N. Reg.Dec.
N. Reg.Ric.
Anno

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

"IN NOME DEL POPOLO ITALIANO"

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA PUGLIA

PRIMA SEZIONE DI LECCE
composto dai Magistrati:
Aldo Ravalli Presidente
Maria Ada Russo Componente
Renata Emma Ianigro Componente, rel./est.
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
sul ricorso n. 4588 del 2000 proposto da:
WIND Telecomunicazioni s.p.a., con sede legale in Roma, in persona
del procuratore speciale avv.M.Mancuso, rappresentata e difesa,
giusta mandato a margine del ricorso introduttivo, congiuntamente e
disgiuntamente, dagli avv.ti Giuseppe Sartorio ed Angelo Vantaggiato,
ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest'ultimo in
Lecce alla via Zanardelli n. 7;
RICORRENTE
CONTRO
COMUNE DI CEGLIE MESSAPICA, in persona del Sindaco p.t. rappresentato
e difeso dall'avv. Bruno Belli , giusta mandato in calce all'atto di
costituzione, ed elettivamente domiciliato in Lecce alla via
U.Foscolo n. 14 (c/o studio avv. P.Merola);
RESISTENTE
per l'annullamento
- della ordinanza n. 45 del 12.05.200 con cui il Sindaco del Comune
di Ceglie Messapica vietava, sul territorio
comunale,:"l'installazione di antenne, ripetitori o impianti di altro
genere di radiofonia, Tv, telecomunicazioni e telefonie che emettono
onde elettromagnetiche, radio o di altro genere che possano essere
nocive alla salute o che possano deturpare l'ambiente";
- della deliberazione del 26.07.2000 con cui il Consiglio Comunale di
Ceglie Messapica ha sospeso i procedimenti di rilascio di nuove
autorizzazioni all'installazione di impianti di telecomunicazione;
- della ordinanza n. 65 del 31.07.2000, parimenti non comunicata alla
ricorrente, ma richiamata nel provvedimento sub 1., con cui il
Sindaco ha sospeso il rilascio delle "eventuali nuove autorizzazioni
di collocazione o installazione di impianti emittenti onde
elettromagnetiche, in attesa della approvazione dei regolamenti in
materia";
- del provvedimento di diniego di rilascio della concessione edilizia
richiesta adottato il 10.08.2000 dal Sindaco;
- della deliberazione n. 24 del 25.07.2001 con cui il Commissario
Prefettizio del Comune ha approvato: "il Regolamento per
l'installazione, la modifica e l'adeguamento delle stazioni radio
base per telefonia cellulare e servizi similari nonché antenne
emittenti radiotelevisive";
- di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale;
nonché
per la condanna, previa provvisionale, al risarcimento del danno
ingiusto derivante alla ricorrente dagli atti impugnati, ai sensi del
combinato disposto degli artt. 33,34,35 d.lgs.80/98, e dell'art. 2043
c.c.;
Visto il ricorso ed il relativi allegati;
Vista le memorie depositate in atti;
Letti tutti gli atti di causa;
Relatore alla pubblica udienza del 6.02.2002 , la dott.ssa Renata
Emma Ianigro;
udito per il ricorrente l'Avv.G.Sartorio;
Ritenuto in fatto
Con ricorso n. 4588/00, la Wind telecomunicazioni s.p.a., in persona
del legale rappresentante p.t., premesso essere titolare di licenza
individuale per il servizio radiomobile pubblico di comunicazione
numerico DCS1800 sul territorio italiano, esponeva che, al fine di
realizzare – nei tempi prescritti dalla licenza- la relativa rete
telefonica per fornire agli utenti il servizio di pubblica utilità,
provvedeva a stipulare con Alcatel s.p.a., un accordo quadro
finalizzato alla fornitura e posa in opera, chiavi in mano, di una
rete di telefonia mobile. Ciò premesso precisava che, in forza degli
obblighi assunti, Alcatel ( dopo uno studio preliminare nel
territorio del Comune di Ceglie Messapica da cui emergeva la
necessità di realizzare almeno due postazioni di antenne) individuava
due siti e precisamente uno collocato sul lastrico solare di un
fabbricato sito in Via Marconi n. 70, e l'altro su un terreno sito in
contrada Moretto, distinto al n.c.t. fg.70.part.lla 757.
Proposta, in data 29.09.1999, istanza per il rilascio della
autorizzazione edilizia sul sito di via Marconi, ed ottenuto il
parere favorevole igienico-sanitario del Presidio Multizonale di
prevenzione dell'A.U.S.L. Br/1, comunicato al Comune il successivo
19.11.1999, il Dirigente dell'Ufficio tecnico, in data 5.02.2000,
comunicava che la C.E.C. aveva espresso parere contrario alla
realizzazione dell'impianto "in quanto trattasi di zona densamente
abitata e comunque l'opera di che trattasi è soggetta a concessione
edilizia e non ad autorizzazione". Proposto ricorso avverso il
predetto provvedimento iscritto al n. 991/2000 R.G., questo Tar
sez.I. , con ordinanza del 20.04.2000 n. 894, non appellata
dall'Amministrazione comunale, accoglieva la istanza cautelare e
sospendeva l'efficacia del diniego impugnato poiché non congruamente
motivato.
Successivamente, il Dirigente del Settore Ediliza, pur diffidato alla
emanazione di un nuovo provvedimento, adottava la ordinanza sindacale
n. 45 del 12.05.2000, mai comunicata alla ricorrente, con cui vietava
sine die la installazione sul territorio comunale di antenne,
ripetitori , o altri impianti di altro genere di telefonia, Tv,
telecomunicazioni e telefonie che emettono onde elettromagnetiche,
radio o di altro genere nocive alla salute o che possono deturpare
l'ambiente". Depositata in data 2.08.2000 la istanza di
autorizzazione per il secondo impianto da installarsi in contrada
Moretto, il Sindaco, con ordinanza n. 65 del 31.07.2000, in
esecuzione di una delibera C.C. adottata il 26.07.2000, disponeva la
sospensione di "eventuali nuove autorizzazioni di collocazione o
installazione di impianti emittenti onde elettromagnetiche , in
attesa dell'approvazione di regolamenti in materia". Con atto del
10.08.2000 il Comune di Ceglie Messapica, senza provvedere sulla
nuova istanza proposta da Alcatel, negava , per la seconda volta, la
concessione edilizia richiesta per la realizzazione della stazione
radio base in via Marconi n. 70 sulla base delle ordinanze sindacali
n.n. 45 e 56, della deliberazione C.C. del 26.07.2000, e della
assenza del parere ambientale di competenza regionale ex art. 2 bis
della legge n. 189/1997. Tale ultimo motivo di diniego è stato poi
superato dal sopravvenuto rilascio, da parte della Regione Puglia,
Assessorato all'Ambiente, Settore Ecologia, del parere favorevole di
compatibilità ambientale e sanitaria di entrambi gli impianti.
Avverso le ordinanze sindacali n.n. 45 e 65/2000 , la delibera C.C.
26.07.2000, ed il diniego di concessione edilizia del 10.08.2000,
venivano proposte , quali motivi di impugnazione, le seguenti censure:
1) Violazione di legge; Violazione dell'art. 21 comma 7 della legge
n. 1034/71, inottemperanza ed elusione di provvedimento
giurisdizionale, violazione dell'art. 2909 c.c.,
Il diniego formulato dal Comune di Ceglie Messapica, il 10.08.2000,
risulta palesemente elusivo della pronuncia cautelare con cui questo
Tar sospendeva il primo diniego alla originaria istanza di rilascio
di concessione edilizia formulata da Alcatel, ed è stato emanato al
solo fine di inibire alla Wind la realizzazione nel territorio di
Ceglie Messapica delle postazioni necessarie per garantire il segnale
telefonico;
2) Violazione di legge; Violazione e falsa applicazione della legge
n. 1902 /1952 mod. art. 4 l.n.1357/1995; violazione dell'art. 31
della l.n.1150/42; viol. Art. 4 l. n.10/77; viol. art. 51 l.n. 142/90
come mod. art. 6 l.127/97, incompetenza, eccesso di potere,
violazione del giusto procedimento, violazione del principio di
tipicità dell'atto amministrativo, sviamento di potere;
I provvedimenti impugnati, nell'imporre un generalizzato divieto di
installazione di impianti radio base sull'intero territorio comunale,
risultano adottati al di fuori dei casi tassativi previsti in cui la
legge n. 1902/52 ammette la sospensione di ogni determinazione sulle
domande di autorizzazione. La delibera n. 26/00, con cui si sospende
ogni determinazione sulle domande di autorizzazione per
l'installazione di stazioni radio base, è stata adottata dal
Consiglio Comunale al di fuori di ogni competenza in materia,
spettante per legge al capo dell'Ufficio tecnico Comunale. Gli atti
impugnati sono altresì illegittimi poiché non preceduti dal previo
parere C.E.C., e poiché comportanti una sospensione "sine die"delle
decisioni sulle istanze di concessione, in funzione della adozione di
strumenti urbanistici non ancora vigenti, ed in assenza di alcuna
proposta già esistente al riguardo.
