Per l'esattezza non è esatto che sia "non pubblicata" (o meglio non sarà stata pubblicizzata da Legambiente), ma lo studio è noto e pubblicato sul notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità (da ultimo sul n. 16 del 2003), come è possibile verificare su http://www.iss.it/publ/noti/2003/0305/art2.html

Saluti Caldiroli Marco
In riferimento del messaggio di
Maria Grazia Beggio
mailto:margrabe@comune.ravenna.it
Effetto inceneritore
Relazione per convegno nazionale Legambiente gennaio 01, non pubblicata
Emergenze tumori a Mantova. Le denunce, i silenzi, le conferme
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Effetto inceneritore
Relazione per convegno nazionale Legambiente gennaio 01, non pubblicata
Emergenze tumori a Mantova. Le denunce, i silenzi, le conferme

I sarcomi dei tessuti molli tra la popolazione del capoluogo
Per i residenti nel raggio di due km dall’inceneritore per tossico nocivi
Enichem (ex Montedison) di Mantova, "la probabilità di ammalarsi è stata 25
volte superiore (2500% in più) che per gli altri mantovani. Valore senza
precedenti nella letteratura scientifica". Così termina l’articolo della
Gazzetta di Mantova (Corradini, 12.6.00) che per primo ha reso noto lo
studio di Istituto Superiore di Sanità e Asl sull’incidenza nella
popolazione mantovana di un rarissimo tipo di tumore, il sarcoma delle parti
molli. Lo studio individua nella TCDD (tetraclorodibenzo para diossina, nota
come diossina di Seveso) il possibile fattore di rischio ambientale e
propone ulteriori indagini sull’esposizione della popolazione e sulla
presenza anomala di altri tipi di tumore. Un fattore di rischio così elevato
(25) sembra incredibile, ma è da sottolineare che questo dato proviene da
uno studio caso-controllo, è un indice di anomalia (odd ratio) e non il
rapporto tra i casi attesi ed osservati, SMR. In statistica l’intervallo di
confidenza è usato per verificare se i dati del campione sono significativi
rispetto al riferimento. Se il limite inferiore dell’IC è maggiore di uno (i
dati rilevati sono più alti del riferimento) oppure il limite superiore è
minore di uno (i dati sono inferiori al riferimento) si dice che il campione
è statisticamente significativo. Ricapitolando, se la statistica segnala,
per i tumori al fegato:SMR=2.00, IC 90%:1.01-3.61, sappiamo che i casi
osservati sono doppi degli attesi e che il risultato è significativo. Nel
libro che ho dedicato alla vicenda veneziana (Cronache dalla chimica, CUEN
1998), l’ultimo capitolo riguarda Mantova e cita la lettera della dott.
Gloria Costani ad Epidemiologia e Prevenzione (1998:22,1) che ha dato
origine all’indagine dell’ISS. La dottoressa segnalava l’anomala presenza di
sarcomi tra i suoi 1000 pazienti residenti nei pressi del Petrolchimico: 5
osservati rispetto ad 1 atteso in 10 anni: SMR=5, statisticamente
significativo. "I dati – scrivevo - sono sconvolgenti, anche perchè il
medico sottolinea che sono probabilmente sottostimati, in quanto ha iniziato
a conservare la documentazione su queste diagnosi solo dopo che questi
rarissimi tumori hanno cominciato a presentarsi con una frequenza
avvertibile. Non ritengo azzardato prevedere che un’indagine epidemiologica
condotta con criteri rigorosi possa rilevare un rapporto tra sarcomi
osservati ed attesi ancora maggiore. In verità l’indagine è già stata
richiesta nel 1986, con duemila firme, dalla gente di quella zona. Le
autorità competenti hanno risposto che ci sarebbero voluti dieci anni. Ne
sono passati dodici e non si è fatto ancora nulla. L’allarme dovrebbe essere
