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I campi elettromagnetici a bassissima frequenza (CEMBF) ed i loro effetti sulla salute
Prof. Morando Soffritti (Istituto Ramazzini - Bologna)

Dicembre 1999 - Convegno di Trento

1. Definizione di campo elettromagnetico
Cariche elettriche statiche generano un campo elettrico. Cariche elettriche in movimento generano un campo magnetico. Quando un elettrodomestico e' collegato con la propria spina alla presa dell’impianto elettrico, se non e' in funzione produce solo un campo elettrico; se e' in funzione produce anche un campo magnetico, in quanto la corrente elettrica scorre lungo i fili. Generalmente il campo elettrico ed il campo magnetico sono correlati fra di loro. Il termine campo elettromagnetico si riferisce ai campi elettromagnetici alternati.
I campi elettromagnetici sono caratterizzati dalla lunghezza d’onda (espressa in metri) e dalla frequenza (espressa in hertz). L’intera gamma delle frequenze (o delle lunghezze d’onda) presenti in natura o artificiali e' denominata spettro elettromagnetico. Tale spettro comprende i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (quali quelli prodotti dalle linee elettriche e dagli elettrodomestici), quelli a frequenze piu' elevate (radiofrequenza e microonde dei telefoni cellulari, ripetitori televisivi, forno a microonde, ecc.), i raggi infrarossi, la luce visibile, ed i campi elettromagnetici a frequenza altissima quali i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma.
I campi elettromagnetici, secondo la loro frequenza (o lunghezza d’onda), possono avere effetti biologici diversi e comportamenti fisici diversi. Al crescere della frequenza, infatti, aumenta anche l’energia elettromagnetica (o radiazioni) la quale puo' essere in grado, come nel caso delle radiazioni ultraviolette, raggi X, raggi gamma, di determinare una ionizzazione di atomi e molecole i cui prodotti, interagendo con particolari componenti cellulari, possono essere fonte di danni per i vari sistemi biologici. Viceversa i CEMBF non possiedono un carico energetico tale da produrre una ionizzazione della materia.
Per quanto riguarda il comportamento fisico, il campo elettrico ed il campo magnetico a bassissima frequenza possono essere considerati entita' fra loro indipendenti.
Tale indipendenza risulta importante in relazione al diverso comportamento che queste due forze hanno rispetto alla materia, e cioe':
1) il campo elettrico puo' essere facilmente schermato ed inoltre puo' scaricarsi attraverso le parti del corpo che sono a contatto con il terreno;
2) il campo magnetico e' difficilmente schermabile, passa attraverso tutti i materiali, induce nel corpo correnti elettriche secondarie che permangono al suo interno muovendosi circolarmente.
L’indipendenza del campo elettrico dal campo magnetico alle frequenze estremamente basse consente di prendere in considerazione separatamente gli effetti delle due forze e, nello stesso tempo, rende ragione dell’interesse scientifico prioritario che e' stato dato allo studio degli effetti del campo magnetico a bassissima frequenza sulla salute.
Poiche' i campi elettrici e i campi magnetici a bassissima frequenza possono essere considerati indipendenti l’uno dall’altro, talvolta sono denominati separatamente.
L’unita' di misura del campo elettrico e' il Volt per metro. L’unita' di misura del campo magnetico e' il Tesla (T) o Gauss (G), dove 1 T = 104 G. Poiche' l’intensita' del campo magnetico al quale comunemente la popolazione si trova ad essere esposta e' molto piu' bassa del T o del G, solitamente si usa utilizzare come unita' di misura il microTesla (1 µT = un milionesimo di T) o il milligauss (1 mG = un millesimo di G).
2. Le sorgenti e le caratteristiche di alcuni tipi di esposizione a CEMBF
Attualmente i CEMBF sono molto diffusi nell’ambiente di vita generale e di lavoro. Essi sono prodotti dagli impianti di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica, dagli elettrodomestici comunemente utilizzati nell’ambito familiare, da utensili e impiantistica industriale, videoterminali, apparecchiature mediche, ecc. La stragrande maggioranza di questi CEMBF hanno frequenza di 50 Hz (in Europa) o 60 Hz (negli USA) ed hanno la capacita' di indurre correnti elettriche nel corpo umano.
Anche il campo magnetico terrestre ha una frequenza alternata di 50-60 Hz. La sua intensita' (0,02-0,2 µT) e' pero' di gran lunga inferiore a quella dei campi magnetici artificiali ai quali l’uomo viene a trovarsi esposto.
