AUDIZIONE PROMOSSA DALLA VIII COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) RIGUARDANTE L’INDAGINE CONOSCITIVA SULLA VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DELL’ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTRICI, MAGNETICI ED ELETTROMAGNETICI

Morando Soffritti

Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”, Bologna

Roma, 26 febbraio 2004, ore 15,00


L’INQUADRAMENTO GENERALE DELLE ONDE ELETTROMAGNETI-CHE NELL’AMBITO DEI RISCHI CANCEROGENI AMBIENTALI

1. Premessa

I rischi cancerogeni possono essere rappresentati da: 1) agenti che esplicano un'azione cancerogena molto forte (agenti cancerogeni potenti) i quali però sono in numero limitato e possono interessare piccoli gruppi di popolazione; oppure 2) da agenti che esplicano un'azione cancerogena di bassa potenza, ma ai quali è esposta potenzialmente la stragrande maggioranza della popolazione. Questi ultimi sono i cosiddetti rischi cancerogeni diffusi.

I rischi cancerogeni diffusi sono rappresentati da: 1) agenti cancerogeni deboli a qualunque dose; 2) piccole dosi di agenti cancerogeni di vario tipo; e 3) miscele di piccole dosi di agenti cancerogeni di qualunque tipo.

Gli effetti dei rischi cancerogeni diffusi sono difficilmente rilevabili e quantificabili mediante indagini epidemiologiche.

Uno strumento di identificazione e quantificazione dei rischi cancerogeni diffusi è rappresentato dai mega-esperimenti i quali, per essere adeguati, devono avere le seguenti caratteristiche: 1) devono essere condotti su animali dei quali sia ben noto il profilo fisiologico e patologico ed in particolare il tumorigramma di base e le sue fluttuazioni (queste informazioni possono essere ottenute solo disponendo di una esperienza passata su ampi gruppi di controllo storici); 2) devono essere condotti su gruppi ampi di animali; 3) l'esposizione deve avvenire in tutte le fasi dello sviluppo vitale; 4) gli animali devono essere tenuti sotto controllo sistematico e periodico per tutta la vita.

Nel caso in cui i risultati di un mega-esperimento mettano in evidenza l'esistenza di un rischio cancerogeno, questo sarà definito sia per il tipo che per l'entità; nel caso in cui non emergesse l'esistenza di tale rischio, i mega-esperimenti non escludono il rischio (che può teoricamente non essere rilevato per le condizioni sperimentali considerate), ma tuttavia stabiliscono una soglia di salvaguardia la cui sensibilità è proporzionale alla adeguatezza metodologica ed alla potenza globale dell'esperimento, e quindi servono dal punto di vista normativo e tecnologico per stabilire degli standard basati su una evidenza scientifica.

2. Le attuali conoscenze sui potenziali effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici a bassissima frequenza (CEMBF)

I campi elettromagnetici sono onde che trasportano energia nello spazio. Essi sono caratterizzati dalle lunghezze d'onda e dalla frequenza, tra loro inversamente correlate: più corta è l'onda tanto maggiore e la frequenza.

I campi elettromagnetici, a seconda della loro frequenza, in ordine di lunghezza d'onda decrescente e di frequenza crescente includono fra gli altri: campi elettromagnetici a bassissima frequenza (da sorgente elettrica), campi elettromagnetici a bassa frequenza, campi a radiofrequenza e microonde (della telefonia mobile, dei ripetitori radiotelevisivi, ecc.), ultrasuoni, raggi infrarossi, radiazioni ultraviolette, raggi X, e radiazioni gamma. I raggi X e le radiazioni gamma, per la loro specifica azione, vengono anche definiti ionizzanti.

Da molti decenni è noto che i raggi ultravioletti, i raggi X e le radiazioni gamma sono agenti cancerogeni. Non erano stati segnalati invece, fino alla fine degli anni '70, risultati disponibili in letteratura di ricerche sulla cancerogenicità dei campi elettromagnetici a più ampia lunghezza d'onda e a più bassa frequenza.

E' nel 1979 che due ricercatori americani, la Wertheimer e Leeper pubblicarono i risultati di una indagine epidemiologica, la quale indicava un maggior rischio cancerogeno, e più specificamente leucemogeno, in bambini residenti in prossimità di istallazioni elettriche e quindi esposti a campi elettromagnetici a bassissima frequenza, generati da sorgente elettrica.

