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Da: livio.martina@tiscalinet.it [mailto:livio.martina@tiscalinet.it
Inviato: venerd́ 11 aprile 2003

Rassegna della cassazione in merito a "Esposizione a campi elettromagnetici e responsabilita` penali" curata dal dott. Guariniello.
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9 agosto - 3 ottobre 2002
Rassegna
della Cassazione penale
a cura di Raffaele Guariniello
Esposizione
a campi elettromagnetici
e responsabilita` penali

Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 33072
del 3 ottobre 2002 (c.c. 10 luglio 2002) - Pres.
Sossi - Est. La Gioia - P.M. (Conf.) Di Zenzo
- Ric. Orsi
Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 23066
del 14 giugno 2002 (c.c. 14 giugno 2002) -Pres.
Fazzioli - Est. Campo - P.M. (Conf.)
Galati - Ric. Rinaldi
Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 20639
del 27 maggio 2002 (c.c. 10 gennaio 2002) -Pres.
D'Urso - Est. Fazzioli - P.M. (Parz.
conf.) Cedrangolo - Ric. Pallante
Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 15717
del 24 aprile 2002 (c.c. 12 marzo 2002) -Pres.
Gemelli - Est. Siotto - P.M. (Conf.) -Ric.
Pagano e altri
Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 10475
del 12 marzo 2002 (c.c. 31 gennaio 2002) -Pres.
Sossi - Est. Chieffi - P.M. (Diff.) Frati-celli
- Ric. Fantasia e altri
Cassazione penale, Sez. I - Sentenza n. 8102
del 27 febbraio 2002 (c.c. 30 gennaio 2002) -Pres.
La Gioia - Est. Vancheri - P.M. (Diff.)
Geraci - Ric. Suraci e altri
Non senza imbarazzo si legge la sentenza Suraci.
La questione relativa all'applicabilita ` dell'art.
674 c.p. ai campi elettromagnetici era
gia` stata ampiamente esplorata dalla stessa
Sez. I (Cass. 4 agosto 2000, Rigoni, in ISL,
2000, 11, 602; Cass. 29 novembre 1999, Rossi,
P.M. in c. Cappellieri e altri, ibid., 2000, 3, 144;
Cass. 11 novembre 1999, P.M. in c. Pareschi e
altro, ibid., 2000, 3, 144). Di spicco, in particolare,
la sentenza Cappellieri, inequivoca nell'affermare
che "il fenomeno noto come inquinamento
elettromagnetico e` astrattamente riconducibile
alla previsione dell'art. 674 c.p.". Certo,
nel caso ivi affrontato, relativo a elettrodotti,
siffatto inquinamento "non puo` ritenersi tale da
mettere in pericolo la salute di un numero indeterminato
di persone e non assume, quindi, rilevanza
penale": e cio ` perche4, nella localita ` considerata,
"secondo lo stesso consulente del pubblico
ministero, i limiti massimi di esposizione

ai campi elettrici e magnetici generati dalla frequenza
industriale nominale (50 Hz) negli am-bienti
abitativi e nell'ambiente esterno stabiliti
dal D.P.C.M. 23 aprile 1992 non sono stati varcati,
sicche4 anche ammettendo che le onde elettromagnetiche
generate dagli elettrodotti ad alta
tensione siano, teoricamente, idonee a ledere o
infastidire le persone, nella specie, il concorso
di tale condizione e` escluso, in radice, dai risultati
dell'indagine condotta dagli esperti".
Peraltro, la Sez. I si chiese se fosse comunque
applicabile l'art. 674 c.p. "senza violare il principio
costituzionale di legalita `". E nel rispondere
affermativamente, sviluppo` questa analisi:
"inutile dire che quando il legislatore del
1930 ha dettato la norma non ha pensato, ne' poteva
pensare alla diffusione delle onde elettromagnetiche.