3) Violazione dell'art. 2 della legge n. 241/90, incompetenza,
violazione degli artt. 4 e 31 legge n. 1150/42, violazione dell'art.
4 della legge n. 398/93, eccesso di potere, difetto dei presupposti,
sviamento della causa tipica;
I provvedimenti di sospensione impugnati contrastano con il principio
generale di cui all'art. 2 della legge n. 241/90, secondo cui, ove il
procedimento comsegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba
essere iniziato d'ufficio, la P.A. ha il dovere di concluderlo con
l'adozione di un provvedimento espresso. Per le istanze di
concessione edilizia, l'art. 4 comma 2 del d.l. n. 398/93 contempla
il potere di sospensione per la sola ipotesi di richiesta di
integrazione documentale. Nella specie, tutti i termini
procedimentali previsti dalla disciplina in materia sono decorsi, e
la società ricorrente ha ottemperato a tutte le richieste di
integrazione documentale.
4) Violazione e falsa applicazione dell'art. 38 della legge n.
142/90; eccesso di potere, difetto assoluto di istruttoria,
travisamento dei fatti, difetto di motivazione, sviamento di potere,
illogicità e contraddittorietà manifesta, violazione dell'art. 1
comma 6 lett. a) della legge n. 249/1997, incompetenza;
Gli atti sindacali impugnati non possono qualificarsi nemmeno come
ordinanze contingibili ed urgenti, ai sensi dell'art. 38 della legge
n. 142/90 , poiché manca, nella relativa motivazione, alcun
riferimento a rilievi o accertamenti attestanti un pericolo per la
pubblica incolumità, e risultano smentiti nella specie, dal parere
favorevole igienico-sanitario rilasciato dalla competente A.S.L. di
Brindisi. Il potere extra ordinem, mediante adozione di comandi a
contenuto atipico, può essere esercitato solo con riguardo a
situazioni d'urgenza non preventivamente individuate dalla legge;
invece, la materia in esame è regolata da una specifica disciplina di
settore, in base alla quale, la attivazione del servizio pubblico di
telefonia mobile può essere impedita solo qualora risulti
preventivamente accertato il superamento dei limiti di esposizione.
5) Violazione degli artt. 4 e 31 della legge n. 1150742; violazione
dell'art. 4 legge n. 10/77, violazione dell'art. 4 comma 4 del d.l.
n. 398/93, incompetenza assoluta, violazione dell'art. 102 d.p.r.
616/77, dell'art. 4 legge n. 833/78, dell'art. 1 legge n. 59/97,
dell'art. 83 d.lgs. n. 112/98, dell'art. 1, comma 15, della legge n.
249/97, del d.m. n. 381/98.
I provvedimenti impugnati risultano viziati da carenza assoluta di
potere dell'organo comunale, in quanto la legge riserva allo Stato i
compiti di rilievo nazionale per la tutela dell'ambiente e della
salute (art. 4 l.n.59/97), e, nella materia in oggetto, attribuisce
allo Stato la fissazione dei valori limite e delle linee guida della
qualità dell'aria e dei criteri di adeguamento degli impianti
esistenti (art. 83 d.lgs. 112/98). La installazione, l'esercizio e la
fornitura della rete pubblica di telefonia mobile,
costituisce "attività di preminente interesse generale" ex art. 2
d.p.r. n. 318/1997.
6) Illegittimità derivata del provvedimento di diniego, violazione
dell'art. 3 della legge n. 241/90, violazione del d.m. n. 381/98,
eccesso di potere, carenza assoluta di istruttoria,
Il provvedimento di diniego è stato adottato dal Comune intimato
ignorando il precetto contenuto nella ordinanza cautelare con cui il
Tar aveva sospeso l'efficacia del precedente diniego, ed è in ogni
caso affetto da illegittimità derivata. Inoltre, non è stato
preceduto da un'adeguata istruttoria, ed è stato emanato senza
attendere il giudizio sulla compatibilità ambientale poi rilasciato
in senso favorevole dalla Regione Puglia con atto prot. 8621 del
12.10.2000.
Dai provvedimenti impugnati sono derivati alla società ricorrente
rilevanti danni dovuti al mancato utile della società, stimato in
lire 2.000.000 pro die per ogni stazione, ed ai costi sopportati per
l'utilizzazione del sistema "roaming" comportante la corresponsione
di elevatissimi canoni di utilizzo agli altri gestori di telefonia
mobile.
Con motivi aggiunti, notificati il 4.10.2001, la società ricorrente
impugnava la deliberazione n. 24 del 25.07.2001 con cui il
Commissario Prefettizio del Comune di Ceglie Messapica, approvava
il : "regolamento per l'installazione, la modifica, e l'adeguamento
delle stazioni radio base per la telefonia cellulare e servizi
similari, nonché antenne emittenti radiotelevisive" ed ogni altro
atto presupposto, connesso o conseguenziale. Con successiva nota
prot. 15699 del 23.08.2001 il Dirigente pretendeva l'adeguamento dei
progetti presentati allo "jus superveniens". Avverso il predetto
regolamento e gli atti successivi venivano proposti i seguenti motivi
di ricorso:
1)Violazione e falsa applicazione dll'art. 35 della legge n. 1150/42
e succ.int. e mod., violazione e falsa applicazione art. 7 della
l.865/71, violazione e mancata applicazione degli artt. 15 e 16 della
l.r. Puglia n. 56/80;
Il Comune ha ritenuto di dare esecuzione retroattiva al regolamento
adottato, applicandolo illegittimamente anche alle istanze
precedentemente presentate.
Il regolamento adottato è illegittimo laddove: a) incide sulle
procedure inerenti la realizzazione degli impianti assoggettandole
indiscriminatamente a concessione edilizia; b) impone precisi divieti
prescrivendo il rilascio della concessione edilizia solo ed
esclusivamente in zona "E" di cui al vigente P.d.F. (ma non in
presenza di abitazioni entro un raggio di metri 50), ovvero sui
lastrici solari di edifici ubicati nelle sole zone "C" e "D"; c)
impone fasce di rispetto e distanze minime in misura non inferiore a
200 metri e 100 metri da edifici scolastici e ospedalieri, asili
nido, parchi gioco e verde attrezzzato per le attività del tempo
libero; d) richiede l'allegazione del parere ispsel, oltre ai pareri
preventivi e successivi della A.S.L. competente; e) introduce valori
di campo più restrittivi rispetto a quelli inderogabilmente fissati a
livello nazionale fissandoli in 3v/m; f) prescrive la presentazione
di una documentazione entro 90 giorni dalla relativa entrata in
vigore, oltre una comunicazione di reperibilità continua di addetti
della società per ogni singolo sito, da raggiungere entro un'ora, g)
dispone il trasferimento degli impianti esistenti nelle zone ammesse
previo ottenimento di un nuovo titolo concessorio.
Inoltre, stante la natura edilizia del regolamento in questione, esso
doveva essere approvato attraverso la procedura di modifica del
regolamento edilizio disciplinata dagli artt. 35 e 41 octies della
legge n. 1150/42, e dall'art. 15 della legge reg. n. 56/80, cosa che
nella specie non è avvenuta.
