Roma, 6 ottobre 2005.

Riportiamo una notizia del 29/9 tratta dal sito www.microwavenews.com riguardante i risultati di una ricerca scientifica condotta in Cina sugli effetti dei CEM a radiofrequenza, ed in particolare a 1800 MHz (telefonia mobile), resi noti nel corso del 4° Seminario Internazionale sugli effetti biologici dei CEM svoltosi a Kunming (Cina) dal 12 al 16 settembre scorsi.

E' stato dimostrato che esponendo delle cellule ad una campo elettromagnetico a 1800 MHz per 24 ore, ad una intensità corrispondente ad un SAR di 3 Watt/Kg, si ha un aumento della rottura del DNA statisticamente significativo.

Un SAR di 3 Watt/Kg, aggiungiamo noi, è un valore di esposizione comparabile con i limiti di base definiti a tali frequenze dall'ICNIRP e recepiti dalla Raccomandazione 519/99 della Comunità Europea.

Tali limiti di base, secondo l'ICNIRP e secondo quella Raccomandazione, includono un fattore di sicurezza di 50 volte nei confronti dei livelli che generano gli effetti acuti (termici) sul capo e sul tronco (2 Watt/Kg) e sugli arti (4 Watt/Kg).

Ciò significa che tali limiti di base non proteggono da effetti ben più gravi com quelli di danneggiamento del DNA.

Microwavenews ricorda come tale effetto sia stato già messo in evidenza più di dieci anni fa dalle ricerche dei dr. Lai e Singh dell'Università di Seattle, il cui lavoro è stato ripetutamente attaccato dall'industria dei cellulari e dai loro consulenti.

Ricordiamo che lo studio Reflex (2001-2004), co-finanziato dalla Comunità Europea, è arrivato a conclusioni simili.

I risultati di quest'ultimo studio sono stati resi noti proprio un anno fa e sono stati pubblicati a giugno scorso sulla rivista Mutation Research (Vol. 583, Issue 2, pp.178-183, 6 June 2005).

Il dr. Michael Repacholi, responsabile del Progetto CEM dell'OMS, è stato componente del comitato organizzatore e del comitato accademico svoltosi in Cina.

Saluti.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
-----

September 29, 2005.
RF-Induced DNA Breaks Reported in China

Research scientists in China have found that relatively low-level RF radiation can lead to DNA breaks, according to a briefing paper prepared for the cell phone industry obtained by Microwave News.

At the 4th International Seminar on EMFs and Biological Effects, held in Kunming China, September 12-16, Zhengping Xu of the Zhejiang University School of Medicine reported that cells exposed to a pulsed 1800 MHz RF radiation at an SAR of 3 W/Kg for 24 hours showed a statistically significant increase in DNA damage. The Mobile Manufacturers Forum (MMF), an industry lobbying group based in Brussels, circulated the news in a September 22 Research Briefing.

Xu’s Bioelectromagnetics Laboratory now joins a growing number of other labs that have found RF-induced DNA breaks. The effect was first reported more than a decade ago by Henry Lai and N.P. Singh of the University of Washington, Seattle (see MWN, N/D94). From the outset, Lai and Singh’s work has been repeatedly assailed by the cell phone industry and their consultants —most recently by Sheila Johnston and Vijayalaxmi, two members of the board of directors of the Bioelectromagnetics Society (see March 29 entry below.) They claimed to have refuted the Lai-Singh findings.

Last year, the European Union-sponsored REFLEX Project announced that 1800 MHz radiation could lead to DNA breaks. Those results were published this summer in Mutation Research.

The MMF also noted that C.K. Chou of Motorola (a member of the MMF) complained at the meeting that it is difficult to publish “negative” results in China. (WHO ’s Mike Repacholi made a similar charge at the last Chinese EMF seminar held in Guilin in 2003, according to the MMF.)
Xu disputed this, the MMF added.


---------- FORUM ELETTROSMOG NAZIONALE INDIPENDENTE ---------