Ma il problema dell'inquadramento
ontologico dell'energia se l'e ` posto e risolvendo
una lunga diatriba sorta sotto il vigore
del codice Zanardelli ha formulato il comma 2
dell'art. 624 c.p. con il quale equipara l'energia
medesima, quella elettrica e le altre aventi un
valore economico, alle "cose mobili". L'inserimento,
del resto ovvio sul piano concettuale, in
tale categoria di elementi non materiali ma, almeno
strumentalmente percepibili, misurabili e
apprezzabili, giova ad una corretta interpretazione
della lettera dell'art. 674 c.p. Proprio l'apertura
culturale mostrata dal codice Rocco nel
dilatare la nozione di cosa rilevante per il diritto
penale autorizza ad attribuire all'art. 674 c.p.
una dimensione piu` ampia di quella originariamente
conferitagli e conforme ad una visione
della legge in armonia con il marcato dinamismo
dello Stato moderno". Di qui la conclusione:
"tra le ''cose'' di cui parla la norma incriminatrice
debbono farsi rientrare anche i campi
elettromagnetici, per la loro stessa essenza considerati
da a: Einstein altrettanto reali ''della sedia
su cui ci si accomoda'', o, piu` esattamente, i
treni di onde, che si disperdono in tutte le direzioni
a somiglianza di quelle generate nell'acqua
dal lancio di un sasso, quale effetto delle
variazioni dei campi medesimi prodotte dalle
oscillazioni delle cariche elettriche. Ancora
piu` agevole e` ricondurre il fenomeno della propagazione
delle onde elettromagnetiche nell'ambito
dell'amplissimo significato che ha nella
nostra lingua il verbo ''gettare''. Esso, infatti,
non sta solo a indicare l'azione di chi lancia
(piu ` popolarmente, butta) qualcosa nello spazio
o verso un punto determinato, ma e` anche sino-

nimo di ''mandar fuori, emettere'', e, per estensione,
come gia` in Dante Alighieri, di ''produrre,
far nascere''". In tale guisa, la sentenza Cappellieri
giunse a dire che, "sia che si voglia imputare
agli elettrodotti direttamente la formazione
dei campi elettromagnetici, sia che si faccia
risalire a loro soltanto la variazione del campo
generale preesistente con la formazione di sequele
di onde, in entrambi i casi, essi rappresentano
la fonte del turbamento".
A sua volta, la sentenza Rigoni (sorprendentemente
ignorata dalla sentenza Suraci) esamino`
un caso riguardante il sequestro preventivo di
un sistema di antenne per telefonia cellulare
nell'ambito di un procedimento penale a carico
del rappresentante legale della societa` installatrice
per i reati di cui agli artt. 650 c.p. ("non
avendo ottemperato all'ordinanza del Sindaco
con la quale a salvaguardia della salute degli
abitanti della zona era stata imposta l'immediata
disattivazione dell'impianto") e 674 c.p.
("per l'inquinamento elettromagnetico determinatosi
in conseguenza delle relativi emissioni").
Nel respingere il ricorso presentato dall'indagato,
la Sez. I ammise che, "nell'ordinanza impugnata
del tribunale del riesame, non e` stata data
dimostrazione di una violazione in atto dell'art.
674 c.p., e cioe` che fossero partite dall'impianto
emissioni di onde elettromagnetiche idonee a
provocare danni alle persone". Avvert}`, pero` ,
che "anche gli effetti di semplice molestia, da
intendersi come apprezzabile fastidio o disturbo,
sono rilevanti per tale norma". A proposito,
poi, del reato di cui all'art. 650 c.p., mise in luce
la legittimita ` dell'ordinanza sindacale: sia
perche4 "il Sindaco (era) intervenuto con motivato
provvedimento di carattere contingibile e
urgente nell'esercizio dei propri compiti istituzionali
di prevenzione dei pericoli per la salute
pubblica", sia perche' "il Sindaco si era attivato
in seguito a una nota della ASL nella quale si
segnalava non solo la possibilita ` di un superamento
del limite cautelativo stabilito dal D.M.
n. 381/1998 (possibilita ` poi confermata, in vista
di un completamento e pieno utilizzo dell'impianto,
da una successiva verifica), ma soprattutto
era stata rilevata una difformita`, tale da incidere
sui calcoli previsionali, tra la situazione
reale dei luoghi e quella che era stata prospettata
dalla societa` nell'originaria valutazione di
impatto elettromagnetico (che andava quindi rifatta)
a corredo della richiesta di concessione".