tanto maggiore, in quanto questo tipo di tumore evoca il fantasma di una
terribile sostanza chimica, la diossina, e i ricordi dell’ ‘incidente’ alla
Icmesa di Seveso." Un rapporto presentato da Bertazzi et al. al convegno
mondiale Dioxin ’99 (Venezia , sett. ’99) indica un’anomala insorgenza di
sarcomi t.m. solo tra i maschi della zona R (la più ampia) con un rapporto
tra osservati ed attesi di 2,2. Il mio libro si concludeva così: "Uno
spettro si aggira per l’Europa. Ma non è i comunismo e nemmeno il padre di
Amleto, è molto peggio del terribile giusquiamo che gli è stato versato nell
’orecchio, è la diossina di Seveso. Nessuno sa dove siano andati veramente a
finire i quarantuno fusti provenienti dal reattore dell’Icmesa e contenti le
parti più contaminate. E’ uno dei misteri italiani, ma non si sa nemmeno
dove sia finita la gran massa del terreno contaminato. Lo fa rilevare l’
uomo legato ai servizi segreti francesi, Paringaux, che ha portato in giro
per mezza Europa i fusti di diossina provenienti dal reattore Icmesa (o le
loro copie)" Ora gli enti pubblici devono eseguire le analisi delle diossine
sui sedimenti, sul terreno e sulle altre matrici ambientali, per verificare
l’anomala presenza di diossine, furani od altre porcherie. I bidoni di
Seveso, di cui una copia (l’unica?) è stata ritrovata in un garage di
Marsiglia, sembra siano stati smaltiti nella primavera del 1983. In quel
periodo, all’incirca, gli alberi del mio e di altri giardini, vicino alla
Montedison, dalla sera alla mattina ingiallirono e persero le foglie, poi si
seccarono. Mi auguro che, se c’è qualche operaio che ha assistito (od è
stato costretto) a smaltimenti di materiali strani e provenienti da fuori
città, rompa il silenzio. Molte famiglie aspettano di sapere perchè i loro
cari sono morti. Come per le famiglie degli operai colpiti da linfomi e
leucemie nei reparti Montedison – Enichem, Legambiente fornirà assistenza
tecnica e giuridica in eventuali azioni legali. L’indagine dell’ISS è
arrivata dopo una dura battaglia, sostenuta localmente solo dalla dott.
Costani e da me, che vale la pena di riassumere. Nel ’95 il dott. Felice
Casson mi chiese di seguire come consulente le indagini preliminari, che
avrebbero poi portato al processo contro Enichem-Montedison, e di indicargli
altri consulenti che non fossero influenzabili dall’industria chimica.
Chiamai allora l’ amico dott.Edoardo Bai, medico del lavoro di Milano ed il
dott. Franco Berrino, dell’Istituto Tumori di Milano per presentarli al
magistrato, con cui tuttora lavorano come consulenti medici nel processo di
Marghera. Così, quando la dott.Costani mi segnalò i troppi tumori rari tra i
suoi pazienti , consultammo Bai e Berrino che confermarono l’anomalia della
situazione e nacque l’idea della lettera sui 5 casi di sarcoma. La
dottoressa fu ridicolizzata, a Mantova. Il Vicesindaco, i responsabili dall’
ASL ed il presidente degli industriali bollarono il suo lavoro come
affrettato ed inopportuno. Uno dei responsabili regionali della sanità, il
dott. Vittorio Carreri dichiarò al giornale locale: "Per i tumori niente
picchi in città", sostenendo pubblicamente, più volte, che la diossina non è
cancerogena e che il suo solo effetto è sul rapporto femmine/maschi nelle
nascite. Sicuramente Carreri ne sa più dell’Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro (IARC) e degli altri organismi internazionali
(Environmental Protection Agency, ecc.) che classificano la diossina come
cancerogeno accertato. Chapeau!

