Avete letto bene la sentenza del Tribunale di Modena?
E' rivoluzionaria e non certo per la questione del deprezzamento delle case
inquinate da elettrosmog.
Due le cose STRAORDINARIE:
1) il giudice giudica positiva la Legge Regione Emilia-Romagna che fissa
LIMITI PIU' BASSI (0,2 ; 0,5 microtesla) dei limiti fissati dallo Stato. E
NON CONTESTA tale potere delle Regioni !!!!
2) il giudica condanna Enel a SPOSTARE L'ELETTRODOTTO e comunque di non
provocare nella casa in questione < UN CAMPO MAGNETICO DI VALORE PARI O
SUPERIORE A 0,2 microtesla > !!!!
La sentenza di Modena si è basata sul lavoro di alcuni consulenti tecnici.
SAPETE I LORO NOMI ?
Questa la parte finale della sentenza che vi reinvio,

Beatrice Bardelli
Coordinamento Comitati toscani contro l'elettrosmog
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Il Tribunale, definitivamente pronunciando
ordina alla società Enel S.p.a. di spostare altrove la condotta elettrica
che sovrasta la proprietà di Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini, in
Formigine (MO), fraz. Corlo, via Battezzate, e comunque di fare in modo che
essa non provochi nella predetta proprietà un campo magnetico del valore
pari o superiore a 0,2 microtesla e un livello massimo di esposizione a
valori superiori a 1.4 (T;
dichiara obbligata e condanna la società Enel S.p.a. al risarcimento dei
danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti nei confronti di
Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini, danni tutti da liquidarsi in
separato giudizio;
dichiara obbligata e condanna la società Enel S.p.a. a rifondere a
Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini le spese processuali che liquida
nella complessiva somma di euro 8364;. 8.091,41, di cui euro 8364;. 691,74
per spese, euro 8364;. 3.826,98 per competenze, euro 8364;. 2.900,00 per
onorari ed euro 8364;. 672,69 per spese generali, oltre IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Modena, il 5/5/04. Consegnato per il deposito in
Cancelleria il
Il Giudice

(Dr. G. Pagliani)

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Da: Studio Legale Lais - Avv. Magnani
studio.lais@fastwebnet.it>
Oggetto: [forum-elettrosmog] sentenza del Tribunale di Modena in tema di
elettrosmog
Data: lunedì 4 ottobre 2004 23.26
la sentenza la può trovare qui:

http://www.lexambiente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1044
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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI MODENA
SEZIONE PRIMA

Il Giudice istruttore dott. Giuseppe Pagliani, in funzione di giudice
unico,
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile n. 303/2000 R. G.

promossa da

Zini Lorenza
Zini Giorgio
Panini Olga
- Attori -

rappresentati e difesi dall'Avv. A. Giunta del Foro di Modena

CONTRO
Enel Distribuzione S.p.a.

- Convenuto -

rappresentato e difeso dagli Avv. G. De Vergottini, C. Caturani e Luigi
Carbone del Foro di Bologna;

in punto a: immissioni.


All'udienza del 12/2/04 la causa è stata assegnata a decisione, con
termine fino al 10/4/04 per il deposito di comparse conclusionali e fino
al 30/4/04 per il deposito di repliche, sulle conclusioni precisate dalle
parti nel modo seguente:
per parte attrice:
"- in via principale: accertare e dichiarare che i cavi della linea
elettrica sovrastanti l'abitazione dei sigg.ri Zini generano un campo
elettromagnetico eccedente la normale tollerabilità in relazione alla
natura dei luoghi, alle persone e/o cose ivi dimoranti, e
conseguentemente
condannare la società ENEL S.p.A., in persona del legale rappresentante
pro tempore, a cessare dette immissioni, disponendo che la condotta elettrica
che sovrasta l'abitazione degli attori, venga trasferita altrove a spese
e cura della convenuta; conseguentemente disporre a carico della convenuta
ed a sua cura e spesa l'adozione degli accorgimenti tecnici ritenuti idonei
al caso di specie per evitare l'esposizione al campo elettromagnetico degli
attori e della loro famiglia, sussistendo una intollerabilità ai valori
generati da detto elettrodotto;
- in ogni caso: condannare altresì la società convenuta, nella persona
del legale rappresentante pro tempore, al risarcimento di tutti i danni
patrimoniali e non patrimoniali compreso il deprezzamento economico della
limitrofa proprietà degli attori nella misura da quantificarsi in un
separato giudizio;
- in subordine: nella denegata ipotesi, in cui dette onde
elettromagnetiche siano ritenute entro la normale tollerabilità, o
comunque tollerabili, in relazione alle esigenze della produzione e sempre
comunque nel rispetto del diritto primario ed assoluto alla salute, dire tenuta e
condannare l'ENEL S.p.A., nella persona del legale rappresentante pro
tempore, a liquidare agli attori un equo indennizzo per il deprezzamento
conseguente subito dall'intera proprietà Zini, e/o per l'aggravio di
servitù di elettrodotto da quantificarsi in un separato giudizio.
- Con vittoria di spese, competenze e onorari.";

per parte convenuta:
"conclude per il rigetto delle domande attrici e in subordine per la
cessazione della materia del contendere a seguito del nuovo assetto
normativo in essere come illustrato all'udienza del 30.9.03".

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
I. Con atto di citazione in data 28.12.1999, notificato il 30.12.1999,
Lorenza Zini, Giorgio Zini, Olga Panini convenivano in giudizio la
società ENEL SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, per sentire
condannare la società ENEL Spa, in persona del legale rappresentante pro
tempore, a cessare immissioni elettromagnetiche intollerabili, disponendo
che la condotta elettrica che sovrasta l'abitazione degli attori venisse
trasferita altrove a spese e cura dell'ente convenuto, nonché sentire
condannare lo stesso ente convenuto al risarcimento di tutti i danni
patrimoniali e non patrimoniali, compreso il deprezzamento economico
della limitrofa proprietà degli attori; ovvero, in subordine, sentire
condannare l'ENEL SPA, a corrispondere agli attori un equo indennizzo per il
deprezzamento conseguente subito dall'intera proprietà e per l'aggravio
di servitù di elettrodotto.
II. Con comparsa ritualmente depositata, in data 15.03.2000 si
costituiva in giudizio la ENEL SPA, la quale chiedeva la reiezione delle domande
proposte dagli attori.
In data 13.10.2001 veniva introdotto dagli attori, in corso di causa,
procedimento d'urgenza ai sensi dell'art. 700 c.p.c. stante il protrarsi
dei disturbi fisici lamentati dall'attrice Zini Lorenza, che si erano
ulteriormente aggravati con conseguente interruzione della gravidanza.
La società ENEL SPA si costitutiva con memoria difensiva con la quale
chiedeva di respingere il ricorso perché infondato in fatto e in diritto,
non ricorrendo nel caso di specie requisiti richiesti dall'art. 700 c.p.
All'esito della comparizione delle parti, con ordinanza in data 24/1/02
il Giudice istruttore rigettava il ricorso cautelare sulla base delle
considerazioni contenute nel provvedimento che di seguito si riporta per
esteso.
(omissis)
osservato che:
per quanto concerne la tutela della salute, non sussiste l'apparente
fondatezza, anche a seguito della delibazione necessariamente sommaria
della presente cognizione cautelare, della pretesa da farsi valere nel
successivo giudizio, in quanto:
- nessuna prova é stata fornita in ordine alla violazione di regole
preventive e tecniche nella costruzione degli impianti, tale da
comportare pericolo di emissioni imprevedibililmente diverse da quelle per le quali
sono state effettuate misurazioni;
- il danno temuto si può, dunque, ragionevolmente fondare soltanto
sulla nocività in sé e per sé, ed a prescindere dalla loro entità, dei campi
magnetici prodotti dall'elettrodotto in funzione, in zona prossima agli impianti;
- la valutazione della nocività alla salute dei soggetti residenti
nelle vicinanze degli impianti richiede l'apprezzamento della possibilità di
lesione del diritto di salute dei predetti, in considerazione della
nocività della vicinanza costante ai campi magnetici prodotti da impianti
elettrici, ben nota sia al legislatore nazionale ed internazionale che
alla giurisprudenza, ma ciò non é conseguenza automatica della semplice
situazione di contiguità spaziale con qualunque campo magnetico,
dovendosene valutare le caratteristiche, ed a tal fine sono fissati i
noti limiti normativi;
- risultano nel caso di specie rispettati i limiti imposti dalla
normativa di settore (D.P.C.M. 23/4/92, 100 microtesla), come si ricava
sia dalla relazione Arpa del 1998 che dalle misurazioni effettuate dal
consulente di parte ricorrente; viceversa risultano superati i limiti,
grandemente inferiori, fissati dalla normativa regionale relativa ai
valori previsti per la realizzazione di nuovi impianti elettrici in luoghi
destinati a permanenza prolungata di persone (Legge Regione Emilia Romagna
n. 30/2000 e deliberazione della Giunta Regionale 20/2/01, n. 197: 0,2
microtesla), che appunto individua come valore di cautela quello di 0,5
microtesla e come obiettivo di qualità da raggiungere quello di 0,2
microtesla;
- è vero che i limiti imposti dalla normativa statale di settore non
possono essere ritenuti esaustivi della tutela della salute e non è
precluso l'intervento giudiziario ove l'effetto nocivo per la salute
risulti provato anche per valori diversi da quelli normativamente
previsti;
- tuttavia, in assenza di superamento dei limiti normativi, la dedotta
nocività deve essere oggetto di effettivo accertamento, dovendo il
giudizio di pericolosità dell'esposizione essere fondato, quanto meno, su una
situazione di probabilità od apprezzabile possibilità sul piano causale,
se non altro per la necessità di determinare il grado di normale
tollerabilità e la soglia di intollerabilità dell'immissione elettromagnetica;
- d'altra parte, anche in sede penale, in assenza di prova certa
circa l'effettiva nocività, si esclude la configurabilità del reato di cui
all'art. 674 c.p.;
- in caso, poi, di rilevante discrepanza tra i limiti posti da due
diverse normative (a prescindere dalla loro diversa collocazione sul
piano delle fonti del diritto), di epoche diverse e con oggetto e finalità
diverse, assume particolare rilievo l'accertamento concreto della
nocività dell'esposizione, posto che il livello di assoluta cautela, tale cioè da
escludere ogni effetto rilevante per l'organismo e quindi la salute
umana, è nozione diversa dal livello di non nocività per l'organismo stesso,
come dimostrato dalla stessa rilevante differenza di soglia di rilevanza tra
le due normative, per cui, ai fini della determinazione della normale
tollerabilità di cui al dettato normativo, non può prescindersi da
un'indagine attendibile sul nesso causale rispetto all'evento temuto, in
relazione ai due valori così diversi;
- nel caso di specie, non risultando superati i limiti normativi
statali, e mancando un effettivo accertamento della pericolosità nel caso
concreto, deve ritenersi allo stato insussistente (salvo sempre la possibilità di
rigorosa prova contraria) il pregiudizio temuto, per la ragionevole
innocuità della collocazione e dell'esercizio degli impianti (che, non
essendo di nuova costruzione, non rientrano nella previsione della
normativa regionale);
- dunque, pur non essendo affatto escluso che a diversa conclusione
possa giungersi nell'ambito del processo di merito, all'esito di
approfondimenti da esperirsi propriamente nell'indicata sede, il procedimento urgente
introdotto ai sensi dell'art. 700 C.p.c. non è, quindi, ammissibile in
quanto, a prescindere dalla sussistenza di altri requisiti (come un
pregiudizio imminente ed irreparabile), non sussiste il requisito
dell'apprezzabile fondatezza della pretesa di cui é richiesta tutela
cautelare (cosiddetto "fumus boni juris"), ed il ricorso non può, quindi,
trovare accoglimento per insussistenza di un presupposto essenziale;
(omissis).

