TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

DELL’EMILIA-ROMAGNA – BOLOGNA

Ricorso

proposto da   XXXXXXXXXXXXXXX, residenti in  XXXXXXXXXXXXX e          XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX, rappresentati ed assistiti, come da procura speciale in calce al presente atto, dall’avv. Federico Gualandi e dall’ avv. Francesca Minotti presso lo Studio dei quali in Bologna, via Marconi 20, sono elettivamente domiciliati

contro

- il COMUNE di RAVENNA

  in persona del Sindaco in carica

e nei confronti di

- ERICSSON TELECOMUNICAZIONI S.p.a.  in persona del legale rappresentante in carica

per l’annullamento

previa sospensione

-       del permesso di costruire del 18 novembre 2003, prot. n. 1056 (doc. 1), con il quale è stata autorizzata la costruzione di una stazione radio base per la telefonia mobile in XXXXXXXXXXXXXi, via XXXXXXXXXX n. 9;

-       della relazione finale del Gruppo Tecnico di Valutazione (G.T.V.) del Comune di Ravenna (doc. n. 2), con la quale è stato approvato il “Programma 2003” presentato dai Gestori per l’installazione di impianti di telefonia mobile nel Comune di Ravenna, nella parte in cui approva la localizzazione dell’ impianto in XXXXXXXX via XXXXXXXXXXXXX n. 9;

-       del Regolamento comunale per l’installazione, il monitoraggio, il controllo e la razionalizzazione degli impianti per la telefonia cellulare, approvato con delibera del Consiglio comunale n. 20.03.2001 (doc. n. 3) nella parte in cui consente che il Programma annuale presentato dai gestori venga modificato successivamente (o contestualmente) alla presentazione di osservazioni da parte della cittadinanza (art. 4, 8° comma) e nella parte in cui sottrae al Consiglio comunale l’approvazione del Programma annuale presentato dai gestori (art. 4, 11° e 12° comma);

-       nonché, per quanto occorrer possa (trattandosi di atti endoprocedimentali) dei pareri dell’ ARPA e dell’ ASL  con i quali si è dato parere favorevole all’ installazione dell’ impianto sopra menzionato, e di ogni altro atto presupposto e/o conseguente allo stato non conosciuto dai ricorrenti, ivi compresa l’autorizzazione di cui all’ art. 8 della L.R. n. 30/2000, da ritenersi presumibilmente assentita per silenzio – assenso.

FATTO

I ricorrenti sono cittadini che risiedono in prossimità (entro un raggio di alcune centinaia di metri) della costruenda stazione radio – base, come da autocertificazioni che si depositano (doc. n. 4). In particolare, poi, i primi tre ricorrenti sono proprietari dell’ immobile in costruzione (in cui avevano intenzione di trasferirsi) sito in via Ragone, che risulta ancora più prossimo alla costruendo SRB.

Solo di recente essi hanno appreso - in modo del tutto casuale - che il Comune di Ravenna ha autorizzato, con i provvedimenti che quivi si impugnano, la installazione di una stazione radio – base nella frazione di XXXXXXXXXXi, in via XXXXXXXXXXXi n. 9.

Quando i ricorrenti hanno potuto accedere agli atti del procedimento che aveva condotto ad autorizzare l’ opera, hanno rilevato come l’ intero procedimento presenti gravi carenze e gravi vizi che quivi si intendono censurare per i seguenti motivi di

DIRITTO

A) Con riferimento al procedimento volto all’approvazione del “Programma 2003”.

I)         Violazione dell’ art. 8 , 5° comma della L.R. 30/2000 e del Regolamento comunale (art. 4, 10 comma) relativo all’ installazione, monitoraggio, controllo e razionalizzazione degli impianti per la telefonia cellulare. Eccesso di potere per falso supposto di fatto. Difetto di istruttoria.

La valutazione posta in essere dal GTV (Gruppo Tecnico di Valutazione) – quantomeno quella relativa alla localizzazione nella frazione di “Roncalceci” – risulta assolutamente sommaria, superficiale e non rispettosa delle norme citate in rubrica.

Infatti, nonostante fossero state presentate numerose osservazioni, il GTV NON formula alcuna risposta a dette osservazioni (cfr. doc. n. 2), limitandosi a riproporre, in modo stereotipato e con una vuota “formula di stile”, quanto disposto dal cd. Decreto Gasparri (peraltro ora incorso nelle fondate censure della Corte Costituzionale).

