Lo Studio di Bioeletromagnetics costituisce un'importante prova di
laboratorio della nocività dell'esposizione a campi elettromagnetici alle
frequenze tipiche della telefonia mobile, sia essi generati dalle stazioni
radio base che dai telefoni cellulari.
Roma, 19 gennaio 2003.
Dal sommario di un importante articolo tratto da Bioelectromagnetics di
Gennaio 2003 evidenziamo che i livelli di esposizione (in SAR) utilizzati
nello studio, cioè da 1.6 Watt/Kg a 8.8 Watt/Kg, sono confrontabili con i
limiti di base per esposizioni localizzate (capo, tronco, arti) indicati
nella Tabella 1 dell'Allegato II della Raccomandazione n. 1999/519/CE della
Comunità Europea (basata sulle linee guida dell'ICNIRP) per le frequenze
comprese fra 10 MHz e 10 GHz (entro cui ricadono le frequenze della
telefonia mobile), cioè 2 Watt/Kg per il capo ed il tronco e 4 Watt/Kg per
gli arti. In contrapposizione a quella Raccomandazione, lo studio in esame
dimostra che, per alcune frequenze tipiche della telefonia mobile, quei
valori di esposizione, che secondo la Raccomandazione stessa dovrebbero
proteggere dagli effetti acuti, non sono invece in grado di evitare effetti
non legati alla temperatura, fra cui le alterazioni cromosomiche trattate
nell'articolo e che sono causa riconosciuta di cancro. Inoltre, come già
noto, quella Raccomandazione, che avendo posto un fattore di sicurezza di 50
ritiene di proteggere anche dagli effetti non accertati, fra cui il cancro,
e comunque da possibili effetti a lungo termine, risulta invece non idonea a
proteggere dalla leucemia infantile, il cui rischio raddoppia nel caso di
esposizione a campi magnetici a 50 Hz di intensità ben 250 volte inferiore
(0.4 microTesla) all'intensità (100 microTesla) definita specificamente per
la protezione dagli effetti acuti e che è ritenuta, dalla stessa
Raccomandazione, idonea per la protezione dai possibili effetti a lungo
termine. Riteniamo che lo studio di Bioelectromagnetics costituisca
un'importante prova di laboratorio della nocività dell'esposizione a campi
elettromagnetici alle frequenze tipiche della telefonia mobile, sia essi
generati dalle stazioni radio base che dai telefoni cellulari. Riteniamo
inoltre che la Comunità Europea dovrebbe al più presto rivedere gli attuali
limiti di riferimento e i limiti di base alla luce delle nuove conoscenze,
anche in ottemperanza del Principio di Precauzione sancito dalla stessa
Comunità. Pensiamo infine che i mezzi di informazione dovrebbero
correttamente informare l'opinione pubblica sullo stato attuale delle
conoscenze e non fare semplicemente, come avviene ad ogni occasione
possibile, cassa di risonanza pubblicitaria a favore delle compagnie di
telefonia mobile e azione soporifera contro la diffusione della conoscenza
degli effetti biologici e sanitari accertati e dovuti ai campi
elettromagnetici artificiali.
Raffaele Capone Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
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