2) Violazione degli artt. 31 e 32 della legge n. 1150/42, 1 e 4 della
legge n. 10/77, 4 della legge n. 493/93 e succ. mod., 1 e 3 della
legge n. 241/90, eccesso di potere, difetto di istruttoria e di
motivazione, illogicità;
La delibera impugnata sottopone indiscriminatamente a regime
concessorio qualsiasi attività diretta alla installazione di antenne
per telefonia mobile, mentre le antenne per telefonia cellulare non
sempre comportano una trasformazione urbanistica ed edilizia del
territorio rilevante ex art. 1 legge n. 10 del 1977, come nel caso
dei c.d. impianti "roof top" costituiti da antenne di ridottissime
dimensioni normalmente collocate sui lastrici solari di edifici
preesistenti. Diversamente gli impianti c.d. "row land" posti su pali
o tralicci sono di regola sottoposti al rilascio di concessione
edilizia.
Il Consiglio Comunale è pervenuto alla adozione dell'impugnato
regolamento in assenza di qualsivoglia istruttoria in ordine alle
caratteristiche tecniche dell'attività in questione.
3) Violazione art. 1 comma 6 lett. a), n. 15 l.n. 249/97, d.m. n. 381
del 10.09.1998, l.n. 36/2001, art. 21 l.r. n. 17/00, incompetenza,
eccesso di potere per sviamento,
Il Consiglio Comunale di Ceglie Messapica ha introdotto, con il
regolamento gravato, limiti e criteri più restrittivi di quelli
dettati a livello statale dal d.m. n. 381/1998, violando le
competenze riservate dalla legge in via esclusiva allo Stato in
materia di fissazione dei valori-limite, ed al circuito Governo-
Regioni per il raggiungimento di obiettivi di qualità, e, in ogni
caso, impedendo del tutto lo svolgimento del servizio di telefonia
cellulare all'interno del centro abitato di Ceglie Messapica. La
legge regionale n. 17/00 , lungi dall'abilitare i Comuni a introdurre
normative ulteriori e più restrittive a protezione della salute
pubblica, conferisce ai Comuni limitati compiti amministrativi di
organizzazione, necessariamente finalizzati a garantire il solo
rispetto dei criteri e valori fissati dallo Stato, ciò almeno fino a
quando non sarà entrata in vigore la legge-quadro della Regione in
materia di campi elettromagnetici.
L'art. 8 comma 6 della legge n. 36/01 che finalizza il potere
regolamentare dei Comuni al corretto insediamento urbanistico e
territoriale degli impianti ed a minimizzare l'esposizione della
popolazione ai campi elettromagnetici" va interpretata coerentemente
con l'intero quadro normativo di riferimento.
4) Violazione della legge n. 24971997, Violazione e falsa
applicazione del d.m. n. 381/98, violazione della legge n. 36/01;
incompetenza assoluta, eccesso di potere per sviamento, illogicità
manifesta, difetto di istruttoria;
Il divieto generalizzato di installare impianti nel territorio
urbano, nonché il criterio della distanza di 100/200 metri da edifici
scolastici, sanitari, parchi gioco, e verde attrezzato, contrastano
con la normativa statale vigente in materia che consente la
localizzazione di impianti in prossimità di edifici residenziali,
subordinando l'attivazione dell'impianto al rispetto del limite
ampiamente cautelativo di 6 v/m. Quanto detto trova conferma anche
nelle linee guida applicative del d.m. 381 cit posto che la
individuazione di fasce di rispetto all'interno delle quali non è
consentita alcuna destinazione di edifici ad uso residenziale,
scolastico e sanitario è prevista dalla legge esclusivamente con
riferimento agli elettrodotti, che sono impianti totalmente diversi
dalle stazioni radio base. Il criterio della distanza nel caso delle
stazioni radio base, quale strumento di protezione sanitaria della
popolazione, è privo del benchè minimo fondamento tecnico-scietifico,
e del tutto oscuro è il metodo attraverso cui si è stabilita una
distanza anziché un'altra.
Il divieto di installare impianti di telefonia cellulare nel centro
urbano è illegittimo, non essendo previsto da alcuna normativa al
riguardo.
La deliberazione impugnata omette ogni considerazione delle peculiari
caratteristiche tecniche che le infrastrutture devono possedere per
garantire il funzionamento del servizio.
Le prescrizioni urbanistiche adottate dal Comune inducono la società
ricorrente a rinunciare alla realizzazione della rete di telefonia
cellulare nel territorio comunale di Ceglie Messapica.
Costituitosi il Comune di Ceglie Messapica, eccepiva, in primo luogo,
la carenza di giurisdizione del Tribunale Amministrativo trattandosi
di controversia in materia di tutela del diritto alla salute, inoltre
la tardività della impugnativa avverso gli atti sindacali e la
delibera C.C. n.26/00, proposta oltre i termini di legge, e, nel
merito, la sussistenza dei presupposti dell'intervento sindacale
dovuti alla urgenza di provvedere in via preventiva per eliminare
possibili cause di danno alla salute dei cittadini. Quanto ai motivi
aggiunti, deduceva la applicabilità del regolamento adottato alle
istanze di concessione presentate dalla ricorrente, quali norme
vigenti all'atto della adozione del relativo provvedimento, la
assoggettabilità a concessione edilizia dei tralicci e degli impianti
a terra, e la sussistenza di una competenza comunale in materia.
All'udienza pubblica del 6 febbraio 2002 il ricorso è stato discusso
e ritenuto per la decisione


Considerato in diritto
1. Preliminarmente va rigettata poiché infondata l'eccezione di
difetto di giurisdizione sollevata dal Comune resistente. La
controversia in esame rientra indubbiamente nella giurisdizione
amministrativa, posto che il ricorso ha ad oggetto la impugnazione di
atti amministrativi di cui si chiede l'annullamento, mentre il
diritto alla salute dei cittadini - posto a sostegno dell'eccezione-
rileva in via meramente consequenziale per cui non può comportare lo
spostamento del presente giudizio innanzi al giudice ordinario.
2. In primo luogo va rilevata l'improcedibilità per sopravvenuta
carenza di interesse del ricorso proposto in via principale avverso
le ordinanze sindacali impugnate n.n. 45 e 65/00, con cui era stata
vietata l'installazione di impianti di telefonia mobile su tutto il
territorio comunale ed era stata sospesa ogni determinazione sulle
relative istanze di autorizzazione o concessione "in attesa della
approvazione dei regolamenti in materia". Dette ordinanze sono state
successivamente revocate dal Commissario Prefettizio del Comune di
Ceglie Messapica - con la delibera n. 24 del 25.07.2001 di adozione
dell'impugnato regolamento- "poiché in contrasto con la normativa
vigente di recente approvazione e perché la loro efficacia verrebbe a
perdersi con l'approvazione del regolamento medesimo".
Conseguentemente viene meno anche l'interesse a coltivare il ricorso
avverso il provvedimento di diniego della concessione edilizia
richiesta da Alcatel, per il sito posto in via Marconi n.70,
trattandosi di atto adottato il 10.08.2000, in attuazione delle
predette ordinanze. L'impugnato provvedimento risulta altresì
superato anche nella parte in cui nega il rilascio della concessione
richiesta per l'assenza del parere ambientale di competenza
regionale, poi intervenuto in senso favorevole con atto prot. n. 8621
del 12.10.2000.
3. Vanno esaminati i motivi di ricorso proposti avverso la
deliberazione n. 24 del 25.07.2001 con cui il Commissario Prefettizio
del Comune di Ceglie Messapica, approvava il: "Regolamento per
l'installazione la modifica e l'adeguamento delle stazioni radio base
per telefonia cellulare e servizi similari, nonché antenne emittenti
radiotelevisive".
In punto di fatto va, in primo luogo chiarito, che la ricorrente Wind
Telecomunicazioni s.p.a. ha dedotto, nella specie, di aver presentato
al Comune di Ceglie Messapica due istanze di
concessione/autorizzazione per la realizzazione di due stazioni radio-
base di telefonia mobile, e precisamente, la prima, in data
29.09.1999 per un impianto da installare sul lastrico solare di un
fabbricato sito in via Marconi, e la seconda per un impianto da
collocare in contrada Moretto nell'ambito del territorio dello stesso
Comune.
In seguito all'adozione dell'impugnato regolamento, il Comune di
Ceglie Messapica, con nota allegata in atti del 23.08.2001,
trasmetteva alla ricorrente copia di tale regolamento, invitandola ad
adeguare i rispettivi progetti allo "ius superveniens" costituito
dalla nuova regolamentazione comunale, segnatamente ai parametri, ed
alla documentazione di cui all'art.4 dello stesso.