E’ noto che l’intensita' del campo magnetico decresce con l’aumentare della distanza dalla sorgente. Tuttavia l’estinzione del campo magnetico si verifica con caratteristiche diverse secondo la tipologia di tali sorgenti. Infatti, mentre l’intensita' del campo magnetico prodotto dagli elettrodomestici si abbassa notevolmente, quasi ad estinguersi, ad una distanza di 30-50 cm da essi, l’intensita' del campo magnetico generato dalle linee elettriche decresce e si estingue a distanze molto maggiori. Per quanto riguarda le sorgenti di campo magnetico relative alle varie attivita' professionali/occupazionali, con l’eccezione dei videoterminali (la cui intensita' di CEMBF e' quasi azzerata alla distanza di 30-40 cm.), la valutazione del decremento rispetto alla distanza e' ininfluente poiche' le varie attivita' lavorative vengono in genere svolte a stretto contatto con tali sorgenti.
Oltre alle caratteristiche del decremento dell’intensita' del campo magnetico con la distanza, un altro parametro importante di cui si deve tenere conto e' la durata della esposizione. Mentre l’esposizione a campo magnetico prodotta dagli elettrodomestici, infatti, puo' essere considerata puntiforme (pochi minuti al giorno), l’esposizione professionale al massimo puo' arrivare alle 40 ore di lavoro settimanale, per quanto riguarda la esposizione di residenti (in particolare bambini e anziani) in abitazioni localizzate in prossimita' di linee elettriche, essa puo' risultare molto piu' prolungata (dell’ordine anche di 15-20 ore al giorno).
In conclusione, da quanto sopra detto in merito alla intensita' del campo magnetico prodotto dalle varie sorgenti, al suo grado di estinzione con la distanza in dipendenza della tipologia delle sorgenti medesime, ed alla durata della esposizione in relazione alle varie situazioni, emerge che il settore di rischio potenziale piu' elevato e con necessita' prioritarie di intervento al fine di ridurre la esposizione del pubblico ai campi magnetici, risulta essere quello che riguarda le linee elettriche di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica che passano in prossimita' degli insediamenti confinati (intendendo con questo termine: abitazioni, scuole, edifici sociali, uffici, ecc.).
3. I rischi per la salute dei CEMBF
I primi dati sui possibili effetti negativi per la salute dei CEMBF risalgono alla fine degli anni ‘60, allorche' ricercatori dell’Unione Sovietica riportarono i risultati di un’indagine condotta su un gruppo di lavoratori di una sottostazione di trasformazione elettrica. Secondo quei ricercatori, i disturbi di carattere nervoso/comportamentale denunciato dai lavoratori era da correlare alla loro esposizione a campi elettromagnetici. Questa comunicazione al momento non suscito' pero' grande interesse nella comunita' scientifica, date le debolezze metodologiche con cui la ricerca era stata condotta. E’ soltanto nel 1979 che, a seguito di un’indagine condotta nella citta' di Denver nel Colorado da due ricercatori americani, la dottoressa Wertheimer e il dottor Leeper, fu ipotizzata per la prima volta una associazione causale tra esposizione a campo elettromagnetico a bassissima frequenza ed aumento del rischio di leucemia e di tumori del sistema nervoso nei bambini residenti in abitazioni vicine a linee elettriche ad alto voltaggio.
Anche se questa prima segnalazione fu accolta, allora, da piu' parti (scientifiche, produttive, politiche, ecc.) con sufficienza e scetticismo, tuttavia attiro' l’interesse della comunita' scientifica internazionale. Da quel momento, infatti, iniziarono, in particolare in Europa e negli USA, numerosi studi epidemiologici e sperimentali che hanno permesso, a distanza di oltre quindici anni, di acquisire, anche se in termini non esaustivi, un’ampia messe di dati e conoscenze che permettono oggi di poter meglio valutare i potenziali rischi dei CEMBF per la salute e di conseguenza di poter programmare e mettere in atto provvedimenti che riducano il livello di esposizione della popolazione umana.
Qui di seguito verranno riportati e commentati i dati scientifici piu' rilevanti oggi disponibili che si riferiscono ai potenziali rischi per la salute dei CEMBF ed in particolare per quanto riguarda:
1) gli effetti tossici acuti e comportamentali;
2) gli effetti cancerogeni in bambini e in categorie di lavoratori professionalmente esposti.
3.1. Dati sui potenziali effetti tossici acuti e comportamentali
I dati della letteratura sulla possibile associazione tra esposizione a CEMBF ed effetti tossici acuti e comportamentali riguarda una serie di patologie e sindromi nervose quali: disturbi cardiaci, sindromi depressive, cefalee, ecc.
I risultati di alcune indagini condotte sono presentati nella seguente tabella.

