Invio per conoscenza il materiale ricevuto dal Coordinamento dei comitati veneti.
Rispetto alle richieste, con le differenze che contraddistinguono i comitati dall'amministrazione, esistono punti di convergenza con l'operato già in atto a Bologna teso alla minimizzazione, anche se tanta strada è ancora da percorrere e serve un consolidamento in regole condivise.

OBIETTIVO COMUNE: ABBASSAMENTO DELL'INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO A CUI VIENE ESPOSTA LA POPOLAZIONE.
Cerchiamo di capire le proposte in atto rispetto alla nostra realtà locale, tenendo conto che questi valori debbono entrare nella normativa statale per diventare effettivi oppure deve essere permesso alle regioni ed ai comuni di effettuare scelte diverse, più vicine alle richieste di chi subisce l'inquinamento elettromagnetico.

PROPOSTA DEL COORDINAMENTO COMITATI VENETI:
OBIETTIVO DI QUALITA' 0,5 V/m
VALORI DI ATTENZIONE 3 V/m
LIMITE DI ESPOSIZIONE 10 V/m

RICONOSCIMENTI AVVENUTI IN ALCUNE LEGGI REGIONALI, bocciati dalla Corte Costituzionale: 0,5 V/m Toscana e 3 V/m in altre regioni

RICHIESTE PORTATE AVANTI DA ANNI DA ALBERI NON ANTENNE / Comitati antielettrosmog di Bologna: 3 V/m

RISULTATO DELLA CONCERTAZIONE AL TAVOLO DI BOLOGNA
(verso la minimizzazione concordata in attesa di un regolamento)
relativamente al piano antenne 2007 (DVB-H) il Comune non concede nuove autorizzazioni quando i valori preventivi riscontrati alla massima potenza sono superiori a 4 V/m, tenendo conto che per l'attuale normativa il limite di esposizione che corrisponde anche al valore di cautela è 6 V/m.
Ciao Angela Donati "Alberi non antenne" Bologna

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"MALATTIE DA ELETTROSMOG": PSICOSI O VERE PATOLOGIE?

 

di Angelo Gino Levis, già Professore Ordinario di Mutagenesi Ambientale presso l'Università di Padova.

 

            Ho già documentato i rischi di effetti a lungo termine, cancerogenetici, correlati all'uso di telefoni mobili ("Telefonino, il nostro peggior amico", Blu n.26, Estate 2006), rischi poco percepiti dall'opinione pubblica che sembra invece più cosciente del pericolo di tumori provocati da esposizioni prolungate ai campi elettromagnetici (CEM) emessi da linee elettriche ad alta tensione (elettrodotti) e da trasmettitori radiotelevisivi. Ancora più diffusa sta diventando la segnalazione di disturbi attribuiti ad effetti a breve termine dei CEM emessi, oltre che dalle suddette tecnologie, da elettrodomestici e strumenti di uso lavorativo (p.es. terminali video-display) e, soprattutto, dai ripetitori della telefonia mobile ("antenne" o "stazioni radio-base", SRB). Si tratta di sintomi fastidiosi o dolorosi aspecifici e di veri e propri stati di malattia che comportano, a volte, compromissione o perdita della capacità lavorativa e, in ogni caso, degrado più o meno grave della qualità della vita. Sintomi che, per il fatto di non essere generalizzati a tutta la popolazione esposta, vengono indicati coi termini di "ipersensibilità ai CEM" o "elettrosensibilità" (ES) (TAB. 1).

