Padova, 12 Marzo 2005 


Aggiornamento sugli effetti biologici e sanitari

dei Campi Elettro Magnetici


        Nonostante le informazioni fuorvianti e la confusione creata ad arte dai gestori, dai gruppi di pressione  e dagli scienziati da questi finanziati, il quadro degli effetti a breve e a lungo termine dei Campi Elettro Magnetici sulla salute umana si fa sempre più preoccupante.

        Per quanto riguarda le emissioni degli elettrodotti (frequenze estremamente basse o ELF), nel 2002 l’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro di Lione, dopo aver rivisto più di un centinaio di ricerche epidemiologiche “ben condotte” e con risultati statisticamente significativi, ha riconosciuto che, nelle esposizioni residenziali ELF, un incremento di leucemia infantile (a partire da un raddoppio) si verifica al di sopra di 0,2 microtesla. Negli stessi anni altri organismi (in Italia l’ISPESL e l’Istituto Superiore di Sanità), oltre a confermare questo dato, hanno segnalato la possibilità che le esposizioni residenziali ELF siano associate ad altri tipi di tumori del bambino e dell’adulto, così come ad alcune patologie  neurodegenerative gravemente invalidanti, e persino ad alcuni effetti acuti di tipo neurocomportamentale  (insonnia, cefalee, perdita della memoria, ansia, depressione, tendenza al suicidio)  o di origine ormonale (aborti spontanei).

        Dal 2002 ad oggi altre indagini epidemiologiche hanno messo in evidenza, in popolazioni esposte a valori di campo magnetico superiori a 0,4 microtesla, un aumento  del  rischio di leucemia infantile fino a 5-6 volte, ed aumenti significativi di rischio anche per esposizioni inferiori a 0,2 microtesla. L’estrapolazione della curva dose-effetto, basata finora su pochi dati, indicherebbe comunque un aumento di rischio fino a 30 volte per esposizioni  a 3 microtesla e fino a 150 volte a 10 microtesla, valori  questi che corrispondono rispettivamente, all’obiettivo di qualità e al valore di cautela stabiliti dal D.P.C.M. del 08.07.2003!!

        Va dunque difeso ad oltranza l’obiettivo di qualità di 0,2 microtesla fissata dalla legge regionale del Veneto 27/93, che va riportata, come illustrato nella apposita relazione accompagnatoria, alla sua originale formulazione cautelativa.

        Per quanto riguarda le Radio Frequenze (emittenti radio-TV), i dati epidemiologici, provenienti da almeno sei grosse concentrazioni di questi impianti presenti in varie nazioni (compresa Radio Vaticana, nei pressi di Roma), hanno messo in evidenza aumenti statisticamente significativi di leucemia infantile e di mortalità per leucemia sia  nei  bambini che negli adulti nelle popolazioni residenti nelle immediate vicinanze degli impianti.

        Per quanto riguarda la telefonia mobile (Microonde, MO: cellulari e relative stazioni radio-base), si assiste oggi ad una delle più pericolose mistificazioni: ricerche finanziate dai gestori  finanziate dai gestori, prive del  benchè minimo valore statistico e quindi  scientificamente irrilevanti, sbandierate come prova dell’innocuità dell’uso prolungato del cellulare relativamente  al rischio di possibili tumori alla testa e, per contro, poco o nulla evidenza per  le ricerche finanziate da organi statali e con risultati statisticamente significativi, che mostrano incrementi fino a quattro volte del rischio di tumori al cervello, all’occhio e all’orecchio in chi usa il cellulare da almeno dieci anni, con aumenti particolarmente elevati sul lato della testa sul quale abitualmente viene appoggiato il cellulare (a destra o a sinistra, se si è destrorsi o mancini), aumenti inoltre tanto maggiori quanto più prolungato è l’uso del cellulare.

        Altrettanto grave è il poco o nullo rilievo che viene dato ai risultati sperimentali sugli effetti delle emissioni dei cellulari sull’animale (danni ai neuroni del cervello, alterazioni della permeabilità della barriera emato-encefalica con conseguenti fenomeni degenerativi del cervello) e su altri sistemi di laboratorio (aumento della capacità moltiplicativa di cellule leucemiche, attivazione di enzimi che danneggiano il DNA, veri e propri danni genetici a livello molecolare e cromosomico) come pure agli effetti fisiologici e comportamentali, prodotti su volontari umani, (alterazioni dell’elettroencefalogramma, del ritmo-veglia; induzione di emicranie, tremiti, perdita dalla memoria; disturbi della parola, depressione; diminuzione della capacità di attenzione, di apprendimento, di risposta agli stimoli, dei riflessi, dell’udito; alterazione del sistema immunitario; aborti spontanei, ecc.).

E  va  sottolineato che gli esperimenti su animali e su volontari umani hanno permesso di chiarire il meccanismo d’azione attraverso il quale  vengono prodotti questi effetti, che si verificano nell’uomo a valori di esposizione fino a dieci volte inferiori agli attuali obiettivi di qualità (0,6 contro  6 Volt/metro) e per tempi di esposizione dell’ordine di non più di 30-45 minuti!

        L’influenza che i C.E.M. (sia ELF che RF/MO) hanno sulla sintesi della melatonina, un ormone secreto dal nostro cervello che regola a cascata la produzione e l’attività di molti  altri ormoni, può inoltre avere un  ruolo nello sviluppo in particolari tipi di  neoplasie e persino nell’interazione moltiplicativa tra gli effetti dei CEM e quelli di altri  inquinanti ambientali.

        Infine non si possono trascurare le segnalazioni sempre più frequenti, anche se finora non accompagnate da valutazioni statistiche, di “clusters” (sciami) di tumori di vario tipo nelle popolazioni residenti nelle immediate prossimità  delle stazioni radio-base (S.R.B.) per la telefonia mobile,  né tantomeno i dati epidemiologici statisticamente significativi sulle correlazioni tra la comparsa dei disturbi tipici della “elettrosensibilità” nei soggetti che vivono in prossimità delle Stazioni Radio-Base e i valori di campo elettrico cui sono esposti,  è all’ordine di 0,6-0,2 Volt/metro.

        Questi dati giustificano largamente gli obiettivi elencati nella “Piattaforma Programmatica sull’Elettrosmog” proposta dal Forum dei Comitati Veneti.


                                                                Prof.  Angelo Gino Levis