ELETTROSMOG E SALUTE: chiarezza prima che sia tardi
Pisa medica, Sett-Ott 2003, 12-14  

Gli abitanti di Pisa stanno assistendo al proliferare di impianti di antenne per la telefonia mobile e  leggendo i  comunicati dei Comitati di Quartiere, delle Associazioni dei Consumatori e dei gruppi ambientalisti, acquisiscono  nuove consapevolezze, assieme a dubbi e perplessità. Ci troviamo tutti di fronte a quella che è una nuova forma di inquinamento di tipo ambientale, e cioè l'elettrosmog. Si tratta dell'inquinamento dovuto alla presenza di  radiazioni elettromagnetiche alla frequenza delle
microonde ed alla loro azione continua e pervasiva su tutti gli organismi viventi. Mentre si aprono scenari inquietanti per la popolazione maggiormente esposta, a noi sembra che fino ad ora sia mancata un'adeguata presa di posizione ufficiale da parte degli esperti medici e biologi. Un loro intervento potrebbe essere utile per tenere maggiormente informata ed aggiornata la popolazione su quelli che sono gli aspetti scientifici ed epidemiologici di interesse, e soprattutto sulle conoscenze già acquisite in materia di danni alla salute. Un'azione di questo tipo potrebbe  essere utile per indicare scelte maggiormente qualificate da parte di coloro che sono preposti al rilascio di licenze ai gestori degli impianti di antenne per la telefonia mobile, oltre che per suggerire norme maggiormente puntuali sull'uso corretto dei cellulari in relazione a quelli che sono i rischi accertati. 


Il dibattito aperto sui giornali locali costituisce per il momento un punto di riferimento apprezzabile, ma non esauriente. Pisa è una città di scienza e di cultura e quindi le persone maggiormente competenti, se non altro per dovere civico, sono chiamate a prendere posizione in modo  responsabile, rendendo un servizio agli abitanti che si interrogano sempre più frequentemente sui rischi dell'esposizione a questo tipo di radiazioni.  Molti argomentano dicendo che di fronte a tante morti provocate da  incidenti stradali, da etilismo, dal tabacco, dai particolati e dagli inquinanti chimici emessi nell'atmosfera, un piccolo rischio in più costituisce un problema minore rapportato ai vantaggi delle nuove tecnologie delle telecomunicazioni. Noi invece riteniamo che l'inesorabilità e l'inevitabilità del bagno elettromagnetico debba essere considerata con maggiore attenzione. In ogni caso conviene parlarne. La maggiore parte dei cittadini non ha un'idea precisa della fenomenologia dell'interazione tra un'onda elettromagnetica ed un sistema biologico.
Specialmente quando l'ampiezza del campo elettrico associato all'onda è tale da non provocare effetti di riscaldamento sulle cellule viventi, né la ionizzazione di atomi o molecole, né la rottura di legami chimici.  Di fatto è piuttosto diffusa una mentalità secondo la quale  le radiazioni elettromagnetiche come quelle emesse dagli apparecchi portatili e dagli impianti della telefonia mobile, in generale, non sono dannose per l'uomo e rientrano nel novero dei disturbi di origine ambientale di cui non si può fare a meno e con i quali bisogna convivere. 


Intanto ci sembra che stia aumentando il numero delle persone maggiormente consapevoli,  in grado cioè di capire che se una radiazione elettromagnetica non produce un aumento di temperatura misurabile all'interno del nostro corpo, è plausibile che non sia dannosa, a meno che non provochi effetti non termici. Ma quanti sono coloro che sono informati correttamente sugli effetti non termici di queste radiazioni? Esistono o non esistono, e se esistono e sono stati  accertati qual è la loro consistenza?


I nostri amministratori rilasciano licenze per l'installazione di impianti  di antenne in numero crescente ed assieme all'estabilishment industriale basano e giustificano la loro azione su  questi tre capisaldi.  Il primo, come è noto, è dato dall'assenza, (peraltro controllabile), degli effetti termici. Infatti i limiti imposti alle emissioni delle antenne telefoniche in generale non consentono che questi effetti si verifichino.  Il secondo è costituito dal fatto che le radiazioni di intensità inferiore
a quella massima consentita, secondo il consenso della medicina ufficiale, non provocano patologie gravi  a riscontro immediato.  Il terzo è dato dalla incompletezza dei dati epidemiologici disponibili in termini di follw-up sufficientemente  lungo e dalla parziale discordanza di certi risultati ottenuti in seguito a  studi  mirati ad individuare la dannosità degli effetti non termici di queste radiazioni. 