Pertanto, nella sede cautelare in corso di causa è stata negata tutela
per l'assenza di prova circa l'effettiva nocività delle immissioni,
prova per l'acquisizione della quale era necessario compiere la lunga e
complessa istruttoria che è stata svolta nel corso del giudizio di merito.
Avverso la suddetta ordinanza veniva proposto in data 15/02/2002
reclamo ai sensi dell'art. 669 terdecies c.p.c., poi rigettato dal Collegio in
data 27/02/2002 per mancanza di prova in merito al requisito del fumus boni iuris.

III. La causa veniva istruita mediante acquisizione della
documentazione prodotta ed espletamento di consulenza tecnica d'ufficio.
All'udienza del 12/2/04 venivano, quindi, precisate le conclusioni
sopra trascritte, con i termini indicati in epigrafe per il deposito di
conclusionali e memorie di replica.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. In estrema sintesi, parte attrice lamenta che dall'elettrodotto
posizionato sopra la propria abitazione provengono immissioni
elettromagnetiche nocive; ha, quindi, chiesto l'emissione dei
provvedimenti necessari per la cessazione delle immissioni stesse o quantomeno per la
loro riduzione entro i limiti della tollerabilità; inoltre, ha chiesto il
risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, da
liquidarsi in separato giudizio; ha, pertanto, richiamato le norme di cui
agli artt. 844 e 2043 e segg. C.c..

2. La giurisprudenza di merito ha affrontato da lungo tempo la materia
delle immissioni nocive per la salute e vi sono state numerose pronunce
pretorili e di Tribunale che hanno concesso, ad esempio, l'inibitoria di
immissioni ai sensi dell'art. 700 C.p.c., a tutela del diritto alla
salute dei proprietari o dei titolari di un diritto di godimento su fondi
contigui a fonti di immissioni ai sensi dell'art. 844 C.p.c. (cfr. Pret. Monza
15/6/76; Pret. Vigevano 6/4/78 e 22/3/85; Pret. Thiene 13/10/84, Pret.
Verona 29/6/84, Pret. Castrovillari 16/2/91; Pret. Milano, 18/2/93, in:
Arch. locazioni 1994, 391).
Già in queste pronunce era presente il riconoscimento di un'autonoma
azione inibitoria a tutela del diritto alla salute inteso quale diritto
della personalità fondato sull'art. 32 Cost. e, quindi, l'esperibilità
dell'azione inibitoria come rimedio preventivo generale a tutela di tutti i
diritti assoluti. Anche la Corte di cassazione è giunta da tempo al
riconoscimento del diritto alla salute come diritto tutelabile in via
immediata ad iniziativa degli interessati ed autonomamente (cfr. Cass.
9/3/79, n. 1463; 6/10/79, n. 5172; 30/7/84, n. 4523; 11/2/85, n. 1130)
prima che la Corte costituzionale con la sentenza n. 184 del 14/7/86
tracciasse le linee maestre dell'inquadramento costituzionale della
materia, e successivamente l'indirizzo non è più stato abbandonato. La
giurisprudenza si è particolarmente sviluppata in riferimento alle
immissioni sonore, per le quali si sono raggiunti già da tempo alcuni
risultati più o meno unanimemente riconosciuti ed utilizzati dal diritto
vivente.
Diverso è stato il percorso giurisprudenziale di tutela delle
immissioni elettromagnetiche, per le incertezze scientifiche della materia di
specie.

3. Tuttavia, la giurisprudenza ha raggiunto alcune acquisizioni comuni
all'intero campo della tutela dalle immissioni nocive. In particolare, è
stato osservato che il bene salute deve ritenersi comprensivo non solo
dell'incolumità fisica ma anche del benessere psichico dell'individuo e
di tutto ciò che vale a costituire la "qualità" stessa della vita, intesa
come esaustiva realizzazione della persona umana nella totalità e globalità
delle sue manifestazioni e dei suoi valori.
Inoltre, l'evoluzione delle conoscenze scientifiche consente il continuo
aggiornamento dell'ambito di operatività dell'art. 844 C.c., che,
pertanto, oggi non va riferito esclusivamente alle immissioni immediatamente
avvertibili su un piano "organolettico", con i cinque sensi dell'essere
umano, ma comprende anche quelle immissioni che, seppur non percepibili
come sopra indicato, ma scientificamente note e strumentalmente
rilevabili, sono idonee comunque, anche solo in prospettiva (purché reale, e non solo
putativa), in termini di semplice rischio e non già di vulnus, ad
influire in modo lesivo sull'organismo umano (cfr., ad es., Trib. Como, 30/11/01,
in: Giur. mer. '02, 1270). Ad esempio, non potrebbe disconoscersi la
potenzialità nociva di un'esposizione rilevante ad emissioni di elementi
radioattivi, seppur percepibili soltanto in via strumentale, essendo
questo fenomeno ormai entrato, in certa misura, nell'ambito del comune
patrimonio di conoscenze; per altre categorie di immission
i occorre, ovviamente, un ausilio scientifico. In termini giuridici,
comunque, quanto sopra si traduce nel rilievo che le immissioni di onde
elettromagnetiche rientrano nel campo di applicabilità dell'art. 844 C.c.
in quanto il concetto di "simili propagazioni" non può essere ristretto
alle sole immissioni immediatamente avvertibili dall'essere umano con i
cinque sensi.

4. Le immissioni intollerabili di onde (siano esse sonore o d'altra
natura) portano all'attenzione il fenomeno immissivo non già per le
lesioni organiche che possano, in ipotesi, provocare immediatamente
nell'organismo umano, ma proprio per la capacità di talune immissioni di alterare
l'equilibrio della persona, intesa come tale nella sua interezza e nella
complessità delle dinamiche proprie di un organismo biologico, cioè come
soggetto teso a realizzare, come d'ordinario, le sue funzioni psichiche,
ed ad espletare le attività rispondenti all'esercizio delle sue qualità
soggettive e sociali, fino ad apprestare tutela anche alla lesione di
beni come la serenità personale dell'individuo, ossia all'alterazione del
benessere psico-fisico, dei normali ritmi di vita che si riflettono sulla
tranquillità personale del soggetto danneggiato.
Le immissioni intollerabili di onde, inoltre, pongono il problema degli
effetti a lunga scadenza (o latenza) per l'organismo umano, e portano in
primo piano la rilevanza della distinzione tra "integrità fisica
dell'individuo" ed una nozione più estesa del bene "salute", comprendente
il benessere psichico, la qualità della vita, anche di relazione, ed i
valori della persona, beni la cui lesione può integrare danno illecito,
ed alla sua salute, anche in assenza di lesioni immediatamente
obiettivabili.
Come già rilevato, qui viene in rilievo una nozione di danno biologico
che prescinde dalla effettiva sussistenza di menomazioni organiche
dell'integrità psicofisica della persona umana e riguarda, invece, la
compromissione della salute nel lato senso sopra indicato; in sintesi,
comprensivo di tutte le potenzialità dell'integrità psicofisica, del
normale esercizio, cioè, delle qualità del soggetto, tanto che
l'intollerabilità delle immissioni che abbiano un effetto accertato
sull'organismo umano nei sensi sopra indicati, non può che considerarsi
una fattispecie produttiva del danno alla salute.