Con successiva nota del 4.10.2001, con specifico riferimento
all'applicabilità del regolamento, ed in relazione ad entrambi gli
impianti in questione, l'Ufficio Tecnico del Comune insisteva nella
produzione della documentazione di cui all'art. 4, ed asseriva
esplicitamente che, per il sito di contrada Moretto, l'intervento
come descritto "non contrasta " con il regolamento comunale.
Diversamente, un siffatto contrasto è stato ivi ravvisato con
riguardo all'impianto da collocare in via Marconi poiché:"- nel
raggio di 50,00 ml dalla base dell'antenna, sono comprese altre
costruzioni con permanenza umana di almeno 8 ore al giorno
(abitazioni, ed esercizi privati) ; - la distanza minima da edifici
pubblici quali ospedali scuole, chiese è superiore a ml 100,00, ma la
stessa struttura ospitante l'impianto è a destinazione collettiva
(chiesa, convitto, spazi attrezzati per il giuoco)".
Preliminarmente rileva il Collegio, sotto il profilo
dell'ammissibilità, che, risultando impugnato un atto di natura
regolamentare e quindi di carattere generale, la disamina da
svolgersi in questa sede deve essere limitata alle disposizioni
ritenute lesive della posizione giuridica vantata dalla ricorrente,
dovendo escludersi la configurabilità di un interesse diretto ed
attuale ad impugnare disposizioni non applicate o comunque estranee
alla fattispecie in esame.
Tale interesse va rapportato, inequivocamente, alla finalità
perseguita dalla società ricorrente attraverso il presente ricorso,
che è quella di assicurare nell'ambito di tutto il territorio
comunale di Ceglie Messapica, la efficienza e funzionalità del
servizio di telefonia mobile, possibilmente, con impianti di sua
pertinenza.
In tal senso dovrà aversi riguardo esclusivamente: alle censure
relative alle norme regolamentari attestate come incompatibili con
l'efficienza e funzionalità del servizio in questione; a quelle
ritenute rilevanti dall'Ufficio Tecnico Conunale nella su menzionata
nota del 4.10.2001, ed a quei motivi di ricorso di natura
procedimentale suscettibili comunque di travolgere l'intero strumento
adottato.
4. Nel merito va, innanzitutto, riconosciuta l'applicabilità del
regolamento impugnato alle istanze presentate prima della sua
adozione, posto che, per giurisprudenza pacifica, l'Amministrazione è
tenuta ad applicare la normativa vigente al momento della adozione
dell'atto amministrativo.
4.1 Seguendo un ordine di pregiudizialità logica nelle questioni da
trattare, va preliminarmente esaminata la doglianza relativa alla
addotta inosservanza, nella specie, della procedura di adozione e
approvazione dei regolamenti edilizi come disciplinata dalla legge
statale n.1150/42 artt. 35 e 41 octies, e dalla legge regionale n.
56/80 art. 15, che annovera testualmente il regolamento edilizio tra
gli elaborati che costituiscono il P.R.G., la cui procedura in nulla
differisce da quella di adozione delle varianti urbanistiche.
Il motivo è infondato. Ritiene il Collegio che, allo stato della
normativa vigente, debba escludersi l'addotta assimilabilità del
regolamento in materia di installazione di impianti per telefonia
cellulare, ad un regolamento di natura edilizia. Ciò per le ragioni
di seguito esposte. E' noto che, in seguito all'introduzione della
legge n. 142/1990 in tema di autonomie locali, l'autonomia statutaria
e regolamentare dei Comuni ha avuto una spiccata accentuazione. In
passato, i regolamenti comunali erano classificati per lo più in base
all'oggetto disciplinato. Attualmente, essi sono orientati
per "funzioni" come desumibile dall'art. 5 della legge n. 142 del
1990, ora trasfuso nell'art. 7 d.lgs. 267/00, in coerenza con la
maggiore autonomia riconosciuta agli enti locali. Ed infatti, l'art.
5 cit., in tema di autonomia regolamentare di Province e Comuni,
menziona, oltre i regolamenti per la organizzazione degli organi e
degli uffici, i regolamenti "per l'esercizio delle funzioni". In tale
assetto normativo, il regolamento viene quindi configurato come lo
strumento per consentire all'ente di conseguire determinate finalità
proprie delle funzioni ad esso attribuite.
Nella materia in esame, il potere regolamentare riconosciuto ai
Comuni, ha trovato un primo fondamento normativo, nell'art. 21 della
legge regionale n. 17 del 30.11.2000, in tema di conferimento di
funzioni e compiti amministrativi in materia di tutela ambientale,
emanata in attuazione della delega contenuta nell'art. 4 della legge
n. 59/97. Tale legge, all'art. 21 comma 2, ha attribuito ai Comuni il
potere di dotarsi, al fine di minimizzare il rischio di esposizione
delle popolazioni, di un regolamento di "organizzazione del sistema
di teleradiocomunicazioni" che integra la pianificazione
territoriale.
La norma è di alcuni mesi anteriore a quella, di contenuto analogo,
adottata nella nella legge-quadro n. 36 del 22.02.2001 sulla
protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici". Detta legge statale all'art. 8 comma 6, nel
determinare le competenze dei Comuni, stabilisce che essi: "possono
adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento
urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare la
esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici".
Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve ritenersi, a
parere del Collegio, che, con le norme in questione, la legge abbia
inteso attribuire ai Comuni il potere di organizzare il sistema di
teleradiocomunicazioni su base locale, attraverso la adozione di
prescrizioni regolamentari che organizzino il servizio tenendo conto
di esigenze locali valide e compatibili con l'obiettivo di
minimizzare il rischio di esposizione delle popolazioni.
Tali prescrizioni non costituiscono esercizio del potere di
pianificazione urbanistica del Comune, in senso stretto, poiché non
hanno la funzione di incidere sulle modalità di conformazione del
territorio, nè di modificare, o introdurre nuovi parametri o
standards urbanistici, ma normalmente presuppongono le preesistenti
destinazioni di zona rilevanti ai fini della concreta attuazione del
principio di minimizzazione.
Né, su tale piano, può smentire tali conclusioni la circostanza che,
per consentire la installazione di stazioni radio-base, la
Amministrazione comunale sia spesso tenuta ad operare valutazioni
inerenti l'aspetto estetico-ambientale degli impianti o comunque
l'impatto che essi determinano sul tessuto urbanistico. Sotto tale
profilo, va rilevato che prescrizioni di tal genere, preesistono al
regolamento e si rinvengono anche in altri tipi di regolamenti
organizzativi o di pianificazione delle attività sul territorio,
dovendosi distinguere tra rilevanza urbanistica dell'attività, e
natura urbanistica della normativa.
Ci si riferisce, ad esempio, ai regolamenti contro l'inquinamento
acustico previsti e disciplinati dalla legge-quadro n.447 del
26.10.1995, che li colloca nell'ambito dei regolamenti di igiene e
sanità (art. 6 comma 2). Le fattispecie presentano, infatti,
indiscutibili analogie. L'impostazione di fondo della legge n. 447/95
non differisce, di molto, da quella fatta propria dalla legge–quadro
n. 36/01. L'aspetto comune è dato dalla funzionalizzazione delle
rispettive normative alla tutela dell'ambiente contro l'inquinamento,
dall'esistenza, in entrambi i detti strumenti, di particolari
prescrizioni da imporre in materia di rilascio delle concessioni
edilizie relative a nuovi impianti e infrastrutture, e nell'adozione
di piani di risanamento per le aree inquinate (art. 6). La potestà
regolamentare del Comune in materia di inquinamento acustico è,
peraltro, più incisiva sul territorio, rispetto a quella prevista
dalla legge- quadro contro l'inquinamento elettromagnetico. La legge
447 cit. infatti attribuisce ai Comuni la facoltà classificare il
territorio in zone secondo i criteri prefissati dalle Regioni, ed in
tale ottica, la legge ne ha previsto il coordinamento con gli
strumenti urbanistici vigenti proprio a volerne sottolineare la
autonomia rispetto ad essi. La legge n. 36/01 all'art. 8 demanda,
invece, alle regioni l'esercizio delle funzioni relative
all'individuazione dei siti per gli impianti di telefonia mobile,
alle modalità per il rilascio delle autorizzazioni, con facoltà delle
predette di "definire le competenze che spettano alle province ed ai
Comuni"
Da quanto argomentato si è chiarito che la esistenza, in un
regolamento comunale, di prescrizioni di rilevanza urbanistica
relative alle modalità di rilascio di autorizzazioni o concessioni
edilizie, o relative alla classificazione del territorio in zone, non
induce, automaticamente a qualificare un regolamento come atto di
esercizio di potestà pianificatoria urbanistica, intesa quale uso
diretto del territorio, e non già delle attività "sul territorio".
