Come oramai noto da alcuni giorni, il Karolinska Istitute di Stoccolma, che ogni anno sceglie il premio Nobel per la medicina, ha confermato quello che si sapeva da due anni. L'esposizione di almeno dieci anni alle radiazioni emesse da cellulari quadruplica il rischio di neurinoma acustico, tumore benigno del nervo uditivo [1, 2].

Ricercatori dell'Università di Lund (Svezia), guidati dal prof. Leif Salford, che in precedenza (dal 1992 al 1997) avevano confermato con esperimenti biologici il danneggiamento della barriera emato-encefalica, con il possibile pericoloso passaggio di sostanze nocive quali la siero-albumina (ma anche alcuni carboidrati, proteine, microrganismi e antibiotici) dal sistema sanguigno al tessuto cerebrale, hanno recentemente evidenziato che irradiando per 2 ore i tessuti del cervello di topi con il campo elettromagnetico generato da un cellulare GSM, con valori da 100 a 1000 volte più bassi di quelli raccomandati dal Consiglio della Unione Europea per la protezione dagli effetti acuti (Raccomandazione n. 1999/519/CE, 12/7/99), vengono danneggiati irreversibilmente i neuroni della corteccia cerebrale, dell'ippocampo e dei gangli basali [3].

Sempre lo scorso anno, ricercatori dell'Università di Tel Aviv hanno dimostrato che irradiando "in vitro", alle frequenze della telefonia mobile, cellule linfatiche umane con livelli di campo elettromagnetico comparabili a quelli della predetta Raccomandazione, viene provocata aneuploidia (errori/sbilanciamento del corredo cromosomico) che costituisce una condizione predisponente al cancro [4]. I ricercatori hanno anche dimostrato che il fenomeno è indipendente dall'effetto termico (acuto) causato dalla radiazione elettromagnetica.

Qualche mese fa i ricercatori Henry Lai e Narendra Singh, dell'Università di Seattle, hanno dimostrato che l'esposizione "in vivo" dei topi al campo magnetico generato dalla trasmissione e trasformazione dell'energia elettrica provoca, nelle cellule del loro cervello, la rottura dei filamenti del DNA, aumenta l'apoptosi (fenomeno del suicidio naturale delle cellule) e la necrosi. Questo avviene per esposizioni a breve termine di almeno 24 ore a campi magnetici di 10 microTesla. Gli effetti sono cumulativi, cioè aumentano con la durata dell'esposizione [5].

Quello che più sconvolge è che il predetto livello di esposizione coincide con quello stabilito a luglio del 2003 dal Governo italiano per gli impianti esistenti e che dovrebbe proteggere, secondo gli amministratori pubblici, addirittura dagli effetti a lungo termine. Invece, la ricerca epidemiologica mondiale ha dimostrato, con la condivisione della IARC, organismo dell'OMS, che per esposizioni a valori superiori a 0.4 microTesla (che è ben 25 volte inferiore al predetto valore) raddoppia il rischio di leucemia infantile [6].

La recente ricerca epidemiologica ha anche dimostrato che le donne in gravidanza esposte a campi magnetici, sempre a frequenza industriale, superiori a 1.6 microTesla incorrono in un rischio fino a 7 volte maggiore di subire aborto spontaneo [7, 8].

Quello che ancor più sconvolge è che la suddetta Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea, stabilita sulla base delle linee guida dell'ICNIRP, chiede di non esporre la popolazione, per la protezione dagli effetti acuti, a valori superiori a ben 100 microTesla, cioè un valore 10 volte maggiore di quello che determina i predetti effetti acuti nel cervello dei topi (10 microTesla) e ben 250 volte superiore al valore di soglia di raddoppio del rischio di leucemia infantile (0.4 microTesla). Uno dei massimi esponenti dell'ICNIRP é anche co-autore della ricerca del Karolinska Istitute, di cui é vicedirettore del Dipartimento di Medicina Ambientale.

Il nostro grande timore è che per l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici * si stiano ripercorrendo le stesse drammatiche esperienze già vissute nel caso dell'amianto, del talidomide, dei cloruri di vinile, del DDT, della mucca pazza, del tabacco, della combustione degli idrocarburi, che tante tragedie hanno provocato prima che venisse riconosciuta "politicamente" la loro pericolosità mortale.

Riferimenti:
[1] Lonn Stefan, Ahlbom Anders, Hall Per, Feychting, Maria, "Mobile Phone Use and the Risk of Acoustic Neuroma", Epidemiology, Vol. 15, Issue 6, November 2004, www.epidem.com.
[2] Hardell, L.; Hallquist, A.; Mild, K. Hansson; Carlberg, M.; Pahlson, A.; Lilja, A., "Cellular and cordless telephones and the risk for brain tumours", European Journal of Cancer Prevention, 11(4):377-386, August
2002, <http://www.eurjcancerprev.com/pt/re/ejcp/abstract.00008469-200208000-00010.htm>.
[3] Leif G. Salford, Arne E. Brun, Jacob L. Eberhardt, Lars Malmgren, and Bertil R. R. Persson, "Nerve Cell Damage in Mammalian Brain after Exposure to Microwaves from GSM Mobile Phones, Environmental Health Perspectives, Vol. 111, N. 7, June 2003, <http://ehp.niehs.nih.gov/members/2003/6039/6039.html> .)
[4] Maya Mashevich, Dan Folkman, Amit Kesar, Alexander Barbul, Rafi Korenstein, Eli Jerby, Lydia Avivi, "Exposure of human peripheral blood lymphocytes to electromagnetic fields associated with cellular phones leads to chromosomal instability", Bioelctromagnetics, Vol. 22, Issue 2, pages 82-90, February 2003,
<http://www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/102523679/ABSTRACT>.
[5] Henry Lai, Narendra P. Singh, "Magnetic-Field-Induced DNA Strand Breaks in Brain Cells of the Rat", Environmental Health Perspectives, Volume 112, Number 6, May 2004, <http://ehp.niehs.nih.gov/members/2004/6355/6355.html>.
[6] IARC Press Release, 27 June 2001, www.iarc.fr
[7] Li, De-Kun; Odouli, Roxana; Wi, Soora; Janevic, Teresa; Golditch, Ira; Bracken, T. Dan; Senior, Russell; Rankin, Richard and Iriye, Richard, "A Population-Based Prospective Cohort Study of Personal Exposure to Magnetic Fields during Pregnancy and the Risk of Miscarriage", Epidemiology, 13(1):9-20, January 2002, www.epidem.com
[8] Lee, Geraldine M.; Neutra, Raymond R.; Hristova, Lilia; Yost, Michael and Hiatt, Robert A., "A Nested Case-Control Study of Residential and Personal Magnetic Field Measures and Miscarriages", Epidemiology,
13(1):21-31, January 2002, www.epidem.com
* e degli OGM