Va allora ricordato che ai sensi delle norme citate in rubrica vi era viceversa un preciso obbligo di risposta alle osservazioni (la Legge regionale, all’ art. 8, 5° comma, parla di “deduzioni in ordine alle osservazioni presentate”) obbligo che risulta palesemente disatteso.

A riprova della erroneità dei dati sulla base dei quali la valutazione è stata compiuta e del palese difetto di istruttoria, va inoltre rilevato che:

a) si afferma che l’Area A è stata esclusa “essendo in prossimità di una scuola”. Si tratta di una scuola che non esiste più da oltre trenta anni!.

b) sulla cartografia (doc. n. 5) posta a disposizione dei cittadini  risulta riportata una strada che nella realtà non esiste (si veda il tracciato evidenziato in rosso), mentre invece manca sia l’indicazione dell’ immobile dei ricorrenti che di una ulteriore SRB della TIM che, peraltro già si trova nelle immediate vicinanze dell’ immobile di alcuni dei ricorrenti (cfr. doc. n. 5).

II) Violazione dell’ art. 8. 5° comma della L.R. n. 30/2000 e dei principi generali dell’ Ordinamento in materia di partecipazione dei cittadini, come desumibili anche dal Capo III della L. n. 241/1990.

L’aspetto più singolare consiste però nel fatto che – ai sensi del Regolamento comunale (art. 4, 8° comma) che sotto questo aspetto quivi si impugna – il GTV “può convocare una riunione con i gestori per proporre eventuali modifiche ai siti puntuali e/o alle arre di ricerca presentate” e ciò anche se il Piano risulta già presentato, pubblicato e sottoposto alle osservazioni dei cittadini.

In altri termini, il Regolamento comunale rende possibile “cambiare le regole del gioco in corso di partita”, vanificando completamente il diritto di partecipazione dei cittadini.

Ciò è stato esattamente rilavato da alcuni consiglieri della stessa Commissione consiliare permanente del Consiglio comunale (Ambiente, Viabilità e Sicurezza), che nel invitare a modificare il Regolamento, hanno rilevato come risulti “estremamente criticabile il fatto che restino esclusi i diritti di alcuni cittadini, impossibilitati a presentare osservazioni in quanto si trovano ad avere antenne spostate che prima non conoscevano” (cfr. intervento della consigliera Beggio, con intervento adesivo del consigliere Alberani: doc. n. 6).

D’altronde, che ciò si sia concretamente verificato nel caso in esame, lo ammette lo stesso GTV, che – proprio con riferimento all’ Area C (quella poi prescelta) - riconosce come la localizzazione risulti modificata (su richiesta dello stesso GTV) successivamente alla presentazione ed alla pubblicazione del Piano.

Al riguardo, si deposita dichiarazione della sig. ra Carla Bravi (doc. n. 7) che ricostruisce come dopo essersi recata (in data 12 marzo 2003, e cioè entro i termini previsti per la presentazione delle osservazioni) presso lo Sportello unico del Comune di Ravenna e avere in tale occasione appreso (dal Responsabile dello stesso) che il GTV ed i gestori avevano proceduto ad apportare numerose modifiche al Piano, delocalizzando alcuni impianti, di aver fatto presente come - in tal modo - risultava del tutto frustrato il diritto dei cittadini di presentare osservazioni nei confronti delle nuove localizzazioni.

III) Violazione dell’ art. 8  della L.R. n. 30/2000, in combinato disposto con l’ art. 42 del D. Lgs. n. 267/2000 e con l’ art. 8 della L. n. 36/2001.

IN SUBORDINE: Violazione dell’ art. 4, 12° comma del Regolamento comunale di Ravenna sugli impianti di telefonia mobile cellulare.

A quanto consta, il Programma annuale 2003, NON risulta essere stato approvato dal Consiglio comunale, né – tantomeno – presentato in aula al Consiglio stesso (come prescrive l’art. 4, 12 comma del Regolamento comunale).

Al riguardo occorre rilevare quanto segue.