            Diversi autori hanno cercato di verificare la relazione diretta tra CEM e comparsa dei sintomi di ES mediante esposizione di soggetti volontari in esperimenti di stimolazione condotti "in doppio cieco" (nè l'operatore nè il soggetto sapevano quando il CEM era prodotto e quando no). Con molte importanti eccezioni, in alcuni di questi studi i soggetti non sono stati in grado di riconoscere correttamente la presenza dei CEM nè hanno manifestato, a seguito della stimolazione, i sintomi da essi attribuiti ai CEM. Pertanto, proprio nel settore delle sintomatologie riconducibili all'ES abbondano le segnalazioni attribuite a semplice psicosi. Tuttavia negli ultimi anni si sono accumulate evidenze sperimentali sempre più numerose a supporto della obiettività delle "malattie da elettrosmog" e delle loro possibili basi molecolari, cellulari, e funzionali. Tali evidenze sono rappresentate dalle alterazioni prodotte da CEM anche di intensità particolarmente bassa: 1) su sistemi cellulari e tessuti coltivati in vitro (TAB. 2); 2) su animali da laboratorio (TAB. 3); 3) su volontari umani (TAB. 4). Ma i dati più convincenti sono quelli prodotti da indagini epidemiologiche (TAB. 5), in particolare da quelle di tipo "geografico", che hanno evidenziato correlazioni statisticamente significative della tipologia e della gravità delle diverse sintomatologie con la distanza delle abitazioni dei soggetti in esame dai centri di emissione dei CEM, e quindi con l'intensità dei CEM prodotti. Due esempi, riferiti alle emissioni delle SRB per la telefonia mobile, sono illustrati in FIG.1 e 2, e mettono in evidenza effetti significativi sulla salute umana anche a livelli di campo elettrico dell'ordine di 0,2-0,6 Volt/metro, incapaci di produrre effetti termici (riscaldamento dei tessuti) e comunque 10-30 volte inferiori agli attuali limiti di legge (6 V/m, DPCM 8.7.03).

            Va sottolineato che questo quadro sembra contraddetto  da lavori con risultati negativi per quanto riguarda tutti gli effetti sopra citati, lavori sistematicamente finanziati dai gestori delle tecnologie interessate (impianti elettrici, radar, sistemi radio-TV, telefonia mobile) la maggior parte dei quali, se sottoposti ad un esame approfondito, risultano privi di rilievo scientifico a causa di gravi carenze nell'impostazione e di errori metodologici. E va sottolineato che anche i pareri rassicuranti per quanto riguarda i rischi da elettrosmog espressi dai consulenti di importanti organismi nazionali e internazionali, pareri che fanno riferimento esclusivamente a quest'ultima categoria di lavori e che ignorano sistematicamente i lavori che hanno prodotto risultati positivi, sono palesemente viziati da conflitti di interesse.

            Un aspetto importante che riguarda gli effetti biologici dei CEM è se questi effetti sono o no cumulativi, cioè se dopo ripetute esposizioni l'organismo si adatta alla perturbazione prodotta o se, dopo una esposizione continuativa o cumulativa, l'omeostasi, cioè la capacità di mantenere un equilibrio anche in presenza di influenze esterne, viene eventualmente rotta, dando luogo ad effetti irreversibili. La possibilità che un effetto sia cumulativo nel tempo è particolarmente importante nella telefonia mobile, che comporta esposizioni ripetute, di durata più o meno breve ma ad alta intensità (telefonate) ed esposizioni continuative a bassa intensità ma per periodi molto lunghi (anni, decenni) di tempo (SRB). Alcuni autori hanno dimostrato che il danno al DNA prodotto dai CEM emessi dai telefoni cellulari sul cervello di ratti è cumulativo ed ha le caratteristiche di una "risposta da stress". Ed è noto che gli effetti da stress si accumulano nel tempo, con una prima fase di adattamento seguita da una rottura dei processi omeostatici quando lo stress persiste, dando luogo ad effetti che possono diventare irreversibili. Non  a caso l'induzione e la modificazione della funzionalità delle "proteine da stress" da parte dei CEM sia in vitro (TAB. 2) che sull'animale di laboratorio (TAB. 3) è uno degli effetti sui quali viene maggiormente richiamata l'attenzione da parte degli scienziati.

            Con il diffondersi delle tecnologie ed il conseguente aumento del livello ambientale dei CEM, ogni anno un numero crescente di persone dichiara di soffrire dei sintomi della ES: in diversi paesi (California, Austria, Germania, Inghilterra, soprattutto Svezia) dove le "associazioni di ES" sono attive da tempo  e sono riconosciute dai Governi (in Italia è stata costituita di recente una analoga associazione: www.elettrosensibili.it), i dati sull'incidenza della ES, aggiornati a partire dal 1991, sono risultati  estrapolabili da una retta che lascia prevedere che nel 2017 circa il 50% della popolazione potrebbe essere censita come  "elettrosensibile"!

