Ecco una raccolta di documenti che ti può essere utile per affrontare il tuo
problema
Claudio Malavasi - malav2000@libero.it
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Sono un cittadino di un paese della prov. di Taranto e alcuni
giorni fa è stata presentata presso l'ufficio tecnico del co-
mune di Ginosa la domanda di installazione di un impianto SRB
di terza generazione.
La società è l'h3g!
Dalla relazione tecnica rilasciata dal tecnico incaricato dalla
stessa società si evince la seguente affermazione: "Non ci sono
altri impianti nel raggio di 100 mt.",la stessa è assolutamente
falsa poiché in tale raggio sono installate due antenne srb.
Il comune inizialmente non ha dato consenso alla installazione
del nuovo impianto, ma la società ha risposto che loro inizie-
ranno l'attività di installazione dell'antenna avvalendosi del
decreto legislativo 259 /2003 e poiché hanno ricevuto parere
favorevole dell'ARPA Puglia.
Vi chiedo:
1)E' esatto avvalersi, da parte dell'h3g,del decreto sopra men-
zionato?
2)Può il Comune di Ginosa opporsi alla installazione dell'an-
tenna visto che fra qualche mese diventerà esecutivo il regola-
mento comunale di cui lo stesso si sta dotando???

Vi ringrazio sin da ora..
Ing.Domenico Rosato - domenicorosato@aliceposta.it
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ECCO ALCUNI DOCUMENTI NUMERATI PROGRESSIVAMENTE DAL PIU' DATATO (3 ottobre
2002) AL PIU' RECENTE (gennaio 2004) CHE POSSONO FAR SOSPENDERE LA COSTRUZIONE
DI ANTENNE PER LA TELEFONIA MOBILE CHE HANNO FONDATO LA LORO RICHIESTA SULLA
SCORTA DEL DECRETO LEGISLATIVO  1 AGOSTO 2003 , N 259 CHE SI FONDA PER
NUMEROSI ARTICOLI SUL DECRETO LEGISLATIVO 4 SETTEMBRE 2002, N. 198 (C.D.
DECRETO GASPARRI)  DICHIARATO INCOSTITUZIONALE

1

La Regione Lombardia ha fatto ricorso contro il Decreto legislativo  4
settembre 2002, n.198;
di seguito il testo Decreto legislativo 4 SETTEMBRE 2002, N. 198
(C.D. DECRETO GASPARRI) - Incostituzionale
Decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (c.d. Decreto Gasparri) -
incostituzionale (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle
infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo
sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre
2001, n. 443)  - Articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 20 agosto 2002,
n. 190 - incostituzionale - le materie di competenza statale esclusiva o
concorrente - i principî di sussidiarietà e di adeguatezza - l'assunzione di
funzioni regionali da parte dello Stato - limiti - urbanistica, regime e
interventi edilizi - competenze - art. 117 Cost. - la titolarità del potere di
impugnazione di leggi statali - il potere di proporre ricorso per conflitto di
attribuzione - la corretta instaurazione del giudizio di legittimità
costituzionale - intervento ad adiuvandum delle Associazioni Onlus -
inammissibilità - l'onerosità del titolo abilitativo - oneri di urbanizzazione
-  giudizio promosso in via principale - il vizio di eccesso di delega -
Codice delle comunicazioni elettroniche. Corte Costituzionale 1 ottobre 2003
Sentenza n. 303
 
Il ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Legislativo n.
198/2002
in attesa che qualcuno impugni anche la pericolosa Legge n. 55/2002. 
Regione Lombardia
MOZIONE URGENTE n° 0340 del 3 ottobre 2002
 

OGGETTO: Decreto Legislativo n. 198/2002 inerente la realizzazione delle
infrastrutture per le reti di telecomunicazioni e l'inquinamento
elettromagnetico.

IL CONSIGLIO REGIONALE
 
PREMESSO CHE:
 
- il 13 settembre 2002 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto
Legislativo n.198 recante "Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione
delle infrastrutture per le reti di telecomunicazioni strategiche per la
modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'art.1, c.2, della legge
21/12/2001 n. 443", che comprende, tra l'altro, le disposizioni per
l'installazione delle antenne per la telefonia cellulare;

- la Regione Lombardia, in sede di Conferenza Stato-Regioni, ha espresso
parere favorevole rispetto ai contenuti del Decreto n.198 il quale annulla
parti importanti della l.r. 11/2001; trattandosi di una legge regionale la
Giunta aveva l'obbligo di consultare le competenti commissioni consiliari
prima di esprimere un parere.
 
CONSIDERATO CHE:
 
- all'art.3 tale Decreto recita: "le categorie di infrastrutture di
telecomunicazioni, considerate strategiche ai sensi dell'art. 1 della legge
443/2001 sono opere d'interesse nazionale, realizzabili esclusivamente sulla
base delle procedure definite dal presente decreto, anche in deroga alle
disposizioni di cui all'art.8, co.1, lett.c), della L.22/2/2001, n.36"; tale
disposizione di fatto sottrae ai Comuni la possibilità di pianificare l'uso
del proprio territorio e di regolamentare le installazioni per assicurare il
corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti, per
minimizzare l'esposizione delle popolazioni ai campi elettromagnetici, così
come previsto nella legge derogata, dalla Costituzione Italiana e come sancito
da numerosissime pronunce della Magistratura Amministrativa;
 
- all'art. 3 il D.Lgs. dispone inoltre che le stazioni radio base sono
compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni
parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad
ogni altra disposizione di legge o regolamento; lo stesso articolo stabilisce
che opere civili, scavi, occupazione di suolo pubblico, cavi e reti dorsali
sono assimilati ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria, con i
conseguenti diritti compressivi della libertà individuale;

- l'art. 5 stabilisce che per le antenne UMTS, o altre, con potenza in antenna
inferiore a 20 W per l'installazione è sufficiente la semplice Denuncia di
Inizio Attività (DIA) senza quindi nessuna verifica preventiva
all'installazione dell'antenna;

- introduce il silenzio assenso per facilitare l'installazione degli impianti;

- l'art.11 "Limitazioni legali alla proprietà privata" del D.Lgs.198/2002
aggiunge un comma all'art.232 del DPR n.156/1973, concedendo di fatto la
possibilità della "espropriazione per pubblica utilità" non più solo per il
passaggio dei cavi per la telefonia fissa, bensì ora, anche per
l'installazione delle antenne per telefonia cellulare, con grave limitazioni
alla proprietà privata e permettendo addirittura all'operatore di
telecomunicazioni incaricato del servizio di poter agire direttamente in
giudizio per far cessare eventuali impedimenti e turbative al passaggio ed
alla installazione delle infrastrutture; la conseguenza di questa disposizione
è che le legittime manifestazioni di dissenso dei cittadini alla installazione
di un'antenna nella proprietà privata potranno essere represse e perseguite
per via legale.
 