5. Occorre, quindi, verificare la ricorrenza nel caso di specie dei
requisiti indispensabili per l'accoglimento della domanda.
Quanto al pericolo di danno alla salute occorre, anzitutto, esaminare
il concetto di "normale tollerabilità" dell'immissione.
La Corte di cassazione in alcune occasioni (cfr. ad es. Cass. II,
6/1/78,  n. 38) ha affermato che la valutazione della normale tollerabilità va
fatta secondo indici oggettivi.
Ove poi, come nel caso di specie, l'entità delle immissioni muti
nell'arco della giornata, la valutazione andrà condotta con riferimento
sia agli effetti complessivi dell'esposizione, in relazione alla durata della
stessa, che in riferimento alle potenzialità lesive dei valori massimi di
intensità, per quanto di breve durata.
Ciò posto, deve, quindi, stabilirsi se può fondatamente ritenersi che
l'immissione in questione sia intollerabile, ad a tal fine occorre
individuare un limite oltre il quale l'immissione assume tale
connotazione.

6. Nel far ciò va, in primo luogo, ribadito il criterio ermeneutico e
di giudizio ormai consolidato in giurisprudenza (si veda in particolare la
giurisprudenza penale in tema di inquinamenti, in particolare idrici, e
quella civile in tema di immissioni sonore) secondo cui l'emanazione di
standards normativi (nella specie, cfr. il D.P.C.M. 23/4/02, 100
microtesla, e D.P.C.M. 8/7/03, 10 microtesla come soglia di attenzione)
pone un limite di "accettabilità" dell'immissione che deve indubbiamente
essere tenuto presente nella valutazione concreta della tollerabilità
delle immissioni agli effetti dell'art. 844 C.c., ma che l'atto normativo, in
tal caso, non può precludere una valutazione in concreto di intollerabilità,
atteso anche che l'integrità della persona ed il bene primario della
salute non possono essere valutati in termini esclusivamente fisici e
materialmente constatabili in modo universale e differenziato. D'altra
parte un diritto primario della personalità non può, comunque, essere inciso

negativamente da una disposizione normativa secondaria,
d'ordine regolamentare; inoltre, nel caso di specie, detta normativa
persegue finalità di carattere pubblico ed opera nei rapporti fra i
privati e la Pubblica amministrazione, essendo destinata a fissare <<i limiti di
esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, le
tecniche di misurazione e rilevamento dell'inquinamento elettromagnetico e i
parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti>>
(cfr. art. 4, 2° c., lett. A) della L. n° 36/01), e perciò le
disposizioni in essa contenute né escludono l'applicabilità dell'art. 844 C.c. nei
rapporti tra i privati proprietari di fondi vicini, né limitano la
portata degli artt. 2043 e segg. C.c..
In particolare, si ritiene che anche i limiti previsti dal D.P.C.M.
D.P.C.M. 8/7/03 non possano modificare il quadro giuridico di cui agli
artt. 844 C.c. e 2043 C.c., direttamente riconducibili all'art. 32 Cost.,
per cui il superamento della soglia di intollerabilità è da accertarsi in
concreto ad opera del giudice, in relazione ad un determinato effetto
immissivo. Pertanto, non determinano nemmeno alcuna cessazione della
materia del contendere, come sostenuto da parte convenuta.
L'orientamento espresso, peraltro, è, come già accennato, conforme ad
un consolidato orientamento in materia di inquinamento idrico, per il quale
è stato a suo tempo chiarito che l'osservanza dei limiti di cui alle
normative pubblicistiche di tutela delle acque non vale ad escludere, di
per sé, il giudizio circa l'intollerabilità ed illiceità della immissioni
inquinanti (Cass. S.U. 18/7/86, n. 4633; per la materia della
tollerabilità delle immissioni rumorose nei rapporti tra privati si veda, ad es., Cass.
III, 3/2/99, n. 915 e Cass. II, 18/7/01, n. 5697).

7. Premesso quanto sopra, la giurisprudenza di merito e di legittimità
non hanno ancora individuato in modo definitivo un limite obiettivo oltre
il quale ritenere eccedenti la normale tollerabilità le immissioni
elettromagnetiche; un precedente di merito particolarmente pertinente al
caso di specie è, comunque, quello del Tribunale di Como, citato dalle
parti, secondo cui le immissioni di onde elettromagnetiche prodotte da un
elettrodotto sono intollerabili ai sensi dell'art. 844 c.c. quando
superano il parametro di 0,3 - 0,4 microtesla di campo magnetico (Trib. Como, 30
novembre 2001 e 22 gennaio 2002, in: Riv. giur. ambiente 2002, 576 e in:
Giur. merito 2002, 1270), sicché la rilevazione di campi elettromagnetici
originati da elettrodotti di intensità superiori a quelle indicate
(precisamente, 0,3 microtesla), giustifica l'intervento dell'autorità
giudiziaria ai sensi dell'art. 844 C.c., volto ad ordinare le misure
tecnicamente idonee per la riconduzione del rischio a livelli di normalità.
Detta pronuncia integra certamente un utile punto di confronto e di
riferimento. La questione, comunque, è stata oggetto di specifico
approfondimento da parte dei consulenti tecnici nominati, che hanno rimesso
al Giudice istruttore un elaborato di solide basi scientifiche, di grandi
rigore logico ed obiettività, e di indubbio spessore tecnico, con il
complessivo risultato di fornire un ausilio scientifico che merita piena
adesione ed affidamento, non superato dalle controdeduzioni tecniche di
parte. Significativa, come si vedrà, è la conclusione a cui si perviene
quanto alla soglia di pericolosità in microtesla, sostanzialmente omogenea
a quella indicata nel precedente del Tribunale di Como sopra menzionato.
Ai consulenti era stato posto il seguente quesito:
<<Accertino i consulenti tecnici, esaminati gli atti ed i documenti di
causa, effettuati i rilievi che ritengano necessari ed opportuni,
esperite tutte le indagini necessarie anche presso pubblici uffici eseguito
sopralluogo se necessario e posta in essere ogni altra attività di
indagine ritenuta utile, tenuto conto degli standards normativi vigenti:
1. se, tenuto conto della distanza tra l'elettrodotto in oggetto e le
abitazioni degli attori, il livello di esposizione a campo elettromagnetico
generato dal passaggio di energia sia capace di creare pregiudizio alla
salute degli stessi, specificando, per quanto possibile, in che misura e
in relazione a quali conseguenze;
2. se del caso, illustrino e specifichino le differenze di pericolo per
la salute in relazione all'età delle persone, distinguendo tra adulti e
bambini e, in particolare, la fase prenatale;
3. se il predetto livello di esposizione a campo elettromagnetico abbia
avuto, in considerazione anche della durata ed intensità della
esposizione, efficacia causale in relazione agli episodi abortivi relativi alla
persona dell'attrice Lorenza Zini;
4. in caso di accertamento di pericolo per la salute, quali siano le
precauzioni e gli interventi idonei ad eliminare, al di là di ogni
ragionevole dubbio in considerazione delle attuali conoscenze, i rischi
per la salute in riferimento al tipo di impianto in oggetto.>>

