Forse non sapete che Parma vanta la più alta incidenza di cancro nel sesso
femminile di tutta Italia: 441 casi /100.000 donne per anno , in Italia il
dato è di 389.7 donne /100.000,quindi a Parma ci sono 50 donne in più ogni
100.00 rispetto all' Italia che si ammalano di cancro ogni anno, comunque
subito dopo Parma c'è Ferrara con 434.8, la Romagna con 425.2, Modena con
411.1: nessun altro registro italiano dei tumori riporta una incidenza
superiore a 400 casi/ 100.000 : BELLA LA NOSTRA REGIONE!!!!!!!-----

Patrizia

 

Riprendo uno studio interessante sul  monitoraggio della mutagenicità del particolato atmosferico urbano di Arpa..... messo in lista da Lazzari.

Allego anche il documento del Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano ........ fa pensare all’inceneritore di Granarolo posto subito dopo i confini di Bologna (appena oltre il Quartiere San Donato interessato anche, proprio lì vicino, da una recente valutazione per predisporre all’interno dello scalo merci una discarica di materiale pericoloso........periferie spazzatura, il termine in questo caso è calzante!) . In Francia, Belgio e Olanda chiudono gli inceneritori, quello di Granarolo è in forte ampliamento......... e il latte più venduto in città porta questa marca.

Ciao Angela

Parma ospita una delle "eccellenze" di ARPA E-R,
quella relativa alla ricerca sulla mutagenicità del particolato atmosferico
urbano.
In particolare nell'aggiornamento del 2004 il raffronto è tra Parma e
Ravenna.
L'esito, preoccupante, conferma la situazione preoccupante di Ravenna
proprio per la mutagenicità del particolato. Lo studio è stato sottoposto al
Dr.Crosignani (già noto a Ravenna per aver partecipato ad una mia iniziativa
di qualche anno fa -molto partecipata- "Sotto il cielo di Ravenna: aria
letale?") che ha confermato la preoccupazione per quanto si respira in
città.
Ovviamente non è successo niente. ed anzi in questo lasso di tempo sono
stati installati, con l'avallo di ARPA e ASL, ulteriori tre macinatori di
clinker!!! ed aumentati i depositi a cielo aperto di inerti....
Grazia Beggio

Lo studio è recuperabile nel sito ARPA e si titola:
MONITORAGGIO DELLA MUTAGENICITÀ DEL PARTICOLATO ATMOSFERICO URBANO: RETE
REGIONALE DELL'EMILIA-ROMAGNA - AGGIORNAMENTO ANNO 2004
A cura di:
Dr.ssa Francesca Cassoni
Responsabile Eccellenza "Mutagenesi Ambientale"
Dr.ssa Clara Bocchi
Eccellenza "Mutagenesi Ambientale"
Prot. Arpa 10385/05 25 Luglio 2005
SEZIONE PROVINCIALE DI PARMA
Via Spalato, 4
43100 - Parma
E-mail: sez@pr.arpa.emr.it
Eccellenza "Mutagenesi Ambientale"
================================================================

Quale agricoltura di qualità in presenza di inceneritori?

di Gianni Tamino*

L'agricoltura sostenibile deve conservare e utilizzare la biodiversità,

rifiutando l'uniformità produttiva del sistema agricolo industriale e

rivalutando la tipicità dei prodotti e la biodiversità dei gusti del cibo

a seconda delle regioni. Inoltre, avendo come obiettivo la qualità e

non tanto la quantità, si adatta anche a quelle regioni considerate

marginali, come quelle di collina e di montagna. La pericolosità

degli inquinanti prodotti dagli inceneritori è confermata da

numerosi studi medici. Uno studio epidemiologico condotto

dall'Università di Birmingham ribadisce che in prossimità di

inceneritori di rifiuti, il rischio di leucemia e cancri solidi aumenta

vertiginosamente nei bambini. Gli inquinanti vengono trasferiti

dall'aria al suolo con le scorie e le ceneri. Le principali sostanze

inquinanti emesse da un impianto di incenerimento sono:

- Policlorodibenzodiossine (Diossina)

- Policlorodibenzofurani (Furani)

- Ceneri contenenti mercurio, cadmio, rame, manganese, nichel,

zinco, cromo, ferro.

- Idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

- Fosforo

- Ossidi di zolfo

- Cloro

- Ossidi di azoto

- Acido Solfidrico

- Ossido di carbonio

- Ceneri contenenti argento, antimonio, arsenico, stagno, idrocarburi

policiclici aromatici. -etc.....