            Gli standard internazionali di sicurezza attualmente in vigore per le esposizioni a CEM sono rivolti alla prevenzione solo degli effetti termici, cioè delle conseguenze del riscaldamento dei tessuti provocato dalla irradiazione. Tuttavia è ormai riconosciuto che anche effetti biologici "non termici" o "microtermici" del tipo di quelli sopra descritti possono essere indotti dall'esposizione a CEM di intensità molto inferiori a quelle che provocano effetti termici. Pertanto, in base al "principio di precauzione" (v. art. precedente), un abbassamento sostanziale dei limiti attualmente in vigore è divenuto improrogabile. Del resto, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo "stato di benessere", cioè la salute, implica un "benessere completo dal punto di vista fisico, mentale e sociale e non, semplicemente, l'assenza di malattie o infermità". Pertanto lo "stato di benessere" si deve intendere alterato, non solo in presenza di veri e propri danni alla salute provocati da esposizioni a lungo termine ai CEM (tumori, cancri, malattie neurodegenerative), ma anche di effetti acuti come quelli che caratterizzano la ES, e persino delle paure e dell'oggettiva svalutazione della propria casa, tutte condizioni che alterano la qualità della vita e che possono portare al rifiuto di continuare a vivere in un ambiente che è, o che si ritiene essere non salubre.

 

 

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Il curriculum dell'Autore può essere consultato nel suo precedente articolo, citato all'inizio. Chi desiderasse informazioni e riferimenti bibliografici su quanto sopra esposto può consultare il sito www.applelettrosmog.it o indirizzare la richiesta a info@applelettrosmog.it

 


TAB.1- PRINCIPALI SINTOMATOLOGIE CHE CARATTERIZZANO LA "ELETTROSENSIBILITA'"

 

·        Cutanee: prurito, eritemi, allergie

·        Del sistema nervoso: disturbi del sonno, stress, neurastenia, instabilità emotiva, ansietà, mali di testa, emicranie, depressioni

·        Del sistema muscolare: crampi, dolori muscolari, astenia

·        Del sistema cardiovascolare: aritmie, disturbi della pressione arteriosa, ictus cerebrale

·        Del sistema ormonale e di quello immunitario: riduzione della sintesi della melatonina, alterazioni delle sottopopolazioni linfocitarie

·        Della sfera sessuale, della riproduzione, della gravidanza (aborti spontanei)

·        Del sistema visivo, acustico, olfattivo, digestivo

 


 

TAB. 6 - POSSIBILI MECCANISMI ALLA BASE DELLA "ELETTROSENSIBILITA'"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Campi elettromagnetici e malattie neurodegenerative

 

 

 

Premessa

 

 

            I vari tipi di sclerosi, il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer sono malattie neurologiche caratterizzate da processi neurodegenerativi a decorso progressivo, la cui sintomatologia clinica differisce per la particolare localizzazione della degenerazione neuronale: p. es. nelle sclerosi sono colpiti i neuroni motori cortico-spinali e spino-bulbari, il che dà luogo ad una atrofia muscolare progressiva che si estende dagli arti ad altri distretti muscolari.

            Si osservano spesso casi clinici di sovrapposizione delle tre malattie le quali, anche dal punto di vista epidemiologico, mostrano alcune somiglianze, quali l'incremento di incidenza con l'età e "trend" storici in aumento, anche in Italia. Dal punto di vista istologico i processi neurodegenerativi consistono in lesioni non specifiche (un invecchiamento precoce di alcune popolazioni neuronali), genericamente indicative di stress cellulare. In tutti i tipi di malattie neurodegenerative le indagini immunocitochimiche rivelano la presenza di una o più alterazioni comuni.