Autore

Tipo di studio

Sorgente CEM

Intensita'
(µT)

Effetti valutati e
risultati (1)

Perry e Pearl, 1988

Coorte

Impianto di distribuzione della corrente elettrica del condominio

0,1 / 0,3

Disturbi cardiaci +
Disturbi depressivi +

Perry et al., 1989

Caso-controllo

Installazioni elettriche
del quartiere

Nd (2)

Disturbi depressivi +
Infarto miocardico -

Wertheimer e Leeper, 1989

Coorte

Riscaldamento delle abitazioni mediante cavi elettrici nel soffitto

1

Rischio di aborto spontaneo +

Poole et al., 1993

Coorte

Elettrodotti vicino
alle abitazioni

Nd

Disturbi depressivi +
Cefalee +

McMahan et al., 1994

Coorte

Elettrodotti vicino
alle abitazioni

0,06 0,48

Disturbi depressivi -

1.    + positivo; - negativo

2.    Nd = non determinata

E’ importante notare che gli effetti patologici rilevati si manifestavano in situazioni di CEMBF di bassissima intensita' (0,2-0,4 µT) quali comunemente si possono misurare in ambienti vicini ad aree ad alta intensita' di inquinamento magnetico.
Gli studi riportati sono da considerarsi certamente non conclusivi. Essi risentono di debolezze metodologiche nella conduzione delle indagini (soprattutto per quanto riguarda la misurazione dei livelli espositivi e la considerazione di fattori confondenti). Gli studi attualmente in corso contribuiranno a definire meglio, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, i potenziali effetti tossici acuti e comportamentali dei CEMBF soprattutto per quella parte di popolazione affetta da ipersensitivita' ai campi elettrici o magnetici.
3.2. Cancerogenicita' dei CEMBF
Dal momento in cui furono pubblicati i primi dati da Wertheimer e da Leeper (1979) relativi all’aumento del rischio di leucemie e tumori del sistema nervoso in bambini residenti in abitazioni collocate in vicinanza di linee ed impianti elettrici ad alto voltaggio, in varie istituzioni scientifiche internazionali sono stati avviati programmi di ricerche sperimentali ed epidemiologiche al fine di studiare meglio e meglio definire le basi biologiche dei potenziali rischi cancerogeni dei CEMBF, le situazioni espositive che possono esserne all’origine (mettendo a punto soprattutto le tecniche ed i metodi per la misurazione dei livelli espositivi), e la eventuale evidenza di una relazione di dose-risposta. Una revisione critica dei risultati piu' importanti di queste ricerche e' stata fatta da Maltoni e Soffritti (1996) e pubblicata nella 4Ş edizione del manuale di oncologia medica "Cancer Medicine".
Le indagini di laboratorio rilevanti ai fini di una valutazione del rischio cancerogeno sono numerose ma non conclusive.