Illuminante fu, infine, l'ultima notazione: "non
si puo` considerare aberrante un provvedimento
inibitorio, suscettibile di gravame in via amministrativa,
che il Sindaco aveva preso a fronte di
un vasto allarme sociale, che aveva trovato
espressione in esposti dei residenti nella zona,
causato da emissioni i cui possibili effetti nocivi
per la salute umana non sono ancora scienti-ficamente
definiti con dati certi, ma destano
preoccupazioni che sono state recepite dalla
menzionata normativa di carattere precauzionale,
la verifica del cui rispetto era nel caso in esame
resa piu` difficoltosa, e doveva essere appro-
fondita, proprio per il comportamento di chi
aveva realizzato l'impianto".
Questa impostazione e` ritenuta dalla sentenza
Suraci un "tentativo velleitario, oltre che contra
legem", destinato a "scontrarsi con la lettera e
con lo spirito della normativa in vigore", sia
sotto il profilo attinente al reato di cui all'art.
650 c.p., sia sotto l'aspetto riguardante il reato
di cui all'art. 674 c.p.. E ` , pero` , un tentativo
che le successive sentenze qui segnalate hanno
ripreso e sviluppato con particolare efficacia (in
tal guisa rendendo isolata la posizione assunta
nella sentenza Suraci, il cui estensore pur si ri-trova
nel collegio della sentenza Rinaldi).
Per cominciare, la sentenza Fantasia osserva: "a
parte la considerazione che con precedenti decisioni
di questa sezione e` stato affermato il principio
che il fenomeno della propagazione delle
onde elettromagnetiche e` astrattamente riconducibile
alla ipotesi contravvenzionale prevista
dall'art. 674 c.p., di guisa che il concreto pericolo
di nocivita` delle emissioni deve ritenersi
sussistente per il solo fatto che sono stati superati
i limiti fissati dalla normativa vigente in
materia - e` assorbente nel caso di specie la circostanza
che, oltre al reato previsto dall'art. 674
c.p., e` stato contestato anche il reato previsto
dall'art. 650 c.p., la cui sussistenza in astratto
deve ritenersi fuori discussione, tenuto conto
che i ricorrenti non hanno ottemperato all'ordinanza
sindacale, che imponeva l'immediata disattivazione
per ragioni igieniche e sanitarie
delle apparecchiature installate nell'abitato del
comune. Infatti, una volta accertato che l'intensita`
delle emissioni era notevolmente superiore
ai limiti massimi fissati dal D.M. n. 381/1998
(con valori accertati in alcuni casi fino al triplo),
era doveroso da parte del Sindaco di intervenire
avvalendosi del potere riconosciutogli
dall'art. 38, comma 2, legge n. 142/1990, che
gli consente di emettere provvedimenti contingibili
ed urgenti a tutela della salute pubblica".
D'altra parte, "il principio di specialita ` disciplinato
dall'art 15 c.p. presuppone la ricorrenza di
piu` norme che disciplinano la stessa materia e
la presenza in una di esse di elementi specifici
idonei a differenziarla da quelle (o da quella)
concorrenti, di guisa che la norma speciale
esclude l'applicazione delle altre, onde evitare
che condotte equivalenti siano punite due o
piu` volte. Orbene si deve escludere che nel caso
di specie sia applicabile il principio di specialita`
tra le norme previste dagli artt. 15 e 16 legge n.
36/2001 e quella prevista dall'art. 674 c.p., trattandosi
di norme non solo dirette alla tutela di
beni giuridici diversi, ma che presuppongono
anche il verificarsi di eventi diversi. Infatti nel
primo caso la condotta e` punita con sanzione
amministrativa solo se sono superati i limiti
previsti dalla legge, mentre nel secondo caso
la condotta e` punibile a prescindere dal superamento
dei predetti limiti per il solo fatto di aver
cagionato offesa o molestia alle persone".