            Per questi motivi è stato suggerito un meccanismo patogenetico comune alle tre malattie, a partire da un danno primitivo ai neuroni della neocorteccia cerebrale, con una possibile rilevanza nel processo patogenetico dello stress ossidativo: con ciò si indicano le conseguenze citopatologiche di un bilancio sfavorevole tra concentrazione intracellulare di radicali liberi e capacità della cellula di neutralizzarli, per un aumento della produzione endogena di radicali liberi, per una diminuzione delle sostanze neutralizzanti, e/o per una diminuzione della capacità di riparare il danno ossidativo prodotto dai radicali liberi sulle macromolecole cellulari.

            L'analogia delle caratteristiche patologiche, cliniche ed epidemiologiche suggerisce l'esistenza di fattori di rischio genetici ed ambientali comuni ai diversi tipi di malattie neurodegenerative. In sostanza, le evidenze scientifiche suggeriscono per le tre principali malattie neurodegenerative un meccanismo patogenetico comune, lunghi periodi di latenza tra induzione e manifestazione chimica, e una eziologia multifattoriale risultante dall'interazione tra fattori di rischio ambientali e accentuata suscettibilità genetica individuale. Ad esempio, per la sclerosi laterale amiotrofica nel 20% dei casi familiari il difetto genetico consisterebbe in mutazioni a carico del gene che codifica per l'enzima rame-zinco super-ossido-dismutasi, mentre, tra i fattori ambientali correlati con l'eziologia della malattia neuronale sono stati identificati il "fallout" radioattivo legato alla sperimentazione di armi nucleari in Giappone negli anni '50-'60 e le concentrazioni "indoor" di radon in Inghilterra determinate negli anni '81-'89.

            Questo quadro di riferimento spiega perchè, nell'ambito delle rassegne sugli effetti a lungo termine (in particolare cancerogenetici) delle esposizioni elettromagnetiche, in particolare di quelle industriali a bassissima frequenza (ELF) a 50-60 Hz, vengono di norma inclusi anche gli studi epidemiologici sulla relazione tra esposizioni a campi ELF e incidenza di malattie neurodegenerative, in particolare sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o malattie del motoneurone (MMN) nell'insieme, morbo di Alzheimer (MA) e morbo di Parkinson(MP).

 

Dati epidemiologici

 

            Si riassumono le conclusioni delle principali e più recenti rassegne sull'argomento, alle quali si rimanda per la documentazione delle indagini citate.

            Il rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) (Lagorio et al., 1998) che, nonostante sia il più datato, riporta con maggiori dettagli il maggior numero di dati sull'argomento con un esame critico e commenti largamente più approfonditi, cita 8 indagini epidemiologiche sul rischio di SLA (o di MMN nell'insieme) in relazione a esposizioni professionali a ELF, pubblicate nel periodo 1986-1998. Come indicato dai dati riepilogati in Tab. 30 del suddetto rapporto e come commentato in dettaglio nel testo, in quasi tutti i casi esaminati si evidenzia un aumento del rischio di sviluppare SLA o MMN tra gli esposti rispetto ai controlli, con aumenti del rischio fino a 4-6 volte e con intervalli di confidenza al 95% in molti casi statisticamente significativi (limite inferiore  dell'intervallo maggiore di uno, oppure p<0,05). La casistica delle esposizioni professionali esaminata è molto varia e i livelli di campo magnetico sono confrontabili con quelli rilevati spesso anche in esposizioni residenziali (p.es. livello "alto" = > 1 microTesla; "medio" = 0,2-1 microTesla; "basso" = ≤ 0,1 microTesla). Lo stesso rapporto documenta 7 indagini epidemiologiche sul rischio di MA e 4 indagini sul rischio di MP in relazione all'esposizione professionale a campi ELF. Anche per queste malattie, soprattutto per la MA, si riscontrano aumenti del rischio relativo consistenti (fino a 10-20 volte rispetto ai controlli), spesso statisticamente significativi. In conclusione, secondo gli Autori, gli studi con le migliori caratteristiche metodologiche confermano l'associazione tra esposizione a campi ELF e malattie neurodegenerative.