Questo punto  costituisce l'anello debole della catena di certezze. A fare da controaltare a questi punti nodali, vi è il parere espresso ufficialmente ed all'unanimità da tutte le più importanti organizzazioni internazionali costituite dai massimi esperti in tema di radiazioni non ionizzanti e dei loro effetti sulle popolazioni. In sintesi possiamo ritenere universalmente accettato questo asserto:

"Le popolazioni continuamente esposte a radiazioni elettromagnetiche
utilizzate per il funzionamento degli apparecchi per la telefonia mobile
non possono essere considerate  esenti da rischi per la salute e questi
rischi diminuiscono al diminuire dell'esposizione" 
Questi argomenti a nostro avviso dovrebbero essere già sufficienti a
imporre al legislatore, agli amministratori ed ai gestori degli impianti
l'obbligo di fare riferimento a studi riguardanti il lungo periodo
(decenni) durante il quale possono svilupparsi i sintomi di patologie
gravi.
Riteniamo anche che i nostri amministartori, in attesa di risultati
maggiormente completi ed esaurienti, posti di fronte alla possibilità di
decidere se aumentare o diminuire l'esposizione di adulti e di bambini  a
campi elettromagnetici alla frequenza della telefonia mobile agenti per
ventiquattro ore al giorno (perché è di questo che si tratta), non debbano
ignorare quelle che sono le conoscenze già acquisite riguardanti gli
effetti non termici che queste radiazioni provocano sugli organismi
viventi e la loro fenomenologia.
Non possiamo, né spetta a noi fornire dati esaurienti per dimostrare in
generale la dannosità di un impianto di antenne. Tuttavia, per contribuire
ad una maggiore conoscenza dei problemi, riteniamo utile presentare alcuni
dei risultati più recenti dell'attività di ricerca.
Abbiamo raccolto un cero numero di dati  che si riferiscono in modo
specifico all'azione della radiazione a microonde di bassa intensità sul
cervello, e che riguardano
la variazione della permeabilità della
cosiddetta blood-brain barrier (BBB), ovvero la barriera sangue-cervello.
E' noto che questo complesso anatomo-fisiologico è associato al sistema
vascolare cerebrale e sovrintende al passaggio di sostanze chimiche dal
circolo sanguigno al tessuto cerebrale. E' composto di una rete di
pseudopodi astrociti che circonda le giunzioni dell'endotelio vascolare.
E'
un sistema di  difesa naturale e funziona come un filtro differenziale che
permette  il passaggio di sostanze biologiche dal sangue al cervello.
Ad
esempio gli aminoacidi, gli anestetici e lo zucchero possono transitare,
mentre i carboidrati, le proteine e la maggiore parte dei microrganismi e
degli antibiotici sono esclusi da  questa barriera. E' inutile sottolineare
l'importanza di questo complesso
. Orbene, mentre fino a pochi anni fa era
noto che la permeabilità della BBB veniva modificata dall'esposizione a
microonde di elevata potenza attraverso il riscaldamento termico,
consentendo il passaggio di sostanza abitualmente escluse, una serie di
rapporti recenti (1993-1997) indicano che l'esposizione prolungata a
radiazioni della frequenza emessa dai telefoni cellulari e con potenze
nettamente inferiori a quelle massime consentite produce il passaggio della
siero-albumina attraverso la barriera
. Dal momento che questo fenomeno
avviene in presenza di radiazioni aventi nel corpo umano un assorbimento
specifico, detto in gergo SAR (è l'acronimo di "specific absorption ratio"
ed indica la potenza assorbita dal tessuto biologico espressa in W/Kg) fino
a 100 volte inferiore a quello massimo consentito, 
bisogna convenire che
siamo di fronte ad problema serio, e se vi saranno conferme sperimentali
indipendenti, dovremo prevedere che con il prolungarsi dell'esposizione la
siero-albumina e presumibilmente altre molecole tossiche potranno
accumularsi attorno alle cellule del cervello.

In uno studio effettuato all'Università di Basilea da Roosli e Rapp,
pubblicato nel Giugno di quest'anno, gli autori concludono che non è stato
stabilito un aumento generalizzato del rischio di sviluppare un tumore al
cervello associato all'uso del telefono cellulare, e che tuttavia vi sono
già alcune indicazioni di associazione  che non possono essere  spiegate
ricorrendo ai meccanismi termici convenzionali. 

In un altro
studio pubblicato quest'anno  da Salford, Brun e altri
all'Università di Lund in Svezia
gli autori affermano: "troviamo
un'evidenza altamente significativa del danno ai neuroni nella corteccia,
nell'ippocampo e nei gangli basali nel cervello di ratti esposti per due
ore ai campi elettromagnetici dei telefoni GSM di diversa intensità." 