A tutt’oggi gli studi di laboratorio condotti per dimostrare una azione diretta dei CEMBF sul materiale genetico cellulare, in particolare il DNA, hanno dato risultati negativi. E’ stata invece dimostrata una azione dei CEMBF sul rilascio della melatonina, l’ormone principale della ghiandola pineale la quale avrebbe un ruolo importante sulla attivita' di altre ghiandole endocrine. Una ridotta concentrazione circolante di quest’ormone puo' determinare un aumento della secrezione di prolattina da parte della ghiandola ipofisaria e di estrogeni e testosterone da parte delle gonadi. Sulla base di questi dati puo' essere ipotizzato che i CEMBF potrebbero determinare l’aumento del rischio per alcuni tumori ormono-dipendenti quali, ad esempio, quelli della ghiandola mammaria e della prostata.
Gli studi sperimentali su animali da laboratorio (roditori) condotti a tutt’oggi sono scarsi ed inadeguati ai fini di una valutazione quantitativa del rischio cancerogeno. Studi mirati e condotti secondo le buone pratiche di laboratorio per valutare il potenziale effetto cancerogeno dei CEMBF sono appena iniziati negli USA e presto inizieranno nei Laboratori sperimentali del Centro di Ricerca sul Cancro della Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali "B. Ramazzini".
Le ricerche epidemiologiche condotte a livello internazionale per valutare il rischio cancerogeno dei CEMBF in popolazioni esposte sono a tutt’oggi oltre 70. Tali ricerche hanno riguardato varie situazioni espositive, in particolare bambini residenti in abitazioni vicine ad installazioni elettriche, e categorie di lavoratori professionalmente esposti. I risultati di alcune delle ricerche epidemiologiche piu' importanti riguardanti i bambini residenti e adulti professionalmente esposti, sono riportati nelle seguenti tabelle.
Tabella A- Risultati degli studi epidemiologici relativi ai tumori maligni in bambini che avevano subito direttamente esposizioni a campi elettromagnetici a bassissima frequenza in circostanze ambientali generali, con riferimento alle basse dosi ancora rischiose

 

 

 

Risultati (1)

Autore

Tipo di studio

Popolazione studiata

Tipo di tumore

Esposizione

 

Configurazioni varie studiate

Intensita' minima ancora efficace
(2) µT

Tomenius, 1986

Caso-controllo

Individui di eta' inferiore a 19 anni, Stoccolma, con tumore diagnosticato nel periodo 1958-1973, identificati attraverso il Registro Tumori svedese, appaiati con controlli confrontabili per eta', sesso e parrocchia di residenza

Tumori totali
Tumori del sistema nervoso

+
+

0,3 +
0,3 +

Savitz et al., 1988

Caso-controllo

Individui di eta' inferiore ai 15 anni, Denver, con tumore diagnosticato nel periodo 1958-1973, identificati mediante il Registro Tumori del Colorado e registri ospedalieri, appaiati con controlli confrontabili per eta', sesso e parrocchia di residenza

Tumori totali
Leucemie
Linfomi
Tumori del cervello
Tumori dei tessuti molli

+
(+)
(+)
+
(+)

0,2 (+)
0,2 (+)
0,2 (+)
0,2 (+)
0,2 (+)