 

            Il rapporto del National Institute of Enviromental Health Sciences (NIEHS, 1999), pur essendo successivo a quello dell'ISS, prende in esame solo 3 studi epidemiologici sul rischio di SLA da esposizioni professionali ELF, uno solo dei quali evidenzia un aumento significativo del rischio, e 5 studi sulla MA, tutti con incremento del rischio, in 4 dei quali l'incremento è statisticamente significativo. La conclusione del NIEHS è che "diversi studi hanno suggerito associazioni tra esposizioni occupazionali ELF e malattie neurodegenerative, specificatamente SLA e MA".

 

            Il rapporto dell'International Agency for Research on Cancer (IARC, 2002) prende in esame 5 studi sul rischio di SLA in esposizioni professionali a campi ELF, due dei quali "mostrano un evidente aumento della mortalità per SLA negli esposti, che è molto improbabile sia dovuto al caso". Cita poi 5 studi sul rischio di MA i quali "se considerati nel loro insieme, mostrano una associazione tra aumentata incidenza di MA ed esposizione professionale ELF".

 

 

 

 

Possibili meccanismi dell'induzione di malattie neurodegenerative da campi ELF, e dati di laboratorio a conferma di tali meccanismi.

 

            Secondo il rapporto dell'ISS "sono stati recentemente suggeriti possibili meccanismi d'azione dei campi ELF nella patogenesi delle malattie neurodegenerative. Potrebbero essere implicate alterazioni del flusso degli ioni Calcio attraverso le membrane cellulari. Potrebbe anche trattarsi di un effetto indiretto mediato da un'influenza dell'esposizione a campi magnetici sulla secrezione di melatonina, sostanza prodotta dall'epifisi e rilasciata in risposta alla scomparsa della luce solare e implicata in molteplici funzioni neuro - endocrine e dotata di elevate proprietà antiossidanti".

 

            Secondo il NIEHS i possibili meccanismi d'azione dei campi ELF sarebbero soprattutto due: la diminuita produzione di melatonina e le alterazioni del sistema immunitario. Nelle esposizioni residenziali è stata infatti riscontrata una riduzione della sintesi di melatonina, associata a livelli di campo magnetico misurati nella camera da letto, e anche in quelle professionali si trova spesso un'aumentata escrezione urinaria di metaboliti della melatonina, come conseguenza di una aumentata degradazione di questo ormone. I dati sull'animale sono contrastanti ma, quando si trova un effetto, questo consiste in una diminuzione della sintesi della melatonina. Gli Autori citano anche numerosi studi che hanno evidenziato modificazioni dell'elettroencefalogramma prodotte da esposizioni ELF, con varie conseguenze neurocomportamentali e, su sistemi sperimentali, alterazioni dei sistemi di transduzione dei segnali neuronali, in particolare della sensibilità dei neurorecettori e dei neurotrasmetittori cerebrali. Tra i meccanismi biofisici ipotizzati sulla base di alcuni dati esperimentali c'è anche la possibilità che i campi ELF possano interagire con particelle metalliche presenti nelle matrici biologiche (p.es. Ferro e Rame) alterandone la funzionalità.

 

            Anche la IARC segnala casi di riduzione della sintesi di melatonina nell'uomo in esperimenti di irradiazione ELF in laboratorio e, soprattutto, in esposizioni professionali, anche a livelli di campo magnetico relativamente modesti (0,3-1 microTesla; in genere > 0,2 microTesla). Viene anche sottolineato che, almeno in alcune specie animali, la riduzione della sintesi di melatonina provocata dall'irradiazione ELF si accompagna ad un aumento del danno ossidativo a carico del DNA e ad alterazioni della risposta immunitaria. Inoltre la IARC cita un notevole numero di studi sperimentali (su ratti e topi) che mettono in evidenza significative alterazioni provocate da irradiazioni ELF sui sistemi di transduzione dei segnali neuronali e sul sistema immunitario: gli effetti comprendono la diminuzione del numero dei linfociti, le variazioni nelle sottopopolazioni linfocitarie, e la riduzione delle difese immunitarie in seguito ad inibizione dell'espressione dei recettori per l'interleuchina e della proliferazione delle cellule-T.