Dopo la pubblicazione dei dati della Wertheimer e Leeper, in vari paesi sono stati condotti numerosi studi epidemiologici sia su bambini, sia su categorie lavorative, esposti a campi elettromagnetici da sorgente elettrica. I risultati della maggioranza di questi studi convergono nel confermare che l'esposizione a questi campi può determinare un aumento del rischio di leucemia nei bambini esposti residenzialmente e in lavoratori esposti professionalmente. Alcune ricerche sembrerebbero evidenziare anche una correlazione tra l’esposizione a questi campi e l'insorgenza di tumori cerebrali e della mammella (soprattutto nell'uomo). Per questi tumori però esiste una minore evidenza rispetto a quanto sappiamo sul caso delle leucemie.

Per quanto riguarda i rapporti tra entità di esposizione e livello di rischio, nel caso delle leucemie è stato dimostrato che il rischio cresce con il crescere della intensità del campo. Alcuni studi indicano che il rischio comincia ad aumentare ad intensità di campo relativamente basso: 0,2-0,3 microTesla. Una recentissima indagine di meta-analisi di un epidemiologo svedese, Anders Ahlbom, indicherebbe che il rischio si manifesta al di sopra di 0,4 microTesla. Per apprezzare la rilevanza di questi dati quantitativi, va ricordato che le direttive delle agenzie internazionali preposte stabiliscono come limiti espositivi a campi elettromagnetici a bassissima frequenza, 100 microTesla per i residenti (con punte massime per tempi limitati fino a 1000 microTesla) e, per i lavoratori esposti, in 500 microTesla (fino a un tetto di 5000 microTesla per tempi limitati). I limiti previsti dalla normativa vigente in Italia per i campi magnetici generati dalle onde a bassa frequenza sono di 100 microTesla come valore limite, di 10 microTesla come valore di attenzione (per esposizioni superiori a 4 ore al giorno) e di 3 microTesla come obiettivo di qualità per i siti sensibili, e quindi circa 8 volte superiori al livello di evidenza del rischio di leucemia nei bambini.

Per quanto riguarda le onde elettromagnetiche a radiofrequenza, il valore limite, per le onde da 0,1 a 3.000 MHz è di 20 V/m, e per le onde da 3 a 100 GHz è di 40V/m. I valori di attenzione e di qualità sono di 6 V/m.

L’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione, in una monografia pubblicata nel marzo 2002  riguardante la valutazione dei rischi cancerogeni dei CEMBF, ha considerato i CEMBF come possibili agenti cancerogeni (Gruppo B2) sulla base di: 1) una limitata evidenza di cancerogenicità sull’uomo; e 2) una inadeguata evidenza di cancerogenicità negli animali sperimentali. L’inadeguatezza dipende dal fatto che gli esperimenti a tutt’oggi condotti risultano inadeguati sia per come sono stati programmati , sia per come sono stati condotti.

3. Le attuali conoscenze sui potenziali effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (CEM-RF)

La preoccupazione sui possibili rischi cancerogeni, come c’era da aspettarsi, si è estesa ad altri tipi di onde e in particolare ai campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde.

L'espansione negli ultimi anni di sistemi di comunicazione e di reti di informazione radiotelevisiva è senza precedenti. Negli anni ’90 negli USA il numero dei telefonini era circa 9 milioni. Oggi sono circa 150 milioni gli americani che usano il telefonino, compresi i bambini. Nel mondo oggi sono circa 1,5 miliardi le persone che usano un telefono mobile. Oltre a questi sono sempre più numerosi gli strumenti elettronici funzionanti senza fili (ad esempio i computers). L'uso di questi sistemi ha comportato la diffusione di campi elettromagnetici a radio-frequenze e microonde, generati da varie sorgenti, sia nell'ambiente di lavoro che negli ambienti di vita generale.

Gli studi, epidemiologici e sperimentali, per definire i potenziali effetti a lungo termine, soprattutto cancerogeni, dell'esposizione a questi campi, sono largamente inadeguati e certamente insufficienti.

Gli studi epidemiologici comprendono: 1) ricerche sui rischi cancerogeni in popolazioni esposte professionalmente a CEM/RF; 2) studi di correlazione geografica che confrontano l'incidenza di tumori tra aree a diverso grado di diffusione di sorgenti di CEM/RF; e infine 3) osservazioni/segnalazioni di casi di tumore in situazioni di potenziale rischio.

Questi studi hanno evidenziato possibili correlazioni tra esposizione professionale e residenziale e aumento del rischio di linfomi e leucemie rispettivamente in personale militare e bambini: si tratta però di risultati che vanno ulteriormente verificati, approfonditi e consolidati con ulteriori indagini.