Dal suo canto, la sentenza Pagano fa esplicito
riferimento alla sentenza Suraci, e osserva che

"il Collegio, nel dissentire da tale piu` recente
orientamento, ritiene di ribadire quanto espressamente
statuito dalle due sentenze del 1999".
Altrettanto significativa e` la sentenza Pallante,
relativa al sequestro di apparecchi di ripetizione
radiotelevisiva: "il tribunale ha ritenuto che gli
impianti in dotazione del ricorrente superassero,
anche considerati singolarmente, la soglia di tollerabilita`
prevista dalla legge, per cui ha osservato
che mentre il trasferimento in altra localita` di
alcuni impianti e` idoneo a far diminuire la potenza
complessiva delle emissioni, non incideva, invece,
sul superamento dei limiti individuali di
emissione da parte del ricorrente. Poi, la circostanza,
che il ricorrente si sia offerto di autoregolare
le emissioni, puo` rilevare eventualmente come
motivo di revoca del sequestro, ma non in ordine
alla legittimita` genetica della misura cautelare,
che costituisce l'oggetto dei procedimento
in esame, atteso che il sequestro e` stato disposto
proprio per evitare che il reato fosse portato ad
ulteriori conseguenze. Il tribunale ha descritto
con ricchezza di particolari i luoghi dove sono
ubicati gli impianti e l'ambiente circostante (centro
cittadino, esposizione ininterrotta di larghe
fasce della popolazione, anche di bambini, alle
emissioni) al precipuo fine di dimostrare che nella
specie non poteva ritenersi applicabile la sanzione
amministrativa in quanto non vi era una
semplice violazione dei limiti di emissione, ma
per le circostanze di tempo, di luogo e di ambiente
in cui queste avvenivano le stesse erano
idonee a provocare delle persone effetti dannosi
sulla salute e, quindi, era configurabile il reato di
cui all'art. 674 c.p.. La circostanza, poi, che secondo
il ricorrente tali effetti non sarebbero an-cora
scientificamente provati non rileva ai fini
in esame, essendo stato il sequestro disposto a fini
cautelari e proprio per accertare la nocivita`
delle emissioni. Ne4, sotto tale profilo, sembra
possa dubitarsi del fumus del reato ipotizzato solo
che si consideri che l'art. 1, comma 1, della
legge 22 febbraio 2001, n. 36 esplicitamente afferma
che lo scopo della disposizione e` quello
"di dettare i principi fondamentali diretti a assicurare
la tutela della salute ... della popolazione
dagli effetti della esposizione a determinati livelli
di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici
e che il D.M. 10 settembre 1998 n. 381, che
ha fissato i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici,
nel preambolo precisa che il decreto
intende fissare "i tetti di radiofrequenze compatibili
con la salute umana". Va aggiunto che il
sequestro e` stato disposto anche in relazione all'art.
650 c.p. con riguardo al quale proprio la
mancanza di una qualsiasi competenza in capo
al sindaco autorizzava lo stesso ad emanare per
motivi di igiene e sanita` quel provvedimento
contingibile ed urgente, che e` rimasto inosservato
da parte della ricorrente".
La sentenza Rinaldi esordisce con un quadro
della giurisprudenza in argomento: "in tema
di applicabilita` dell'art. 674 c.p., ai fini della legittimita'
del sequestro preventivo di impianti
radioelettrici generatori di campi elettromagne-
tici, la giurisprudenza di questa Corte non e` stata
concorde su diversi aspetti giuridici che le vicende
esaminate di volta in volta hanno configurato,
di guisa e` opportuno, in via preliminare,
evidenziare i contenuti delle varie decisioni. Innanzitutto,
va precisato che, ad esclusione di
una isolata pronuncia ( Sez. I, 27 febbraio
2002, Suraci e altri), questa Corte ha affermato
che tra le cose mobili di cui e` menzione nell'art.