8. La consulenza si compone, anzitutto, di un'ampia parte introduttiva
che, pur costituendo un riassunto delle conoscenze scientifiche attuali
in materia in campo internazionale, consiste in un'ampia disamina della
letteratura specialistica, considerato che il numero di lavori pubblicati
sull'argomento è "largamente superiore al migliaio". La consulenza,
anzitutto, dà doverosamente e consapevolmente atto dell'assenza, allo
stato attuale delle conoscenze, di conclusioni indiscutibili nella presente
materia nell'ambito scientifico, rilevando che: <<allo stato attuale
delle conoscenze esistono ancora dei significativi margini di incertezza
riguardo alla capacità dei campi elettrici, magnetici o elettromagnetici di
indurre effetti avversi nell'uomo (intesi come alterazioni significative dello
stato di salute) in seguito ad esposizioni croniche ai bassi livelli di
campo (ovvero quelli a cui in normali situazioni è esposta la popolazione
generale ed anche, nella sua grande maggioranza, la
popolazione lavorativa; Gobba et al, 2000; 2000b), anche se
l'orientamento attuale prevalente è quello favorevole ad una maggiore
cautela, in quanto stanno progressivamente prendendo consistenza le
indicazioni su alcuni possibili effetti>>. Quindi, procede, con metodo
assolutamente condivisibile, a: <<...riportare le conclusioni di recenti
rassegne della letteratura scientifica condotte da autorevoli gruppi di
esperti quali lo Standing Committee on Epidemiology dell'ICNIRP (ICNIRP,
2001) o l'Advisory Group on Non-ionising Radiation del National
Radiological Protection Board britannico, coordinato da Richard Doll (NRPB,
2001a), ed alcuni studi epidemiologici pubblicati successivamente alla
stesura di tali testi; vengono inoltre riportate le posizioni ufficiali
recentemente assunte da alcune e prestigiose istituzioni, quale la
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).>>.
Dapprima la consulenza esamina gli effetti cancerogeni su adulti e
bambini, confermando, in sintesi, la classificazione (della IARC)
dell'esposizione a campi magnetici ELF come "possibile cancerogeno", con
effetti accertati, in particolare, per la popolazione infantile per
quanto riguarda una specifica forma tumorale, ovvero la leucemia infantile.
Secondo la consulenza i dati epidemiologici permettono anche di
ipotizzare che tale rischio non sia genericamente insito nella
esposizione ambientale, indipendentemente dal livello di campo, ma sia
sostanzialmente limitato alla popolazione infantile con esposizioni maggiori di 0.3-0.4
µT (corrispondente ad una quota relativamente limitata della popolazione
generale, inferiore all'1%).
Inoltre, sempre in base ai dati epidemiologici, è anche possibile
stimare la entità presumibile del rischio di sviluppare leucemia infantile
connesso con la esposizione a livelli di campo magnetico superiori a 0.4 µT: il
Rischio Relativo associato a tale esposizione è di 2 (Intervallo di
Confidenza 1.24-3.13), pertanto si può concludere che un bimbo che vive
in un ambiente tale da indurre livelli ponderati di campo superiori a 0.4 µT
ha un rischio doppio di leucemia infantile rispetto ad un bambino che
vive in un ambiente caratterizzato da una esposizione inferiore (ovvero la
grande maggioranza della popolazione nel nostro Paese).
Quindi, la consulenza esamina gli effetti sulla gravidanza, con
specifico riferimento alle relazioni fra esposizione in gravidanza a campi
magnetici e aborto spontaneo, rilevando che alcuni lavori scientifici <<corroborano
l'ipotesi di una relazione fra campo magnetico ELF e rischio di aborto
spontaneo, e più in particolare tra il massimo valore del campo magnetico
nelle 24 ore ed il rischio, mentre indeboliscono l'ipotesi di una
relazione col valore medio del campo.>>, e che, quindi, pur non essendo ancora
possibile formulare un vero e proprio giudizio in termini di nesso
causale tra esposizione a campi magnetici ELF ed abortività, << tuttavia i dati
certamente rafforzano l'ipotesi di una possibile relazione, e
giustificano la necessità di una adeguata attenzione a questo problema>>.
Su questo punto occorre precisare che, quando la consulenza afferma
che non si può ancora formulare un giudizio in termini di nesso di causalità,
significa che non è stata affermata la certezza scientifica del nesso
causale, come effetto indiscutibilmente acclarato, secondo una
successione fattuale invariabile. In termini di causalità giuridica, peraltro, com'è
noto, il concetto a cui fare riferimento non è la causalità scientifica
ma la causalità logica, che tiene conto anche della possibilità, e di un
apprezzabile grado di possibilità, e degli altri elementi del
convincimento.
Successivamente, la consulenza esamina gli effetti
neurocomportamentali, le patologie neurodegenerative e le patologie psichiatriche. Questa parte
dell'elaborato è particolarmente interessante ai fini sopra menzionati ai
punti 3. e 4., in quanto vi si segnala che <<l'esposizione a campi
elettromagnetici di intensità compatibile con quelli generati da linee ed
installazioni elettriche è stata messa in relazione con la comparsa di
diversi effetti a livello neurocomportamentale>> in diversi studi; cioè,
in altri termini, che i campi ELF possono essere percepiti dall'uomo anche
al di fuori di una esperienza sensoriale classica, e che, pur non essendovi
conclusioni definitive su questi effetti, l'insieme di fenomeni oggetto
di approfondimento è, di per sé, significativo: si va dai sintomi depressivi
alla cefalea, da alterazioni neurocomportamentali e psichiatrici a
problemi di memoria, da un'incidenza su alcune patologie neurovegetative
(principalmente Sclerosi Laterale Amiotrofica e malattia di Alzheimer) ad

un'accresciuta frequenza di suicidi. Viene poi
fornita una significativa tabella dei disturbi lamentati dalle persone
che riferiscono "ipersensibilità ai campi elettromagnetici" (e che riguardano
principalmente i sistemi nervoso e cardiovascolare e l'apparato cutaneo),
che viene qui riportata.

TABELLA 1 (da Gobba 2002)
DESCRIZIONE DELLE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA
"IPERSENSIBILITA' AI CAMPI ELETTROMAGNETICI"

* CASI SONO STATI SEGNALATI IN NUMEROSI PAESI EUROPEI, INCLUSA
L'ITALIA, NEGLI STATI UNITI ED IN ALCUNI PAESI ASIATICI;
* I SINTOMI VENGONO RIFERITI ALLA VICINANZA CON LINEE ELETTRICHE, VARIE
APPARECCHIATURE ELETTRICHE, APPARATI PER LE TRASMISSIONI, ECC.;
 * NON SEMBRA AVERE PARTICOLARI PREDILEZIONI DI ETA'; PIU' SPESSO SONO
INTERESSATE PERSONE DI SESSO FEMMINILE, CON GRADO DI ISTRUZIONE
MEDIO-ALTA, E CON UNA BUONA ATTENZIONE ALLE PROPRIE CONDIZIONI DI SALUTE;
* I SINTOMI LAMENTATI PIU' DI FREQUENTE RISULTANO ESSERE:
1. ASTENIA ANCHE INTENSA, APATIA, DIFFICOLTÀ NELL'ELABORAZIONE DEL
PENSIERO;
2. DISTURBI DEL SONNO O DEL RITMO SONNO-VEGLIA;
3. ASTENIA MUSCOLARE, SPECIE ALLE GAMBE;
4. DISESTESIE DI VARIO TIPO, TALVOLTA NON BEN DEFINIBILI, SPECIE ALLE ESTREMITÀ;
5. MIALGIE AGLI ARTI;
6. DOLORE NON LOCALIZZATO OPPURE CONTEMPORANEAMENTE PRESENTE IN VARIE
LOCALIZZAZIONI, DI TIPO PUNTORIO OPPURE GRAVATIVO, O BRUCIORE, O NON BEN
DEFINITO;
7. DISTURBI CUTANEI TIPO ERITEMA, TENSIONE CUTANEA, PRURITO, SENSAZIONE
DI CALORE O BRUCIORE; TALVOLTA (MOLTO RARAMENTE) ANCHE PAPULE O PUSTOLE;
8. IRRITABILITÀ, PERDITA DELLA MEMORIA, ANSIETÀ, INSTABILITÀ DELL'UMORE;
9. NAUSEA,
10. TACHICARDIA O PALPITAZIONI;
11. CEFALEA, VERTIGINI;
12. ALTERAZIONI DELLA TERMOREGOLAZIONE, SPESSO CON SUDORAZIONI PROFUSE;
13. VARI ALTRI.

* IL TIPO DI SINTOMI LAMENTATI, LA FREQUENZA E LA INTENSITÀ SONO MOLTO
VARIABILI DA CASO A CASO;
* NELLO STESSO CASO L'INTENSITÀ DEI SINTOMI PUÒ VARIARE NEL TEMPO;
 * IN UNA PROPORZIONE VARIABILE, MA SIGNIFICATIVA, DI CASI ESISTE UN
PEGGIORAMENTO NEL TEMPO;
* IN UN CERTO NUMERO DI CASI, IN UN SECONDO MOMENTO E' STATO POSSIBILE
DIMOSTRARE LA PRESENZA DI ALTRE PATOLOGIE MEDICHE IN GRADO DI SPIEGARE I
SINTOMI;

9. La consulenza si compone, poi, di una seconda parte nella quale
viene esaminato il caso di specie. A tal fine va ricordato, anzitutto, che
livelli di campo elettrico e magnetico a 50 Hz all'interno e nel giardino
circostante l'abitazione della Famiglia Zini, posta in Via Battezzate a
Corlo di Formigine (MO), sono stati oggetto di misurazione una prima
volta da parte dell'ARPA dell'Emilia Romagna, Sezione Provinciale di Modena, il
19/02/1998, ed una seconda volta da parte di una società privata
(Contatto s.n.c. di Sassuolo, Mo), che ha effettuato una serie di rilievi nel
Maggio 2001. Inoltre, al fine di acquisire ulteriori e più dettagliati dati
sulla esposizione a campo magnetico nell'abitazione della Fam. Zini e nel
giardino circostante, i consulenti hanno richiesto all'ENEL il carico
medio ed il range del carico della linea Rubiera-Ponte Fossa nel periodo di
interesse (1997-2002). I dati acquisiti sono stati allegati alla
relazione.
Le misurazioni sono state effettuate, quindi, con diverse metodologie,
in più occasioni ed in diverse ore della giornata, nonché in diverse zone
della proprietà oggetto di causa, e cioè sia in casa (primo piano, presso
la parte divisoria tra gli appartamenti dei Sigg. Zini Lorenza e Giorgio,
e piano terra, nella camera da letto Sig.ra Zini Lorenza) che all'esterno
della casa (sui terrazzi ad il giardino).
Secondo i consulenti, dall'esame comparato di tutti questi dati, <<in
ogni caso è degno di rilievo il fatto che in ambedue le misurazioni il
campo magnetico è risultato da circa 0.5 µT in su in tutte le misurazioni
effettuate ed in tutti i punti campionati>>. In ragione di ciò la
consulenza rileva che <<possono essere stimati i livelli massimi di
campo magnetico ELF presumibilmente presenti nell'abitazione della Famiglia
Zini e nel terreno circostante, nel periodo preso in esame:
1.6 - 2.2 µT circa nel giardino.
1.3 - 1.7 µT circa nella camera da letto della Sig.ra Zini.>>.
Di seguito, la consulenza prosegue con le seguenti considerazioni:
<<Preme osservare come, tenendo in considerazione la variabilità del
carico della linea nel corso dell'anno, questi valori siano nel complesso ben
compatibili con quelli massimali di 1.1 µT, effettivamente misurati da
Contatto s.n.c. nella rilevazione protratta effettuata nella Camera del
bambino.
In ragione della sostanziale compatibilità dei risultati riportati
nelle relazioni, non si è ritenuto che ulteriori misurazioni potessero
apportare a significative variazioni dei dati, e non si è pertanto ritenuto
necessario procedere ad ulteriori rilevazioni.
Sembra anche importante far rilevare come, nelle condizioni di
esposizione peggiore (I piano, terrazzo Sig. Giorgio Zini) i livelli
massimi stimabili siano da 2.7 a 3.5 µT circa.>>.
Questi dati portano la consulenza ad affermare quanto segue: <<Le
misurazioni effettuate sia dall'ARPA che da Contatto s.n.c. dimostrano
livelli di esposizione a campo magnetico ELF molto vicine o superiori a
0.5 µT in tutte le posizioni campionate. E' pertanto da ritenersi che, almeno
durante il giorno, le persone che vivono nell'abitazione in esame abbiano
una esposizione intorno o superiori a tale valore.
I valori massimi di campo magnetico ELF nelle medesime posizioni
possono essere stimati da 1.3 a 3.5 µT circa, in funzione della posizione.>>