RITENUTO CHE:

- nell'incertezza scientifica sugli effetti sanitari dei campi
elettromagnetici generati dalle alte frequenze bisogna adottare il principio
di cautela, contemperando la tutela sanitaria della popolazione anche
attraverso il corretto uso del territorio e cioè con la localizzazione delle
stazioni trasmittenti preventivamente individuata con gli strumenti
urbanistici;
VISTO CHE:

- il decreto in oggetto costituisce grave lesione dei diritti fondamentali
della persona (principalmente: salute, ambiente, proprietà);

- il decreto in oggetto costituisce grave lesione dell'autonomia degli enti
territoriali ora privati delle prerogative di cui alla L.22/2/2001, n.36
(art.8, co.1, lett.c e co.6) nonché delle competenze urbanistiche ed edilizie
rispettivamente alla possibilità di pianificare e regolamentare l'uso del
proprio territorio per quanto riguarda le stazioni radio base;

- che le Regioni, per il governo del territorio, la tutela della salute e
l'ordinamento delle comunicazioni, hanno la potestà legislativa nel rispetto
unicamente dei principi fondamentali riservati alla legislazione statale, a
cui è impedito emanare norme di dettaglio, così come chiaramente contenuto
nell'art. 117 della Costituzione, modificato con legge costituzionale n. 3 del
18 ottobre 2001 ed approvato dai cittadini italiani attraverso un apposito
referendum confermativo;

- l'art. 118 della Costituzione, senza possibilità di equivoci, attribuisce ai
Comuni tutte le funzioni amministrative tra cui quelle urbanistiche;

- il decreto n°198 trae origine dalla cosiddetta "Legge obiettivo" del
Ministro Lunardi, L.443/2001, che delega il Governo a legiferare rispetto
all'attuazione di una serie di opere; ma in realtà la L.443 non prevede una
delega per le reti di telecomunicazione.
 
IMPEGNA LA GIUNTA
 
a) Ad impugnare il D.Lgs. n° 198/2002, ricorrendo alla Corte Costituzionale
per violazione dell'art. 117 della Costituzione;

b) A denunciare l'inopportuna compressione e lesione dei poteri comunali in
materia urbanistica da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2
Decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 - incostituzionale. La Corte
Cost. dichiara la illegittimità costituzionale del decreto legislativo 4
settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione
delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e
lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21
dicembre 2001, n. 443). Corte Costituzionale 1 ottobre 2003 Sentenza n. 303
(vedi: sentenza per esteso al sito
         
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2003/CdC/CdC%202003%20n.303.htm

3

La disciplina di principio stabilita dalla legge quadro 2001 n.36 - le
funzioni spettanti allo Stato - le competenze delle Regioni e degli enti
locali - il regime transitorio - soglie di esposizione per la popolazione -
standard di protezione dall'inquinamento elettromagnetico - limiti di
esposizione - valori di attenzione - cautela - progressiva minimizzazione
dell'esposizione - criteri localizzativi - migliori tecnologie disponibili -
l'impatto negativo degli impianti sul territorio - tracciati degli
elettrodotti - la disciplina dei procedimenti autorizzativi - uso del loro
territorio - interessi storici, artistici, architettonici, archeologici,
paesaggistici e ambientali. La legge statale 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge
quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici), si applica a tutti gli impianti che possono comportare
l'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenze
comprese tra 0 Hz e 300 GHz, e in particolare sia agli elettrodotti, sia agli
impianti radioelettrici (art. 2, comma 1), stabilisce distintamente le
funzioni spettanti allo Stato (artt. 4 e 5) e le competenze delle Regioni e
degli enti locali (art. 8), e disciplina specificamente i piani di risanamento
(art. 9), i controlli (art. 14), le sanzioni (art. 15) e il regime transitorio
applicabile in attesa dell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri sulle soglie di esposizione per la popolazione, previsto
dall'art. 4, comma 2 (art. 16: cfr. oggi d.P.C.m. 8 luglio 2003). In
particolare, nel sistema della legge, gli standard di protezione
dall'inquinamento elettromagnetico si distinguono (art. 3) in "limiti di
esposizione", definiti come valori di campo elettrico, magnetico ed
elettromagnetico che non devono essere superati in alcuna condizione di
esposizione della popolazione e dei lavoratori per assicurare la tutela della
salute; "valori di attenzione", intesi come valori di campo da non superare, a
titolo di cautela rispetto ai possibili effetti a lungo termine, negli
ambienti abitativi e scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate;
e "obiettivi di qualità". Questi ultimi sono distinti in due categorie, di cui
una consiste ancora in valori di campo definiti "ai fini della progressiva
minimizzazione dell'esposizione" (art. 3, comma 1, lettera d, n. 2), l'altra
invece - del tutto eterogenea - consiste nei "criteri localizzativi, (...)
standard urbanistici, (...) prescrizioni e (...) incentivazioni per l'utilizzo
delle migliori tecnologie disponibili" (art. 3, comma 1, lettera d, n. 1). La
legge attribuisce allo Stato la determinazione dei limiti di esposizione, dei
valori di attenzione e degli obiettivi di qualità del primo dei due tipi
indicati, cioè dei valori di campo definiti ai fini della ulteriore
progressiva "minimizzazione" dell'esposizione (art. 4, comma 1, lettera a),
mentre attribuisce alla competenza delle Regioni la indicazione degli
obiettivi di qualità del secondo dei tipi indicati, consistenti in criteri
localizzativi, standard urbanistici, prescrizioni e incentivazioni (art. 3,
comma 1, lettera d, n. 1, e art. 8, comma 1, lettera e). Al di là della
discutibile terminologia, la logica della legge è quella di affidare allo
Stato la fissazione delle "soglie" di esposizione, graduate nel modo che si è
detto, alle Regioni la disciplina dell'uso del territorio in funzione della
localizzazione degli impianti, cioè le ulteriori misure e prescrizioni dirette
a ridurre il più possibile l'impatto negativo degli impianti sul territorio
(anche se poi alcune scelte localizzative sono a loro volta riservate allo
Stato: è il caso dei tracciati degli elettrodotti con tensione superiore a 150
kV: art. 4, comma 1, lettera g), oltre che la disciplina dei procedimenti
autorizzativi (cfr. art. 8, comma 1, lettera c): ciò, in coerenza con il ruolo
riconosciuto alle Regioni per quanto attiene al governo e all'uso del loro
territorio. E' vero che la stessa legge prevede poi l'emanazione di un
regolamento statale destinato a contenere anche misure relative alla
localizzazione degli impianti e altre misure dirette ad "evitare danni ai
valori ambientali e paesaggistici" e a tutelare gli "interessi storici,
artistici, architettonici, archeologici, paesaggistici e ambientali", nonché
una disciplina dei "principi" relativi ai procedimenti autorizzativi (art. 5 e
art. 8, comma 1, lettera a). Ma, a prescindere da ogni considerazione circa la
sorte che potrà riservarsi a tale potestà regolamentare a seguito della
entrata in vigore del nuovo art. 117, sesto comma, della Costituzione, che
limita la potestà regolamentare dello Stato alle sole materie di competenza
statale esclusiva, la circostanza che il regolamento previsto non è stato
emanato, in assenza inoltre di qualsiasi disciplina legislativa transitoria su
questi temi, rende superflua ogni ulteriore disamina in argomento, restando
fermo che le leggi regionali impugnate devono essere valutate in relazione
alla loro conformità o meno ai soli principi fondamentali contenuti nella
legge quadro. Corte Costituzionale 7 ottobre 2003 Sentenza n. 307 (vedi:
sentenza per esteso)

4
CORTE COSTITUZIONALE
RICORSO
della REGIONE TOSCANA, in persona del Presidente pro tempore, autorizzato con
deliberazione della Giunta regionale n.1010 del 20 ottobre 2003, rappresentato
e difeso, per mandato in calce al presente atto, dagli Avvocati Lucia Bora e
Fabio Lorenzoni e presso lo studio di quest'ultimo elettivamente domiciliato
in Roma, via del Viminale n. 43
                                                                         