674 c.p. debbono farsi rientrare anche i campi
elettromagnetici, il propagarsi delle cui onde e`
riconducibile nella nozione di gettare, che costituisce
una delle condotte previste nella succitata
norma. E, sotto un profilo piu` generale, anche
la giurisprudenza di merito ha ritenuto la sussistenza
di una responsabilita` penale per lesioni
personali cagionate da inquinamento elettromagnetico
( Pretura Rimini, 12 giugno 1997, Cerioli
e altri) e la possibilita ` di esperire la tutela
cautelare in via di urgenza ex art. 700 c.p.c.
in tale materia (Tribunale Padova, 17 novembre
1998, n. 465). Inoltre, mentre le sentenze della
Sez. I nn. 5592, 5626 e 1024 hanno affermato
che, in tema di sequestro preventivo di impianti
e apparecchiature che possono comportare l'esposizione
della popolazione a campi elettrici,
magnetici o elettromagnetici con frequenze
comprese tra 0 HZ e 300 HZ in corso di procedimento
per violazione dell'art. 674 c.p., e` necessario
l'accertamento dell'idoneita` concreta
a nuocere alla salute ancorche' siano superati i
limiti fissati dalla legislazione speciale, la sentenza
n. 391 ha precisato che il concreto pericolo
di nocivita` delle emissioni derivanti dalle onde
elettromagnetiche deve ritenersi sussistente
per il solo fatto che siano stati superati i limiti
fissati dalla specifica normativa vigente in materia.
Infine, sempre la sentenza n. 391 ha chiarito
come tra le norme di cui agli artt. 15 e 16
legge n. 36/2001 e l'art 674 c.p. non sia applicabile
il principio di specialita` di cui al combinato
disposto degli artt. 15 c.p. e 9 legge n. 689/
1981, trattandosi di disposizioni non solo finalizzate
alla tutela di beni giuridici diversi, ma
che presuppongono il verificarsi di eventi differenti".
Cio` premesso - nell'aderire alla giurisprudenza
maggioritaria, riguardante la possibilita'
di realizzazione della condotta materiale del
reato di cui all'art. 674 c.p. mediante la emissione
di onde cagionate dai campi elettromagnetici
generati da apparecchiature di ripetizione
radiotelevisiva, e a quella indicata dalla sentenza
n. 391 sia in tema di sufficienza, per la
giuridica sussistenza di un concreto pericolo
per la salute delle persone cagionato da dette
emissioni, del superamento dei limiti di entita `
delle stesse fissati dalla relativa normativa,
che in punto di inapplicabilita` del principio di
specialita ` tra l'art. 674 c.p. e gli artt. 15 e 16
legge n. 36/2001 - sviluppa una analisi avvin-cente:
"sotto il primo profilo, e` opportuno precisare
che il legislatore del 1930, nel tipizzare la
fattispecie del getto pericoloso di cose, non ha
affatto pensato alla specifica ipotesi dell'ernissione
di onde elettromagnetiche e, piu` in gene-",

rale, al fenomeno dei danni da elettrosmog. Peraltro
detto legislatore si era posto il problema
dell'inquadramento ontologico dell'energia
elettrica, oggetto di una lunga diatriba sorta nella
vigenza del codice Zanardelli, formulando il
secondo comma dell'art. 624 c.p., secondo cui -agli
effetti della legge penale - l'energia medesima
e ogni altra energia avente valore economico
vengono considerate cose mobili. Ne discende
che la locuzione "cose" usata dal legislatore
nella formulazione dell'art. 674 c.p.
comprende anche l'energia elettromagnetica,
che non soltanto e` suscettibile di valutazione
economica, ma anche provvista di una sua particolare
fisicita `, ben potendo essere misurata,
utilizzata e formare oggetto di appropriazione.
Tale interpretazione e` stata adottata anche dalla
Cassazione civile (sentenza n. 4223 del 19 aprile
1991), laddove ha affermato che "...le onde
elettromagnetiche costituiscono una forma di
energia materiale quantificabile ... considerata,
pertanto, come un bene mobile economico...",
di guisa che e` indubitabile che l'energia prodotta
dalle onde elettromagnetiche sia giuridicamente
qualificabile come cosa. In quanto tale
e` suscettibile di essere gettata, dal momento
che il relativo verbo usato dal legislatore nel descrivere
la materialita` della condotta prevista
nell'art. 674 c.p. ha nella lingua italiana un amplio
significato (non soltanto indica l'azione di
chi lancia qualcosa, ma e` anche quella del mandar
fuori, emettere, disperdere: cfr. la relativa
voce dei vocabolario della lingua italiana dell'UTET),
che perfettamente ricomprende il fenomeno
della propagazione delle onde elettromagnetiche.
