da la Repubblica del 6.12.2003
 
I soldati della Guerra fredda minacciati dalla leucemia

 
ANDREA TARQUINI

 
BERLINO - Nei decenni della guerra fredda erano giovani l´un contro
l´altro armati, soldati scelti dei radar antiaerei della Bundeswehr
di Bonn e della Nationale Volksarmee di Berlino Est. Erano in mille,
erano le élites orgogliose di Nato e Patto di Varsavia, oggi li
unisce un destino tragico: si sono ammalati di leucemia o di altri
tumori a causa delle eccessive dosi di radiazioni emanate dai radar,
soprattutto quelli sovietici ma anche i più vecchi apparati
americani. Oggi i mille fantasmi viventi della Guerra fredda
combattono insieme: assistiti da due avvocati di Berlino, Reiner
Geulen e Remo Klinger, hanno fatto causa alle autorità della Germania
unita. «Durante le esercitazioni dormivamo di notte a un passo dalla
porta dell´impianto radar», racconta alla Sueddeutsche Zeitung Ulrich
Schmidt, ex sottufficiale della contraerea tedesco-orientale. «Il P15
sovietico era un radar dalla potenza mostruosa», continua quasi
mescolando fierezza da soldato e rabbia di condannato a morte, «ci
faceva vedere lontano, fino ai voli dei Mirage in Francia. Sono state
le radiazioni della superarma che doveva "difendere il socialismo" a
condannarci». Sembra un capitolo di "Reparto cancro" di Aleksandr
Solzhenicyn, invece è vita vissuta di piccoli militi ignoti. La
pericolosità degli impianti radar, dice l´avvocato Geulen, «fu
compresa e riconosciuta come pericolo all´Ovest solo dopo il 1975,
nella Ddr mai, fino alla sua fine nel 1989». Gli assistiti di Geulen
e Klinger sono poco più di ottocento ex militari della Bundeswehr e
quasi duecento della Volksarmee. «Per anni e anni», continua
Geulen, «le autorità hanno cercato di insabbiare tutto. Ci sono
volute denunce dei media, proteste dell´opinione pubblica, una
commissione parlamentare d´inchiesta che ha chiesto adeguati
risarcimenti a tutti. Il ministero della Difesa di fatto ha accettato
di rimborsare solo il dieci per cento delle vittime. E non passa
settimana senza che uno dei mille muoia». Alle prime proteste, i
superiori minimizzarono. Fu così quando si ammalarono i primi ex
serventi alle batterie di missili Hawk della prima generazione o Nike
Hercules della Bundeswehr, poi quando toccò ai loro ex nemici dei Sam
6 coll´emblema con martello e compasso sull´ogiva. «Dopo la
riunificazione», narra Schmidt, «fu misurata per la prima volta la
radioattività del P15: era duecento volte superiore al tollerabile».
Con Birk Meinhardt della Sueddeutsche Zeitung che narra la tragedia
dei mille nei suoi reportages, il ministero della Difesa comunica
solo per iscritto. Schmidt racconta sofferenze atroci: un ciclo di
chemioterapia dopo l´altro, giorni con venti infusioni di flebo,
uomini nel fiore degli anni già calvi e sdentati. «Una volta non ce
la feci più dal dolore, strappai le flebo, il sangue schizzò ovunque,
corsi ovunque gridando... Ricordai un giorno nella Volksarmee, quando
chiesi a un superiore sui pericoli delle radiazioni. "Ma via
compagno", mi disse, "alla peggio resterai impotente per poco, poi
tornerai a scopare anche tu". Quell´ufficiale è già morto di cancro,
ucciso dai suoi radar».
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