CONTRO
- il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore
per la dichiarazione di illegittimità costituzionale
degli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e dell'allegato n. 13 del decreto
legislativo 1 agosto 2003 n. 259.
*****
Sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2003
- Serie generale è stato pubblicato il decreto legislativo 1 agosto 2003 n.
259 "Codice delle comunicazioni elettroniche".
Questo è stato adottato in attuazione dell'art. 41 della legge 1 agosto 2002
n. 166 che ha delegato il Governo ad emanare decreti legislativi per il
riassetto delle disposizioni vigenti conseguenti al recepimento delle
direttive comunitarie relative all'accesso alle reti di comunicazione
elettronica (direttiva 2002/19/CE), alle autorizzazioni per le reti e i
servizi di comunicazione elet-tronica (direttiva 2002/20/CE), al quadro
normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica
(direttiva 2002/21/CE), al servizio uni-versale e ai diritti degli utenti in
materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva
2002/22/CE).
Il titolo II del decreto legislativo in esame riguarda le reti ed i servizi di
co-municazione elettronica ad uso pubblico; nell'ambito di tale titolo, il
capo V detta le disposizioni relative a reti ed impianti.
Gli articoli contenuti in tale capo V riproducono, in parte senza
significative modificazioni, il contenuto del decreto legislativo n. 198/2002,
impugnato da questa Amministrazione ed annullato dalla Corte Costituzionale
con la sen-tenza n. 303/2003.
In questa pronuncia, com'è noto, la Corte Costituzionale ha annullato il
de-creto legislativo n. 198 per eccesso di delega, ritenendo legittimate le
Regioni a far valere detto vizio posto che, come testualmente affermato, "non
può negarsi che la disciplina delle infrastrutture di telecomunicazioni
strategiche comprima le attribuzioni regionali sotto più profili. Il più
evidente tra essi emerge dalla lettura dell'art. 3, comma 2" . .
Tale art. 3 comma 2, che consentiva l'installazione delle infrastrutture di
tele-comunicazioni strategiche in ogni parte del territorio anche in deroga
alle previsioni urbanistiche e contenente, come rilevato dalla Corte
Costituziona-le, il più evidente profilo di compressione delle attribuzioni
regionali, non è stato riprodotto nel capo V del titolo II del codice delle
comunicazioni.
Restano, però, i vari altri profili di lesione delle competenze regionali, già
presenti nel precedente testo ed ora riprodotti nel nuovo decreto legislativo.
In particolare, l'art. 86 (che contiene alcune disposizioni già dettate dagli
artt. 3 e 4 del decreto legislativo n. 198) prevede:
- che le autorità competenti adottano senza indugio le necessarie decisioni e
rispettano procedure trasparenti nell'esaminare le domande per la con-cessione
del diritto di installare infrastrutture;
- fa salvi gli accordi stipulati tra enti locali ed operatori per la
localizzazione, coubicazione e condivisione delle infrastrutture di
comunicazione elettronica;
- stabilisce che le infrastrutture di reti di comunicazione sono assimilate ad
ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria;
- mantiene ferme le disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali e
detta norme perché sia garantita la separazione strutturale tra la funzione
attinente alla concessione dei diritti di installare infrastrutture e le
funzioni attinenti la proprietà ed il controllo;
- richiama l'applicabilità delle disposizioni di attuazione dell'art. 4 comma
2 lettera a) della legge n. 36/2001 per i limiti di esposizione ai campi
elet-tromagnetici, valori di attenzione ed obiettivi di qualità e dispone che
gli operatori delle reti radiomobili di comunicazione elettronica ad uso
pub-blico inviano ai Comuni e agli ispettorati territoriali del Ministero la
de-scrizione di ogni impianto installato, sulla base dei modelli A e B
dell'allegato 13 al decreto; similmente i soggetti interessati alle
realizza-zione di opere civili, scavi ed occupazioni di suolo pubblico,
coubicazione e condivisione di infrastrutture trasmettono al Ministero copia
dei modelli C e D dello stesso allegato 13 ed il Ministro può, a sua volta,
delegare ad altro ente la tenuta degli archivi telematici di tutte le
comunicazioni trasmessegli.
L'art. 87 (che riproduce il contenuto degli artt. 4,5 e 6 del decreto
legislativo 198) disciplina il procedimento autorizzatorio relativo alle
infrastrutture di comunicazione elettronica, disponendo che tale
autorizzazione venga rilasciata dagli enti locali, previo accertamento da
parte del competente organismo della compatibilità del progetto con i limiti
di esposizione, i valori di atten-zione e gli obiettivi di qualità stabiliti
uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della legge n.
36/2001 e relativi provvedimenti di attuazione. La norma specifica
dettagliatamente le modalità di presentazione dell'istanza, la documentazione
da allegare, addirittura si allega il modello cui deve essere conforme
l'istanza; si stabilisce che per l'installazione di im-pianti con tecnologia
UMTS od altre, con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 Watt, è
sufficiente la denuncia di inizio attività, conforme ai modelli predisposti
dagli enti locali e, ove non predisposti, al modello B di cui all'allegato n.
13. Ancora la norma prevede che ove una amministrazione interessata abbia
espresso motivato dissenso, il responsabile del procedimento convochi una
conferenza dei servizi; l'approvazione del progetto, a maggioranza dei
presenti, sostituisce gli atti di competenza di ogni Amministrazione e vale
come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori.
Ove poi il dissenso sia espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela
del vincolo ambientale e paesaggistico, la determinazione finale è rimessa al
Consiglio dei Ministri.
Le domande di autorizzazione e le denunce di inizio attività si intendono
accolte ove, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto, non sia
stato comunicato il diniego; le opere devono essere realizzate nel termine
perentorio di dodici mesi dalla ricezione del provvedimento autorizzatorio
espresso ovvero dalla formazione del silenzio-assenso.
L'art. 88 (che riproduce gli artt. 7 e 9 del decreto legislativo n. 198)
discipli-na un procedimento - analogo a quello di cui al precedente articolo
87 - per le opere civili, gli scavi e le occupazioni di suolo pubblico (viene
anche qui predisposto un modello - i modelli C e D dell'allegato 13 - per
l'istanza di autorizzazione); l'art. 89 (corrispondente all' art. 8 del
decreto n. 198) disci-plina la procedura per la coubicazione e la condivisione
di infrastrutture; l'art. 93 (corrispondente all'art. 10 del decreto n. 198)
fa divieto di imporre oneri diversi da quelli ivi contemplati.
L'art. 95 detta disposizioni concernenti gli impianti e le condutture di
energia elettrica e le interferenze, stabilendo la necessità di chiedere
all'Ispettorato del Ministero delle comunicazioni il nullaosta sul progetto
relativo a qualunque costruzione, modifica o spostamento di condutture di
energia elettrica a qualunque uso destinate o di qualunque tubazione metallica
sotterrata ad ogni uso destinata. In caso di interferenze si richiede
l'osservanza delle norme generali per gli impianti elettrici del Comitato
elettrotecnico italiano del Con-siglio nazionale delle ricerche. Ove a causa
di impianti di energia elettrica si abbia un turbamento del servizio di
comunicazione elettronica, il Ministero può promuovere lo spostamento degli
impianti o altri provvedimenti idonei con spese a carico di chi li rende
necessari.
Le suddette disposizioni contenute negli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e
nell'allegato n. 13 sono incostituzionali per i seguenti motivi di