Riguardo al secondo profilo, la
Corte tiene a ribadire la propria costante giurisprudenza,
secondo cui che il reato di cui all'art.
674 c.p. e` un reato di mero pericolo, per
cui non e` necessario che l'emissione di energia
derivante dalla propagazione di onde elettromagnetiche
provochi un effettivo nocumento, essendo
invece sufficiente la sua attitudine ad offendere
o molestare beni primari delle persone,
quale e` quello, costituzionalmente garantito
(art. 32, comma 1, Cost.), della salute. E che
l'esposizione a determinati livelli di campi elettromagnetici
possa costituire un pericolo per le
persone - a prescindere dallo stato attuale della
scienza, che in ordine alla nocivita` delle onde
elettromagnetiche non ne ha ancora precisato
la entita `, ma neppure ne ha esclusa la possibilita `
di produzione di effetti dannosi alla salute - e`
concetto fatto proprio dal legislatore italiano,
il quale con la legge 22 febbraio 2001 n. 36
(legge-quadro sulla protezione dalle esposizioni
a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici)
ha inteso espressamente "..assicurare la tutela
della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e
della popolazione dagli effetti dell'esposizione
a determinati livelli di campi elettrici, magnetici
ed elettromagnetici..." (art. 1, comma 1, lett. a)
legge citata), cos}` riconoscendo l'esistenza di
un pericolo derivante dalla soggezione delle
persone ai campi elettromagnetici (oltre che a
quelli elettrici e magnetici) con conseguente determinazione
dei livelli, stabiliti dalla normativa
secondaria, il cui superamento pone una presunzione
ex lege in ordine all'effettivita ` del pericolo
in questione. Ne discende, per quanto riguarda
il caso che ci occupa, che il pericolo di
nocivita` delle emissioni deve ritenersi sussistente
per il solo fatto che sono stati superati i
limiti fissati dalla normativa vigente in materia
(D.M. 10 settembre 1998 n. 381), di guisa che
correttamente il giudice del merito ha ritenuto
sussistere astrattamente, come richiestogli dalla
legge processuale in tema di sequestro preventivo,
la fattispecie di reato di cui all'art. 674
c.p.". Per quel che poi riguarda il concorso di
norme, rileva che "il principio di specialita`, disciplinato
dal combinato disposto degli artt 15
c.p., 9 comma 1 legge 24 novembre 1981 n.
689 e 15 comma 1 legge 22 febbraio 2001 n.
36, non e` ipotizzabile nella specie - anche in
considerazione della fase delle indagini preliminari
in cui si trova il presente procedimento e
dei fini perseguiti dalla legge con il sequestro
preventivo - dal momento che esso presuppone
la ricorrenza di piu` norme che disciplinano la
stessa materia e la presenza in una di esse di
elementi specifici idonea a differenziarla da
quelle (o quella) concorrenti, onde evitare che
condotte equivalenti siano punite, anche con
sanzioni diverse da quelle penali, due o piu` volte.
Orbene si deve escludere che nel caso di
specie sia applicabile il suddetto principio tra
le disposizioni previste dall'art 674 c.p. e quelle
contenute nell'art.15 legge n. 36/2001, cos}` come
correlato al D.M. n. 381/1998, trattandosi di
norme non solo dirette alla tutela di beni giuridici
differenti, ma che presuppongono anche il
verificarsi di eventi diversi. Infatti nel caso
del citato art. 15 la condotta e` punita con sanzione
amministrativa solo se vengono superati
i limiti previsti dalla legge, mentre nella ipotesi
dell'art. 674 la condotta e` punibile, a prescindere
dal superamento di detti limiti, per il solo fatto
di avere cagionato offesa o molestia alla persona,
tutelando le due norme diversi beni giuridici:
la disposizione della legge speciale l'interesse
dello Stato all'osservanza degli specifici
parametri dettati per la materia dell'inquinamento
elettromagnetico, e quella dei codice penale
la salvaguardia della pubblica incolumita`".