10. La consulenza prosegue con l'esame della situazione medica
dell'attrice Zini Lorenza, soggetta a pregressa poliabortività spontanea.
I passaggi significativi, all'esito di un'ampia disamina della
documentazione
medica, degli esiti della visita e delle altre risultanze sulla salute
dell'attrice, sono i seguenti:
anzitutto è accertata l'assenza di fattori in grado di impedire in modo
assoluto il corretto svolgimento di una gravidanza;
<<pertanto, anche nel caso fosse stata dimostrata la eventuale presenza
di un ipotetico fattore noto in grado di correlarsi con un aumentato
rischio di poliabortività, tale fattore non sarebbe stato in grado, da
solo, di impedire il corretto svolgimento di una gravidanza a termine. Il
ruolo giocato da tale ipotetico fattore non sarebbe, pertanto, causale ma
eventualmente solo di concausa>>;
<<per quanto riguarda il possibile ruolo svolto dalla esposizione al
campo elettrico e magnetico indotto dall'elettrodotto, va osservato che
le rilevazioni condotte dimostrano, almeno per il campo magnetico, livelli
massimi di esposizione nell'abitazione della Sig.ra Zini sono stimabili
in 1.6 - 2.2 µT circa nel giardino e 1.3 - 1.7 µT circa nella camera da
letto al I piano. (omissis) Per livelli massimi di campo magnetico analoghi a
quelli rilevati nell'abitazione della Sig.ra Lorenza Zini, in due
recentissimi studi epidemiologici ben condotti (Li et al, 2002; Lee et
al, 2002) è stato osservato un significativo aumento del rischio di aborto
(RR: 1.8, Li et al, 2002; O.R.: 1.4, Lee et al. 2002).
Va inoltre aggiunto che, almeno in uno dei due studi (Lee et al, 2002),
è stato dimostrato che il rischio relativo era più elevato fra le donne che
avevano avuto ripetute perdite fetali o ridotta fertilità. Una eventuale
poliabortività pre-esistente, pertanto, sembrerebbe costituire una
condizione di maggiore "suscettibilità" nei confronti dell'effetto
avverso sulla gravidanza dovuto al campo magnetico indotto dalla corrente
elettrica>>;
<<infine, non può neppure essere ignorato possibile ruolo negativo sul
corretto svolgimento della gravidanza dovuto allo stress (Neugebauer et
al, 1996, O'Hare and Creed 1995; Wasser, 1999; Wergeland and Strand 1998)
indotto nella Sig.ra Zini dalla preoccupazione correlata alla presenza
dell'elettrodotto. Una misurazione del livello attuale di stress nella
Sig.ra Zini non è certamente in grado di fornire una stima attendibile
dello stress presente nel 1997 e nel 2000 (cioè nei periodi durante i
quali la Sig.ra Zini ha presentato gli episodi abortivi), però la presenza di
una situazione stressante connessa con la preoccupazione dovuta alla presenza
dell'elettrodotto è desumibile da quanto riferito in corso di visita,
così come risulta dall'Anamnesi Patologica Remota.
Sulla base delle considerazionj precedenti è pertanto evidente che, se
da un lato non si può dimostrare oltre ogni dubbio il ruolo causale svolto
dalla presenza dell'elettrodotto sovrastante l'abitazione della Sig.ra
Zini nella patogenesi degli episodi abortivi della Sig.ra Zini stessa, d'altra
parte esistono certamente le condizioni perché tale elettrodotto possa
aver giocato un significativo ruolo avverso sulla normale conduzione della
gravidanza. Per converso, non vi sono, invece, dimostrazioni certe di
altre cause>>.
In breve, dunque, in base ai dati riferiti dalla consulenza, si può
stimare l'entità del rischio di aborto spontaneo in funzione della
esposizione massima a campo magnetico ELF: per valori massimi di campo
compresi tra 1.4 e 2.3 µT l'O.R. è di 1.4, mentre diventa 1.9 per valori
massimi tra 2.3 e 3.5 µT, e 2.3 per valori superiori a 3.5 µT.

11. A conclusione del loro lavoro i consulenti formulano le seguenti
risposte ai quesiti.
Al primo quesito:
I livelli di campo magnetico ELF documentati nell'abitazione della
famiglia Zini e nel terreno circostante sono compatibili con un aumento
del rischio di leucemia infantile. E' molto difficile fornire una stima della
misura del rischio di leucemia infantile connesso con tale esposizione
ma, sulla base dei risultati di un recenti studio epidemiologico che
rielabora i dati di una serie di precedenti studi caratterizzati da un'elevata
qualità e condotti in vari paesi, il Rischio Relativo sarebbe di 2
(limiti di confidenza 1.24 - 3.13) in corrispondenza di livelli di esposizione
superiori a 0.4 (T, ovvero di livelli anche inferiori a quelli
documentati dalle misurazioni condotte nell'abitazione della Famiglia Zini.
Inoltre, anche per l'aborto spontaneo esistono indicazioni
epidemiologiche di un aumento di rischio in relazione ad esposizioni
elevate a campi magnetici ELF, anche se il grado di certezza è da
considerarsi certamente inferiore rispetto alla leucemia infantile. In
funzione dei livelli massimi di campo magnetico stimabili nell'abitazione
della Famiglia Zini e nel terreno circostante, sulla base dei dati dello
studio di Lee et al (2002) l'aumento del rischio di aborto, espresso come
Odds Ratio, sarebbe presumibilmente compreso tra 1.4 e 1.9.
Non sembrano invece esistere, attualmente, sufficienti evidenze per
quanto riguarda un aumento di rischio di altre patologie.>>
Al secondo quesito.
<<La risposta a questo quesito è già compresa in quella al quesito
precedente, e non pare possibile aggiungere ulteriori dettagli.>>
Al terzo quesito.
<<Sebbene esistano indubbiamente dei dati epidemiologici che supportano
un sospetto di aumento del rischio di aborto in relazione alla
esposizione
a campi magnetici ELF, e sebbene per livelli massimi di esposizione
analoghi a quelli stimabili nell'abitazione della Famiglia Zini e nel
giardino circostante l'aumento risulterebbe significativo in base ai dati
di recenti studi epidemiologici, è molto difficile, e discutibile, una
estrapolazione di dati epidemiologici sul singolo individuo. Tuttavia,
pur non potendo essere dimostrato, un ruolo causale o concausale del campo
elettrico e/o magnetico nella patogenesi della poliabortività è
plausibile, specialmente tenendo conto che:
il livello di esposizione massima stimato era tra quelli per i quali un
aumento del rischio è stato segnalato;
in base ad alcune indicazioni epidemiologiche, una eventuale
poliabortività pre-esistente sembrerebbe costituire una condizione di
maggiore "suscettibilità" nei confronti del possibile effetto avverso
sulla gravidanza dovuto al campo magnetico indotto dalla corrente elettrica;
la esposizione della Sig.ra Zini è avvenuta durante tutti gli episodi
di gravidanza conclusi con l'aborto, e si è protratta per tutto il periodo
dal concepimento fino all'evento abortivo;
non può essere completamente ignorato un possibile ruolo giocato dalla
situazione stressante connessa con la presenza dell'elettrodotto;
non vi sono evidenze, nella Sig.ra Zini, di altri fattori di rischio
noti per episodi di abortività.>>.
Al quarto quesito.
<<Al fine di eliminare, al di là di ogni ragionevole dubbio in
considerazione delle attuali conoscenze, i rischi per la salute in
riferimento al tipo di impianto in oggetto, sarebbe necessario ridurre la
esposizione ponderata a campo magnetico ELF a livelli certamente
inferiori a 0.2-0.4 (T, e il livello massimo di esposizione a valori certamente
inferiori a 1.4 (T circa.
Anche al fine di tenere conto di eventuali condizioni di
ipersuscettibilità individuale, il limite di esposizione andrebbe fissato
al livello più basso possibile rispetto a quello che si è dimostrato in
grado di indurre effetti avversi.
Tale riduzione della esposizione può essere ottenuta con misure
tecniche di vario tipo quali, ad esempio, un allontanamento dei cavi, ovvero una
riduzione del carico della linea. Peraltro una puntuale presentazione e
discussione delle misure attuabili esula dalle competenze dei CTU.>>.

