Da "Alberi non antenne" - Bologna:

ELETTRODOTTI: ricerca e aspetti normativi.

Nel 1979 dagli studi di due ricercatori americani, Wartheimer e Leeper, risultò un aumento del rischio di leucemie nei bambini residenti in prossimità di installazioni elettriche, confermato nel giugno 2001 dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro di Lione. Nel frattempo gli elettrodotti sono stati e continuano ad essere collocati troppo vicini alle abitazioni ed è bastato alzare il limite di inquinamento concesso (10 microtesla per il pregresso e 3 microtesla per i nuovi elettrodotti) per evitare costose operazioni di bonifica, per cui situazioni dichiaratamente a rischio come quelle di Anzola Emilia sono rientrate nella norma. Per il Veneto e l'Emilia-Romagna rimane valido 0,2 microtesla in quanto inseriti nelle rispettive leggi regionali in termini urbanistici, dato recentemente confermato per la nostra regione da Guido Tampieri assessore all'ambiente. Non vorremmo che nel frattempo, in mezzo a tanta confusione, gli uffici di controllo perdessero qualche riferimento normativo, lasciando fare ai gestori dell'energia, vista la privatizzazione tanto decantata per regalarci bollette meno care …. ma chi pensa alla nostra salute?! Di fronte alle multinazionali dell'informazione non è sufficiente lo scontro ed il malcontento popolare verificatosi per le installazioni selvagge di antenne per telefonia cellulare, fatte proprio in virtù di quella liberalizzazione che ha trovato spazio in Italia mentre non ha attecchito in Inghilterra, liberista per eccellenza. Infatti, in Italia ogni gestore ha diritto alla propria rete. Per il profitto privato di pochi si aggrava la situazione dell'inquinamento, evidenziando un maggiore rischio sanitario della popolazione esposta.

Angela Donati 10-05-04

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Tratto da Il Domani del 22 giugno 2003

"In Italia una persona su tre si ammala e muore di cancro. A Bologna nel 1996 i decessi legati ai tumori sono stati 3.318. Sono più a rischio gli uomini che le donne. La Fondazione Ramazzini e la lotta contro il cancro: "Lavoriamo per rendere l'ambiente sano". Telefonini e ripetitori sotto la lente. Entro pochi anni arriverà la parola definitiva sulla pericolosità dei campi elettromagnetici."

Titola così il Domani del 22 giugno 2003 … ma adesso … si deve seguire la terapia della prevenzione e contro il cancro è fondamentale la rimozione delle cause.

Ogni anno in Italia circa 250.000 persone si ammalano di tumore, più di 150.000 non riescono a superare la malattia. A Bologna i dati sono del 1996, i decessi per cancro sono stati 3.318. Le percentuali dicono che il 33% degli uomini e il 28% delle donne muoiono di cancro.

Nel castello di Bentivoglio è dai primi anni '70 che si studiano gli agenti ambientali e industriali che possono causare tumori. Da qui è uscita la certezza che il benzene è un agente cancerogeno multipotente, cioè in grado di provocare tumori in vari organi e tessuti. Oggi, dopo avere studiato oltre 200 composti che possono essere presenti nell'ambiente di vita generale e di lavoro e di cui, oltre al già citato e più famoso benzene, è stata dimostrata la cancerogenicità anche della formaldeide, del cloruro di vinile e di additivi ossigenati delle benzine, l'attenzione del centro di ricerca è indirizzata verso i "famigerati" campi elettromagnetici (Cem).

Nel 1979 dalle ricerche di due ricercatori americani, Wartheimer e Leeper, sui Cem non ionizzanti creati dalla corrente elettrica, risultò un aumento del rischio di leucemie nei bambini residenti in prossimità di installazioni elettriche (elettrodotti e trasformatori). Da quell'anno ad oggi, studi dello stesso tipo condotti in diverse parti del mondo hanno confermato quella ricerca tanto che l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro di Lione, nel giugno del 2001, ha considerato i Cem come possibili cancerogeni.