Feychting- Ahlbom, 1993

Caso-controllo (nidificato) nell’ambito di uno studio di coorte

Coorte di circa 500.000 persone, di cui piu' di 100.000 bambini di eta' inferiore a 16 anni, residenti, tra il 1960 e il 1985, in case situate in un corridoio (largo circa 600 m) del territorio svedese, attraversato da elettrodotti di 220 e 400 kV, identificate attraverso il Registro di popolazione; i casi di tumore infantile sono stati individuati mediante il Registro Tumori svedese; nell’ambito della coorte sono stati selezionati i controlli, confrontabili ai casi in quanto risiedevano nella stessa parrocchia e vicino allo stesso elettrodotto, avevano la stessa eta', ed erano dello stesso sesso dei casi

Leucemie

+

0,2 (+)
0,3 +

Olsen et al., 1993

Caso-controllo di popolazione

Individui (1707) di eta' inferiore a 15 anni, residenti in Danimarca, con leucemia, linfomi maligni o tumori del sistema nervoso centrale, diagnosticati nel periodo 1968-1986, appaiati con controlli confrontabili per sesso e data di nascita

Tumori infantili (leucemie, linfomi, tumori del sistema nervoso centrale)

+

0,4 (+)

Verkasalo et al., 1993

Studio di coorte

Coorte di 38.300 ragazzi e 66.500 ragazze di eta' inferiore a 20 anni, residenti, nel periodo 1970-1989, in case situate in un corridoio (largo circa 1000 m) del territorio finlandese, attraversato da elettrodotti aerei di 110, 220 e 400 kV, identificati attraverso il Registro di popolazione. Studio ristretto alle persone nelle cui abitazioni il campo magnetico era => 0,01 µT . I casi di tumore sono stati individuati mediante il Registro Tumori finlandese.

Tumori del sistema nervoso in maschi

+

0,2 +

1.    + = eccesso di rischio statisticamente significativo; (+) = eccesso di rischio non statisticamente significativo

2.    L’intensita' del campo magnetico riportata rappresenta il valore minimo al quale l’effetto cancerogeno specifico e' ancora osservabile

Tabella B- Risultati degli studi epidemiologici relativi ai tumori maligni in adulti esposti professionalmente a campi elettromagnetici a bassissima frequenza

Autore

Tipo di studio

Popolazione studiata

Risultati (1)

Tipo di tumore

Esposizione (2) µT

Matanoski et al.,1991

Studio di coorte

Coorte di 50.582 lavoratori di una societa' di telefoni, attivi nel periodo 1976-1980, di cui sono stati individuati i casi di tumore mammario mediante il Registro Tumori dello Stato; tutti i casi si sono verificati fra lavoratori ancora attivi e di eta' inferiore a 65 anni

Carcinoma della
mammella maschile: (+)

0,15 0,43 (range)

Törnqvist et al., 1991

Studio di coorte

Coorte di 133.687 lavoratori svedesi, di sesso maschile, di eta' compresa tra 20 e 64 anni, appartenenti a varie categorie del comparto elettrico, reclutati sulla base dei dati anagrafici riportati nel censimento del 1960, seguiti con follow-up di 19 anni (1961-1979); l’incidenza delle leucemie e dei tumori del cervello osservati nello studio e' stata confrontata con quella attesa, relativa all’intera popolazione lavorativa svedese

Leucemie: +
Tumori del cervello: +

< 0,04 16,54 (range)
0,04 0,48 (range)

Floderus et al., 1993

Caso-controllo

Sono stati identificati, mediante il Registro Tumori, i casi di leucemia e tumore cerebrale verificatisi nel periodo 1983-1987 nell’ambito di una popolazione costituita dai maschi, di eta' compresa tra i 20 e i 64 anni nel 1980, residenti ed occupati nella Svezia centrale (coinvolgendo meta' della popolazione maschile); l’identificazione dei lavoratori esposti ai CEM e' stata effettuata mediante questionario inviato a ciascuno dei casi