Ciò che rileva ai fini della qualificazione giuridica, si è detto, è
l'esercizio della "funzione" costituente il presupposto
dell'esercizio del potere regolamentare, che, nella specie, non
riguarda direttamente il territorio, ma le modalità attraverso cui il
servizio di telefonia mobile può inserirsi nel tessuto urbanistico,
senza interferire con le condizioni di vivibilità ambientale dei
luoghi o con altri valori preesistenti. L'organizzazione del servizio
di telefonia mobile rientra ora, ex lege, tra i fini istituzionali
dell'Amministrazione locale che, in tale veste, è tenuta a garantire
la erogazione del servizio sotto il profilo della funzionalità,
coerentemente con la prioritaria finalità di minimizzazione del
rischio di esposizione, posto a salvaguardia della salute umana e
salvi altri valori preesistenti.
Esclusa quindi, alla luce di quanto sopra, la natura edilizia del
regolamento in questione, ne deriva l'infondatezza delle censure
relative al tipo di procedura adottata, che correttamente è quella
propria dei regolamenti organizzativi comunali.
5. Venendo ora all'esame delle singole norme regolamentari oggetto di
impugnativa, occorre soffermarsi sulle prescrizioni ritenute
dall'Ufficio Tecnico Comunale in contrasto con le istanze presentate
dalla società ricorrente (nota del 4.10.2001) Si è sopra precisato
che l'Ufficio Tecnico, nella relazione presentata sulle istanze
Wind/Alcatel, ha chiarito, con riferimento al regolamento di recente
adozione, che le domande dovevano essere integrate dai documenti
previsti dall'art. 4, senza tuttavia specificare quali, tra gli atti
elencati dalla norma, risultavano mancanti.
Innanzitutto, con riferimento alla documentazione richiesta dall'art.
4 del regolamento, la società ricorrente non ha dimostrato di aver
ottemperato alla nota istruttoria inviatale dall'amministrazione con
nota prot. n. 16599 del 23.08.2001, né ha chiarito le ragioni per cui
non ha prodotto la documentazione richiesta dall'art.4. Inoltre,
quanto alle contestazioni mosse in relazione all'art. 4, va rilevato
che esse sono estremamente generiche, né chiariscono quale sia il
pregiudizio derivante alla società dall'integrazione istruttoria
richiesta, né se siano ivi indicati atti che la stessa non è in grado
di produrre per particolari ragioni.
Non è dato,in sostanza, conoscere quale sia il profilo di
illegittimità ravvisato dal ricorrente con riferimento a ciascuno
degli atti richiesti ai fini della istruttoria, tenuto conto,
peraltro, della ampia enumerazione contenuta nel citato art. 4.
5.1. La relazione redatta il 4.10.2001 dal responsabile del servizio,
attesta che la istanza presentata per la installazione di una
stazione radio base in via Marconi, contrasta con la normativa posta
in materia di distanze dal regolamento di nuova adozione, posto che
l'impianto risulta collocato nel raggio di 50,00 m.l. da ricettori
sensibili, e poiché la stessa struttura ospitante l'impianto è a
destinazione collettiva (chiesa,convitto, spazi attrezzati per il
gioco). Al riguardo l'art. 5 del citato regolamento, nell'introdurre
divieti in materia di installazione di stazioni radio-base,
stabilisce che: "Per garantire la massima tutela dei soggetti
particolarmente sensibili, è vietata, l'installazione di sistemi
radianti relativi agli impianti di emittenza radiotelevisiva , su
ospedali, case di cura e di riposo, scuole ed asili nido, ed a
distanza inferiore a 200 metri dal perimetro esterno di predette
strutture". Il ricorrente censura detta norma, poiché priva di
fondamento tecnico-scientifico, e poiché l'unico limite posto dalla
legge in presenza di ricettori sensibili è quello della intensità del
campo fissata nel valore di 6 v/m in corrispondenza di edifici
adibiti a permanenza giornaliera non inferiore a quattro ore.
La censura è infondata. Ritiene il Collegio che il criterio della
distanza, così come fissato dal Comune di Ceglie Messapica,nella
misura di duecento metri dai c.d ricettori sensibili, non incorra nei
vizi di legittimità denunciati in ricorso.
Tale criterio, a parere del Collegio, trova la propria legittimazione
nel principio di prevenzione vigente in materia, e, dal punto di
vista tecnico, non appare frutto di scelte irragionevoli od
arbitarie.
Come noto, gli impianti di telefonia cellulare utlizzano antenne che
producono onde elettromagnetiche c.d. ad alta frequenza, che si
irradiano nell'ambiente circostante sia sul piano orizzontale che su
quello verticale. Sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a
distanza dalla sorgente, i campi elettromagnetici si distribuiscono
su superfici sempre più ampie, e l'intensità di essi diminuisce man
mano che essi si propagano, secondo la legge quadratica della
distanza. . Attraverso il criterio della distanza si mira in sostanza
a sottrarre i c.d. ricettori sensibili dal fascio, di più alta
intensità, e di "diretta irradiazione", generato dalla sorgente.
In tal senso, ed, allo stato, in assenza di indicazioni di fonte
normativa, trova giustificazione ed è ragionevole la imposizione da
parte del Comune, delle c.d. fasce di rispetto in prossimità delle
zone densamente abitate, in quanto dirette a "minimizzare" il rischio
di esposizione delle popolazioni.
5.2 Rileva il Collegio che il principio di minimizzazione nella
materia, va applicato con particolare rigore, poiché funzionale alla
tutela di un valore fondamentale della persona quale'è quello della
salute umana garantita dall'art. 32 Cost.. Esso costituisce
applicazione del principio di "precauzione" di derivazione
comunitaria, sancito dall'art. 174 par. 2 del Trattato di Roma (art.
130R prima della entrata in vigore del trattato di Amsterdam),
secondo cui la politica della Comunità in materia ambientale è
fondata sui principi della "precauzione e della azione preventiva".
Trattasi di un principio di applicazione generale che, come
confermato dalla giurisprudenza della Corte Comunitaria, trova
applicazione in tutti quei settori ad elevato livello di protezione,
e ciò indipendentemente dall'accertamento di un effettivo nesso
causale tra il fatto dannoso o potenzialmente tale e gli effetti
pregiudizievoli che ne derivano. La Corte di Giustizia comunitaria ha
in particolare asserito che l'esigenza di tutela della salute umana
diviene imperativa, in presenza di rischi solo possibili, ma non
ancora scientificamente accertati (C.G. sentenza 14 luglio 1998,
causa C-248/95; sentenza 3 dicembre 1998, causa C-67/97, Bluhme).
Nella materia in esame, la applicazione del principio di precauzione
non può prescindere da una considerazione fondamentale: l'assenza di
conoscenze scientifiche certe sugli "effetti a lungo termine" sulla
salute umana, derivanti dalla esposizione alle c.d. radiazioni non
ionizzanti promananti dagli impianti di telefonia mobile. Tale
aspetto del problema non può essere trascurato in un'epoca in cui si
assiste ad un incremento esponenziale del numero di ripetitori per
telefonia cellulare nei centri abitati. Va osservato al riguardo, che
in assenza di studi scientifici certi sui detti effetti a lungo
termine, non può asserirsi che i valori limite minimi fissati dalla
normativa statale, siano assolutamente prudenziali. Del resto il
panorama europeo in materia risulta estremamente variegato, e poco
rassicurante al riguardo, posto che ad esempio, in Belgio la
legislazione nazionale prevede un limite di 20,5 v/m, mentre il
Belgio francofono si è attestato su un valore di 3 v/m; la Svizzera
ed il Liechtenstein hanno scelto un valore di 4,0 v/m; la Francia e
la Spagna hanno adottato un limite tra 41 e 58 v/m per una potenza
rispettivamente di 900 e 1800 Mhz conformandosi alle linee guida
elaborate dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle
Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), ampiamente contestate dagli
studiosi poiché adottate senza tener conto degli studi epidemiologici
in corso.