 

            Queste ed altre osservazioni sono state riprese ed aggiornate in una importante monografia dell'ISS (Vanacore et al., 2004) dedicata agli effetti neurocomportamentali provocati dai campi ELF. Un paragrafo è riservato agli effetti immunitari di esposizioni ELF in soggetti esposti a valori di campo magnetico compresi tra 0,2 e 6,6 microTesla, tra i quali: leucopenia, riduzione significativa di alcune sottopopolazioni linfocitarie, incremento delle cellule "natural killer" circolanti, riduzione significativa dei linfociti B, e dei livelli ematici e della produzione sotto stimolo mitogenico di interferon-gamma nel sangue periferico. Questi dati evidenziano un legame tra esposizione ELF e risposta immune, probabilmente mediata dal sistema neuroendocrino. Un altro paragrafo è dedicato agli effetti delle esposizioni ELF sulla melatonina, la cui secrezione risulta alterata in molte condizioni patologiche, tra le quali alcune malattie neurodegenerative (MA, SLA, MMN). Secondo gli Autori, studi recenti su soggetti con esposizioni ambientali o lavorative a 50-60 Hz suggeriscono che un'esposizione cronica a campi ELF possa influenzare la secrezione della melatonina, con effetti "a cascata" su molti processi fisiologici da questa influenzati, tra i quali l'invecchiamento, la modulazione del sistema immunitario, l'inibizione della crescita tumorale, lo sviluppo di disturbi neurocomportamentali e di malattie neurodegenerative

 

Riferimenti Bibliografici (nell'ordine di citazione)

 

1.            Istituto Superiore di Sanità (I.S.S.), 1998. S. Lagorio, P. Comba, L. Iavarone, A Zapponi: "Tumori e malattie neurodegenerative in relazione all'esposizione a campi elettrici e magnetici a 50/60 Hz: rassegna degli studi epidemiologici"; 162 pag., 208 voci bibliografiche. Rapporti ISTISAN 98/31, Roma.

2.            National Institute of Enviromental Health Sciences/ National Institute of Health (NI.E.H.S./ N.I.H), 1999. Health effects from exposure to power-line frequency electric and magnetic fields; 89 pag. 320 voci bibliografiche. N.I.H publication N° 99-4493; Research Triangle Park, N.C., U.S.A.

3.            International Agency for Research on Cancer (I.A.R.C.), 2002. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, Vol.80: Non - ionizing radiation, Part 1. Static and extremely low frequency (ELF) electric and magnetic fields; 395 pag., 845 voci bibliografiche. W.H.O./I.A.R.C., Lyon, France.

4.            Istituto Superiore di Sanità (I.S.S.), 2004. N. Vanacore........, F. Gobba........ e P. Comba: "Approccio metodologico multidisciplinare allo studio degli effetti neurocomportamentali associati all'esposizione al campo magnetico a 50 Hz; 61 pag., 174 voci bibliografiche. Rapporti ISTISAN 04/1, Roma

 

 


 

Conclusioni

 

·              Numerosi dati epidemiologici, riportati da importanti rassegne internazionali, indicano un aumento del rischio di contrarre malattie neurodegenerative (in particolare sclerosi laterale amiotrofica e malattie del motoneurone nell'insieme, morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson) in soggetti esposti professionalmente a campi elettromagnetici a bassissima frequenza (ELF: 50-60 Hz). In parecchi casi l'aumento del rischio è statisticamente significativo e si verifica a livelli di campo magnetico confrontabili con quelli presenti in alcune situazioni residenziali (0,2-5,0 microTesla).

 

·              Sono stati identificati alcuni possibili meccanismi biologici d'azione dei campi elettromagnetici che potrebbero essere alla base dell'induzione di malattie neurodegenerative,  eventualmente in associazione con fattori genetici predisponenti, in particolare: 1) alterazioni della sintesi dell'ormone epifisario melatonina, sostanza implicata nel controllo di molteplici funzioni neuro-endocrine; 2) induzione di "stress ossidativo" con conseguente aumento dei danni prodotti da radicali liberi sulle macromolecole biologiche; 3) modificazioni della permeabilità della membrana cellulare e conseguente alterazione del flusso di ioni biologicamente importanti, in particolare del Calcio; 4) modificazioni dell'attività elettrica cerebrale e della permeabilità della membrana emato-encefalica con conseguenti danni ai neuroni cerebrali e alterazioni del funzionamento dei neurorecettori e neurotrasmettitori cerebrali; 5) alterazioni del sistema immunitario.