Per quanto riguarda i potenziali rischi cancerogeni dovuti all’esposizione a campi elettromagnetici generati dalle antenne delle stazioni radio-base e del telefonino cellulare, non è possibile valutarli attraverso studi epidemiologici in quanto il numero di anni di utilizzo diffuso del telefono cellulare (e quindi l’esposizione) è ancora troppo breve.

Gli studi sperimentali a lungo termine finora condotti su roditori (ratti e topi) non sono tali da fornire un'adeguata definizione quali-quantitativa dei potenziali rischi cancerogeni da CEM/RF, a causa delle condizioni espositive utilizzate, del limitato numero di animali usato in ciascun gruppo sperimentale, e per come sono stati condotti gli esperimenti. Rimane comunque il fatto che questo tipo di ricerche è l'unico mezzo capace di fornire una prova inconfutabile di eventuale cancerogenicità e, nel caso ciò fosse dimostrato, tali studi possono fornire informazioni precise sul livello complessivo del potere cancerogeno, sull'entità del rischio, sulle correlazioni dose-risposta e sugli organi bersaglio.

4. Le attuali conoscenze che si devono acquisire per una valutazione dei potenziali rischi cancerogeni dei CEMBF e CEM-RF

Il problema dell'impatto sanitario ed in particolare dei potenziali rischi cancerogeni dei campi elettromagnetici a bassissima frequenza e a radiofrequenza è enorme data la loro diffusione, ormai globale. Per fronteggiare un problema di tale portata sono necessari provvedimenti precauzionali e strategie di prevenzione, i quali a loro volta devono essere basati su solide basi conoscitive. Quanto la ricerca ha fatto fino ad oggi va considerato preliminare e spesso aneddotico, e quindi è lontano dalle reali necessità. Se si considerano i risultati delle ricerche epidemiologiche disponibili, si può dire che:

1)      riguardano soprattutto alcuni tipi di tumore che, fra l’altro, sono tra i meno frequenti;

2)      non tengono in genere in considerazione la durata della esposizione;

3)      l'entità della esposizione è determinata sulla base della distanza dalle sorgenti o su monitoraggi di breve durata;

4)      a differenza degli studi di cancerogenicità relativi ad agenti chimici ed altri agenti fisici, questi studi non hanno considerato, o solo marginalmente, gruppi di popolazione altamente esposte (che pure esistono).

Per quanto riguarda gli studi sperimentali a tutt'oggi condotti, fruibili in termini di sanità pubblica, si può dire che essi risultano assolutamente inadeguati e che, a nostra conoscenza, non ci sono altri progetti in corso e neppure programmati.

Tutto ciò significa che è necessario produrre, senza procrastinazioni, delle ricerche che diano risposte fruibili in termini di sanità pubblica e di ambiente.

5. Il progetto di ricerca di studi sperimentali (mega-esperimenti) del Centro di Ricerche sul Cancro della Fondazione Ramazzini di Bologna

La Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”, ha programmato due mega-esperimenti per studiare la cancerogenicità dei campi magnetici a bassissima frequenza e di quelli a radiofrequenza/microonde. Lo scopo di questi esperimenti è di valutare l’impatto di questi campi sulla salute in termini quantitativi in relazione a varie intensità di campo, al calendario espositivo, ed alla associazione con altre esposizioni a rischio cancerogeno.

Il mega-esperimento sui campi magnetici a bassissima frequenza è iniziato nel luglio 2002 e comprende oltre 9000 animali. I risultati potranno essere disponibili nel 2007-2008.

Il mega-esperimento sui campi elettromagnetici a radiofrequenza, riproducente l’esposizione ai campi elettromagnetici delle stazioni radio-base (far-field) e dei telefonini cellulari (near-field) inizierà il prossimo anno e comprenderà oltre 4000 animali. I risultati potranno essere disponibili nel 2008-2009.

Altri 4 esperimenti sono in essere in Europa, condotti però su un numero di animali molto limitato. Negli USA è in corso di programmazione, da parte del National Institute of Environmental Health Sciences, con cui siamo in contatto, uno studio per valutare i potenziali effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici delle antenne delle stazioni radio-base.

Il Centro di Ricerca sul Cancro, presso il Castello di Bentivoglio, della Fondazione Ramazzini possiede un'esperienza pluridecennale nella conduzione di mega-esperimenti che si può, senza tema di smentita, definire unica a livello internazionale. E' nei suoi laboratori che, per citare solo alcuni esempi, sono stati condotti esperimenti per valutare gli effetti cancerogeni del cloruro di vinile (su circa 8.000 animali), delle basse dosi di radiazioni ionizzanti (su oltre 15.000 animali), delle acque minerali contenute in bottiglie di PVC (su 2.000 animali), e di soft-drinks (su oltre 3.000 animali).