporre sempre e comunque il silenzio assenso per la localizzazione degli
impianti in parola. In tal modo si priva il legislatore regionale del suo
compito di individuare e di-sciplinare le modalità di contemperamento delle
esigenze di celerità e di du-rata certa del procedimento autorizzativo, con
le imprescindibili garanzie di tutela della salute e dell’ambiente.

L’allegato n. 13, richiamato dalla norma in esame, determina il contenuto
dei modelli da usarsi nella presentazione della domanda. Anche tale profilo
con-trasta decisamente con quella che dovrebbe essere, tutt’al più,
unicamente una legislazione di determinazione di principi fondamentali
rivolti al legisla-tore regionale. Inoltre la predisposizione di specifici
modelli per la presenta-zione dei titoli abilitativi integra l’esercizio,
più che di una potestà legislativa, di una vera e propria potestà
regolamentare, che lo Stato non può legittima-mente esercitare in materie
diverse da quelle riservate alla sua competenza esclusiva, come confermato
dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 303/2003.

2.c) Ancora illegittime, per lesione del quadro costituzionale delle
competen-ze legislative regionali, si presentano gli articoli 88, 89 e 93.

Con questi articoli si dettano procedure dettagliate e puntuali per la
realizza-zione di opere civili, scavi ed occupazione di suolo pubblico
funzionali alla realizzazione delle infrastrutture di comunicazione.

In particolare l’art. 88, commi 1,2,3,4,5,6,7, riproduce una procedura
uguale a quella del precedente art. 87 (domanda secondo il modello
allegato; confe-renza dei servizi, possibile silenzio assenso), stabilisce
una procedura specia-le per l’autorizzazione volta all’installazione di
infrastrutture che interessano aree di proprietà di più enti pubblici e
fissa regole perché gli enti pubblici , e quindi anche le Regioni e gli
enti locali, definiscano i programmi di manu-tenzione ordinaria e
straordinaria delle rispettive opere, per consentire ai tito-lari delle
autorizzazioni una corretta pianificazione delle loro attività stru-mentali
e in specie delle attività di installazione delle infrastrutture di
comu-nicazione elettronica.

L’art. 89 fissa le regole di condivisione dello scavo e di coubicazione dei
cavi; l’art.93 dispone che agli operatori di reti di comunicazione
elettronica può essere posto a carico solo l’obbligo di tenere indenne
l’ente locale o l’ente proprietario dalle spese necessarie per le opere di
sistemazione delle aree pubbliche coinvolte dagli interventi di
installazione e manutenzione e di ripristinare le aree nei tempi stabiliti
dall’ente locale, fatte salve le tasse ed i canoni di concessione.
Tali disposizioni incidono pesantemente negli ambiti materiali affidati
alla competenza regionale più volte richiamati del governo del territorio,
dell’ordinamento della comunicazione e della tutela della salute.

2d) L’art. 95 detta disposizioni concernenti gli impianti e le condutture
di energia elettrica e le interferenze, stabilendo la necessità di chiedere
all’Ispettorato del Ministero delle comunicazioni il nullaosta sul progetto
relativo a qualunque costruzione, modifica o spostamento di condutture di
energia elettrica a qualunque uso destinate o di qualunque tubazione
metalli-ca sotterrata ad ogni uso destinata. In caso di interferenze si
richiede l’osservanza delle norme generali per gli impianti elettrici del
Comitato elet-trotecnico italiano del Consiglio nazionale delle ricerche.
Ove a causa di im-pianti di energia elettrica si abbia un turbamento del
servizio di comunicazio-ne elettronica, il Ministero può promuovere lo
spostamento degli impianti o altri provvedimenti idonei con spese a carico
di chi li rende necessari.

La disposizione si pone in contrasto con gli artt. 117 e 118 Cost., oltre
che per i motivi di cui al punto 1, anche perché attribuisce ad un organo
statale, (l’Ispettorato del Ministero delle comunicazioni) la competenza a
pronunciar-si sui progetti relativi alle condutture di energia elettrica e
alle tubazioni me-talliche sotterrate. Dunque lo Stato avoca a sé
competenze attinenti una mate-ria soggetta a potestà concorrente, senza
rispettare i criteri in merito stabiliti dall’art. 118 Cost., come chiariti
dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 303/2003.

Infatti “quando si intendano attrarre allo Stato funzioni amministrative in
sussidiarietà, di regola il titolo del legiferare deve essere reso evidente
in maniera esplicita perché la sussidiarietà deroga al normale riparto
delle competenze stabilito nell’art. 117 Cost.”: nel caso in esame tale
principio non è rispettato, perché non sono indicate le ragioni di
carattere unitario che, ex art. 118 Cost., giustificherebbero l’allocazione
delle funzioni allo Stato.

L’assunzione di funzioni da parte dello Stato non è poi proporzionata né
ra-gionevole e, soprattutto, non è accompagnata dalla previsione
dell’intesa con la Regione, invece imprescindibile ai fini della
legittimità dell’attrazione delle competenze in capo allo Stato.

P.Q.M.

Si chiede che la Corte Costituzionale dichiari l’illegittimità
costituzionale degli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e dell’allegato n. 13
del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 , perché in contrasto con gli
artt. 117 e 118 della Costi-tuzione.

Firenze – Roma, 12 novembre 2003
Avv. Lucia Bora Avv. Fabio Lorenzoni

MANDATO

Il sottoscritto, nella sua qualità di Presidente pro-tempore della Giunta
della Regione Toscana, delega a rappresentarlo e difenderlo nel presente
giudizio, anche disgiuntamente, gli Avvocati Lucia Bora dell’Avvocatura
della Regio-ne Toscana e l’Avv.Fabio Lorenzoni del foro di Roma, conferendo
agli stessi ogni più ampia facoltà di legge. Elegge domicilio presso lo
studio dell’Avv. Fabio Lorenzoni in Roma, Via del Viminale n. 43.
Il Presidente
Claudio Martini
E’ autentica
(Avv. Lucia Bora)

RELATE DI NOTIFICA

Ad istanza della Regione Toscana, come in atti rappresentata e difesa, io
sottoscritto Aiutante Ufficiale giudiziario addetto all’Ufficio notifiche
presso la Corte d’Appello di Roma, ho notificato il suesteso ricorso:

-al Presidente del Consiglio dei Ministri pro-tempore, nel suo ufficio in
Roma, Palazzo Chigi, Piazza Colonna, ivi recandomi e consegnandone copia
conforme a mani di

-al Presidente del Consiglio dei Ministri pro-tempore, nel domicilio
elet-to ex lege presso l’Avvocatura generale dello Stato, in Roma, Via
Por-toghesi n. 12, ivi recandomi e consegnandone copia conforme a mani di
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[ForumAmbientalista]