                                                                       DIRITTO
Violazione degli articoli 117 e 118 Cost.
1) La materia disciplinata dalle disposizioni impugnate, riguardante
l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, non rientra
tra quelle riservate allo Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma Cost.,
ma è riconducibile ad ambiti di competenza legislativa concorrente e residuale
delle Regioni. In particolare detta disciplina riguarda l'ordinamento della
comunicazione, il governo del territorio ( per tutti i numerosi aspetti
connes-si alla localizzazione degli impianti e delle opere), la tutela della
salute ( per quanto attiene all'esercizio degli impianti), nonché l'industria
ed il commercio.
Pertanto, e con riferimento alle materie soggette a potestà legislativa
concorrente, allo Stato competerebbe unicamente dettare i principi
fondamentali: come specificato dalla Corte Costituzionale, la nuova
formulazione dell'art. 117 Cost, rispetto alla previgente, esprime l'intento
di una più netta distin-zione fra la competenza regionale a legiferare e la
competenza statale, limita-ta alla sola determinazione dei principi
fondamentali (sentenza n. 282/2002).
Da ciò consegue che la disciplina sostanziale e procedimentale deve essere
determinata dal legislatore regionale, nel rispetto dei principi regolatori
de-terminati dallo Stato, per tali intendendosi, secondo quanto spiegato dalla
Corte Costituzionale, "i nuclei essenziali del contenuto normativo che quelle
disposizioni esprimono per i principi enunciati e da esse desumibili"
(senten-ze n. 482/1985 e n. 192/1987).
Ciò non avviene nel caso in esame, in cui il legislatore nazionale detta una
disciplina procedimentale minuziosa, dettagliata, autoapplicativa,
direttamen-te operativa nei confronti dei privati interessati ( là dove,
invece, i principi fondamentali della materia dovrebbero essere rivolti al
legislatore regionale che poi dovrebbe articolare la normativa applicabile ai
terzi interessati), con la conseguenza che si privano del tutto le Regioni del
loro potere - costituzionalmente previsto - di attuare e sviluppare i principi
statali nell'ambito della disciplina organica della materia.
La legge 36/2001 aveva correttamente previsto la competenza legislativa
regionale a definire le modalità per il rilascio delle autorizzazioni
all'installazione degli impianti, già nell'ambito del previgente titolo V.
Tale competenza è stata esercitata dalla Regione ricorrente con la legge
re-gionale n. 54 del 6 aprile 2000.
E' dunque illogico ed ingiustificato eliminare detta competenza regionale,
vanificando anche del tutto le leggi regionale legittimamente adottate, ora,
nel vigore delle nuove norme costituzionali, le quali hanno accresciuto le
potestà legislative regionali, sia nell'ambito della legislazione concorrente
che di quella residuale, consentendo anche, come affermato dalla Corte
Costituzionale, alle leggi regionali, emanate nell'esercizio della potestà
concorrente e residuale, di assumere fra i propri scopi anche finalità di
tutela ambientale (sentenze n. 407/2002; n. 222/2003; n. 307/2003).
Tutto ciò determina la violazione dell'art. 117 Cost.
Le impugnate disposizioni violano altresì, oltre che l'art. 117, anche l'art.
118 Cost.
Infatti le norme in esame attribuiscono direttamente l'esercizio di funzioni
amministrative agli enti locali, disciplinando il relativo procedimento.
Come sopra rilevato, la normativa in oggetto interviene in ambiti materiali
attribuiti alla competenza, anche residuale, delle Regioni; di conseguenza, in
base al nuovo art. 118 Cost., la competenza legislativa regionale (sia essa
residuale che concorrente) esclude che lo Stato possa intervenire per
attribui-re funzioni amministrative agli enti locali, in quanto le funzioni
medesime devono essere conferite con legge statale o regionale, secondo le
rispettive competenze. Pertanto compete alle Regioni disciplinare il
procedimento in questione, attribuendo agli enti locali le relative funzioni
nel rispetto dell'art. 118 Cost.
La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 303/2003, ha affermato che la
sus-sidiarietà può legittimare l'attrazione in capo allo Stato di funzioni
amministrative in materie soggette a potestà legislativa concorrente e, in tal
caso, è inevitabile che il legislatore statale sia legittimato ad intervenire
per organiz-zare e regolare le funzioni medesime.
E' evidente, però, che tale presupposto non ricorre nel caso in esame: qui lo
Stato non decide di allocare a se stesso l'esercizio delle funzioni, ma
attribui-sce le medesime agli enti locali in materie che, però, sono di
competenza re-gionale e non solo concorrente, ma anche residuale.
Perciò i principi enunciati nella citata sentenza n. 303 non trovano
applicazione nel caso in questione; in ogni caso, poi, i medesimi principi non
sono affatto rispettati perché non è prevista l'intesa con la Regione,
individuata dalla Corte Costituzionale come "elemento valutativo essenziale"
per giudicare se una legge statale sia invasiva delle attribuzioni regionali e
non costituisca invece una applicazione corretta dei principi di sussidiarietà
ed adeguatezza.
Né può ritenersi che le suddette disposizioni trovino un loro fondamento
nel-la potestà statale di definire le funzioni fondamentali degli enti locali.
Infatti, se pure si volesse aderire ad una interpretazione estensiva dell'art.
117, se-condo comma, lett. p) Cost., in nessun caso potrebbe esservi
ricompresa l'attribuzione di una singola competenza autorizzativa in materia
di impianti.
Né può ritenersi che le norme impugnate siano legittimate dal fatto che esse
danno attuazione a direttive comunitarie: infatti l'art. 117, quinto comma,
Cost. dispone che le Regioni provvedono all'attuazione degli atti dell'Unione
europea nelle materie di loro competenza. Poiché le direttive comunitarie in
questione investono, come già rilevato, materie di competenza concorrente ed
anche residuale, spetta comunque alle Regioni darvi attuazione con la
normativa applicativa puntuale.
2) Tutte le disposizioni impugnate sono costituzionalmente illegittime per le
ragioni esposte al precedente paragrafo. Con riferimento alle singole
disposi-zioni, in particolare si osserva:
2.a) La disposizione contenuta nell'art. 86 è un chiaro esempio di disciplina
dettagliata che trova applicazione anche per le Regioni ; l'assimilazione
delle infrastrutture di cui agli artt. 87 e 88 alle opere di urbanizzazione
primaria, anche se di proprietà privata degli operatori, dimostra l'invasione
della competenza regionale nella materia del governo del territorio.
2.b) L'art. 87 disciplina il procedimento autorizzatorio per l'installazione e
la modifica delle infrastrutture in oggetto e pone tale funzione in capo agli
enti locali.
Qui sono particolarmente evidenti i motivi di illegittimità costituzionali
e-nunciati al precedente punto 1).
La disciplina è dettagliata ed autoapplicabile direttamente da parte dei
privati interessati (commi 1,2,3,4,5). La specificità della disciplina
adottata - che detta regole puntuali in tema di semplificazione del
procedimento di autoriz-zazione, nonché tempi prefissati di formazione degli
atti e di manifestazione della volontà delle amministrazioni coinvolte -
determina una lesione delle competenze legislative regionali entrando nel
dettaglio e con regole non defi-nite cedevoli a fronte della legislazione
regionale, in una materia che sicuramente rientra quanto meno nella competenza
regionale concorrente. Tanto è vero che la Corte Costituzionale ha rilevato (
sentenza n. 307/2003) che la disciplina dei procedimenti autorizzativi in
questione è legittimamente attribuita alle Regioni, ex art. 8, comma 1 lett. c
della legge n. 36/2001, perché ciò è coerente con il ruolo riconosciuto alle
Regioni per quanto attiene al governo e all'uso del loro territorio dall'art.
117 Cost.
E' quindi incostituzionale annullare tale competenza regionale.
Ancora il primo comma dell'art. 87 in esame stabilisce che i progetti
presen-tati devono essere compatibili con i limiti di esposizione, i valori di
attenzio-ne e gli obiettivi di qualità stabiliti uniformemente a livello
nazionale in rela-zione al disposto della legge n. 36/2001. Anche tale
disposizione è incostitu-zionale, perché, con riferimento agli obiettivi di
qualità, si obbliga al rispetto di quelli "uniformemente stabiliti a livello
nazionale": così si sopprimono gli obiettivi di qualità consistenti nei
"criteri localizzativi, standard urbani-stici, prescrizioni ed incentivazioni
per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili" già previsti dall'art.
3, comma 1 lettera d) n. 1 e art. 8, comma 1, lettera e) della legge n.
36/2001, che la Corte Costituzionale ha ritenuto di competenza regionale, per
coerenza con il ruolo riconosciuto alle Regioni per quanto attiene al governo
e all'uso del loro territorio ( sentenza n. 307/2003).
In sostanza tutta la norma ignora, per gli aspetti della tutela della salute e
del governo del territorio, il legislatore regionale e le sue competenze
costituzionalmente garantite.
Particolarmente lesiva è la regolamentazione della Conferenza dei servizi
(commi 6,7,8), in cui l'estensione della regola della maggioranza
nell'adozione dell'atto finale che può del tutto pretermettere la volontà
regionale, nonché la previsione di una sola ipotesi di dissenso qualificato e
l'attri-buzione al Consiglio dei Ministri della relativa decisione, annulla
qualsiasi ruolo (anche solo sul piano amministrativo) delle Regioni, in
materie che invece la Costituzione affida alla loro competenza.
Ancora lesiva è la previsione (comma 9) concernente il silenzio assenso ove
nel termine di novanta giorni non sia comunicato un provvedimento di dinie-go;
si consente agli enti locali di prevedere termini più brevi o altre forme di
semplificazione amministrativa: anche qui, com'è evidente, non si ipotizza
neppure uno spazio per la legge regionale e si pretende di imporre sempre e
comunque il silenzio assenso per la localizzazione degli impianti in parola.
In tal modo si priva il legislatore regionale del suo compito di individuare e
di-sciplinare le modalità di contemperamento delle esigenze di celerità e di
durata certa del procedimento autorizzativo, con le imprescindibili garanzie
di tutela della salute e dell'ambiente.
L'allegato n. 13, richiamato dalla norma in esame, determina il contenuto dei
modelli da usarsi nella presentazione della domanda. Anche tale profilo
contrasta decisamente con quella che dovrebbe essere, tutt'al più, unicamente
una legislazione di determinazione di principi fondamentali rivolti al
legislatore regionale. Inoltre la predisposizione di specifici modelli per la
presenta-zione dei titoli abilitativi integra l'esercizio, più che di una
potestà legislativa, di una vera e propria potestà regolamentare, che lo Stato
non può legittima-mente esercitare in materie diverse da quelle riservate alla
sua competenza esclusiva, come confermato dalla Corte Costituzionale nella
sentenza n. 303/2003.
2.c) Ancora illegittime, per lesione del quadro costituzionale delle
competen-ze legislative regionali, si presentano gli articoli 88, 89 e 93.
Con questi articoli si dettano procedure dettagliate e puntuali per la
realizza-zione di opere civili, scavi ed occupazione di suolo pubblico
funzionali alla realizzazione delle infrastrutture di comunicazione.
In particolare l'art. 88, commi 1,2,3,4,5,6,7, riproduce una procedura uguale
a quella del precedente art. 87 (domanda secondo il modello allegato;
confe-renza dei servizi, possibile silenzio assenso), stabilisce una procedura
specia-le per l'autorizzazione volta all'installazione di infrastrutture che
interessano aree di proprietà di più enti pubblici e fissa regole perché gli
enti pubblici , e quindi anche le Regioni e gli enti locali, definiscano i
programmi di manu-tenzione ordinaria e straordinaria delle rispettive opere,
per consentire ai tito-lari delle autorizzazioni una corretta pianificazione
delle loro attività strumentali e in specie delle attività di installazione
delle infrastrutture di comunicazione elettronica.
L'art. 89 fissa le regole di condivisione dello scavo e di coubicazione dei
cavi; l'art.93 dispone che agli operatori di reti di comunicazione elettronica
può essere posto a carico solo l'obbligo di tenere indenne l'ente locale o
l'ente proprietario dalle spese necessarie per le opere di sistemazione delle
aree pubbliche coinvolte dagli interventi di installazione e manutenzione e di
ripristinare le aree nei tempi stabiliti dall'ente locale, fatte salve le
tasse ed i canoni di concessione.
Tali disposizioni incidono pesantemente negli ambiti materiali affidati alla
competenza regionale più volte richiamati del governo del territorio,
dell'ordinamento della comunicazione e della tutela della salute.
2d) L'art. 95 detta disposizioni concernenti gli impianti e le condutture di
energia elettrica e le interferenze, stabilendo la necessità di chiedere
all'Ispettorato del Ministero delle comunicazioni il nullaosta sul progetto
relativo a qualunque costruzione, modifica o spostamento di condutture di
energia elettrica a qualunque uso destinate o di qualunque tubazione
metalli-ca sotterrata ad ogni uso destinata. In caso di interferenze si
richiede l'osservanza delle norme generali per gli impianti elettrici del
Comitato elet-trotecnico italiano del Consiglio nazionale delle ricerche. Ove
a causa di im-pianti di energia elettrica si abbia un turbamento del servizio
di comunicazio-ne elettronica, il Ministero può promuovere lo spostamento
degli impianti o altri provvedimenti idonei con spese a carico di chi li rende
necessari.
La disposizione si pone in contrasto con gli artt. 117 e 118 Cost., oltre che
per i motivi di cui al punto 1, anche perché attribuisce ad un organo statale,
(l'Ispettorato del Ministero delle comunicazioni) la competenza a
pronunciar-si sui progetti relativi alle condutture di energia elettrica e
alle tubazioni me-talliche sotterrate. Dunque lo Stato avoca a sé competenze
attinenti una mate-ria soggetta a potestà concorrente, senza rispettare i
criteri in merito stabiliti dall'art. 118 Cost., come chiariti dalla Corte
Costituzionale nella sentenza n. 303/2003.
Infatti "quando si intendano attrarre allo Stato funzioni amministrative in
sussidiarietà, di regola il titolo del legiferare deve essere reso evidente in
maniera esplicita perché la sussidiarietà deroga al normale riparto delle
competenze stabilito nell'art. 117 Cost.": nel caso in esame tale principio
non è rispettato, perché non sono indicate le ragioni di carattere unitario
che, ex art. 118 Cost., giustificherebbero l'allocazione delle funzioni allo
Stato.
L'assunzione di funzioni da parte dello Stato non è poi proporzionata né
ra-gionevole e, soprattutto, non è accompagnata dalla previsione dell'intesa
con la Regione, invece imprescindibile ai fini della legittimità
dell'attrazione delle competenze in capo allo Stato.
                                                                            