Leucemie: +
Tumori del cervello: +

=> 0,2
=> 0,2

Guene'l et al.,1991

Studio di coorte

Popolazione danese di 2.800.000 individui, maschi e femmine, di eta' compresa fra i 20 e 64 anni, all’epoca del censimento del 1970, classificati per sesso, eta' ed attivita' lavorativa, seguiti con follow-up di 17 anni (1970-1987), durante i quali i casi di tumore sono stati identificati mediante il Registro Tumori danese. Gli esposti a CEM sono stati suddivisi in categorie lavorative con esposizione continua o intermittente

Leucemie in maschi: +
Carcinoma della
mammella maschile: (+)

=> 0,3
=> 0,3

Matanoski et al., 1993

Caso-controllo nidificato

Uomini, di razza bianca, che avevano lavorato per lamento 2 anni presso la Compagnia Americana dei Telefoni e del Telegrafo, morti di leucemia (con esclusione della leucemia linfatica cronica) nel periodo 1975-1980, identificati attraverso i registri di mortalita' della Compagnia, appaiati con controlli (selezionati fra i dipendenti della stessa Compagnia) confrontabili ai casi per sesso, eta' e periodo di attivita'

Leucemie: +

0,15 0,43 (range)

Theriault et al., 1994

Caso-controllo nidificato

Casi di cancro verificatisi nel periodo 1970-1989 nell’ambito di 3 coorti di lavoratori, di sesso maschile, attivi per almeno 1 anno presso compagnie elettriche francesi e canadesi, appaiati con controlli facenti parte della stessa coorte e confrontabili ai casi per anno di nascita

Leucemie: +
Tumori del cervello: (+)

=> 0,2

London et al., 1994

Caso-controllo

Popolazione comprendente tutti gli uomini di eta' compresa tra 20 e 64 anni, suddivisi in 2 categorie, elettrici e non elettrici, con tumore diagnosticato tra il 1972 e il 1990, identificati attraverso il Registro dei Tumori di Popolazione della Contea di Los Angeles

Leucemie: +

=> 0,18

Floderus et al., 1994

Studio di coorte

Popolazione comprendente tutti i ferrovieri svedesi di sesso maschile ed eta' compresa tra 20 e 64 anni, attivi nel 1960, identificati in base ai dati riportati nel censimento del 1960; nell’ambito della coorte sono stati identificati, attraverso interrogazione del Registro Tumori, casi di cancro verificatisi nel periodo 1960-1979

Leucemie: +
Tumori ipofisi: +
Carcinoma della
mammella maschile: +

0,58 4,03 (range)
0,25 4,03 (range)
0,25 4,03 (range)

 

1.    + = eccesso di rischio statisticamente significativo; (+) = eccesso di rischio non statisticamente significativo

2.    L’intensita' (o range) del campo magnetico riportata si riferisce al valore medio misurato su di un campione rappresentativo della categoria lavorativa studiata

Complessivamente, i risultati di queste ricerche rendono evidente che l’esposizione a CEMBF e' associata ad un aumento del rischio cancerogeno per l’uomo ed in particolare che i CEMBF determinano:

1.    un aumento di rischio di leucemie (con una relazione, secondo i dati di Feychting ed Ahlbom, di dose-risposta) e tumori del sistema nervoso nei bambini.

2.    un aumento di rischio di leucemie, di linfomi, di tumori del sistema nervoso, e di tumori della mammella del maschio (questo tumore, data la sua rarita' nel maschio, puo' avere il significato di tumore sentinella) in adulti professionalmente esposti.

3.    che l’aumento di tale rischio si evidenziava a partire da livelli di esposizione a campo magnetico superiore a 0,2 µT (un valore di campo magnetico comunemente riscontrabile all’interno di abitazioni vicine a linee di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica).

4. La normativa vigente e la recente evoluzione dell’approccio nella valutazione del rischio
La normativa attualmente vigente in Italia, ed anche in altri paesi, fa riferimento alle direttive emanate dall’International Non-lonizing Radiation Committee of the International Radiation Protection Association (IRPA/INIRC) (1990). I limiti espositivi indicati dall’IRPA/INIRC fissano gli standard solo per quanto riguarda gli effetti acuti dei CEMBF. Tali limiti sono:

1.    per quanto riguarda la popolazione generale, 100 µT (per tutta la giornata) o 1000 µT (per poche ore al giorno);

2.    per quanto riguarda l’esposizione professionale, 500 µT (per tutta la giornata lavorativa) o 5000 µT (per brevi periodi).