Come è noto, la L. n. 36/2001, prevede (art. 8) che i Comuni possano adottare un Regolamento “per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

Si tratta di un potere che – recentemente – la stessa Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo, in quanto ricollegabile all’ “autonoma capacità delle Regioni e degli Enti Locali di regolare l’uso del proprio territorio” (così sentenza della Corte Costituzionale n. 307/2003).

Se pertanto i regolamenti comunali sono legittimi solo a queste precise condizioni (cioè se risultano dettati per “assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti”) risulta evidente che si tratta di attribuzioni che spettano inderogabilmente al Consiglio comunale, ai sensi dell’ art. 42 del D. Lgs. n. 267/2000, che stabilisce che spettino al Consiglio non solo i “programmi” (lettera”b”), ma in generale tutte le valutazione di natura urbanistico – territoriale, ivi compresi i “pareri da rendere per dette materie”.

Si tratta, infatti, di un potere di natura “pianificatoria” (cfr. TAR Emilia – Romagna, Bologna, sez. II, n. 771/2003) che indubbiamente non può essere “delegato” ad un “Gruppo Tecnico di Valutazione” che non ha alcuna legittimazione al riguardo.

Poiché il Programma annuale 2003, presentato dai Gestori, NON è stato affatto approvato dal Consiglio Comunale, dopo l’istruttoria compiuta dal GTV, come richiederebbe il combinato disposto degli articoli citati in rubrica, è evidente la palese illegittimità (derivata) degli atti che del medesimo costituiscono attuazione.

In via del tutto subordinata si eccepisce poi la violazione dell’ art. 4, 12° comma del Regolamento comunale, dato che  - in ogni caso – non risulta che si sia adempiuto all’ obbligo di informare in aula il Consiglio comunale circa le risultanze della relazione conclusiva del GTV.

B) Con riferimento all’ autorizzazione all’ installazione ed al Permesso di costruire.

I)                Violazione, erronea interpretazione e falsa applicazione dell’ art. 8, 1° comma della L. R. n. 30/2000.

 Nonostante la Legge regionale prescriva, in modo chiaro che in sede di rilascio dell’ autorizzazione vengano valutati i “possibili impatti relativi al paesaggio ed al patrimonio storico, culturale ed ambientale”, di tali valutazioni non vi è traccia nel procedimento in esame e tantomeno nel permesso di costruire che quivi si impugna.

Al riguardo si richiama una recentissima pronuncia[1] che, proprio con riferimento alla Legge Regionale n. 30/2000, come modificata dalla L.R. n. 34/2001, ha sottolineato che “la Legge regionale vigente in Emilia – Romagna ed in particolare l’articolo 8 della Legge regionale n. 30 del 2000, come modificato dalla Legge regionale n. 34 del 2001 prevede che in sede di rilascio dei necessari provvedimenti autorizzatori per la realizzazione degli impianti di telefonia mobile si proceda ad una valutazione del possibile impatto relativo al paesaggio e al patrimonio storico, culturale ed ambientale, e, quindi,  ad una valutazione di impatto ambientale (la cosiddetta V.I.A. in forma semplificata)”.

A prevenire scontate quanto infondate eccezioni è’ stato altresì precisato[2] che “i pareri resi dall’ ASL e dall’ ARPA non possono ritenersi succedanei di tale necessaria procedura, attenendo essi esclusivamente al rispetto dei limiti delle emissioni elettromagnetiche degli impianti di telefonia mobile”, essendo per di più evidente che l’ ARPA e l’ AUSL non hanno (ovviamente) alcuna competenza con riguardo alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e culturale. 

II)                Violazione degli artt. 8, 8° comma e 11 della L.R. n. 30/2000.

Ai sensi dell’ ottavo comma dell’ art. 8 della L.R. n. 30/2000, “non possono essere autorizzati nuovi impianti di gestori che non abbiano provveduto all’adempimento di cui al comma 1 dell’art. 11 nel termine ivi previsto”. A sua volta, l’art. 11 della L.R. n. 30/2000, prevede che i gestori di telefonia mobile siano obbligati a fornire alle Amministrazioni comunali la mappa completa degli impianti fissi “corredata dalle caratteristiche tecniche necessarie per la valutazione dei campi elettromagnetici”.

Orbene, a quanto consta, non risulta affatto che Ericsonn abbia adempiuto a questo preciso obbligo, con particolare riferimento alle “caratteristiche tecniche” dei singoli impianti, con conseguente illegittimità della disposta autorizzazione e/o permesso di costruire.