Da quanto esposto è evidente che, a livello europeo, non si registra
un indirizzo uniforme sulla fissazione di valori limite ritenuti
precauzionali, alcuni dei quali sono peraltro inferiori rispetto a
quelli fissati in Italia dal d.m. 381/98 , il che induce ad escludere
che essi possano, con assoluta certezza, ritenersi del tutto
precauzionali.
E' noto che i primi studi compiuti, allo stato in via sperimentale,
hanno già evidenziato rischi di gravi patologie, anche tumorali, in
particolare per gli organismi deboli, o in via di formazione, o di
crescita. Pertanto, in presenza di un pericolo anche solo potenziale
per la salute umana, il principio di precauzione deve comportare una
anticipazione della tutela volta a prevenire la insorgenza di
possibili patologie a breve o a lungo termine, e deve altresì evitare
l'insorgenza dei diffusi stati di ansia e di stress emotivo per
coloro che abitano o vivono in prossimità di una sorgente che emetta
onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Del resto è noto che la
salute, nell'ampia accezione adottata dall'Organizzazione Mondiale
della Sanità, non si identifica con la sola assenza di malattie, ma
con uno "stato di completo benessere fisico, psichico, e mentale".
Da quanto sopra esposto consegue che, rispetto alle prioritarie
esigenze preventive di tutela della salute umana come rappresentate,
diventa recessivo l'interesse economico della società ricorrente ad
installare una stazione radio base "entro la fascia di rispetto"
prevista a tutela della salute dei cittadini.
Nella norma impugnata si fa riferimento ad edifici adibiti a
permanenza prolungata, ed in particolare a luoghi di cura e di
degenza, o destinati all'infanzia. Trattasi di luoghi utilizzati
quali sedi di residenza o occupati da soggetti deboli, rispetto ai
quali, la fissazione di fasce di rispetto contro la irradiazione
diretta diventa una esigenza imprescindibile, allo stato delle
conoscenze. La mancata predeterminazione, con legge, di fasce di
rispetto valevoli erga omnes, non può interpretarsi quale indice di
inutilità delle medesime a salvaguardia dal rischio di esposizione.
La scelta relativa, a parere del Collegio, non può che essere rimessa
alla Amministrazione competente, nella misura in cui la relativa
determinazione può variare in relazione alle caratteristiche
morfologiche ed orografiche del luogo, alla estensione del centro
abitato, alla densità abitativa, alla dislocazione o concentrazione
delle varie zone in cui sono collocati gli edifici, sedi di ricettori
sensibili, o comunque alle caratteristiche proprie della comunità..
6. Quanto agli altri motivi di ricorso fatti valere avverso
l'impugnato regolamento, deve rilevarsene la inammissibilità, secondo
quanto di seguito precisato.
6.1. Con riferimento alla questione relativa alla indiscriminata
assoggettabilità degli impianti a concessione edilizia da parte
dell'art. 4, va rilevato che la società ricorrente non ha dimostrato
che l'impianto di via Marconi, rientrerebbe in quella tipologia di
antenne di piccole dimensioni che, a suo dire, potrebbero essere
assoggettati a mera autorizzazione. Peraltro la giurisprudenza in
materia risulta orientata in maniera prevalente a ritenere
assoggettabile a regime concessorio la installazione degli impianti
in parola, anche nei casi in cui essi siano installati su edifici, in
relazione all'impatto estetico-ambientale da essi determinato ( cfr
C.d.S. sez.V n. 415 del 6.04.1998, sez.V n. 5828 del 30.10.2000). La
trasformazione del territorio rilevante ai sensi dell'art.1 legge n.
10/77, può discendere anche da una mera alterazione apprezzabile
sotto il profilo estetico ed ambientale o anche solo funzionale, in
relazione alla visibilità ed all'estetica complessiva del luogo.
6.2 Quanto ai valori limite fissati dal Comune in corrispondenza
delle zone residenziali, in misura inferiore alla soglia minima
fissata con d.m. 381/98, la ricorrente non ha dimostrato la lesività
della norma in questione, non ha cioè documentato che tale
disposizione si porrebbe quale fattore ostativo alla attivazione
degli impianti oggetto di istanza. Non risulta provato agli atti che
gli impianti per cui è causa, contrastano con tale norma
regolamentare nel senso che, qualora attivati, determinerebbero un
superamento dei valori limite fissati dal Comune, e rischierebbero
pertanto di restare inattivi. Sotto tale profilo va altresì esclusa
la ammissibilità del motivo in questione.
6.3 A conclusioni analoghe deve pervenirsi con riguardo al lamentato
difetto di istruttoria. La ricorrente non ha dimostrato che le
prescrizioni regolamentari adottate dal Comune di Ceglie Messapica
determinerebbero una oggettiva impossibilità di attivazione e
funzionamento del servizio di telefonia su tutto il territorio
comunale. In sostanza la ricorrente avrebbe dovuto dimostrare, sotto
il profilo tecnico, che i limiti imposti dal Comune di Ceglie
Messapica con il regolamento in questione impediscono la efficienza e
funzionalità del servizio, determinando la mancata copertura del
segnale su tutto o su parte significativa del territorio comunale.
Ciò nella specie non è avvenuto, essendo mancata alcuna attestazione
al riguardo.
6.4 Con riferimento alle zone con destinazione "E","C" e "D"in cui è
ammessa ex art. 4 la installazione di antenne entro le modalità ivi
previste, si è già evidenziato che l'Ufficio Tecnico del Comune di
Ceglie Messapica ha precisato che le istanze presentate
nell'interesse della società ricorrente ricadono entrambe in zona "E"
ove l'art. 4 cit. ammette la installazione di impianti di telefonia
mobile. Sotto tale profilo , quindi, va esclusa, la lesività della
norma in questione.
7. Né potrebbe, diversamente, argomentarsi che l'Amministrazione
comunale sarebbe comunque tenuta a consentire la installazione di
impianti di telefonia mobile su tutto il territorio comunale, sul
presupposto che trattasi di "opere di urbanizzazione primaria" e
pertanto compatibili astrattamente con qualsiasi destinazione di
zona.
L'assunto non convince. Innanzitutto, gli impianti di telefonia
mobile non rientrano nelle opere di urbanizzazione primaria elencate
dall'art.4 della legge n. 847/1964. Ad una attenta lettura le opere
ivi elencate sono quelle indispensabili per la vivibilità
dell'abitato, la cui esistenza si rende necessaria per il
soddisfacimento delle primarie esigenze di vita della popolazione
(rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas,
pubblica illuminazione, strade residenziali, fognature, verde
attrezzato). Sotto tale profilo, pur a voler considerare la non
tassatività della elencanzione di cui all'art. 4, va rilevato che , a
parere del Collegio, gli impianti di telefonia mobile non sono
assimilabili nemmeno per analogia alle opere di
urbanizzazione "primaria" di cui al citato art. 4, posto che è
indiscutibile che esse non rispondono ad esigenze "primarie" ed
irrinunciabili per la vivibilità di un centro abitato, in quanto
sistemi di comunicazione non indispensabili perché sostituibili con
altri.
Tali conclusioni sono avvalorate da ulteriori considerazioni di
ordine sistematico. Innanzitutto gli impianti in questione non
vengono computati nell'ambito dei costi posti a carico del titolari
di concessione edilizia quali "oneri di urbanizzazione". Inoltre
nella materia in esame non è configurabile l'applicabilità, nemmeno
in via analogica, della disciplina introdotta dal codice postale
(d.p.r. n. 156/73), poiché emanata in un'epoca in cui la telefonia
mobile non costituiva un fenomeno diffuso, e, comunque, in relazione
a fattispecie ben diverse relative ai sistemi "fissi" di
telecomunicazioni dotati di caratteristiche tecniche certamente non
paragonabili a quelli in esame operanti attraverso il sistema
analogico "Tacs", o la tecnologia digitale "Gsm" attiva in una banda
compresa tra i 900 ed i 1800 Mhz. Analogo discorso vale per la
normativa regionale in tema di "reti telefoniche", disciplinate
dall'art. 19 della legge regionale n. 6 del 1979.