L’IRPA/INIRC non prende in considerazione gli effetti a lungo termine (in particolare quelli cancerogeni) dei CEMBF perche', a suo parere, non ci sarebbe ancora sufficiente evidenza scientifica circa l’associazione tra rischio cancerogeno ed esposizione prolungata a bassissimi livelli di campo magnetico.
In linea con queste direttive, nel 1992 fu emanato un decreto legge del Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano con il quale erano recepiti per la popolazione generale i limiti di esposizione indicati dall’IRPA/INIRC ed inoltre erano definite le distanze delle linee elettriche dagli edifici abitativi e scolastici. Tali distanze furono fissate in => 10 metri per le linee da 132 Kv, => 18 metri per le linee da 220 Kv e => 28 metri per le linee da 380 Kv.
Nel 1993 la regione Veneto emanava una legge, secondo la quale la distanza delle linee elettriche dalle abitazioni e dagli edifici pubblici doveva essere tale da garantire livelli espositivi per la popolazione non superiori a 0,2 µT.
Alle linee direttive fissate dall’IRPA/INIRC si sono scrupolosamente tenute, fino alla fine del 1993 quelle agenzie e istituzioni sanitarie internazionali e nazionali la cui funzione e' quella di fornire e aggiornare le conoscenze scientifiche e gli orientamenti tecnologici utili per la tutela della salute pubblica.
A partire dal 1994, cioe' dopo la diffusione dei risultati di importanti ricerche epidemiologiche che ulteriormente evidenziavano l’associazione tra aumento del rischio cancerogeno ed esposizione a CEMBF, tali orientamenti hanno avuto importanti modificazioni.
Fra i primi, il National Radiological Protection Board inglese (1994) pubblicava un supplemento ad un resoconto (pubblicato nel 1992) su "Electromagnetic Field and the risk of cancer" nel quale, a correzione del giudizio espresso nel 1992, dichiarava: "I recenti dati delle ricerche epidemiologiche condotte in Svezia e Danimarca per valutare il rischio di tumori infantili in bambini residenti in prossimita' di linee elettriche forniscono qualche evidenza riguardo al fatto che la possibilita' di rischio di leucemia per i bambini esista".
In una recente pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanita' Italiano (Comba et al., 1995) si affermava per la prima volta che:

1.    "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica disponibile depone, nel suo complesso, a favore di una associazione tra esposizione a CEMBF (50/60 Hz) e leucemia infantile";

2.    "il rispetto dei limiti di esposizione previsti dalla normativa italiana deve dunque essere considerato un requisito minimo cui va affiancato l’obiettivo generale di una riduzione della esposizione, ove cio' sia fattibile tecnicamente ed a condizioni ragionevoli";

3.    "occorre, quindi, che nei progetti di realizzazione di nuovi elettrodotti sia esplicitato l’obiettivo della riduzione delle esposizioni a campi elettrici e magnetici, anche mediante l’adozione di nuove soluzioni tecnologiche. In particolare, il contenimento delle esposizioni appare prioritario per gli asili, le scuole ed altri ambienti, al chiuso ed all’aperto, destinati all’infanzia".