III)       Violazione dell’ art. 8, 9° comma della L.R. n. 30/2000, nel testo modificato dalla L.R. n. 30/2002.

Ai sensi del 9° comma dell’ art. 8 della L.R. n. 30/2000 (come modificato ed integrato dalla L.R. n. 30/2002), per il rilascio dell’ autorizzazione occorre una dichiarazione del progettista abilitato che ai sensi dell’ art. 481 del codice penale asseveri la conformità del progetto presentato alle disposizioni di Legge.

E’ bensì vero che detta dichiarazione risulta materialmente presente nella pratica, sia allegata alla “Analisi di impatto elettromagnetico” (doc. n. 8) che alla documentazione presentata per la richiesta di “permesso di costruire” (doc. n. 9), ma – in entrambi i casi – la dichiarazione reca la data del 7- 8 Aprile 2003, e cioè una data che non può certo “asseverare” alcunché con riferimento a valutazioni (sulla compatibilità elettromagnetica) che sono state rifatte (su espressa richiesta dell’ ARPA), in data 29 giugno 2003, come espressamente riportato a pag. 10 della stessa Analisi di impatto elettromagnetico” (cfr. doc. n. 8).

Si tratta di carenza indubitabile e di altrettanto indubbia rilevanza.

Si consideri che, come specificato dalla Determinazione del Direttore generale Ambiente e difesa del suolo e della costa 09.12.2002 n. 13481 (in BURER 184 del 27.12.2002), tale asseverazione deve attestare in particolareil rispetto dei vincoli localizzativi e dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici individuati agli artt. 3 e 4 del D.M. 381/98”.

IV) Violazione dell’ art. 96, lettera f) del R.D. n. 523 del 1904, così come richiamato dall’ art. 41 del D. Lgs. n. 152/1999.

L’ intervento si trova a meno di 10 mt. (9,25 mt) dall’ argine dello scolo lama.

Ciò è palesemente vietato dalle norme citate in rubrica, che espressamente prevedono che non sia consentito edificare ad una distanza minore di mt. 10. In tal senso la giurisprudenza è chiarissima: “il divieto di costruzione di manufatti ad una certa distanza dagli argini dei corsi d’acqua,contenuta nell’ art. 96, lettera f) del T.U. 25 luglio 1904 n. 523, ha carattere inderogabile” (T.S.A.P., 10 febbraio 1999 n. 31, in Cons. di Stato, 1999, II, 255).  

Senza considerare che – come emerge dalla stessa Planimetria generale allegata al “progetto architettonico” (doc. n. 10), l’interevento è a soli 4,38 mt. dalla dalla cd. fascia di rispetto del corso d’acqua, intesa come “golena” e cioè “porzione del letto del fiume in tempo di piena, che rappresenta, nella finalità della norma, zona meritevole di protezione” (Cass., sez. III, 10.11.1992).

V) Violazione dell’ art. 12 della Deliberazione regionale n. 197/2001. Eccesso di potere per difetto di istruttoria.

Come lo stesso Comune riconosce (“l’ impianto in oggetto risulta avere le caratteristiche tipologiche degli impianti mobili…. piuttosto che quelle degli impianti fissi”: doc. n. 11) e come risulta inequivocabilmente dalla documentazione fotografica che si produce (doc. n. 12), l’ impianto è un impianto “mobile” e – come tale – soggetto alla disciplina specifica dettata per detti impianti.

Né vale certo a mutarne la natura la prescrizione apposta (a soli fini “edilizi”) nel permesso di costruire, in base alla quale eventuali modifiche circa la localizzazione “sono subordinate all’acquisizione di ulteriore titolo abilitativi ai sensi dell’ art. 18 della L. R. n. 31/2002”.

Infatti, ai sensi della delibera regionale citata in rubrica, occorreva che il richiedente documentasse (art. 12) “le motivazioni che richiedono l’installazione e la relativa durata corredata dei tempi di installazione dell’ impianto”.

