A parte il valore degli studi in questione (e altre possibili riflessioni)
il tema interferenze CEM su microrganismi è interessante
Ernesto B

Microbi magnetici

Il batterio Magnetospirillum magnetotacticum percepisce i campi magnetici esterni
Le Scienze 01.05.2005
In un'insolita collaborazione fra biotecnologie e nanotecnologie, un gruppo di ricercatori ha utilizzato alcuni batteri per svolgere un arduo compito: allineare tubi di carbonio di dimensioni nanometriche sulla superficie di un chip di silicio. Questi piccoli operai potrebbero in futuro aiutare gli ingegneri nella costruzione di circuiti elettrici o di minuscoli motori formati da nanotubi.
I nanotubi di carbonio, oltre ad essere estremamente resistenti, possono condurre elettricità proprio come i componenti dei microprocessori. Per usarli, gli scienziati devono prima posizionarli ed allinearli in maniera precisa, ma le loro piccole dimensioni rendono difficile anche disporli semplicemente in parallelo gli uni agli altri.
Secondo il chimico Jong-in Hahm e colleghi della Pennsylvania State University, però, alcuni microbi possono allineare i nanotubi in maniera relativamente semplice ed economica. Gli scienziati sapevano già che il batterio Magnetospirillum magnetotacticum contiene naturalmente nanocristalli di ossido di ferro che lo rendono in grado di percepire il campo magnetico terrestre e di allinearsi ad esso. Le nanoparticelle magnetiche potrebbero dunque essere usate come semi dai quali far crescere i nanotubi già allineati.
Per mettere alla prova questa ipotesi, Hahm e colleghi hanno ricoperto superfici di silicio con i batteri.
Alcuni campioni sono stati posti in un debole campo magnetico per allineare le particelle magnetiche dei batteri, mentre altri no. I ricercatori hanno poi lavato le superfici di silicio con acqua distillata, eliminando i batteri ed esponendo i cristalli di ossido di ferro, facendo in seguito crescere i nanotubi e misurando la loro direzione con un microscopio a forza atomica. I campioni che erano stati esposti a un campo magnetico hanno prodotto nanotubi paralleli, mentre gli altri hanno prodotto nanotubi orientati a caso.
Lo studio è stato descritto sulla rivista "Applied Physics Letters".
Sull'utilità di questa tecnica, tuttavia, le opinioni sono varie. Secondo altri esperti, ci sono altri modi per sintetizzare nanoparticelle magnetiche. Inoltre, un batterio di dimensioni micrometriche non è in grado di depositare particelle con precisione nanometrica. Forse sarebbe necessario un organismo ancora più piccolo, come un virus.

01.12.2004
Batteri e magnetismo
Osservato per la prima volta l'effetto biologico di un campo magnetico
Qual è l'effetto dei campi magnetici sulle creature viventi? Da decenni gli scienziati cercano di rispondere a questa domanda, per esempio studiando come gli uccelli migratori riescano a percepire il campo magnetico della Terra, ma non sono mai riusciti a isolare le reazioni biochimici responsabili del fenomeno.
Alcuni ritengono che anche i campi prodotti dalle linee dell'energia elettrica possano essere dannosi, eppure nessuno ha mai trovato prove convincenti di eventuali effetti biologici dei magneti.
Almeno finora. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford ha dimostrato che un debole campo magnetico può influenzare la produzione di una determinata molecola che si trova in un batterio fotosintetico. Si tratta della prima volta che viene osservato un effetto magnetico di questo tipo, spiega il chimico Peter Hore, che ha guidato lo studio.
Gli scienziati già sapevano che i campi magnetici possono influenzare alcune reazioni chimiche che coinvolgono radicali, molecole con elettroni non accoppiati. Ma queste reazioni riguardano molecole che non si trovano nelle creature viventi (?). Rimaneva il dubbio se simili effetti potessero verificarsi anche in sistemi biologici reali. Il team di Hore ha usato una varietà mutante del batterio Rhodobacter sphaeroides chiamata R-26, priva di una sostanza protettiva (un carotenoide) che normalmente assorbe i radicali danneggiati.
"Il batterio - spiega Hore - è stato modificato deliberatamente per essere sensibile ai campi magnetici. Volevamo massimizzare questo effetto".
Il batterio contiene una coppia di molecole di clorofilla che gli consentono di raccogliere energia dalla luce. Ma il processo si basa su una cascata di reazioni chimiche che possono anche trasformare l'ossigeno dell'aria in una forma di ossigeno altamente reattiva (singoletto), in grado di danneggiare il DNA o le proteine in una cellula. Un campo magnetico modifica leggermente questa sequenza di reazioni stabilizzando una molecola radicale formata dalla clorofilla, che altrimenti genererebbe l'ossigeno singoletto.
Gli scienziati hanno rimosso le molecole fotosintetiche da R-26 per studiarle, e hanno scoperto che un campo magnetico di 20 millitesla (pari a soltanto 400 volte il campo magnetico terrestre) è sufficiente a ridurre la produzione di ossigeno singoletto di oltre il 50 per cento. In presenza di questo campo magnetico, le molecole fotosintetiche risultano dunque protette dai danni della forma reattiva di ossigeno.
Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista "Chemical Communications".
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