Recentemente, un documento che ha suscitato molto interesse e' il resoconto finale del Comitato sui Possibili Effetti dei Campi Elettromagnetici sui Sistemi Biologici del National Research Council degli USA (Committee on the Possible Effects of Electromagnetic Fields on Biologic System, 1996) il quale, in riferimento all’evidenza di rischio di leucemie nei bambini esposti a CEMBF, conclude affermando (pag. 148): "L’insieme dei risultati e l’analisi dei dati effettuata dal Comitato di Valutazione suggerisce un’associazione probabilmente presente e, se potesse essere condotto uno studio perfettamente programmato ed eseguito, si troverebbe un’associazione positiva tra indicatori di esposizione, quali la vicinanza dei residenti alle linee elettriche, e tumori infantili".
5. Valutazioni conclusive sui possibili rischi per la salute dei CEMBF
con particolare riguardo a quelli cancerogeni

Sulla base delle conoscenze fino ad oggi acquisite sui potenziali rischi dei CEMBF per la salute, diventa sempre piu' evidente che questa problematica di sanita' pubblica non puo' essere ne' minimizzata ne' tantomeno banalizzata.
Noi oggi sappiamo che esistono persone, sia di sesso maschile sia femminile, le quali, se esposte a CEMBF anche di bassissima intensita' (=> 0,3 µT) possono evidenziare, con patologie di vario tipo e fra queste quelle nervose, una particolare sensibilizzazione agli effetti dei CEMBF.
Noi oggi sappiamo che esiste l’evidenza di una associazione tra aumento del rischio di leucemia nei bambini ed esposizione a CEMBF di intensita' molto bassa (=> 0,2 µT).
Noi oggi sappiamo, sulla base delle conoscenze acquisite in vari decenni di studi sulla cancerogenesi, che un agente fisico o chimico, di cui sia stata dimostrata la cancerogenicita', deve essere considerato come un agente cancerogeno multipotente, cioe' capace di indurre vari tipi di tumore in tutte le fasce di eta' e non soltanto in una specifica.
Il fatto che la cancerogenicita' dei CEMBF sia stata messa in evidenza solamente in particolari situazioni (nei bambini) e' da attribuirsi alla limitatezza degli strumenti scientifici fino ad oggi utilizzati (le indagini epidemiologiche). L’uso di altri strumenti (in particolare gli studi sperimentali a lungo termine su roditori) potra' meglio evidenziare la dimensione del rischio. A tale proposito, la Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali "B. Ramazzini" sta per iniziare, nei suoi laboratori del Centro di Ricerca sul Cancro del Castello di Bentivoglio, un mega-esperimento su oltre 5.400 animati (roditori) per valutare sperimentalmente gli effetti cancerogeni dei campi magnetici a bassissima frequenza (50 Hz). Le ulteriori ricerche, che sono state programmate su vasta scala a livello internazionale, serviranno a meglio caratterizzare il rischio e quindi a meglio programmare i provvedimenti necessari per la tutela della salute pubblica.
Nel frattempo un comportamento di cautela finalizzato a ridurre quanto piu' possibile i livelli espositivi a CEMBF =<0,2 µT) non solo e' raccomandabile ma, per quanto oggi gia' sappiamo, sarebbe irresponsabile non attenersi ad esso.
BIBLIOGRAFIA
-Comba P., Grandolfo M., Lagorio S., Polichetti A., e Vecchia P.:
Rischio cancerogeno associato a campi magnetici a 50/60 Hz. Rapporti ISTISAN 95/29, 1995
-Committee on the possible effects of electromagnetie fields on biologic systems, board on radiation effects research, commission on life sciences, national research council: Possible health effects on exposure to residential electric and magnetic fields. National Academy Press, Washington, DC, 1996.
-Feychting M., and Ahlbom A.: Magnetic fields and cancer in children residing near Swedish high-voltage power lines. Am. J. Epidemiol., 138, 467-481, 1993.
-Floderus B., Persson T., Stenlund C., Wennberg A., Östa, and Knave B.: Occupational exposure to electromagnetic fields in relation to leukemia and brain tumors: a case-control study in Sweden. Cancer Causes Control, 4, 465-476, 1993.
-Floderus B., Törnqvist S., and Stenlund C.: Incidence of selected cancers in Swedish railway workers, 1961-79, Cancer Causes Control, 5 189-194, 1994.
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