Qualche tempo prima, per non saper nè leggere nè scrivere, l’ASL mi aveva
querelato per aver rivelato che l’Unità Operativa Fisica aveva alterato, più
che dimezzandoli, i dati sulle rilevazioni di benzene, e che linfomi e
leucemie femminili in città erano superiori del 50% alla media regionale. Il
Pubblico Ministero chiese che fossi prosciolto, proprio perché avevo detto
la verità, ma l’ASL si oppose, in nome di quali interessi diosololosa,
portando la cosa di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari, che a sua
volta confermò quanto scritto dal PM e mi prosciolse: le cose che avevo
detto erano vere. Intanto però avevo dovuto stare zitto per due anni, ed era
quello che volevano: i giornali locali riportarono a tutta pagina la notizia
della querela proprio il giorno prima delle elezioni, cui ero candidato. Che
caso. Per smentire le notizie vere che avevo rese note, l’ASL organizzò
(siamo nel 1995) un convegno in cui il suo medico del lavoro usava dati
epidemiologici relativi agli operai maschi di Montedison - Enichem, sani all
’assunzione, per estrapolare certezze sull’intera popolazione femminile del
Comune. Evidentemente la correttezza scientifica di Carreri, presente al
convegno, ha fatto scuola. I dati di questa ricerca non sono mai stati
pubblicati, ma li ho potuti avere in quanto querelato e ci sono serviti per
dimostrare l’effettiva incidenza anomala di linfomi tra gli operai di alcuni
reparti del Petrolchimico. Comunque i nostri approfondimenti proseguirono
sui due fronti. Per quanto riguarda i sarcomi, Costani riuscì a coinvolgere
l’Ordine dei medici, qiuindi i colleghi che lavoravano nella medicina di
base, dopo essere stati istruiti da Berrino e Bai, segnalarono parecchi
altri casi. L’ASL sembrava interessata alla ricerca, formò un gruppo per
seguirla e partecipò alla pubblica presentazione dell’iniziativa. Però,
quando i primi risultati confermarono l’alta incidenza di sarcomi, comiciò a
tirare una brutta aria. Così Costani rese noti i primi dati. Apriti cielo:
in una riunione di vertice, a Milano, nel dicembre ’99, i medici di base
furono chiamati buffoni ed il gruppo dell’ASL venne immediatamente sciolto,
forse anche per impedire che potessimo disporre dei dati anagrafici della
popolazione, necessari per calcolare gli anni di residenza in zona e,
quindi, i casi attesi. Questi dati me li sono dovuti procurare tramite un
consigliere comunale ed ho dovuto affrontare in prima persona le
elaborazioni statistiche su diecimila residenti . A fine ‘99 presentammo,
nell’assoluta indifferenza dei media nazionali, escluso "il Manifesto", i
risultati della ricerca, messa a punto con il contributo fondamentale di
Berrino, e recentemente pubblicata. Risulta chiaramente che, avvicinandosi
alla zona industriale, nel quartiere Lunetta Frassino Virgiliana, aumenta il
rischio di sarcoma. I casi qui riscontrati, dall’84 al ’96, sono 13, con
conferma istologica, rispetto ai 3,97 attesi secondo i dati del registro
tumori di Varese. Le più colpite sono le donne. Ricordo che, a Seveso, è
stata riscontrata un’anomala insorgenza di leucemie e linfomi, più evidente
rispetto ai sarcomi. I casi considerati nella ricerca dell’ISS, che conferma
in pieno le nostre conclusioni, sono meno di quelli riscontrati dal lavoro
gratuito dei medici di base, che hanno confermato, come avviene in quasi
tutto il mondo, l’importanza della loro collaborazione nelle indagini
epidemiologiche. Il Ministero della Sanità ha istituito una commissione
composta non solo dai soliti politici ma anche da tecnici prestigiosi, tra
cui Berrino, per chiarire cosa sia effettivamente accaduto a Mantova. La
figura che segue, comunque, indica che deve essere successo qualcosa che va
al di là di un normale inquinamento industriale, e non è difficile che torni
in mente Paringaux con i suoi bidoni, in senso stretto, ma anche figurato.