Per i Cem generati dalle antenne delle stazioni radio base, dai ripetitori radiotelevisivi e dai telefonini cellulari il periodo di esposizione (meno di 10 anni) è troppo breve per evidenziare il rischio cancerogeno sulla base di studi epidemiologici. All'inizio del prossimo anno inizierà, sempre nel Castello di Bentivoglio, una sperimentazione i cui dati sono attesi per il 2009.

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"Tecnologie e composti chimici vengono immessi sul mercato senza la certezza che non facciano male. E' un errore che abbiamo sempre pagato". Applicare con maggiore serietà il principio di precauzione è l'unica via per salvare l'ambiente".

Gli esempi del benzene, dell'amianto e delle benzine verdi. Cento anni di allarmi non ascoltati. Tante vite si potevano salvare.

Benzene

Fin dal 1897 fu osservato un caso di aplasia midollare in una giovane lavoratrice esposta a benzene. L'operaia lavorava in una fabbrica di gomme per biciclette in Svezia. A seguito di questo e di tanti altri casi, soltanto nel 1946 fu raccomandato dagli igienisti statunitensi un limite espositivo di 100 ppm negli ambienti di lavoro. Negli anni '70 fu evidenziato un aumento del rischio di leucemie nei lavoratori esposti al benzene ad una concentrazione di 1 ppm. Nello stesso periodo è stato evidenziato il problema dell'esposizione al benzene di tutta la popolazione in conseguenza soprattutto alla quantità presente nelle benzine e nei prodotti di combustione. A distanza di oltre 100 anni dalla prima dimostrazione dei rischi per la salute dovuti al benzene, affermano dal Ramazzini, dopo oltre 20 anni che nei laboratori del nostro centro di ricerca sul cancro era stato dimostrato sperimentalmente che quella sostanze è un agente cancerogeno di estrema pericolosità, ancora oggi il benzene viene prodotto a decine di milioni di tonnellate e diffuso nell'ambiente.

Amianto

Fin dal 1898 fu evidenziato nei lavoratori dell'industria dell'amianto quanto questa fibra fosse pericolosa per la salute. Negli anni '30 uno studio sui lavoratori inglesi esposti per lungo tempo all'amianto riportò che circa il 62% erano affetti da asbestosi, una patologia polmonare cronica che può comportare grave insufficienza respiratoria. Nel 1935 fu dimostrato per la prima volta l'associazione fra l'esposizione ad amianto e l'aumento di rischio di cancro al polmone. Nel 1960 fu dimostrata per la prima volta la correlazione fra esposizione ad amianto e l'insorgenza di mesotelioma pleurico, un tumore maligno fino ad allora sconosciuto. Nonostante le conoscenze sulle patologie da amianto risalgano ad oltre 100 anni fa, è la conclusione dell'Istituto, a tutt'oggi nel mondo l'amianto continua ad essere estratto e utilizzato a milioni di tonnellate annue.

Mtbe (additivo ossigenato delle benzine verdi)

Nel 1970 il Governo Usa ha emanato una legge per introdurre nuovi combustibili e dispositivi per ridurre le emissioni di ossidi di azoto e di carbonio.

Conseguentemente alla fine degli anni '70, nelle automobili furono introdotte le marmitte catalitiche e fu eliminato dalle benzine il piombo che fu sostituito con il Mtbe. In Italia e in altri Paesi Europei sia le marmitte catalitiche che l'Mtbe sono arrivati solo ad inizio degli anni '90.

L'Mtbe è stato impiegato senza valutare quelli che avrebbero potuto essere gli effetti a lungo termine per l'ambiente e la salute, dicono dal Ramazzini, e anzi la sua sicurezza sembrava garantita dal fatto che da vari anni veniva usato come farmaco per lo scioglimento dei calcoli delle vie biliari. Ma ad inizio degli anni '90 negli Usa fu dimostrato che l'Mtbe stava inquinando le falde acquifere di vari Stati a causa delle perdite dei distributori di benzina. Nel 1993 fu per la prima volta informata la comunità scientifica circa la cancerogenità dell'Mtbe, dimostrata sperimentalmente nei laboratori del Ramazzini. Come conseguenza agli studi bolognesi, il Governo della California ha raccomandato la sostituzione dell'Mtbe con altri composti equivalenti.

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