Infine, fornisce alcune ulteriori, preziose precisazioni:
"allo stato degli atti e per la funzione
svolta dal provvedimento cautelare reale in esame,
nessuna incidenza sulla sua regolarita` puo`
trarsi dalla circostanza che nell'area operavano
apparecchiature, similari a quelle sottoposte a
sequestro, appartenenti a terzi, sia perche4 nel sistema
penale vige il principio del concorso di
cause (art 41 c.p.) la cui contemporanea presenza
non esclude il rapporto di causalita` fra l'azione
del singolo soggetto e l'evento cagionato, sia
perche' lo specifico accertamento d}` quale delle
concorrenti azioni abbia cagionato il superamento
dei limiti fissati dalla legge per il c.d.
elettrosmog costituisce l'oggetto tipico
dell'ac-"4,-"2*›1/4qjtœ"ds'T'Lœ0

certamento della responsabilita` penale e non gia`
quello della misura cautelare reale, che abbisogna
soltanto, per la sua emanazione, della presenza
di un fumus relativo all'ipotizzabilita ` di
una violazione di natura penale; l'esigenza cautelare
richiesta dalla legge per disporre il sequestro
preventivo e` ipotizzabile anche rispetto ai
reati per i quali sia cessata la condotta o, in genere,
si siano perfezionati gli elementi costitutivi,
essendovi - contrariamente ad altre fattispecie
di sequestro cui fa riferimento la sentenza
(SS.UU., 14 dicembre 1994, Adelio) - conseguenze
del reato che la misura cautelare e` destinata
ad evitare anche dopo che esso abbia esaurito
il suo iter, di guisa legittimamente detto sequestro
puo` essere disposto, a distanza di qualche
mese dagli effettuati accertamenti relativi al
superamento dei limiti di legge (accertamenti
conclusisi l'11 febbraio 2001; sequestro disposto
il 10 luglio 2001); l'art. 38, comma 2, legge
8 giugno 1990 n. 142 prevede espressamente
che il Sindaco, quale ufficiale di Governo, adotti
provvedimenti contingibili e urgenti in materia,
tra l'altro, di sanita` "...per prevenire ed eliminare
gravi pericoli che minacciano l'incolumita`
dei cittadini...", la cui inottemperanza e`
sanzionata dall'art. 650 c.p. e non gia` dall'art.
106 R.D. 3 marzo 1934 n. 383, che si riferisce
alle violazioni di specifiche norme regolamentari
emanate, in via generale e non in presenza
di un caso particolare, dall'autorita ` comunale,
di guisa che correttamente e` stato ipotizzato
detto reato in presenza dell'inottemperanza dell'odierno
ricorrente all'ordine di disattivare le
apparecchiature di ripetizione radiotelevisive".
Infine, la sentenza Orsi sottolinea che la sentenza
Suraci "non costituisce un precedente significativo
in quanto superata e contraddetta da altre
numerose decisioni che hanno affermato la
configurabilita` del reato di cui all'art. 674 c.p.
con riferimento alla emissione di onde elettromagnetiche".
Inoltre, afferma che "il provvedimento
sindacale dalla cui inosservanza discende
la sussistenza del reato, appare legittimamente
emesso per motivi di igiene e in particolare
per prevenire il pericolo alla salute costituito
dalla emissione di onde radiofoniche di intensita'
superiore ai limiti determinati prudenzialmente
dalla autorita` amministrativa e fissati
nel D.M 10 settembre 1998 n. 381", e che "il
provvedimento del Sindaco e` giustificato da
motivi contingibili ed urgenti attinenti alla tutela
della salute, sicche4 la sua inosservanza configura
il reato previsto dall'art. 650 c.p.".




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