AIDS. L'organismo umano ha in sé le armi per sconfiggere l'Aids.

 

Lo dimostra la metà dei componenti di quaranta coppie di Firenze: lui, oppure lei, ha contratto il virus, ma il compagno, non s'infetta, nonostante frequenti rapporti non protetti

il Giorno 18-OTT-2001

FIRENZE — L'organismo umano ha in sé le armi per sconfiggere l'Aids. Lo dimostra la metà dei componenti di quaranta coppie di Firenze: lui, oppure lei, ha contratto il virus, ma il compagno, o la compagna, non s'infetta, e non s'infetterà mai, nonostante frequenti rapporti non protetti.

Le quaranta coppie sono seguite nell'ospedale fiorentino Santa Maria Annunziata, nella clinica di infettivologia diretta dal professor Francesco Mazzotta, che con i suoi collaboratori, tra i quali il dottor Sergio Locaputo, è protagonista di questa ricerca. Lo scopo è capire perché persone da anni esposte al virus non si infettano. Gli studi sono condotti con l'istituto di immunologia dell'università di Milano diretto dal professor Mario Clerici, spesso a Firenze per analizzare i risultati dell'indagine.

Ed ecco la scoperta, che può avere conseguenze determinanti nella lotta alla malattia. L'idea iniziale, confermata dalle analisi su queste coppie fiorentine, è stata soprattutto del professor Clerici. Le persone che non si ammalano hanno una maggiore quantità di linfociti T nel sangue, e di proteine IgA sulle mucose, in particolare su quelle dei genitali, dove costituiscono la prima barriera specifica che impedisce l'ingresso di virus e batteri: una specie di vernice protettiva che ricopre le cellule.

I linfociti T sono globuli bianchi che nel sistema immunitario hanno il compito di reagire contro qualsiasi agente estraneo. Riconoscono le cellule dell'organismo, distruggono ogni struttura estranea con cui vengono a contatto.

Le difese delle persone che non s'infettano sono talmente attive con le IgA da lasciare passare solo minime quantità di virus, poi facilmente eliminate dall'abbondanza di linfociti T.

Ora, tutte le ricerche sulle quaranta coppie fiorentine sono rivolte a capire i meccanismi fiosiologici della superproduzione di proteina IgA e linfociti T. Intanto si sperimentano sui topi e in provetta vaccini che stimolino e rafforzino queste difese specifiche, creando un'efficace protezione per tutti.