Alla luce di quanto argomentato non può escludersi che
l'Amministrazione competente, nel perseguire l'obiettivo della
minimizzazione del rischio o della tutela dei valori preesistenti,
possa discrezionalmente prediligere, per la installazione degli
impianti, pur nella giusta valutazione delle esigenze di funzionalità
ed efficienza del servizio, in sintonia con la localizzazione da
parte della Regione ai sensi della legge n. 36 del 2001.
In definitiva, alla luce delle esposte argomentazioni, il ricorso va
integralmente rigettato. Ricorrono giusti motivi, per la complessità
e novità delle questioni trattate, per compensare integralmente tra
le parti le spese processuali.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Prima Sezione di
Lecce, definitivamente decidendo:
Rigetta il ricorso;
spese compensate;
ORDINA
all'Autorità Amministrativa di dare esecuzione alla presente
sentenza.
Così deciso in Lecce, nella Camera di Consiglio del 6 febbraio 2002.
Aldo Ravalli Presidente
Renata Emma Ianigro Estensore

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N. 520 Reg. Sent. 2005
REPUBBLICA ITALIANA N. 33 Reg.
Ric. 2002
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Sezione Terza,
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
sul ricorso n.33 del 2002 proposto dalla T.I.M. (Telecom Italia
Mobile s.p.a.), in persona del legale rappresentante, rappresentata e
difesa dall'Avv. Ernesto Sticchi Damiani, elettivamente domiciliata
in Bari, alla Via Putignani n.168 presso l'Avv. Raffaele Rodio;
CONTRO
Il Comune di Terlizzi, in persona del Sindaco pro tempore, non
costituito in giudizio;
per l'annullamento,
della delibera di consiglio comunale n.6 del 2.2.2001,
recante "Direttive per la installazione, la modifica e l'adeguamento
delle stazioni radio base per la telefonia cellulare, servizi
similari ed antenne emittenti radiotelevisive"; della delibera con la
quale il medesimo organo ha deliberato di esprimere parere contrario
alla installazione delle antenne"
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore, alla camera di consiglio del 27.1.2005, il Cons. Doris
Durante;
Udito l'Avv. Francesca Tondi su delega dell'Avv.Ernesto Sticchi
Damiani;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.
F A T T O E D I R I T T O
1.- Il Comune di Terlizzi, con delibera consiliare n.6/2002 ha
dettato direttive per la installazione, la modifica e l'adeguamento
delle stazioni radio base per telefonia cellulare e servizi similari,
al fine di tutelare e salvaguardare la salute pubblica ed in
conseguenza ha deliberato di esprimere "parere contrario" alla
installazione sul territorio comunale di qualsivoglia antenna per
telefonia cellulare e simile.
2.- La TIM ha impugnato i suddetti deliberati, avverso i quali deduce:
1. perplessità dell'azione amministrativa; violazione, falsa ed
erronea interpretazione ed applicazione dell'art.42, lett.b, d.lgv.
n.267/2000, nonché dell'art.4, l. 28 gennaio 1977, n.10/1977; eccesso
di potere per erronea presupposizione in diritto; contraddittorietà
dell'azione amministrativa, poiché l'amministrazione comunale non
dispone di potere in materia di tutela della salute, ma solo in
materia di pianificazione del territorio il cui esercizio non
potrebbe, comunque, precludere la installazione nell'intero
territorio degli impianti di telefonia cellulare;
2. incompetenza; violazione dell'art.4, lett.c), l. 15 marzo 1997,
n.59; violazione dell'art.69, co.1, lett.c), dell'art.83, co.1,
lettere a, b e c, d.lgv. 31 marzo 1998, n.112; violazione dell'art.1,
co.6, lett.a, n.15, l. 31 marzo 1997, n.249; violazione, falsa ed
erronea interpretazione delle disposizioni di cui alla l. n.36/2001 e
al DM 10.9.1998, n.381; eccesso di potere per difetto di istruttoria;
carenza di motivazione; illogicità e irragionevolezza dell'azione
amministrativa, in quanto l'ente locale avrebbe travalicato,
attraverso l'atto pianificatorio, i limiti posti dalla normativa
vigente avendo previsto condizioni diverse e più restrittive di
quelle dettatae dalla l. 36/2001, così derogando al criterio di
ripartizione delle competenze (la legge 15 marzo 1997, n.59 "Delega
al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed
enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa" esclude dal decentramento
amministrativo "i compiti di rilievo nazionale …per la tutela della
salute e dell'ambiente" (art.1, co.4, lett.c);
3. violazione, falsa ed erronea interpretazione dell'art.8, co.6, l.
36/2001; eccesso di potere per erronea presupposizione in fatto e in
diritto; illogicità e irragionevolezza dell'azione amministrativa, in
quanto la preclusione generalizzata della installazione degli
impianti de quibus, finirebbe con l'impedire l'esercizio di un
servizio di utilità pubblica che per il corretto funzionamento deve
essere estesa su tutto il territorio nazionale attraverso un sistema
di celle.
3.- Il Comune di Terlizzi non si è costituito in giudizio.
4.- Con Ordinanza 17 gennaio 2002, n.60 il Tribunale ha respinto la
istanza cautelare.
5.- Parte ricorrente ha depositato memoria difensiva ed alla pubblica
udienza del 27.1.2005, il ricorso è stato assegnato in decisione.
6.- Il ricorso è fondato e va accolto.
Va, innanzi tutto, puntualizzato che nella materia della
installazione degli impianti generatori di campi elettrici, magnetici
ed elettromagnetici, la tutela della salute pubblica compete in via
esclusiva allo Stato, cui spetta fissare principi e criteri informati
a carattere di uniformità ed omogeneità.
Tale finalità è perseguita dalla l. 22 febbraio 2001, n.36 (legge
quadro sulla protezione delle esposizioni ai campi elettrici,
magnetici ed elettromagnetici) che ha riservato allo Stato le
funzioni relative "alla determinazione dei limiti di esposizione, dei
valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, in quanto valori
di campo come definiti dall'art.3, co.1, lett.d), numero 2) in
considerazione del preminente interesse nazionale alla definizione di
criteri unitari e di normative omogenee in relazione alle finalità di
cui all'art.1" (art.4, co.1, lett.a), prevedendo l'adozione di
regolamenti governativi che, da un lato stabiliscano "i limiti di
esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, le
tecniche di misurazione e rilevamento dell'inquinamento
elettromagnetico" (cfr., DPCM 8.7.2003 e DM 10.9.1998, n.381) e
dall'altro definiscano "misure specifiche relative alle
caratteristiche tecniche degli impianti e alla localizzazione dei
tracciati per la progettazione, la costruzione e la modifica degli
elettrodotti e di impianti per telefonia mobile e radiodiffusione".
Spetta, invece, ai Comuni di assicurare il corretto insediamento
urbanistico e territoriale degli impianti anche al fine di
minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.
Va da sé che i Comuni, nell'esercizio delle proprie funzioni, non
possono fissare limiti diversi e più restrittivi di quelli fissati
dallo Stato e tanto meno possono precludere la installazione degli
impianti sul territorio comunale.
Tale interpretazione della normativa vigente è stata affermata dalla
Corte Costituzionale, con la sentenza 7 ottobre 2003, n.307 in ordine
alla legittimità costituzionale di alcune leggi regionali in materia
di impianti per telefonia mobile e radiodiffusione.
