SENTENZA TRIBUNALE MILANO: 0,5 V/m

Ricordandovi di intervenire numerosi al convegno di Pisa su "Elettrosmog,
Salute e Pianificazione territoriale" di venerdì 30, ore 10-13 (La Stecca,
vicino la stazione FS via S.Pellico 6, dietro il palazzo della Provincia)
con il prof. Angelo Levis, il dottor Fiorenzo Marinelli, amministratori e
me come relatori, vi informo su una importante sentenza del Tribunale di
Milano
Beatrice Bardelli
Coordinamento Comitati Toscani contro l'elettrosmog
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Tribunale Civile di Milano, collegio presieduto dal dottor Marco Manunta.
Causa n. 43678/02 :
Dragan e figli contro Teatina, Vodafone Omnitel e Wind.

Sentenza del 10 ottobre 2003

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Importantissima sentenza del Tribunale di Milano: la gente non dovrebbe
essere esposta a valori superiori a 0,5 Volt per metro.
Un processo che ha visto per la prima volta ribadire il principio della
minimizzazione alla esposizione dei campi elettromagnetici (quantificata in
0,5 V/m) grazie alla relazione del prof. Angelo Gino Levis, c.t.p.,
consulente tecnico di parte, della famiglia Dragan, parte ricorrente,
difesa dall'avv. Marcello Mazzola del Foro di Milano.
Nella controparte anche 2 gestori. Il tribunale di Milano ha incaricato
come c.t.u. ,consulente tecnico d'ufficio, il prof. Aldo Ferrara, associato
di Malattie dell'apparato respiratorio all'Università di Siena.
Il miracolo è avvenuto!
Il prof. Ferrara ha concordato
sulle conclusioni della relazione del prof. Levis: la gente non deve essere
esposta a valori superiori a
0,5 V/m.
Tutto bene, allora?
No, la causa è stata persa dalla famiglia Dragan e sapete perché?
Perché l'Arpa della Lombardia ha misurato in casa Dragan
VALORI INFERIORI A 0,5 VOLT METRO!!!

Ma quello che scrive il giudice nella sentenza è da imparare a memoria.
Una lezione a difesa della Tutela della Salute. Leggere per credere

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Tribunale di Milano
Causa Dragan

R.G. n.43678/02
Sciogliendo la riserva di cui a verbale del 23.9.03 il Tribunale, ritenuto
che:
 
sulla giurisdizione del giudice ordinario
vanno in questa sede richiamate le estese motivazioni dell'ordinanza in
data 12.8.02 a conferma della giurisdizione del giudice ordinario nella
materia di cui al ricorso e al reclamo; il provvedimento suddetto deve
essere pienamente confermato, in particolare, quanto alla revoca
dell'ordinanza 8.7.02 (che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione),
emessa dal giudice di prime cure;

sulle eccezioni preliminari
1. la legittimazione attiva
deve essere affermata la legittimazione attiva, legittimazione contestata
dalle controparti sulla base della considerazione che i reclamanti non
risiederebbero abitualmente nell'immobile di via Larga n. 9, Milano, presso
il quale sono state installate le antenne di telefonia mobile;
va osservato in proposito che il ricorso è stato proposto, non solo a
tutela del diritto alla salute di per sé, ma principalmente per cautelarsi
da anomale o, comunque, pericolose immissioni;
presupposto legittimante dell'azione ai sensi dell'art. 844 c.c. e, quindi,
del ricorso in via d'urgenza, è la proprietà del fondo soggetto alle
immissioni; nella specie il Dragan è proprietario dell'immobile in
questione ed indubbia è la sua legittimazione ai sensi dell'art. 844
citato; resta, quindi, del tutto superata la questione in ordine alla
residenza abituale o meno dei reclamanti in via Larga 9;

2. la legittimazione passiva della Teatina
per le stesse considerazioni di cui al punto 1 che precede va affermata la
legittimazione passiva della Teatina: è indubbio che, quale proprietaria
che ha concesso in uso o in locazione parte dell'immobile di sua proprietà
per l'installazione delle antenne, la Teatina stessa sia la prima
legittimata passiva (eventualmente, come nel caso di specie, in concorso
con i gestori delle antenne) dell'azione proposta, in considerazione della
titolarità del diritto sul "fondo" da cui si propagano le immissioni (art.
844 c.c.);

