Verdetto elettrosmog
"Il rischio cancro esiste"

Ecco i risultati del seminario Iarc. Parla Morando Soffritti


ANTONIO CIANCIULLO
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ROMA - «I campi elettromagnetici generati dalla corrente elettrica vanno considerati possibili agenti cancerogeni. E' una conclusione alla quale si è arrivati basandosi sulle ricerche condotte su bambini esposti a queste radiazioni: è emerso un aumento del rischio di leucemia».

 

Morando Soffritti è il direttore scientifico della Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali Ramazzini, ed è anche l'unico italiano che ha partecipato al seminario della Iarc (l'agenzia internazionale di ricerca sul cancro) sui rischi legati ai campi elettromagnetici a bassissima frequenza. Le considerazioni che espone, alla vigilia del provvedimento che dovrà tradurre in numeri la legge sull'elettrosmog, sono quelle della Iarc. Eppure pochi mesi fa l'allora ministro della Sanità Umberto Veronesi non solo aveva espresso opinioni molto diverse sull'elettrosmog, ma le aveva anche attribuite alla Iarc. L'agenzia ha dunque cambiato idea? «No, l'ex ministro Veronesi su questo tema mi è sempre sembrato disinformato e infatti, quando ha rilasciato l'intervista alla quale lei fa riferimento, la Iarc doveva ancora pronunciarsi in merito. Ora il parere dell'agenzia internazionale di ricerca sul cancro è stato formulato e non coincide con le opinioni del professor Veronesi». Dunque la Iarc, una delle massime autorità in materia, esprime preoccupazione sul rapporto tra corrente elettrica e malattie degenerative. Anche gli elettrodomestici vanno controllati con attenzione? «Il vecchio consiglio che si è sempre dato ai bambini, di non stare attaccati al televisore, resta valido. Ma a 6070 centimetri di distanza il campo magnetico generato da un elettrodomestico è praticamente zero. E anche nei casi in cui questa distanza di sicurezza viene violata, ad esempio quando si usa il rasoio elettrico, l'esposizione dura pochi minuti. Invece se si dorme o si lavora a pochi metri di distanza da una linea ad alto carico di corrente la situazione è molto diversa. La Iarc ha deciso di dedicare la maggior attenzione a come viene prodotta, trasportata e distribuita la corrente elettrica perché gli effetti dei campi magnetici che essa genera si avvertono anche a qualche decina di metri dalla sorgente e non sono facilmente schermabili». Finora però le ricerche sull'elettrosmog hanno dato risultati contraddittori. «Non direi che i risultati sono contraddittori.

 

Nel 1979 due ricercatori americani, Werthemer e Leeper, furono incaricati dal  Comune di Denver di individuare le cause di un aumento dei tumori infantili e notarono che i bambini malati abitavano in case vicine a installazioni elettriche. Questa osservazione è stata confermata da analoghe ricerche condotte negli Usa, in Svezia, in Danimarca, in Finlandia, in Germania e in Canada nel corso degli anni successivi.  Altri studi, senza smentire i primi, non hanno provato il rapporto tra campi elettromagnetici e tumore». Quindi una certa contraddizione c'è. «Ma anche per il fumo del tabacco la situazione è stata a lungo simile. Senza i grandi fumatori, quelli per i quali il rischio di cancro al polmone è molte volte superiore alla media, sarebbe stato difficile provare in maniera così netta un pericolo che pure oggi appare evidente. Il rischio di cancro polmonare per un fumatore moderato è infatti solo di circa una volta e mezza più alto rispetto a un non fumatore. Altrettanto cresce il rischio di leucemia in bambini esposti a campi elettromagnetici di intensità superiore a 0,5 microtesla». Cosa si può fare per diminuire il

livello d'incertezza? «Bisogna passare a ricerche di laboratorio più approfondite di quelle condotte finora. Alla Ramazzini stiamo facendo questo: nei prossimi mesi comincerà uno studio sui grandi numeri. Useremo 7 mila roditori per ricostruire due ambienti diversi: uno esposto a campi elettromagnetici e l'altro no».

 

Notizia tratta dal quotidiano "La Repubblica"

del 31 Luglio 2001 -  Pag. Pagina 19