Tutto ciò difetta palesemente nel caso in esame e non si tratta di carenze ininfluenti, dato che:

a)          ai sensi del medesimo art. 12 “decorsi i termini, la mancata rimozione degli impianti si configura come installazione non autorizzata e come tale soggetta alle sanzioni previste all’art. 17 della Legge” (L.R. n. 30/2000: N.d.R.);

b)         un impianto “mobile” deve essere soggetto a particolare cautele e/o prescrizioni (e non solo sotto l’ aspetto “edilizio”), dato che la “mobilità” è in grado di incidere su numerosi aspetti (direzione di puntamento, diagrammi angolari di irradiazione, etc..), che necessitano di imprescindibile valutazioni preventive da parte dell’ Amministrazione.

Sulla sospensiva

Per il “fumus” si rinvia ai motivi in precedenza dedotti che ne dimostrano la effettiva fondatezza.

Per il “danno grave e irreparabile”, sarà sufficiente rilevare che la nuova SRB va a “sommarsi” ad altra SRB (della TIM) già collocata (e NON valutata!) nelle immediate vicinanze dell’ immobile di proprietà di alcuni dei ricorrenti.

Se si coniugano tali aspetti con le evidenti carenze istruttorie dell’ intero procedimento è evidente come ne risulti fortemente compromesso quel fondamentale principio di “precauzione” che sia la Legislazione nazionale che quella comunitaria impongono di rispettare in fattispecie come quelle in esame. Si consideri che il diritto che i ricorrenti fanno valere è si il diritto ad un corretto uso del territorio (diritto riconosciuto e garantito dallo stesso art. 24 della L.R. n. 31/2002 secondo il criterio della “vicinitas”), ma anche e soprattutto il diritto alla salute e ad abitare in un ambiente salubre, diritto riconosciuto e sancito dall’ art. 32 della Costituzione, a cui l’ Ordinamento deve assicurare prioritaria protezione.

P.Q.M.

Voglia l’On. Tribunale adito:

1) In sede cautelare: sospendere l’ efficacia del provvedimento impugnato, anche al fine di consentire al Comune di dettare i termini entro i quali la struttura “mobile” possa essere rimossa.

2) Nel merito: annullare i provvedimenti impugnati siccome illegittimi per i motivi anzidetti.

3)         Dichiarare vinte le spese di lite.

DICHIARAZIONE SUL VALORE DEL PROCEDIMENTO

Ai sensi dell’art 9, co. 1, punto 5 della L. 28.12.2001 n. 488 si dichiara che il valore del procedimento azionato con il presente ricorso, determinato ai sensi degli artt. 10 e ss. c.p.c. è indeterminabile e si colloca pertanto nello scaglione d) di cui all’allegato 2 della medesima legge; la suestesa dichiarazione resa ai sensi della citata normativa ed i relativi allegati costituiscono parte integrante del medesimo ricorso.

Si depositano i n. 12 documenti indicati.

Bologna,  08 gennaio 2003

 

(avv. Federico Gualandi)                              (avv. Francesca Minotti)

*   *   *

RELAZIONE DI NOTIFICA

Ad istanza dei ricorrenti come sopra rappresentati e domiciliati, io sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso la Corte d’Appello di Bologna ho notificato il presente atto in copia che certifico conforme all’originale:

1.             al COMUNE DI RAVENNA in persona del Sindaco in carica, nella sede legale in Ravenna (48100 Ra), Palazzo Municipale, ivi consegnando detta copia a mezzo del servizio postale (posta celere)

 

 

 

2.             alla ERICSONN TELECOMUNICAZIONI Spa, in persona del legale rappresentante in carica, nella sede in Roma via Anagnina n. 203, ivi consegnando detta copia a mezzo del servizio postale (posta celere)

 

3.             alla ERICSONN TELECOMUNICAZIONI Spa, in persona del legale rappresentante in carica, nella sede operativa in Casalecchio di Reno (BO) via E. Cristoni n. 82, ivi consegnando detta copia a mezzo del servizio postale (posta celere)

 

4.             alla WIND TELECOMUNICAZIONI Spa, in persona del legale rappresentante in carica, nella sede in Roma, via Giulio Cesare Viola n. 48 ivi consegnando detta copia a mezzo del servizio postale (posta celere)

 

 



[1] TAR Emilia – Romagna, sez. Parma (Rel. Di Benedetto), 20.11.2003, n. 658. In senso conforme, Cons. di Stato, sez. VI, 22.10.2002 n. 4388 (ord.).

[2] TAR Emilia – Romagna, sez. Parma, 21.05.2003, n. 279.