nel merito
i rilevamenti dei campi magnetici esistenti nell'abitazione (e relative
pertinenze) dei reclamanti hanno accertato un livello modesto di
immissioni;
dette misurazioni appaiono attendibili perché eseguite da consulente
qualificato, con attrezzature del tutto idonee e seguendo una procedura di
rilevamento conforme alle vigenti prescrizioni tecniche, sia in termini di
durata temporale dei rilevamenti stessi, sia in termini di individuazione
dei punti;
gli accertamenti compiuti hanno condotto il c.t.u. dr. Sgorbati a
concludere che nell'appartamento " in nessun caso sono stati rilevati
valori di campo elettrico superiori alla sensibilità strumentale (<O,3 V/m
- punto 4.1.1. della relazione);
valori superiori sono stati accertati relativamente al terrazzo, posto sul
lastrico solare dell'edificio; si tratta, peraltro, di valori che, nella
punta massima rilevata (relativa alla sommatoria di tutte le immissioni
elettromagnetiche esistenti al momento nel punto interessato) risultano
largamente inferiori al limite  normativo di 6 V/m;
i 6 V/m sono indicati contemporaneamente come valore di attenzione e
obiettivo di qualità nel DPCM 8.7.2003 (di attuazione della L.36/2001)
pubblicato in G.U. n.199 del 28.8.2003;
il contenimento delle immissioni, ampiamente al di sotto del limite
suddetto, è stato dal c.t.u. accertato anche con riferimento alle
condizioni di funzionamento massime autorizzate per le stazioni radio base
in questione (punto 6 della relazione); ciò esclude che le rilevazioni
possano sospettarsi falsate dall'eventuale contenimento del traffico
telefonico o della potenza delle installazioni artatamente provocate dai
gestori in concomitanza con l'accesso del c.t.u.;
il rispetto dei limiti posti dalla normativa vigente e, in particolare,
dalle norme secondarie (DPCM di attuazione della legge-quadro n.36/2001)
non rendono le immissioni di per sé lecite e compatibili con la tutela del
diritto alla salute;
deve, infatti, tenersi conto della rilevanza costituzionale del diritto
alla salute e del grado di tutela conseguente, necessariamente prevalente
sulla libertà (libertà e non diritto) d'impresa, pur prevista dall'art.41
della Costituzione;
conseguentemente, con riferimento al caso di specie, l'iniziativa
imprenditoriale da parte dei gestori di telefonia mobile e la facoltà di
utilizzazione economica del bene immobile da parte del proprietario (quale
locatore del sito di installazione delle antenne) sono espressione di
interessi giuridicamente rilevanti, ma pur sempre subordinati al diritto
alla salute;
alla scala di valori posta dalla Costituzione deve, poi, aggiungersi il
principio di precauzione, previsto dall'art.174 del Trattato UE, e che deve
considerarsi parte dell'ordinamento nazionale;
è, pertanto, pienamente condivisibile l'orientamento della Corte di
cassazione espresso nella nota sentenza 27 luglio 2000, n.9893, che ha
affermato la pienezza dei poteri di cognizione del giudice ordinario in
materia, con l'estensione dell'accertamento al pericolo per la salute
"sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nel momento in cui si
tratta di decidere" e, quindi, anche prescindendo dai limiti di emissione
od immissione posti dalla normativa;
peraltro, nel caso in oggetto l'indagine peritale non consente di ritenere
provato un pericolo per la salute dei ricorrenti-reclamanti: i campi
magnetici nell'appartamento e, soprattutto, nelle zone in cui è maggiore la
permanenza di persone (quali le camere da letto) sono risultati inferiori
al pur rigorosissimo (e contestatissimo, dalle reclamate) limite "di
qualità" di 0,5 V/m indicato dal c.t.u. prof. Ferrara nella relazione
epidemiologica;
il ricorso e il reclamo devono, quindi, essere rigettati nel merito;
considerati gli ampi margini di opinabilità della materia in tema di
pericolosità dei campi elettromagnetici, la complessità degli accertamenti
tecnici (gli strumenti e i metodi di misurazione non sono agevolmente
accessibili ai privati), con la conseguente difficoltà di acquisire dati
certi prima dell'azione giudiziaria; considerato, inoltre, che nel caso di
specie la preoccupazione e la necessità di agire in via d'urgenza sono
state giustificate anche dalla installazione a distanza ravvicinata di più
sorgenti di emissione di campi elettromagnetici (che inducevano
ragionevolmente a temere un pericoloso effetto cumulativo di emissioni),
ricorrono giusti motivi per dichiarare integralmente compensate tra le
parti le spese del procedimento;
PQM
Rigetta il reclamo. Dichiara integralmente compensate tra le parti le spese
di procedura. Si comunichi.
Milano 10.10.03

TRIBUNALE  DI MILANO
IV SEZIONE CIVILE

10 OTTOBRE 2003
        IL CANCELLIERE