P.Q.M.
Si chiede che la Corte Costituzionale dichiari l'illegittimità costituzionale
degli articoli 86, 87, 88, 89, 93, 95 e dell'allegato n. 13 del decreto
legislativo 1 agosto 2003, n. 259 , perché in contrasto con gli artt. 117 e
118 della Costi-tuzione.
Firenze - Roma, 12 novembre 2003
Avv. Lucia Bora Avv. Fabio Lorenzoni
MANDATO
Il sottoscritto, nella sua qualità di Presidente pro-tempore della Giunta
della Regione Toscana, delega a rappresentarlo e difenderlo nel presente
giudizio, anche disgiuntamente, gli Avvocati Lucia Bora dell'Avvocatura della
Regio-ne Toscana e l'Avv.Fabio Lorenzoni del foro di Roma, conferendo agli
stessi ogni più ampia facoltà di legge. Elegge domicilio presso lo studio
dell'Avv. Fabio Lorenzoni in Roma, Via del Viminale n. 43.
Il Presidente
Claudio Martini
E' autentica
(Avv. Lucia Bora)
5
Legge 16 gennaio 2004, n. 5.
Testo del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 315 (in Gazzetta Ufficiale -
serie generale - n. 268 del 18 novembre 2003), coordinato con la legge di
conversione 16 gennaio 2004, n. 5, recante: "Disposizioni urgenti in tema di
composizione delle commissioni per la valutazione di impatto ambientale e di
procedimenti autorizzatori per le infrastrutture di comunicazione
elettronica.".
                                                            (GU n. 13 del
17-1-2004)
Omissis
 