12. Alla luce delle circostanze e considerazioni che precedono, la
situazione concreta oggetto del presente giudizio è apprezzabile in tutta
la sua obiettiva evidenza e la sua indiscutibile gravità.
L'esposizione a campi magnetici documentati nell'abitazione degli
attori e nel terreno circostante è compatibile con un aumento del rischio di
leucemia infantile, giacché sono molto vicine o superiori a 0.5 µT,
laddove un'esposizione a 0.4 µT comporta un raddoppio del rischio di leucemia
infantile, ciò che, normalmente, si riscontra solo nell'uno per cento
della popolazione infantile.
Nel caso di specie, l'attrice ha due bambini, per i quali, pertanto, la
permanenza nell'abitazione oggetto di causa li espone al rischio
indicato.
L'esposizione a campi magnetici documentati nell'abitazione degli
attori e nel terreno circostante è, inoltre, compatibile con un aumento del
rischio di aborto, da configurarsi come concausa di ulteriori fattori predisponesti.
Nel caso di specie l'attrice Zini Lorenza è stata soggetta a ripetuti
episodi abortivi, iniziati in concomitanza con l'insediamento
nell'abitazione posta sotto l'elettrodotto. Il giudizio di efficacia
concausale specifica è, poi, formulabile, nel caso di specie, sulla base
anche di ulteriori elementi di convincimento, e precisamente i seguenti
dati obiettivi:
le due gravidanze portate a termine sono state condotte dall'attrice
allontandosi dall'abitazione in questione e recandosi presso la madre;
la consulenza non ha riscontrato nella Sig.ra Zini altri fattori di
rischio noti per episodi di abortività;
il livello di esposizione massima stimato era tra quelli per i quali un
aumento del rischio è stato segnalato;
la esposizione della Sig.ra Zini è avvenuta durante tutti gli episodi
di gravidanza conclusi con l'aborto, e si è protratta per tutto il periodo
dal concepimento fino all'evento abortivo.
Il giudizio è suffragato, altresì, da due considerazioni ricavabili
dalla consulenza, secondo cui una poliabortività pre-esistente costituisce, di
per sé, una condizione a sua volta predisponente aumentando la
suscettibilità nei confronti del possibile effetto avverso sulla
gravidanza dovuto al campo magnetico indotto dalla corrente elettrica, e la stessa
consapevolezza della situazione, e della presenza dell'elettrodotto,
integra una situazione stressante, anch'essa di per sé incidente sul
rischio di interruzione della gravidanza.
Alla stregua delle esposte considerazioni è, quindi, possibile
ipotizzare seriamente la sussistenza di un nesso causale tra gli episodi abortivi
lamentati dalla convenuta e l'esposizione ai campi magnetici documentati.
Più in generale, può affermarsi che in base alle risultanze di causa,
nel caso di campi elettromagnetici, secondo la migliore scienza ed
esperienza del momento storico, un danno alla salute sia conseguenza
certa o altamente probabile del superamento della soglia di 0,4 microtesla.
Inoltre, le immissioni di onde elettromagnetiche prodotte da un
elettrodotto sono da ritenere nocive per la salute (e, quindi,
intollerabili ai sensi dell'art. 844 C.c.) quando superano il parametro
di 0,2 microtesla di campo magnetico (dato che a 0,4 (T inizia la fascia di
danno), e il livello massimo di esposizione il parametro di 1,4 (T, per i
rischi che comportano per la salute umana, con particolare riferimento a
bambini ed adulti in gravidanza.
Conforta le esposte conclusioni la circostanza che almeno la normativa
regionale in materia di elettrodotti sia adeguata alle posizioni
scientifiche più recenti. Infatti la legge della Regione Emilia Romagna
n. 30 del 31/10/2000 prescrive, per gli impianti di nuova costruzione, il
rispetto del valore di 0,2 µT nei luoghi a permanenza prolungata di
persone. E' vero che la normativa non è direttamente applicabile, per
l'esposta ragione, al caso di specie, ma l'indicazione di un simile
obiettivo di qualità (conforme in sostanza a quelli scandinavi) è dotata
di indiscutibile efficacia sul piano logico, in quanto è evidente che la
soglia indicata in base alla normativa più evoluta per gli impianti di
nuova costruzione è enormemente inferiore a quella statale, ed è compresa
nei limiti stabiliti dalla consulenza tecnica d'ufficio nel presente
giudizio; mentre è, altresì, evidente che l'organismo umano non
distingue, nel subirne gli effetti, tra elettrodotto di nuova costruzione o
preesistente.

13. Considerata, dunque, la natura delle attività descritte, e
l'origine delle immissioni provenienti dall'elettrodotto; considerata, altresì, la
destinazione ad abitazione degli immobili di parte attrice, e le
condizioni personali degli stessi residenti, nonché considerata la natura degli
effetti delle immissioni descritti, in particolare, nella espletata
consulenza tecnica d'ufficio e consistenti nella causazione di un campo
magnetico da circa 0.5 microtesla in su, per tutto l'arco della giornata,
e con punte comprese tra 1.3 e 2.2 microtesla, a seconda dei luoghi; la
natura e la consistenza delle emissioni nel caso in esame appare
rilevante e senza dubbio al di sopra dei limiti della normale tollerabilità.
Nel caso di specie, poi, più che di intollerabilità (che rimanda ad un
criterio di contemperamento di interessi fondiari proprio dell'art. 844
C.c.), si deve parlare di nocività, e si deve inquadrare la fattispecie
nelle immissioni nocive per la salute, cioè quelle integranti lesione o
rischio obiettivo per il diritto soggettivo assoluto di salute. In
proposito, infatti, occorre distinguere le azioni inibitorie propriamente
fondate sull'art. 844 C.c., sullo schema dell'azione negatoria di natura
reale a tutela della proprietà, e l'azione a tutela del diritto assoluto
di salute, ai sensi degli artt. 2043-2058 C.c.; a rigore si tratta di due
azioni ontologicamente distinte (oltre che cumulabili), perché nella
seconda nessun contemperamento è consentito per il rischio di pregiudizio
di diritti assoluti della persona, con il risultato che le immissioni
nocive per la salute debbono essere eliminate tout court.
La Corte di cassazione fa rientrare l'azione del proprietario del
fondo danneggiato per conseguire l'eliminazione delle cause di immissioni tra
le azioni negatorie, di natura reale, a tutela della proprietà; comunque, in
presenza di immissioni nocive per la salute, perviene al medesimo
risultato, di accertare in via definitiva l'illegittimità delle
immissioni e di ottenere il compimento delle modifiche strutturali del bene
indispensabili per farle cessare, salvo pur sempre il cumulo con l'azione
per la responsabilità aquiliana prevista dall'art. 2043 C.c., nonché con
la domanda di risarcimento del danno in forma specifica ai sensi dell'art.
2058 C.c. (Cass. S.U. 15/10/98, n. 10186).
Nel caso concreto, come si è visto, occorre tutelare il diritto di
salute degli attori come organismi adulti e, specificamente, la capacità
di procreare dell'attrice Lorenza Zini, intesa come capacità di portare
validamente a termine una gravidanza, in quanto le sue attuali condizioni
personali le consentono di esplicare ancora questa facoltà; ed occorre
altresì tutelare il diritto di salute degli attori sotto il duplice
profilo della salute dei due bambini facenti parte della famiglia (esposti al
rischio specifico di raddoppio di leucemia infantile) e, in senso più
ampio, sotto il profilo della serenità personale e familiare degli
attori, turbata non solo a livello fisico (in caso di sviluppo di patologie) ma
anche a livello psicologico, dagli effetti stressanti, per gli attori,
della accertata esposizione a rischio dei bambini stessi.
Il caso di specie, quindi, impone di ordinare una forma di utilizzo
dell'impianto, ovvero l'adozione di misure tecnicamente idonee, per
raggiungere l'obiettivo concreto di ricondurre il rischio a livelli di
normalità, cioè, in sostanza, per l'eliminazione del rischio.

14. Verificata la fondatezza delle domande di parte attrice, resta da
stabilire quale contenuto debba avere il provvedimento di cui la punto
13..
Al fine di realizzare gli effetti inibitori necessari nel caso di
specie, si ritiene opportuno inibire al convenuto di provocare nella proprietà
degli attori un campo magnetico del valore pari o superiore a 0,2
microtesla; questo è l'obiettivo finale; le modalità concrete con le
quali il convenuto dovrà provvedere a realizzare detto obiettivo, sono in
astratto molteplici, in quanto il convenuto potrà provvedere a
disattivare la linea sostituendola completamente, ovvero potrà procedere ad
interrarla per una porzione idonea al predetto scopo, ovvero ancora ad apporre
idonee schermature (fattispecie che, peraltro, appare poco verosimile e
praticabile, sotto profili sia tecnici che urbanistici), ovvero pure
potrà procedere ad innalzare i piloni in modo da alzare complessivamente il
tratto di linea (e la campata) in misura tale da ottenere il predetto
scopo; altri accorgimenti appaiono forse possibili ed utili, da
individuarsi da parte del convenuto destinatario dell'ordine di
inibitoria (come anche - ipotesi forse non conveniente sul piano commerciale -
utilizzare la linea con minore intensità, tale cioè da non indurre un
campo magnetico nocivo); fermo restando che, in sede di esecuzione del predente
provvedimento, in caso di inottemperanza o di ottemperanza inidonea o
elusiva da parte del convenuto, potrà essere adottata la misura estrema
dell'inibizione all'esercizio della linea nella zona in questione, e il
servizio all'utenza dovrà essere garantito altrimenti. In ogni caso la
modalità richiesta da parte attrice appare adeguata e va accolta, anche
se suscettibile di realizzazione tecnica con modalità alternative nei
termini sopra espressi, purché idonei.
Ai predetti fini e con le sopra espresse precisazioni, nel dispositivo
si ritiene sufficiente ed idonea l'inibizione di qualunque attività (con
particolare riferimento alla conduzione di elettrodotto) che provochi
nell'intera proprietà degli attori un campo magnetico del valore pari o
superiore a 0,2 microtesla e il livello massimo di esposizione a valori
superiori a 1.4 (T, mediante spostamento altrove della linea attualmente
in essere.

