10.02.2003 www.lescienze.it
Appello al Presidente della Repubblica
Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'appello rivolto dall'Osservatorio
sulla ricerca al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
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Illustre Presidente,
gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere. Gli scienziati e
i ricercatori italiani non possono assistere senza reagire alla
destrutturazione del sistema della ricerca nel nostro Paese. I decreti di
riforma passati in "prima lettura" nel Consiglio dei Ministri dello scorso
31 gennaio sono una minaccia non solo perché mettono una seria ipoteca sulla
capacità produttiva della ricerca pubblica, ma più in generale perché
animati da un atteggiamento ideologico nei confronti del sapere e della
conoscenza che è contro il sapere e la conoscenza. Ridurre drasticamente
l'autonomia scientifica del lavoro di ricerca, introdurre una strutturazione
rigida e fortemente gerarchica, privilegiare la direzione politica rispetto
al merito scientifico, significa di fatto non avere chiari quali sono
realmente i principi che governano in tutto il mondo evoluto un'efficace ed
efficiente attività di ricerca. L'idea che un modello aziendalistico
(antiquato oltretutto perché ignora il valore della rete e delle autonomie)
possa essere trasferito all'organizzazione della ricerca scientifica,
tradisce grave estraneità e incompetenza da parte degli estensori di questi
decreti (che sembra ormai accertato siano stati formulati con la consulenza
di una società esperta nella ristrutturazione di aziende in crisi). Non è
quindi un caso che la comunità scientifica non sia stata coinvolta in questo
processo di riordino: non si sono interpellati gli organismi interni agli
enti che si vogliono riformare, non si è avviato un chiaro e trasparente
dibattito. Non si sono neppure attese le risultanze del Parlamento, che pure
aveva deciso di avviare un'indagine conoscitiva sullo stato della ricerca in
Italia. Un'altra gravissima preoccupazione che questi decreti sollecitano è
il fatto che essi sono pervasi dall'idea che sia possibile avere ricadute
applicative immediate e dirette programmandole dall'alto. Emerge infatti con
chiarezza la spinta verso la ricerca applicata a scapito di quella di base o
fondamentale che viene o abbandonata o fortemente limitata ad alcune aree
ritenute più promettenti. E' questa un'altra idea in assoluta controtendenza
con l'esperienza di chi fa ricerca e con le impostazioni che vengono anche
dagli altri Paesi: non esiste ricerca applicata seria e davvero innovativa
senza una ricerca di base vasta e profonda; le più interessanti scoperte o
invenzioni non sono programmabili e spesso producono straordinari effetti ed
eccezionali ricadute sulla società solo molto tempo dopo (basti pensare alla
"rivoluzione elettronica" o alla scoperta del DNA di cui quest'anno si
celebrano i 50 anni). Gli scienziati e i ricercatori di questo Paese hanno
nel proprio bagaglio culturale e nelle tradizioni l'idea del cambiamento e
dell'adeguamento alle evoluzioni sociali, naturali e culturali. Non sono
avversi alle riforme, anzi le invocano, sperando che queste li sostengano
più efficacemente nel lavoro che svolgono con passione. Sono però fortemente
contrari ad uno stravolgimento dei principi alla base del lavoro di ricerca
che produrrebbe non un sistema differente ma semplicemente una messa in
stallo di uno dei settori strategici del Paese. La cultura, la ricerca, i
saperi non li si governa attraverso il comando politico. Per queste ragioni
gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere; per queste
ragioni gli scienziati e i ricercatori italiani che sottoscrivono questo
appello si rivolgono per la seconda volta in poche settimane al proprio
Presidente, al Capo dello Stato. Per queste ragioni il 12 febbraio prossimo
scienziati e ricercatori italiani si troveranno a dover dare pubblica
manifestazione del loro dissenso davanti al Parlamento della nostra
Repubblica, riconsegnando simbolicamente i propri strumenti di lavoro.
L'Osservatorio sulla ricerca, Giorgio Bernardi, Carlo Bernardini, Giovanni
Bignami, Marcello Buiatti, Giorgio Careri, Cristiano Castelfranchi, Maria
Luisa Dalla Chiara, Tullio De Mauro, Giuseppe Galasso, Paul Ginsborg, Carlo
Ginzburg, Margherita Hack, Paolo Sylos Labini, Franco Pacini, Giorgio
Parisi, Paolo Prodi, Adriano Prosperi, Tullio Regge, Giorgio Salvini,
antonio Tabucchi, Giuliano Toraldo di Francia.
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