                                                                           
Art. 4.
1. I procedimenti di rilascio di autorizzazione alla installazione di
infrastrutture di comunicazioni elettroniche iniziati ai sensi del decreto
legislativo 4 settembre 2002, n. 198, ed in corso alla data di pubblicazione
della sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 1° ottobre 2003, sono
disciplinati dal decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259. I termini
procedimentali, ferma restando la loro decorrenza dalla data di presentazione
della domanda o della denuncia di inizio attivita', sono computati ai sensi
degli articoli 87 e 88 del medesimo decreto legislativo n. 259 del 2003.
(( 1-bis. All'articolo 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, dopo
il comma 3 e' inserito il seguente:
"3-bis. Ad uso esclusivo interno della Societa' Rete Ferroviaria Italiana
(RFI) Spa ed al fine di garantire un maggiore livello di sicurezza e di
affidabilita' della rete ferroviaria italiana, e' sufficiente la denuncia di
inizio attivita' di cui al comma 3 per l'istallazione, su aree ferroviarie, di
un rete di telecomunicazioni, nel rispetto dei limiti di esposizione, dei
valori di attenzione e degli obiettivi di qualita' indicati al comma 1.". ))

Riferimenti normativi:
- Il decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198, recante disposizioni volta
ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni
strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'art.
1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443, e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 13 settembre 2002, n. 215.
- Il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante codice delle
comunicazioni elettroniche , e' pubblicato nella Gazetta Ufficiale 15
settembre 2003, n. 214 (supplemento ordinario).
- Si riporta il testo dell'art. 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n.
259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), come modificato dalla legge qui
pubblicata:
"Art. 87 (Procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di
comunicazione elettronica per impianti radioelettrici). - 1. L'installazione
di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle
caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l'installazione di
torri, di tralicci, di impianti radiotrasmittenti, di ripetitori di servizi di
comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni
elettroniche mobili GSM/UMTS, per reti di diffusione, distribuzione e
contribuzione dedicate alla televisione digitale terrestre, per reti a
radiofrequenza dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile,
nonche' per reti radio a larga banda puntomultipunto nelle bande di frequenza
all'uopo assegnate, viene autorizzata dagli enti locali, previo accertamento,
da parte dell'organismo competente ad effettuare i controlli, di cui all'art.
14 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, della compatibilita' del progetto con
i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualita',
stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della
citata legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione.
2. L'istanza di autorizzazione alla installazione di infrastrutture di cui al
comma 1 e' presentata all'ente locale dai soggetti a tale fine abilitati. Al
momento della presentazione della domanda, l'ufficio abilitato a riceverla
indica al richiedente il nome del responsabile del procedimento.
3. L'istanza, conforme al modello A dell'allegato n. 13, realizzato al fine
della sua acquisizione su supporti informatici e destinato alla formazione del
catasto nazionale delle sorgenti elettromagnetiche di origine industriale,
deve essere corredata della documentazione atta a comprovare il rispetto dei
limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualita',
relativi alle emissioni elettromagnetiche, di cui alla legge 22 febbraio 2001,
n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione, attraverso l'utilizzo di
modelli predittivi conformi alle prescrizioni della CEI, non appena emanate.
In caso di pluralita' di domande, viene data precedenza a quelle presentate
congiuntamente da piu' operatori. Nel caso di installazione di impianti, con
tecnologia UMTS od altre, con potenza in singola antenna uguale od inferiore
ai 20 Watt, fermo restando il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori
di attenzione e degli obiettivi di qualita' sopra indicati, e' sufficiente la
denuncia di inizio attivita', conforme ai modelli predisposti dagli enti
locali e, ove non predisposti, al modello B di cui all'allegato n. 13.
3-bis. Ad uso esclusivo interno della Sacieta' Rete Ferroviaria Italiana (RFI)
Spa ed al fine di garantire un maggiore livello di sicurezza e di
affidabilita' della rete ferroviaria italiana, e' sufficiente la denuncia di
inizio attivita' di cui al comma 3 per l'istallazione, su aree ferroviarie, di
una rete di telecomunicazioni, nel rispetto dei limiti di esposizione, dei
valori di attenzione e degli obiettivi di qualita' indicati al comma 1.
4. Copia dell'istanza ovvero della denuncia viene inoltrata contestualmente
all'organismo di cui al comma 1, che si pronuncia entro trenta giorni dalla
comunicazione. Lo sportello locale competente provvede a pubblicizzare
l'istanza, pur senza diffondere i dati caratteristici dell'impianto.
5. Il responsabile del procedimento puo' richiedere, per una sola volta, entro
quindici giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di
dichiarazioni e l'integrazione della documentazione prodotta. Il termine di
cui al comma 9 inizia nuovamente a decorrere dal momento dell'avvenuta
integrazione documentale.
6. Nel caso una amministrazione interessata abbia espresso motivato dissenso,
il responsabile del procedimento convoca, entro trenta giorni dalla data di
ricezione della domanda, una conferenza di servizi, alla quale prendono parte
i rappresentanti delle amministrazioni degli enti locali interessati, nonche'
dei soggetti preposti ai controlli di cui all'art. 14 della legge 22 febbraio
2001, n. 36, ed un rappresentante dell'amministrazione dissenziente.
7. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima
convocazione. L'approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce
ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale
altresi' come dichiarazione di pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza
dei lavori. Della convocazione e dell'esito della conferenza viene
tempestivamente informato il Ministero.
8. Qualora il motivato dissenso, a fronte di una decisione positiva assunta
dalla conferenza di servizi, sia espresso da un'amministrazione preposta alla
tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio
storico-artistico, la decisione e' rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano
applicazione, in quanto compatibili con il codice, le disposizioni di cui agli
articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni.
9. Le istanze di autorizzazione e le denunce di attivita' di cui al presente
articolo, nonche' quelle relative alla modifica delle caratteristiche di
emissione degli impianti gia' esistenti, si intendono accolte qualora, entro
novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda,
fatta eccezione per il dissenso di cui al comma 8, non sia stato comunicato un
provvedimento di diniego. Gli enti locali possono prevedere termini piu' brevi
per la conclusione dei relativi procedimenti ovvero ulteriori forme di
semplificazione amministrativa, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal
presente comma.
10. Le opere debbono essere realizzate, a pena di decadenza, nel termine
perentorio di dodici mesi dalla ricezione del provvedimento autorizzatorio
espresso, ovvero dalla formazione del silenzio- assenso.".
- L'art. 88 del citato decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e' il
seguente:
"Art. 88 (Opere civili, scavi ed occupazione di suolo pubblico). - 1. Qualora
l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica presupponga la
realiazzazione di opere civili o, comunque, l'effettuazione di scavi e
l'occupazione di suolo pubblico, i soggetti interessati sono tenuti a
presentare apposita istanza conforme ai modelli predisposti dagli enti locali
e, ove non predisposti, al modello C di cui all'allegato n. 13, all'ente
locale ovvero alla figura soggettiva pubblica proprietaria delle aree.
2. Il responsabile del procedimento puo' richiedere, per una sola volta, entro
dieci giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di
dichiarazioni e la rettifica od integrazione della documentazione prodotta. Il
termine di cui al comma 7 inizia nuovamente a decorrere dal momento
dell'avvenuta integrazione documentale.
3. Entro il termine di trenta giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il
responsabile del procedimento puo' convocare, con provvedimento motivato, una
conferenza di servizi, alla quale prendono parte le figure soggettive
direttamente interessate dall'installazione.
4. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima
convocazione. L'approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce
ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale
altresi' come dichiarazione di pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza
dei lavori.
5. Qualora il motivato dissenso, a fronte di una decisione positiva assunta
dalla conferenza di servizi, sia espresso da un'amministrazione preposta alla
tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio
storico-artistico, la decisione e' rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano
applicazione, in quanto compatibili con il codice, le disposizioni di cui
all'art. 14, e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni.
6. Il rilascio dell'autorizzazione comporta l'autorizzazione alla
effettuazione degli scavi indicati nel progetto, nonche' la concessione del
suolo o sottosuolo pubblico necessario all'installazione delle infrastrutture.
Il comune puo' mettere a disposizione, direttamente o per il tramite di una
societa' controllata, infrastrutture a condizioni eque, trasparenti e non
discriminatorie.
7. Trascorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda,
senza che l'amministrazione abbia concluso il procedimento con un
provvedimento espresso ovvero abbia indetto un'apposita conferenza di servizi,
la medesima si intende in ogni caso accolta. Nel caso di attraversamenti di
strade e comunque di lavori di scavo di lunghezza inferiore ai duecento metri,
il termine e' ridotto a trenta giorni.
8. Qualora l'installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica
interessi aree di proprieta' di piu' enti pubblici, o privati, l'istanza di
autorizzazione, conforme al modello D di cui all'allegato n. 13, viene
presentata a tutti i soggetti interessati. Essa puo' essere valutata in una
conferenza di servizi per ciascun ambito regionale, convocata dal comune di
maggiore dimensione demografica. La conferenza puo' essere convocata anche su
iniziativa del soggetto interessato.
9. Nei casi di cui al comma 8, la conferenza di servizi deve pronunciarsi
entro trenta giorni dalla prima convocazione. L'approvazione, adottata a
maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza
delle singole amministrazioni e vale altresi' come dichiarazione di pubblica
utilita', indifferibilita' ed urgenza dei lavori, anche ai sensi degli
articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Reppubblica 8 giugno
2001, n. 327. Della convocazione e dell'esito della conferenza viene
tempestivamente informato il Ministero. Qualora il motivato dissenso sia
espresso da un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, alla tutela
della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico, la decisione e'
rimessa, al Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto
compatibili con il codice, le disposizioni di cui all'art. 14 e seguenti della
legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.
10. Salve le disposizioni di cui all'art. 93, nessuna altra indennita' e'
dovuta ai soggetti esercenti pubblici servizi o proprietari, ovvero
concessionari di aree pubbliche, in conseguenza di scavi ed occupazioni del
suolo, pubblico o privato, effettuate al fine di installare le infrastrutture
di comunicazione elettronica.
11. Le figure giuridiche soggettive alle quali e' affidata la cura di
interessi pubblici devono rendere noto, con scadenza semestrale, i programmi
relativi a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, al fine di
consentire ai titolari di autorizzazione generale una corretta pianificazione
delle rispettive attivita' strumentali ed, in specie, delle attivita' di
installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica. I programmi
dei lavori di manutenzione dovranno essere notificati in formato elettronico
al Ministero, ovvero ad altro ente all'uopo delegato, con le stesse modalita'
di cui all'art. 89, comma 3, per consentire l'inserimento in un apposito
archivio telematico consultabile dai titolari dell'autorizzazione generale.
12. Le figure soggettive esercenti pubblici servizi o titolari di pubbliche
funzioni hanno l'obbligo, sulla base di accordi commerciali a condizioni eque
e non discriminatorie, di consentire l'accesso alle proprie infrastrutture
civili disponibili, a condizione che non venga turbato l'esercizio delle
rispettive attivita' istituzionali.".