15. Quanto ai profili risarcitori, per la ricorrenza della lesione
della salute, deve anzitutto premettersi che nel caso di specie è accertato che
diritto alla salute non è solo minacciato ma è stato leso in occasione
degli episodi abortivi.
Nel caso concreto la fattispecie può essere inquadrata nella
responsabilità del custode per i danni cagionati da cose in custodia,
stabilita dall'art. 2051 C.c., che prevede un sistema di responsabilità
presuntivo, in cui la esclusione di responsabilità discende dalla prova
del caso fortuito.
Detta responsabilità viene ricollegata, in giurisprudenza, ai danni
intrinseci al dinamismo connaturale alla cosa medesima o prodottisi per
l'insorgenza in questa di un processo dannoso ancorché provocato da
agenti esterni (Cass. civ., sez. III, 26 febbraio 1994, n. 1947); detta norma,
pertanto, non richiede necessariamente che la cosa sia suscettibile di
produrre danni per sua natura, cioè per suo intrinseco potere, in quanto
anche in relazione alle cose prive di un dinamismo proprio sussiste il
dovere di custodia e controllo, allorquando il fortuito ed il fatto
dell'uomo possono prevedibilmente intervenire, come causa esclusiva o
come concausa, nel processo obiettivo di produzione dell'evento dannoso,
eccitando lo sviluppo di un agente, di un elemento o di un carattere che
conferiscono alla cosa l'idoneità al nocumento (Cass. 9/6/83, n° 3971;
Cass. 23/10/90, n° 10277; Cass. III, 26/5/93, n° 5925, in tema di
infiltrazioni di acqua), e la cosa, per guasto od altre cause
accidentali, sfugge al controllo del custode; la presunzione di responsabilità che
vi é connessa può, inoltre, essere vinta solo dalla prova del caso fortuito,
evento che non si sia potuto prevedibilmente evitare e che sia stato da
solo la causa dell'evento dannoso.
Viceversa, ai fini dell'accertamento della responsabilità, per il
danneggiato è sufficiente fornire la prova di una relazione tra la cosa
in custodia e l'evento dannoso, nonché dell'esistenza di un effettivo potere
fisico su di essa da parte del custode, sul quale incombe il dovere di
vigilare onde evitare che produca danni a terzi (cfr., tra le varie,
Cass.
II, 22/2/99, n. 1477 in tema di infiltrazioni d'acqua).

16. In ordine alla nozione di caso fortuito, inoltre, va rilevato che
esso viene per costante e conforme giurisprudenza inteso nel senso più
ampio, comprensivo del fatto del terzo e della colpa del danneggiato
(Cass. 22/5/82, n° 3134; Cass. n° 10277/90, cit.; Cass. III, 3/12/02, n. 17152;
Cass. II, 22/7/02, n. 10686); dunque, mentre incombe al danneggiato
l'onere di provare gli elementi sui quali si basa la responsabilità presunta
iuris tantum del custode, quest'ultimo, ai fini della prova liberatoria, ha
l'onere di indicare e provare la causa del danno estranea alla sua sfera
di azione (caso fortuito, fatto del terzo, colpa del danneggiato, dotati di
impulso causale autonomo: cfr. Cass. 20/1/81, n° 481), rimanendo a suo
carico la causa ignota (Cass. 14/3/83, n° 1897; Cass. civ., 25/11/88, n°
6340; Cass. S.L., 16/9/98, n. 9247).
Dunque, l'art. 2051 c.c. non esonera il danneggiato dall'onere di
provare il nesso causale fra cosa in custodia e danno, ma tale prova si esaurisce
nella dimostrazione che l'evento si è prodotto come conseguenza normale
della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta od assunta
dalla cosa - considerata nella sua globalità e non nelle singole parti
specificamente pericolose - senza doversi provare anche l'esclusione, nel
concreto determinismo dell'evento, di impulsi causali autonomi ed
estranei alla sfera di controllo propria del custode e, quindi, per lui
inevitabili
(Cass. II, 22/7/87, n. 6407; Cass. III, 6/8/97, n. 7276; Cass. III,
13/2/02, n. 2075).

17. Nel caso di specie, i presupposti della responsabilità in capo al
convenuto sono positivamente sostenibili. Il piano della riconducibilità
causale è già stato esaminato al punto 12.: da quanto ivi espresso,
discende, infatti, che nella presente vicenda é ipotizzabile il nesso
causale tra la cosa oggetto di conservazione e conduzione (attività che,
se pure non comporta un controllo costante ed effettivo, non esime da
responsabilità nel caso di immissioni verso la proprietà altrui, se non
viene fornita idonea prova liberatoria) ed è, pertanto, nel caso di
specie indiscutibile la necessaria e sufficiente "riconducibilità del danno alla
cosa".
Tuttavia, non era questa la sede per fornire, da parte convenuta, la
prova liberatoria dalla responsabilità ai sensi dell'art. 2051 C.c.
(incentrata sul caso fortuito e l'intervento esclusivo di estranei nella
determinazione degli effetti della cosa). Peraltro, la conduzione della
linea elettrica è sempre rimasta, in modo indiscusso, in capo al
convenuto.
D'altra parte la giurisprudenza recente ha focalizzato i termini
precisi degli schemi applicativi della norma in questione, ribadendo che <<la
responsabilità per i danni cagionati da una cosa in custodia ex art. 2051
c.c. si fonda non su un comportamento od un'attività del custode, ma su
una relazione intercorrente tra questi e la cosa dannosa e, poiché il limite
della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore, il caso
fortuito, che attiene non ad un comportamento del responsabile ma alle
modalità di causazione del danno, si deve ritenere che, in tema di
ripartizione dell'onere della prova, all'attore compete provare
l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l'evento lesivo, mentre il
convenuto, per liberarsi, dovrà provare l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua
sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale e, cioè, un
fattore esterno (che può essere anche il fatto di un terzo o dello stesso
danneggiato) che presenti i caratteri del fortuito e,
quindi, dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità>> (Cass. III, 20/7/02,
n. 10641); questo in quanto, appunto, poiché la responsabilità per danni
cagionati da cose in custodia ha natura oggettiva, <<tanto la condotta
del custode relativa all'inosservanza di prescrizioni di sicurezza, quanto la
condotta colposa del danneggiato, vanno considerate esclusivamente ai
fini della sussistenza del nesso causale e della ricorrenza del fortuito>>
(Cass. III, 15/1/03, n. 472). Dunque, perché detta responsabilità
oggettiva possa configurarsi in concreto, <<è sufficiente che sussista il nesso
causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi la
condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza; il
nesso di causalità deve essere escluso quando il danno sia ascrivibile al
caso fortuito>> (Cass. n. 472/03, cit.).

18. Quanto, in particolare, alla prova liberatoria, all'obbligo di
custodia viene conferita consistente pregnanza anche in riferimento alla
vigilanza su beni che per le caratteristiche di estensione e modalità di
uso possono comportare difficoltà concrete di vigilanza e custodia: in
proposito, peraltro, occorre distinguere la nota vicenda
giurisprudenziale
relativa al c.d. trabocchetto nelle strade pubbliche, le quali sono,
effettivamente, oggetto di una utilizzazione generale e diretta da parte
di terzi (vicenda in cui, peraltro, si perviene ugualmente ad affermare la
responsabilità del gestore della strada a determinate condizioni), da
fattispecie ad essa non propriamente assimilabili, come la gestione di
linee elettriche ad alta tensione, nelle quali l'impianto, per quanto di
vasta estensione, è, in realtà, nell'esclusiva disponibilità e sotto
l'esclusivo controllo del custode: infatti, ad esempio, in passato in
un'occasione si è affermata la responsabilità dell'Enel per danni cag
ionati in conseguenza della caduta di un fulmine su di un trefolo e
sulla fune di guardia di una linea elettrica ad alta tensione, osservando che
si trattava di oggetti in uso esclusivo dell'ente per la gestione della
linea (Cass. III, 15/1/96, n. 265).
Nel caso di specie, peraltro, si assume che il danno non derivi
dall'intervento di un elemento esterno alla cosa o alla sua custodia, ma
dalla capacità intrinsecamente dannose della cosa, ove gestita in
concreto in maniera da indurre un campo magnetico della portata sopra indicata.
In questo modo non si afferma che l'esercizio di elettrodotto sia
attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 C.c., in quanto in base allo
stato delle conoscenze al momento dell'introduzione del giudizio questa
affermazione non era consentita (anche se, in caso di definitiva conferma
delle conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio nell'ambito
scientifico, si dovrebbe probabilmente affermare la natura di attività
pericolosa per la gestione di un impianto capace di indurre un campo
magnetico superiore a 0,2 microtesla), ma si applica la norma di cui
all'art. 2051 C.c., che appunto disciplina la gestione delle cose solo
eventualmente pericolose.
Infine, nel caso di specie non può neppure parlarsi di una palese e
certa esclusione, totale o parziale, della responsabilità del custode per
effetto della condotta dello stesso danneggiato, sotto il profilo della
volontaria esposizione a rischio: tutta la condotta antecedente al
giudizio ed anche la stessa iniziativa processuale, sia in sede cautelare che di
merito, denota proprio l'evidente intenzione di sottrarsi agli effetti
dei campi magnetici temuti. Né può essere ritenuta condotta colposa quella di
avere acquistato l'immobile e di avervi instaurato la propria abitazione
ad elettrodotto già installato: detta condotta costituisce esclusivamente
esercizio di legittime facoltà di esplicazione dell'autonomia privata e
del diritto di proprietà e, se da un lato è palese che essa non può subire
simili limitazioni, d'altro lato non può nemmeno essere oggetto di
valutazione negativa ai sensi dell'art. 1227 C.c., in quanto ciò
costituirebbe una reintroduzione surrettizia di un criterio
di contemperamento degli interessi contrapposti, simile a quello di cui
all'art. 844 C.c., in una fattispecie nella quale, come sopra già
stabilito al punto 9., non è consentito alcun bilanciamento, per la minaccia a
diritti assoluti della persona.