In questa zona è appena stato costruito un nuovo inceneritore per rifiuti
speciali (Cartiere Burgo) ed un’altro lo sarà presto (Enichem Ambiente) alla
faccia della popolazione, senza la Valutazione di Impatto Ambientale
prevista dalle norme europee, italiane e regionali.

Legambiente si è impegnata a ricorrere alla Corte Europea di Strasburgo
contro questo evidente sopruso nei confronti della popolazione, nonchè
dispregio delle direttive europee e del semplice buon senso.

Approvare senza alcun approfondimento un impianto che emetterà diossine, in
una zona balzata all’attenzione mondiale per la presenza di sarcomi
correlabili con le diossine è una cosa che lascia allibiti, ed è comunque
una delle tante dimostrazioni dell’approccio delle istituzioni lombarde nei
confronti della salute dei cittadini. Ci auguriamo che il governo di questo
paese impedisca questa assurda prevaricazione nei confronti di cittadini che
verranno studiati come cavie.

Fig.1 – Map of of the city of Mantua with the study areas (black) and the
industrial areas (grey). Squares are 1 x 1 km (Costani et al., 2000, cit)

Tabella n.1
Riepilogo casi osservati/attesi 1984-96
Zone
A+B+C
Zona

C
Zona

B
Zona

A
N. residenti
9200
2881
1582
4737

N. Casi attesi secondo il registro tumori di Varese

M
F
M
F
M
F
M
F

Attesi M e F
4,093
4,777
1,223
1,832
1,093
0,748
1,777
2,192

Totale attesi
8,871
3,055
1,841
3,969
N. Casi osservati nel periodo 1984-96
Osservati M e F
8
12
3
2
1
1
4
9

Tot. osservati
20
5
2
13

SMR (osserv. /attesi)
2,25

1,64
1,08
3,3
IC 95% Statisticam. significativo
1,34-3,47

1,7-
5,6
2 – Insorgenza anomala di leucemie e linfomi tra gli operai del
Petrolchimico di Mantova

L’indagine epidemiologica tra i lavoratori del petrolchimico, presentata in
pompa magna dall’ASL nel ’95, per evitare allarmismi ingiustificati, secondo
noi indicava proprio il contrario: in alcuni reparti la situazione appariva
peggiore che tra gli operai dei reparti di produzione e polimerizzazione del
cloruro di vinile monomero, il famigerato CVM che ha prodotto una così vasta
scia di lutti tra gli operai di Porto Marghera. Dove l’indagine
epidemiologica riguarda solo ed esclusivamente i reparti di lavorazione del
CVM-PVC, oggetto da molti anni di particolare attenzione a causa della
nocività del monomero trattato. La testardaggine di Bortolozzo ed il lavoro
di Casson, dei consulenti e della Guardia di Finanza hanno permesso di
estendere fino al ’96 l’indagine epidemiologica per arrivare ai risultati
che ormai tutti conosciamo.

Abbiamo già parlato del convegno organizzato nel ‘95 per tranquillizzare la
pubblica opinione. Vennero resi noti i dati di uno "Studio di mortalità tra
i dipendenti di un’azienda chimica produttrice di stirene", lo stabilimento
Enichem-Montedison di Mantova. Questi dati, relativi ad una popolazione
maschile di operai, furono contrabbandati come risolutivi rispetto a
problemi della popolazione femminile dell’intera USSL, e, anche se
dimostravano un SMR per i linfomi Hodgkin di 2,27, furono fatti passare come
tranquillizzanti. La relazione non venne mai pubblicata, ma ne ottenni l’
acquisizione al magistrato che indagava su di me. Il rapporto cercava di
approfondire il problema della cancerogenicità dello stirene, non ancora
dimostrata con certezza per l’uomo, ma ha evidenziato gravissimi problemi
sanitari in vari reparti dello stabilimento. Al cloro soda, ad esempio, si
ha:

Tabella n.2
Reparto cloro-soda
Causa del decesso
N. decessi osservati
N. decessi attesi
SMR
IC 95%

Tumori maligni
14
11.7
1.19
0.65-2.00

Stomaco
5
1.1
4.42
1.44-10.33

Linfomi Non Hodgkin
2
0.25
8.0
0.97-28.90

vi è quindi un notevole aumento, statisticamente significativo, di tumori
allo stomaco. Per quanto riguarda i linfomi N.H. faccio osservare che l’
intervallo di confidenza è al 95%, mentre quello usato da Pirastu et al.
(1991) e dai consulenti di Casson è al 90%, più logico per queste
statistiche su campioni poco numerosi. Con questo IC, anche i linfomi NH
presenterebbero probabilmente significatività statistica.

Ma il dato più preoccupante è quello che riguarda il reparto servizi
generali e distribuzione liquidi, dove abbondano benzene e stirene. Per dare
un’idea della gravità della situazione, li accosterò ai risultati,
pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, dell’indagine epidemiologica
sui reparti CVM-PVC di Marghera, con l’avvertenza che non sono omologhi,
anche se entrambi riferiti alla popolazione nazionale: il confronto è utile
solo per avere un’idea della gravità dei problemi.

Tabella n.3
Addetti Servizi generali e Distribuzione liquidi Mantova
Analisi fino al 1991
Coorte dipendenti Montedison Enichem Marghera.