                                                                     Art. 5.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara'
presentato alle Camere per la conversione in legge.
                                              




ALCUNE RIFLESSIONI SULLA NORMATIVA RIGUARDANTE L'ELETTROSMOG
Se andate a confrontare il vecchio testo del D.I. 10 settembre 1998, nr 381,
all'art. 4, comma 2 leggete:
".......in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a
quattro ore" i limiti di cui all'art. 3 sono stati ulteriormente ridotti:
indipendentemente dalla frequenza, a 6 V/m per il campo elettrico, a 0.016 A/m
per il campo magnetico e, solo per le frequenze comprese tra 3 MHz e 300 GHz,
a 0.1 W/m2 per la densità di potenza":
Nel nuovo testo relativo all'argomento leggete:
all'art. 3 comma 2 - ".......A titolo di misura di cautela per la protezione
da possibili effetti a lungo termine eventualmente connessi con le esposizioni
ai campi generati alle suddette frequenze all'interno degli edifici adibite a
permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere  e loro pertinenze esterne
che siano fruibili come ambienti abitativi quali balconi, terrazzi e cortili
esclusi i lastrici solari, si assumono i valori di attenzione di ......" ( 6
V/m).
Come potrete notare il nuovo testo varia da "in prossimità degli edifici" a
"dentro gli edifici". La differenza è sostanziale e può valutarsi in un
aumento di 3 -4 V/m del limite di esposizione. Infatti quando si effettua una
misura all'esterno di un edificio e si rilevano 9, 10 V/m, all'interno si
rileva un valore di circa 5, 6 V/m (il valore dipende dal tipo di muratura
esistente, se vi sono doppi vetri o meno ed il loro spessore ecc.)
Noterete una contraddizione nel teso dove si dice ..." e loro pertinenze
esterne che siano fruibili come ambienti abitativi quali balconi, terrazzi e
cortili esclusi i lastrici solari".
Il testo si presta ad equivoci e quindi a lunghi e sfibranti contenziosi di
carattere legale tra gestori di impianti di radiodiffusione e telefonia
cellulare e cittadino, con onerosi costi a carico dei ricorrenti, per tentare
di definire quando un balcone o un terrazzo è definibile come ambiente
abitativo e di permanenza superiore alle 4 ore?  E per quale motivo i lastrici
solari (luoghi dove si collocano gli impianti) non vengono inclusi nel
limite?
Tenere ancora in debita considerazione che se ogni balcone venisse considerato
come ambiente abitativo, con limite di 6 V/m non avremmo mai all'interno degli
edifici i 6 V/m; dove invece non ci sono balconi sfugge ogni possibilità di
pretendere i 6 V/m all'esterno in quanto qui è molto chiaro: i 6 V/m non si
misurano più in prossimità degli edifici, ma all'interno.
All'art 4, Obiettivi di qualità, si stabilisce il limite di 6 V/m anche
misurati all'aperto nelle aree intensamente frequentate e tali aree sono
intese anche come superfici edificate, ovvero attrezzate permanentemente per
il soddisfacimento di bisogni sociali, sanitari e ricreativi. Della serie ti
tutelo quando sei fuori casa a giocare a bocce (se tali spazi si intendono
intensamente frequentati (valore molto aleatorio ed oggetto di lite per la sua
definizione); vecchio balordo, quando torni a casa sei entrato nella Cayenna e
devi sopportare un limite di emissione maggiore.
Infine, dulcis in fundo, la ciliegina: le riduzioni a conformità, previste
nell'allegato "C" si fanno solo in base all'art. 3, commi 1 e 2, ovvero a
riportare il valore a conformità pari a 6 V/m misurati all'interno degli
edifici; l'art. 4 è infatti escluso per le riduzioni a conformità.
 