 

·              Tali meccanismi sono supportati da dati sperimentali ottenuti su sistemi di laboratorio (colture cellulari; mammiferi, in particolare roditori), su volontari umani e su soggetti esposti professionalmente.

 

·              In conclusione, tenuto conto della valenza che viene data agli studi sopra citati, ritengo probabile una correlazione causale tra esposizioni ambientali a campi elettromagnetici a bassissima frequenza (ELF: 50-60 Hz) e malattie neurodegenerative, in particolare per quanto riguarda le varie forme di sclerosi caratterizzate da alterazioni dei motoneuroni.

 

 

Padova, 10 Ottobre 2006                                       Prof. Angelo Gino Levis

 

 


ANGELO GINO LEVIS

 

    Nato a Venezia nel 1937, laureato in Scienze Biologiche nel 1961. Dal 1963 al 1971 Prof. Incaricato e Docente di Citologia; dal 1966 Libero Docente in Genetica e Biologia Cellulare; dal 1971 Professore Ordinario e Docente di Citologia e successivamente  di Citogenetica e di Mutagenesi Ambientale presso la Facoltà di Scienze mm.ff.nn. dell’Università di Padova. Docente del corso di Teratogenesi da Agenti Chimici presso la Scuola di Specializzazione in Tossicologia Medica (Fac. di Medicina) e, fin dalla sua istituzione, del Dottorato di Ricerca in Biologia Evoluzionistica dell'Università di PD. Nella stessa Università, dal 1978 al 1993, è stato Direttore  prima dell’Istituto e poi del Dipartimento di Biologia. Invitato  dall’OMS–Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione a far parte dei gruppi di lavoro sulla  tossicologia genetica dei metalli (I.A.R.C. vol. 23, 1980; vol. 49, 1990). E' stato membro permanente, fin dalla fondazione (1977), della Commissione Tossicologica Nazionale  del Ministero della Sanità. Socio dell’Associazione Genetica Italiana, co-fondatore nel 1983 dell’Associazione Italiana di Biologia Cellulare e nel 1991 della Società Italiana di Mutagenesi Ambientale. Membro del Comitato Scientifico di vari Centri Interdipartimentali ed Interuniversitari di Ricerca di Tossicologia e di Cancerogenesi  Ambientale, e della rivista internazionale " Intern. J. of Environ. and Pollution", pubblicata in Inghilterra. Autore di 375 pubblicazioni scientifiche su problemi di genetica cellulare e di mutagenesi ambientale, oltre a  diverse monografie, più di metà delle quali sulle più qualificate riviste internazionali (1).

    Dopo aver effettuato, negli anni '80, le prime perizie in Italia sui rischi sanitari correlati alla esposizione residenziale ad elettrodotti, dal pensionamento si dedica allo studio ed alla divulgazione degli effetti biologici e sanitari dei campi elettromagnetici e, nel 2002, ha partecipato alla fondazione dell’International Commission for the Electro-Magnetic Safety (ICEMS). 

    Ha partecipato alla fondazione dell’Associazione di Promozione Sociale A.P.P.L.E. (Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog), della quale è stato Presidente e, ora, è Vice-Presidente (www.applelettrosmog.it).

 

 

(1) Nature; Exptl. Cell. Res; Cancer Res.; Brit.J.Cancer; Radiation Res.; ,Progr.Biochem.Pharmacol.; Biochim. Biophys. Acta; Europ.J.Biochem.; Experientia; Chemico-Biol.Interact.; Mutation Res.; Toxicology; Carcinogenesis; Cancer Letters; Teratog.Carcinog.Mutag.; Environ.Molec.Mutag.; Europ.J.Cancer Prev.; Intern. J. Environ. Pollution; Intern.J.Environ. Health Res.;  Environ.Technol.; Intern. J. Occup. Med. Toxicol. ecc.

 

 

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