A tutto questo va aggiunta la produzione di CO2: incenerire 1 kg di

rifiuti comporta l'uso di 7 kg di aria e 1 kg acqua, nonché la

produzione di 3 kg di CO2 determinante per l'incremento

dell'effetto serra. Un inceneritore inoltre riduce ma non elimina la

quantità di rifiuti: di ogni tonnellata di RSU incenerita infatti

produce 300 kg di scorie, 30 kg di ceneri e 10 - 80 kg di prodotti

usati per la depurazione. Tutto questo ha un peso e un volume

molto inferiore rispetto ai RSU ma ha un potere inquinante molto

più alto e quindi va smaltito in discariche speciali le quali oltre ad

essere più costose garantiscono la conservazione e la non

pericolosità dei rifiuti solamente per 20 anni a fronte di una durata

centenaria degli inquinanti. Come riporta un documento di

Medicina Democratica, da un'indagine del Ministero dell'Agricoltura

francese risulta che tassi allarmanti di diossina sono stati riscontrati

nel latte prodotto in 34 dei 95 Dipartimenti del Paese. In tre

Dipartimenti del Nord - l'area a maggiore vocazione lattiera – il

tasso riscontrato è superiore a 3 picogrammi per grammo di grassi

dei prodotti lattiero - caseari analizzati, rispetto ad un valore di

riferimento che non dovrebbe superare 1 picogrammo, mentre a 5

picogrammi scatta la proibizione del consumo. La diossina dispersa

nell'atmosfera appare dovuta all'attività degli inceneritori; 40

impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, secondo il Ministero

dell'Ambiente, non sarebbero in regola, e quindi continuano

sistematicamente a contaminare i pascoli. L'indagine si sta anche

estendendo ai tassi di diossina nelle uova e nelle carni. Le

prefetture hanno vietato a sedici aziende agricole la

vendita del latte prodotto e sono stati chiusi gli

inceneritori di Halluin, Wasquehal e Sequedin ( zona di

Lille) assieme a quello di Maubeuge, nel nord del paese,

dove si è accertato il superamento di 1.000 volte il vigente

limite previsto dalle direttive dell'Unione Europea sulle

diossine. Tant'è che la Francia sta riconsiderando la sua politica di

smaltimento dei rifiuti urbani da decenni basata sull'incenerimento

e sta sottoponendo gli impianti di incenerimento, fino a ieri vantati

come sicuri e non inquinanti, a verifiche approfondite. Lo studio ha

portato alla richiesta di blocco della costruzione di ulteriori

inceneritori per rifiuti per evitare di aggravare l'attuale

contaminazione, mettendo pertanto in discussione il programma

francese che prevede oltre cento nuovi impianti.

Analoghe verifiche sono in corso in Belgio per l'impianto di Anversa

come per quelli di Weurt e Lathum in Olanda. In Olanda, è utile

ricordarlo, nel 1989 l'inceneritore di Rotterdam fu spento e la

produzione di latte del circondario fu distrutta per diversi anni per

l'elevata presenza di diossine. In alcuni casi si sono verificate

contaminazioni tra 11 e 14 nanog/l in TCDDeq a fronte di un limite

massimo fissato in Olanda a 0,1 nanog/l; questo inquinante ha

interessato anche aziende di agricoltura biologica. Ma non è solo la

diossina ad inquinare i prodotti agricoli o a danneggiare le

coltivazioni intorno ad un inceneritore. Infatti un peso rilevante è

svolto anche da furani, IPA e metalli pesanti che possono essere

assorbiti dai vegetali e trasferiti, attraverso la catena alimentare,

agli animali e all'uomo. Inoltre ossidi d'azoto, ossidi di zolfo,

cloro, acido solfidrico possono reagire con pioggia e

nebbia, dando origine a ricadute acide o comunque

tossiche, pericolose per le coltivazioni agricole e in

generale per l'ambiente. Anche le condizioni climatiche

possono essere modificate a causa dell'incremento di CO2,

dei fumi e del calore prodotti. E' dunque evidente che

campi e pascoli attorno ad un inceneritore vengono

gravemente danneggiati sia dal punto di vista ambientale,

che sanitario ed economico. D'altra parte è ben difficile fare

sforzi per avere un' agricoltura di qualità, magari biologica, legata

al territorio se il territorio è sottoposto a fonti di inquinamento, tra

l'altro ben visibili da parte dei potenziali consumatori: chi potrebbe

reclamizzare il proprio prodotto agricolo con un'immagine dei

campi sovrastati da un inceneritore?

*Docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto

ambientale al Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova

Stampato in proprio – CITAS – Barchi (PU)

L’INCENERITORE DI SCHIEPPE

Il nuovo P.S.R. della Regione Marche

(Piano di SVALUTAZIONE rurale)

Le conseguenze per l’agricoltura,

per la tipicità e qualità dei prodotti

Gustosa 2006 - C.o.d.m.a. Fano

10 e 11 giugno 2006

Coordinamento dei comitati di difesa delle

valli del Metauro, Cesano e Candigliano

Alcuni dati desunti dal progetto

dell’inceneritore di Schieppe:

Vantaggi per pochi:

Sfruttamento degli incentivi riservati alle

fonti di energia rinnovabile (Certificati

verdi), ad esclusivo vantaggio del gruppo

imprenditoriale e degli interessi politicoaffaristici.

Conseguenze per l’agricoltura:

1. Inquinamento atmosferico ed ambientale

con gravi effetti per la salute dei

residenti;

2. Piogge acide in grado di danneggiare

gravemente le coltivazioni arboree ed

erbacee;

3. Perdita delle certificazioni di qualità e

d’origine controllata BIOLOGICO, DOP

in conseguenza dell’inquinamento dell’aria,

del terreno e della contaminazione delle

produzioni in campo;

4. Gli agricoltori resteranno privati dei

certificati verdi, i contributi che

dovrebbero essere riservati esclusivamente

ai PRODUTTORI di fonti di energia

rinnovabile e non all’incenerimento

dei rifiuti. Stando alle promesse

della Wafer Zoo S.r.l., che deterrebbe il

MONOPOLIO del mercato delle improbabili

biomasse vegetali, gli agricoltori dovrebbero

accontentarsi di poche decine di euro a

tonnellata. Ma qualcuno sarebbe disposto a

giurare che il gruppo industriale gestore

dell’impianto preferirà pagare le produzioni

agricole agli agricoltori piuttosto

che essere pagato per bruciare i rifiuti?

5. Svalutazione dei terreni e delle

infrastrutture destinate all’agricoltura.

Le “biomasse” … per legge:

Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n.

387 - Art. 2 - Ai fini del presente decreto

….per biomasse si intende: la parte

biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui

provenienti dall'agricoltura (comprendente

sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura

e dalle industrie connesse, nonche' la parte

biodegradabile dei rifiuti industriali e

urbani. - Art. 17 ….sono ammessi a

beneficiare del regime riservato alle fonti

energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi

compresa, anche tramite il ricorso a

misure promozionali, la frazione non

biodegradabile ed i combustibili derivati

dai rifiuti (C.D.R.)

Sentenza del CONSIGLIO DI STATO Sez.

V, nr. 5333 del 29 luglio 2004 - Per

produrre energia si possono utilizzare non

soltanto le "biomasse" ma anche altri rifiuti

non pericolosi dei quali è importante

incentivare il recupero. La centrale a biomasse

può utilizzare qualsiasi combustibile

ammesso dalla legge, quindi anche il

C.D.R. – Combustibile da Rifiuto. Lo ha

stabilito una recente con cui l’impianto a

biomasse della ditta EN.A. s.p.a., con sede in

Terni, è stata autorizzata ad integrare il

“combustibile vegetale vergine” originariamente

autorizzato, con qualsiasi

ulteriore tipologia di rifiuto ammessa

dalla legge per la produzione di energia

da fonti rinnovabili (Nel caso specifico

anche con le farine di origine animale

messe al bando per il fenomeno della “mucca

pazza”).

Combustibili e materie prime :

“Biomasse” 1.800.000 Q.li/a

Gas metano 800.000 Mc./a

Non verrà sostituito il combustibile fossile finora

utilizzato dalla Wafer Zoo S.r.l.: nel 2003 il

consumo di metano è stato di 904.825 mc.

Idrossido di calcio 6.400 Q.li/a

Idrossido di sodio 500 Q.li/a

Acido cloridrico 300 Q.li/a

Urea 11.200 Q.li/a

Polvere di coke 160 Q.li/a

Emissioni:

Fumi di combustione 210.000 Mc./h

(5.040.000 Mc./giorno)

Ossidi di azoto 3.320,64 Q.li/a

Polveri 451,40 Q.li/a

Anidride solforosa 831,60 Q.li/a

Monossido di carbonio 1.660,32 Q.li/a

Cloro e composti 166,32 Q.li/a

Diossine PCDD/PCDF < 0,17*10-5 Q.li/a