Analisi fino al 1995
Causa di morte3
Oss.
Att.
SMR
Oss.
Att.
SMR

Tutte le cause
147
110
1,341
168
294,90
0,572

Mal. Cardiovascolari
55
39,2
1,441
30
81,50
0,372

Tumori Maligni
56
36,2
1,551
86
110,90
0,78

Fegato
4
2,1
1,88
11
5,70
1,93

Pancreas
4
1,3
3,03
1
4,40
0,23

Polmone
18
11,8
1,53
31
39,80
0,78

Vescica
3
1,4
2,14
3
2,60
1,15

Encefalo
2
0,9
2,22
2
2,60
0,77

Emopoietico
6
2,4
2,5
9
6,70
1,34

Linfomi Hodgkin
3
0,4
8,331
1
1,20
0,83

Leucemie
1
1,1
n.d.
4
2,70
1,48

Linfomi N.H.
2
n.d.
n.d.

1 Statisticamente significativo come superiore all’atteso
2 Statisticamente significativo come inferiore all’atteso
3 Non sono riportate tutte le cause di morte, come si vede confrontando i
totali con la somma delle singole cause.

I dati parlano da soli, e parlano ancora più forte se vengono raggruppati
nel grafico

che segue: la situazione epidemiologica del reparto Servizi Generali e
Distribuzione Liquidi di Mantova indica che è successo qualcosa di
gravissimo. Ancora una volta non è necessario avere virtù profetiche per
prevedere che l’estensione dell’analisi fino ai nostri giorni non farà che
confermare la gravità del problema. Tanto più che la verifica della causa
effettiva di morte dei 55 operai deceduti per malattie cardiovascolari, una
percentuale quattro volte superiore ai reparti CVM-PVC di Marghera,
comporterà molto probabilmente nuove attribuzioni a cause tumorali.

Dopo cinque anni mi chiedo ancora come la struttura che doveva tutelare la
salute pubblica abbia potuto usare questa indagine epidemiologica per
tranquillizzare la popolazione, quando invece avrebbe dovuto informare la
Magistratura.

Che però è stata chiamata in causa quando Legambiente ha fornito assistenza
medica, tecnica e legale alle famiglie degli operai colpiti da leucemie e
linfomi, nella presentazione di esposti che chiedevano di far luce sulle
cause dei tumori che hanno colpito i loro congiunti.

Agire localmente, ma superare il livello locale
La mia esperienza mi ha indotto a pensare che chi affronta problemi
epidemiologici tra la popolazione o tra gli operai di un’industria, se non
ha la possibilità di intervento diretto come rappresentante di istituzioni
sanitarie, alla fine si trova di fronte ad un muro, di gomma nel migliore
dei casi. Specialmente nelle città che ospitano industrie petrolchimiche, l’
intreccio degli interessi (anche leciti, per carità) è così forte che quasi
sempre l’industria riesce ad influenzare le istituzioni e la stampa locale.

Se non si ha la fortuna di incontrare un magistrato che non ha paura di
scontrarsi con il potere politico ed industriale, ed ha la volontà di
sobbarcarsi anni di lavoro durissimo in aggiunta alle migliaia di fascicoli
che deve trattare normalmente, il mio consiglio è di saltare il livello
locale, altrimenti ci si impegola nelle querele, nelle piccole risse e nei
battibecchi sui giornali di paese. Capisco che non è facile, ma bisogna
trovare il modo.

A Porto Marghera la bomba CVM – PVC è scoppiata, dopo vent’anni di lotte
operaie, solo in seguito alla pubblicazione del dossier di Gabriele
Bortolozzo che dimostrava l’insorgenza anomala di tumori tra gli operai. E
solo perchè un magistrato come Felice Casson si è interessato della vicenda.

A Mantova invece, per un caso del destino, chi aveva lanciato i primi
allarmi, oltre che l’ostracismo, si è beccato le denunce, ed è dovuto
riparare a Venezia, dove è stato chiamato dal dott. Casson come consulente e
dalla facoltà di Architettura come docente.

Ma uscendo dalla città non è stato più controllabile ed ha potuto contare su
forze esterne, come il pool dei consulenti di Casson, che hanno messo a
disposizione un formidabile patrimonio scientifico.

Paolo Rabitti
(Da: Maria Grazia Beggio
mailto:margrabe@comune.ravenna.it )