Ai parlamentari tentare di correggere le storture e fare di questo argomento
oggetto di campagna elettorale. Sul problema vi è una forte sensibilità dei
cittadini e larghissimi strati di popolazione interessata alla tutela della
propria salute !!!
 

Gli effetti biologici delle radiazioni e la tutela della salute.

   Viceversa è accertato che le radiazioni elettromagnetiche, al di là di una
certa dose, hanno affetti biologici negativi per l'uomo ( Allegato  I ).
L'impatto delle Stazioni Radio Base è elevato in un raggio di 20-70 metri
dalle antenne, sui luoghi abitati posti a quota prossima a quella delle
antenne ( Allegato II ).
 La legge Italiana, e  le relative Norme CEI,  basano - al momento -   i
limiti di accettabilità delle radiazioni in base all' effetto termico a breve
termine                           ( Allegato III ), tale limite fa riferimento
ad un valore massimo di campo elettrico, per i siti abitati, pari  a 6
Volt/metro.  E' stato tuttavia mostrato che le radiazioni elettromagnetiche ad
alta frequenza  hanno, a lungo termine, effetti biologici negativi sull'uomo 
per dosi assorbite assai basse, corrispondenti ad un campo elettrico di 1
Volt/metro, e quindi assai più basse di quelle previste dalle attuali Leggi
Nazionali e Regionali.
  La posizione che viene assunta in Italia come presupposto della esistente 
normativa è che  " non esistono ancora sufficienti risultati che diano per
certi gli effetti biologici negativi sull'uomo delle radiazioni a bassa dose e
lungo termine " .
 La bibliografia esistente orienta, a mio  avviso, a pensare il contrario.
   E' comunque certo che, in base ai risultati OGGI disponibili,  nessuno
possa almeno negare che effetti biologici negativi POSSANO esservi. Anche in
questo caso è quindi necessario intervenire per eliminare i rischi, ritenuti
solo potenziali.  Occorre infatti ricordare che la Costituzione Italiana ,
all'Art. 32, tutela la salute del cittadino non solo come bene individuale, ma
anche come bene collettivo ( e infatti abbiamo  un Servizio Sanitario
Nazionale ), e che tale tutela è prevista in termini preventivi.   
    In questo caso deve valere il cosiddetto " Principio di Precauzione ", la
cui enunciazione  internazionale più comune è la seguente:  " Il Principio di
Precauzione stabilisce che l' assenza di una piena certezza scientifica NON
deve essere usata come una ragione sufficiente per posporre decisioni, là dove
ci sia il RISCHIO di effetti seri ed irreversibili ".  Ripetendo il concetto,
si può dire che il Principio di Precauzione è ampiamente riconosciuto come un
adeguato criterio per governare situazioni che possono creare danni seri ed
irreversibili, quando esistano validi motivi per farlo, anche se non si
ritiene ancora stabilita una certezza scientifica. 
  Non è un fatto singolare che, con il crescere della complessità della vita
umana, i Governi debbano disporre di maggiore abilità nel rispondere alle
nuove situazioni. Il Principio di Precauzione è una efficace base che una
Amministrazione deve usare, con buon senso e senza demagogia, per 
determinare  giuste scelte in quei casi ove  la scienza  abbia già dato
significative indicazioni,  anche quando non ci siano ancora risposte ritenute
universalmente certe.

Sentenza contro H3G
Inquinamento elettromagnetico - Infrastrutture per stazione radiobase di
telefonia mobile - Parere dell'ARPA fondato su dichiarazioni di parte non
corrispondenti alla realtà - Onere istruttorio - Mancato assolvimento -
Illegittimità - Concessione edilizia susseguente - Illegittimità - Successiva
sostituzione con nuovo parere favorevole - Irrilevanza. In tema di
installazione di infrastrutture per una stazione radiobase di telefonia
mobile, il parere dell'ARPA che si fondi su dichiarazioni di parte non
corrispondenti alla realtà, non verificati, non assolve all'onere istruttorio
incombente sull'agenzia. Poiché tale parere costituisce presupposto
indispensabile, ai sensi dell'art. 6, 23° comma, della L.R. n. 13/00, per il
rilascio della concessione edilizia, l'illegittimità dell'atto
infraprocedimentale ridonda sull'atto finale del procedimento. Non rileva che,
in seguito, il parere viziato sia stato revocato e sostituito da altro, del
pari favorevole, in quanto la funzione consultiva non può essere esercitata a
posteriori. Pres. SAMMARCO, Est. DI SCIASCIO - Lena e altri (Avv.ti de
Grisogono e Zecchin) c. Comune di Trieste (Avv.ti Girali e Filippuzzi) e nei
confronti di H3G s.p.a. (Avv.ti Bardelli, Recla e Tudor) T.A.R. Friuli Venezia
Giulia, Trieste - 26 gennaio 2004, n. 1

Inquinamento elettromagnetico - D. lgs. 198/2002 - Dichiarazione di
incostituzionalità - Effetto retroattivo - Assenza di normativa regolante il
procedimento speciale di D.I.A. - Ordine di sospensione dei lavori in mancanza
di titolo abilitativo - Legittimità. Le pronunzie d'accoglimento della Corte
costituzionale hanno effetto retroattivo inficiando sin dall'origine la
validità e l'efficacia della norma dichiarata contraria al dettato
costituzionale, salvo il limite delle situazioni consolidate, quali quelle
derivanti da giudicato, da atto amministrativo non impugnabile, da
prescrizione o da decadenza. (cfr.: Cass. sez.lav., 22 ottobre 2002, n.14969,
id., sez.I, 25 luglio 2001, n.10115; id., 7 giugno 2000, n.7704) Con
riferimento al decreto legislativo n.198 del 2002, dichiarato
costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega, in mancanza della
normativa che regoli il procedimento relativo alla speciale DIA, resta
pienamente valido l'ordine di sospensione dei lavori che sostanziamene
qualifichi abusiva ogni attività edilizia posta in essere in mancanza di
qualsivoglia titolo abilitativo (autorizzazione o silenzio-assenso). Pres.
Amoroso, Est. Giambartolomei - H3G spa (Avv.ti Niccolaini, Irti, Arnaud) c.
Comune di Civitanova Marche (Avv. Cingolani) e altro (n.c.) - T.A.R. MARCHE,
Ancona, 3 febbraio 2004, n. 60

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