Al Presidente del Consiglio della Regione Emilia Romagna
PETIZIONE POPOLARE AFFINCHE' LA REGIONE EMILIA ROMAGNA
DELIBERI IN MATERIA DI ELETTROSMOG
AL FINE DI RENDERE OPERATIVA LA LEGGE QUADRO 36/2001

I sottoscritti cittadini della Regione Emilia-Romagna, hanno appreso che il Governo non ha emanato i decreti sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici (C.E.M), come stabilito dalla recente Legge Quadro sull'inquinamento elettromagnetico n. 36/2001, per la salvaguardia della salute, in applicazione del principio di cautela e precauzione.
Considerato che:
- la Legge Quadro n. 36/2001 ha come scopo quello di: "assicurare la tutela della salute" ….."nel rispetto dell'art. 32 della Costituzione", art. 1 punto a),"assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio e promuovere l'innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili", art. 1 punto c) e consente che i Comuni possano "adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici", art. 8 punto 6);
- il D.M. 381/98 (art. 4, comma 3) assegna alle Regioni il conseguimento di eventuali obiettivi di qualità;
- la Legge Regionale n. 30 del 31/10/2000 invita "le Province e i Comuni nell'esercizio delle loro competenze e della pianificazione territoriale e urbanistica a perseguire obiettivi di qualità …";
- l'o.d.g. del Consiglio Regionale del 28 febbraio 2000 invita espressamente Province e Comuni ad assumere quale obiettivo di qualità il limite di 3 V/m;

CHIEDONO CHE LA REGIONE EMILIA ROMAGNA

- promuova opportune leggi e normative per la minimizzazione del rischio dovuto all’esposizione a tutte le possibili fonti elettromagnetiche individuando l'obiettivo di qualità di esposizione ad un massimo di 3 V/m in corrispondenza di luoghi in cui si permane più di 4 ore e di 0,5 V/m nelle "aree sensibili" per le antenne da telefonia cellulare e 0,2 microtesla per gli elettrodotti;
- effettui una ricognizione della piena applicazione della recente Legge Quadro con invito esplicito alle Province di predisporre linee guida per indirizzare i Comuni verso scelte omogenee di pianificazione territoriale e con invito ai Comuni di procedere con urgenza a modificare adeguatamente i regolamenti edilizi per intervenire nei piani regolatori, in collaborazione con i comitati e le associazioni;

DISPONGA

- la minimizzazione dell'esposizione della popolazione conseguita attraverso la riduzione e la razionalizzazione del numero di impianti, non rilasciando concessioni in zone in cui sono presenti altre fonti inquinanti se non si possono garantire distanze di rispetto tra una fonte e l'altra di almeno 250/300 metri, limitando la potenza massima delle antenne a valori di cautela;
- l’impegno da parte dei gestori di presentare la giustificazione del servizio dimensionato sulle esigenze effettive. Attraverso una corretta pianificazione territoriale risulta inutile potenziare il servizio dove questo già funziona e sarebbero sufficienti altre soluzioni tecniche;
- l'individuazione di aree tecnologiche in cui si possono collocare gli impianti nel rispetto dei principi di minimizzazione del rischio e degli obiettivi di qualità sopra richiamati, utilizzando, come scelta prioritaria, zone irreversibilmente compromesse sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico;
- l’individuazione delle "aree sensibili" (aree destinate ad attrezzature sanitarie, assistenziali e scolastiche: scuole, luoghi comunque adibiti all'infanzia, ospedali, case di cura, case di riposo, centri anziani ecc.) dove è vietata la localizzazione di impianti, come stabilito dalla direttiva per l'applicazione della L.R. 31/10/2000 n. 30, art. 9. Individuazione delle zone in prossimità delle "aree sensibili" dove vanno comunque considerati gli obiettivi di qualità sopra indicati;
- la collocazione di impianti ad una distanza di almeno 300 metri anche dalla singola abitazione e da ogni altro edificio anche lavorativo in cui si permanga più di 4 ore; ad una distanza di almeno 500 metri dalle "aree sensibili". Per le antenne radioemittenti 1000 metri nel primo caso e 2000 nel secondo. La determinazione dei parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti;
- il rilascio di concessioni edilizie a tempo determinato (4-5 anni al massimo) con obbligatorietà, alla scadenza, di richiesta al gestore di installazione di apparati tecnologicamente più aggiornati;
- l'installazione su ogni impianto di un limitatore di potenza;
- il monitoraggio continuativo 24 ore su 24;
- l'istituzione o la prosecuzione dei tavoli tecnici permanenti (Comune, gestori, comitati e associazioni) per l'analisi delle osservazioni dei cittadini relative alla presentazione dei piani annuali, a partire dal 2001, da parte dei gestori, prima dell'autorizzazione delle concessioni comunali, e per la determinazione dei criteri di intervento nei regolamenti edilizi e nei piani regolatori comunali;
- la dotazione dell'AUSL di un adeguato apparecchio di misurazione per un controllo sistematico;
- l'istituzione del registro epidemiologico per censire e monitorare la popolazione che permane vicino alle fonti inquinanti;
- la costituzione di fondi per lo sviluppo e l'incentivazione della ricerca scientifica e tecnologica;
- l'individuazione di tempi operativi per adempiere a quanto indicato, concedendo moratorie finalizzate al compimento degli obiettivi prefissati;
- la concessione di una moratoria su eventuali richieste di potenziamento degli elettrodotti, dei carichi di tensione e dell'aumento di produzione elettrica, sino a quando non si raggiungano accordi precisi sui tempi e le modalità delle bonifiche che devono essere tali da garantire la massima sicurezza sanitaria ed il rispetto paesaggistico.

            

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