19. Sul fatto che il procurato aborto costituisca fatto in ipotesi
generatore - sotto un profilo oggettivo - di danno alla salute e di danno
non patrimoniale, oltre che - ove ricorrano i presupposti - di danno
morale subiettivo, non sussistono dubbi.
L'evento in questione non incide solo sulla sfera biologica della
persona umana, ma incide anche, deteriorandola, sulla stessa qualità della vita,
comportando per il soggetto alterazione del suo equilibrio psicofisico.
Ne consegue che il danno che ne deriva è suscettibile soltanto in parte di
essere valutato in termini economici e soltanto per equivalente; e che,
nel caso specifico, l'evento è di per sé nocivo alla salute per ciò che
comporta l'interruzione della gravidanza, ed è lesivo nei confronti della
salute psichica, come menomazione dell'aspettativa di maternità
(soprattutto ove determinatosi in misura superiore al rischio - peraltro
naturalmente esistente - di eventi spontanei); per l'accertamento della
lesione del diritto alla salute non è, quindi, necessaria alcuna
ulteriore prova del danno psicologico subito (che servirebbe, in ipotesi, solo a
dimostrare un ulteriore titolo di danno, ove a livello psichico si fosse
sovrapposta una patologizzazione nell'elaborazione dell'evento,

tale da determinare conseguenze fisiche obiettivabili; il che nel
caso di specie non è nemmeno allegato da parte attrice).
Quanto al danno non patrimoniale e non alla salute, secondo la
ricostruzione evoluta, espressa dalla giurisprudenza di legittimità del
2003 avallata dalla Corte costituzionale con sent. n. 233/2003, il danno
non patrimoniale va inteso come categoria ampia, all'interno della quale
il danno morale subiettivo va distinto dagli altri pregiudizi, diversi ed
ulteriori, che conseguono alla lesione di un interesse costituzionalmente
protetto della persona, anche indipendentemente dalla ricorrenza degli
estremi di reato (Cass. III, 31/5/03, nn. 8827 ed 8828).
Questo danno non patrimoniale conseguente alla ingiusta lesione di un
interesse costituzionalmente protetto inerente la persona non è soggetto,
ai fini della risarcibilità, al limite della riserva di legge correlata
all'art. 185 C.p. e non presuppone la qualifica di illecito come reato
(Cass. nn. 8827/03 e 8828/03 cit.).
In proposito, nello stesso 2003 si è anche chiarita anche la
risarcibilità del vero e proprio danno morale subiettivo, che spetta alla
vittima di un illecito quand'anche la colpa dell'offensore non sia stata
accertata in concreto, ma sia stata presunta in base ad una presunzione
legale (nella specie, art. 2051 c.c.); ciò in quanto il mancato positivo
accertamento della colpa dell'autore del danno non osta alla
risarcibilità del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. e 185 c.p., se essa
responsabilità, come nel caso di cui all'art. 2051 c.c., debba ritenersi
sussistente in base ad una presunzione di legge e se, ricorrendo la
colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato (Cass. III, 12/5/03, n. 7281).
Nell'ottica, dunque, di questa seconda lettura, costituzionalmente
orientata, degli artt. 2043 e 2059 C.c., nel caso di specie non
sussistono dubbi sulla possibilità di pervenire alla risarcibilità dell'illecita
lesione degli interessi non patrimoniali della persona, anche
nell'assenza degli estremi di reato, come nel caso di specie.
Tornando al danno patrimoniale, anche il richiesto danno per
deprezzamento economico della proprietà degli attori è in ipotesi
configurabile; si tratta di una fattispecie di danno patrimoniale
emergente per la diminuzione di valore dell'immobile che subisce le immissioni,
specificamente connessa alla menomazione delle possibilità di godimento
(Cass. sez. un., 10/12/84, n. 6476; sez. un., 16/7/83, n. 4889.

20. Tutti i menzionati aspetti risarcitori, peraltro, nella presente
sede si arrestano al livello di accertamento dei presupposti per una condanna
generica, per espressa richiesta di parte attrice, che ha chiesto fin
dall'atto introduttivo di procedere a liquidazione in separato giudizio
civile. Quindi non si versa nell'ipotesi di cui all'art. 278 C.p.c., in
cui occorre proseguire il giudizio con ordinanza, ma, sul punto, nella
presente sede va emanata una sentenza definitiva, di esclusivo accertamento e
condanna generica, restando impregiudicata, nella successiva sede
processuale, ogni ulteriore decisione.
In giurisprudenza si precisa, infatti, che la condanna generica al
risarcimento del danno postula, quale presupposto necessario e
sufficiente della pronuncia, l'accertamento di un fatto potenzialmente produttivo di
conseguenze dannose, restando impregiudicato quello, riservato al giudice
della liquidazione, dell'esistenza e dell'entità del danno, senza che ciò
comporti alcuna violazione del giudicato sull'"an debeatur". Tale
principio trova applicazione non solo nella ipotesi - specificamente prevista
dall'art. 278 c.p.c. - in cui, risultando accertata la sussistenza di un
diritto, ma essendo controversa la quantità della prestazione dovuta, il
giudice, su istanza di parte, si limiti a pronunciare, con sentenza, non
definitiva, la condanna generica alla prestazione, disponendo con
ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione; ma altresì nel caso in cui
l'attore proponga "ab origine" domanda limitata alla sola condanna
generica, riservando a separato giudizio la richiesta di
determinazione della prestazione dovuta (Cass. I, 22/11/2000, n. 15066).
L'affermazione, poi, che la pronuncia di condanna generica al
risarcimento del danno per fatto illecito integra un accertamento di
potenziale idoneità lesiva di quel fatto, e non anche l'accertamento del
fatto effettivo, la cui prova è riservata alla fase successiva, è
pacifica e consolidata in giurisprudenza (Cass. III, 18/6/03, n. 9709; III;
16/5/03, n. 7637); dunque, ai fini della condanna generica al risarcimento del
danno, sia essa oggetto di autonomo giudizio, ovvero di quello che
prosegue per la determinazione del quantum, è sufficiente l'esistenza potenziale
del danno - in base ad un accertamento anche di probabilità o di
verosimiglianza - che dovrà poi essere determinato, o anche escluso dal
giudice della liquidazione (Cass. s.l., 17/4/03, n. 6190). In ogni caso,
infatti, la condanna generica al risarcimento dei danni, sia essa oggetto
di autonomo giudizio, ovvero di quello che prosegue per la determinazione
del quantum, presuppone soltanto l'accertamento di un fatto potenzialmente

dannoso, mentre la prova dell'esistenza in concreto del danno,
della sua reale entità e del rapporto di causalità è riservata alla fase
successiva di determinazione e di liquidazione (Cass. III, 2/5/02, n. 6257).

21. Nei termini sopra espressi in motivazione, le domande di parte
attrice sono risultate fondate e vanno accolte.
Le spese del presente giudizio, ivi compresa la fase cautelare, seguono
la socccombenza e si liquidano come in dispositivo.
P. Q. M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando
ordina alla società Enel S.p.a. di spostare altrove la condotta
elettrica che sovrasta la proprietà di Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini,
in Formigine (MO), fraz. Corlo, via Battezzate, e comunque di fare in modo
che essa non provochi nella predetta proprietà un campo magnetico del valore
pari o superiore a 0,2 microtesla e un livello massimo di esposizione a
valori superiori a 1.4 (T;
dichiara obbligata e condanna la società Enel S.p.a. al risarcimento
dei danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti nei confronti di
Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini, danni tutti da liquidarsi in
separato giudizio;
dichiara obbligata e condanna la società Enel S.p.a. a rifondere a
Lorenza Zini, Giorgio Zini ed Olga Panini le spese processuali che
liquida nella complessiva somma di 8.091,41, di cui 691,74 per
spese, 3.826,98 per competenze,  2.900,00 per onorari
ed  672,69 per spese generali, oltre IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Modena, il 5/5/04. Consegnato per il deposito in
Cancelleria il

Il Giudice

(Dr. G. Pagliani)


Data: Mon, 4 Oct 2004
Da: <meletta@aconet.it>
Oggetto: [Fwd: sentenza del Tribunale di Modena in tema di elettrosmog]
Da: <cavalletti.carlo@tiscali.it>
Data: Lun, Ottobre 4, 2004
A: <meletta@aconet.it>

Il quotidiano economico-finanziario "ItaliaOggi" di sabato 2 ottobre
2004 con un articolo di Gianfranco Di Rago riporta un'importante
principio in tema di inquinamento elettromagnetico. L'articolo riporta
la notizia che la prima sezione civile del tribunale di Modena nella
sentenza n.1430 depositata lo scorso 6 settembre ha stabilito il
principio che un edificio vicino a una fonte di inquinamento
elettromagnetico subisce un deprezzamento del suo valore commerciale e
che tale perdita può essere risarcita giudizialmente come danno
patrimoniale. La cosa è da approfondire leggedo direttamente la
sentenza e le sue motivazioni. Qualcuno può procurarle?
Carlo Cavalletti
---------
[ForumAmbientalista]