L'attivazione di proteine da shock termico HSP 27 provocata nelle cellule
endoteliali umane per azione di radiazioni a 900 MHz  utilizzate dalla
telefonia GSM e di intensità tale da non provocare il riscaldamento dei
tessuti, è stata dimostrata da
Leszczynsi in un istituto di ricerca
nazionale di Helsinki, e pubblicata sulla rivista  Differentiation nel
2002.
Gli autori, basandosi su fatti noti riguardanti la funzione della
proteina HSP 27 ipotizzano che è possibile che attraverso questa
attivazione possa essere facilitata l'insorgenza di neoplasie, unitamente
all'aumento della permeabilità della BBB.

L'esistenza di altri studi che dimostrano l'esistenza, e in un numero
minore di casi la non esistenza di effetti non termici riguardanti tessuti
di altri organi in vitro e di latri apparati di animali da laboratorio in
vivo,  devono quanto meno farci riflettere.

E' utile osservare anche che in generale tutti gli autori impegnati in
questi studi, e quindi anche  coloro che non hanno riscontrato la presenza
di effetti non termici, concludono i
loro report ponendo l'accento sulla necessità di ripetere ed approfondire
le indagini, trovandosi di fronte ad una fenomenologia di assoluto
interesse per l'umanità.
In definitiva, anche se il consenso non è generalizzato ed anche se non è
stata ancora formulata una teoria che sia in grado di descrivere in modo
esauriente tutti i fatti osservati, l'esame di questi fatti tuttavia, in
quanto tali,  non può lasciarci inoperosi ad aspettare gli eventi, mentre
l'esposizione alle onde elettromagnetiche  aumenta.

Ma c'è un altro aspetto che secondo noi è di importanza cruciale a
proposito dell'ellettrosmog, e cioè la sua azione concomitante con gli
altri agenti di inquinamento ambientale.
Su questo punto chiamiamo ancora
una volta gli esperti  ad esprimere  il loro parere ed a rispondere a
questo preciso quesito: "è vero o non è vero che l'insorgere di certe
patologie gravi e diffuse è, nella maggiore parte dei casi, ascrivibile
all'azione concomitante di cause diverse, anche se ciascuna di queste cause
in generale può essere, da sola, ritenuta non determinante? E se ciò è
vero, supponendo che sia possibile concludere che l'elettrosmog sottopone
la cittadinanza a rischi in tutto o in parte analoghi a quelli provocati da
altre fonti di inquinamento ambientale, possiamo negare che sia una
possibile concausa di più gravi patologie?"

In base alle nostre conoscenze, a nostro avviso,  non è lecito affermare
che i rischi da elettrosmog sono nulli, né, per quanto abbiamo osservato,
che sono trascurabili. Non a caso
le direttive della UE si ispirano al
Principio di Precauzione
, proprio perché allo stato delle conoscenze non è
possibile  fissare valori di soglia  per le emissioni delle antenne, al di
sotto dei quali la popolazione esposta può considerarsi esente da rischi.
Siccome non si conoscono i limiti del rischio da elettrosmog, sia da solo,
sia soprattutto in associazione ad altre fonti di inquinamento, i non
specialisti ed i nostri amministratori dovrebbero essere maggiormente
prudenti nella loro azione.
 

Nel concludere queste osservazioni, mentre ci auguriamo che gli esperti
scendano in campo ed esprimano in modo chiaro quali sono i criteri in base
ai quali la popolazione pisana può liberarsi dall'angoscia della possibile
insorgenza di malattie gravi, ascrivibile nel lungo periodo alla presenza
di nuovi impianti di antenne telefoniche, nello stesso tempo a coloro che
fossero tentati di accusarci di allarmismo giova alcune grandi esperienze
dei decenni passati.

E' un dato di fatto abituale ed innegabile che l'uomo
tenda a sottovalutare ed a scoprire con ritardo gli effetti perversi di
molti ritrovati del proprio ingegno. Alludiamo alla combustione degli
idrocarburi, al Talidomide, al DDT, alle tossine genetiche, al tabacco e,
più recentemente,  agli stessi antibiotici.

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Iginio Longo è Primo Ricercatore del Laboratorio di Spettroscopia a Microonde "A. Gozzini", presso l' Istituto per i Processi Chimico-Fisici  del CNR.
E' responsabile del Progetto "Ricerca e Sviluppo di una Nuova Tecnologia a Microonde per Applicazioni di Chirurgia Miniinvasiva". 
E' Presidente designato dell'Associazione Italiana Microonde.

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