La Corte ha affermato che "la logica della legge è quella di affidare
allo stato la fissazione delle soglie di esposizione…, alle regioni,
la disciplina dell'uso del territorio in funzione della
localizzazione degli impianti, cioè le ulteriori misure e
prescrizioni dirette a ridurre il più possibile l'impatto negativo
degli impianti sul territorio…Da un lato si tratta effettivamente di
proteggere la salute della popolazione dagli effetti negativi delle
emissioni elettromagnetiche (e da questo punto di vista la
determinazione delle soglie deve risultare fondata sulle conoscenze
scientifiche ed essere tale da non pregiudicare il valore protetto);
dall'altro si tratta di consentire, anche attraverso la fissazione di
soglie diverse in relazione ai tipi di esposizione, ma uniformi sul
territorio nazionale, e la graduazione nel tempo degli obiettivi di
qualità espressi come valori di campo, la realizzazione degli
impianti e delle reti rispondenti a rilevanti interessi nazionali,
sottesi alle competenze concorrenti di cui all'art.117, terzo comma
della Costituzione, come quelli che fanno capo alla distribuzione
dell'energia e allo sviluppo dei sistemi di telecomunicazioni. Tali
interessi, ancorché non resi espliciti nel dettato della legge quadro
in esame, sono indubbiamente sottesi alla considerazione del
preminente interesse nazionale alla definizione di criteri unitari e
di normative omogenee….In sostanza, la fissazione a livello nazionale
dei valori- soglia, non derogabili dalle regioni nemmeno in senso più
restrittivo, rappresenta il punto di equilibrio fra le esigenze
contrapposte di evitare al massimo l'impatto delle emissioni
elettromagnetiche, e di realizzare impianti necessari al paese, nella
logica per cui la competenza delle regioni in materia di trasporto
dell'energia e di ordinamento delle comunicazioni è di tipo
concorrente, vincolata ai principi fondamentali stabiliti dalle leggi
dello Stato".
Diverso discorso – dice la Corte Costituzionale nella citata sentenza
307/2002– deve farsi circa le discipline localizzative e
territoriali. "E' logico che riprenda vigore l'autonoma capacità
delle regioni e degli enti locali di regolare l'uso del proprio
territorio, purché, ovviamente, criteri localizzativi e standard
urbanistici rispettino le esigenze della pianificazione nazionale
degli impianti e non siano nel merito, tali da impedire od ostacolare
ingiustificatamente l'insediamento degli stessi".
7.- Quanto esposto evidenzia la illegittimità della delibera del
Comune di Terlizzi che assumendo competenze in materia di tutela
della salute, impedisce ingiustificatamente l'insediamento degli
impianti di telefonia cellulare nel proprio territorio, pregiudicando
la funzionalità degli impianti ed il servizio stesso di telefonia
cellulare.
L'amministrazione comunale ha esercitato attribuzioni che eccedono i
propri compiti di vigilanza e/o di attuazione che non le sono
attribuiti e che involgono l'esercizio di un'autonoma funzione
decisoria e derogatoria rispetto ai limiti fissati dalla normativa
statale.
Tanto, peraltro, senza alcuna indagine e/o istruttoria idonea a
provare la ragionevolezza delle misure adottate di preclusione sul
territorio del Comune degli impianti di telefonia cellulare, non
potendosi ritenere tale la affermazione che essi "rappresentano
pericolo potenziale per la sicurezza e la tutela della salute
pubblica".
8.- Per quanto esposto, il ricorso va accolto e, per l'effetto, va
annullato l'atto impugnato.
Vanno compensate spese e competenze di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia - Sezione Terza,
Accoglie il ricorso in epigrafe indicato e, per l'effetto annulla
l'atto impugnato.
Compensa spese e competenze di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità
amministrativa.
Così deciso in Bari, nella camera di consiglio del 27.1.2005, con
l'intervento dei Magistrati,
Amedeo Urbano Presidente
Doris Durante Consigliere est.
Francesco Bellomo Referendario.

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Ric. n. 124/03 Sent. n. 1935/2003
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione,
con l'intervento dei signori:
Lorenzo Stevanato Presidente f.f.
Fulvio Rocco Consigliere, estensore
Alessandra Farina Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso R.G. 124/2003 proposto da Saccardi Michela, rappresentata
e difesa dall'Avv. Stefano Pierobon, dall'Avv. Valentina Sartor e
dall'Avv. Francesco Acerboni, con elezione di domicilio presso lo
studio di quest'ultimo in Venezia, Santa Croce n. 312/A,
contro
- il Comune di Treviso, in persona del Sindaco pro tempore,
costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall'Avv. Ludovica
Bernardi, dall'Avv. Vincenzio Grosso e dall'Avv. Alberto Munari, con
elezione di domicilio presso il loro studio in Venezia, Piazzale Roma
n. 464;
- la Conferenza dei Servizi costituita a' sensi dell'art. 4.1, lett.
e), del. adottato con deliberazione del Consiglio Comunale di Treviso
n. 56312/90 dd. 11 settembre 2000, in persona del suo Presidente pro
tempore, non costituitosi in giudizio;
- la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del
Veneto Orientale, in persona del Soprintendente pro tempore, non
costituitosi in giudizio,
- la Regione Veneto, in persona del Presidente della Giunta Regionale
pro tempore, non costituitosi in giudizio,
e nei confronti di
di H3G Italia S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro
tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall'Avv.
Guido Bardelli, dall'Avv. Jacopo Recla e dall'Avv. Stefano Sacchetto,
con elezione di domicilio presso lo studio di quest'ultimo in
Venezia, Santa Croce n. 466/G,
per l'annullamento
a. della concessione edilizia Prot. Gen. 30692/02-spec. N. 1076/02/AE
dd. 22 agosto 2002, rilasciata dal Dirigente del Servizio attività
edilizia del Comune di Treviso alla H3G Italia S.p.a. per la
realizzazione di una stazione radio base (cod. TV2220/B) in Via
Toniolo, Palazzo Scotti; nonché di ogni altro atto presupposto e
conseguente;
b. della deliberazione della Giunta Comunale di Treviso n. 361 dd. 5
agosto 2002, recante l'approvazione del programma generale di rete
del servizio di telefonia mobile per l'anno 2002;
c. del regolamento denominato "Prime regole per la tutela igienico-
sanitaria della popolazione da radiazioni non ionizzanti generate da
impianti ed apparecchiature per teleradiocomunicazioni. Piani di
localizzazione", approvato con deliberazione del Consiglio Comunale
di Treviso n. 56312/90 dd. 11 settembre 2000, e susseguentemente
modificato con deliberazioni consiliari n. 12490/10 dd. 26 febbraio
2002, n. 38982/33 dd. 19 giugno 2001, n. 84903/76 dd. 26 novembre
2001, n. 94292/90 dd. 10 dicembre 2001 e n. 36356/44 dd. 30 maggio
2002;
d. dei processi verbali dd. 12 luglio 2002 e 25 luglio 2002 della
conferenza dei servizi indetta dal Dirigente Settore ambiente del
Comune di Treviso;
e. del parere Prot. 7012 dd. 19 luglio 2002 reso dalla Soprintendenza
per i beni architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale.
VISTO il ricorso, notificato il 27 – 28 dicembre 2002 e depositato il
22 gennaio 2003, con i relativi allegati;
VISTI gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Treviso e
della H3G Italia S.p.a.;
VISTI gli atti tutti della causa;
UDITI alla camera di consiglio del 5 febbraio 2003, convocata a'
sensi dell'art. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come
integrato dall'art. 3 della L. 21 luglio 2000 n. 205 (relatore il
consigliere Fulvio Rocco) l'Avv. S. Pietrobon e l'Avv. V. Sartor per
la ricorrente, l'Avv. L. Bernardi e l'Avv. Alberto Munari per il
Comune di Treviso, nonché l'Avv. S. Sacchetto per la H3G Italia
S.p.a.;
RITENUTO a' sensi dell'art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così
come integrato dall'art. 9 della L. 21 luglio 2000 n. 205 e a
scioglimento della riserva espressa al riguardo, di poter decidere la
causa con sentenza in forma semplificata;
RICHIAMATO IN FATTO quanto esposto nel ricorso e dalle parti nei loro
scritti difensivi;
CONSIDERATO quanto segue.
1. La ricorrente, Signora Michela Saccardi, risiede con la propria
famiglia in Via S.Andrea n. 5, a Treviso, in un edificio adiacente a
Palazzo Scotti, immobile di pregio artistico sul cui tetto,
all'inizio del mese di novembre 2002, la H3G Italia S.p.a. ha
provveduto ad installare una stazione radiobase destinata al servizio
di telefonia cellulare con sistema UMTS.
La Saccardi precisa che il manufatto realizzato da H3G si trova a
circa 10 metri dal terrazzo e dalle finestre della propria
abitazione, e che Palazzo Scotti è stato assoggettato a vincolo
storico-artistico a' sensi della L. 1 giugno 1939 n. 1089 – ora, come
è noto, sostituita dal T.U. approvato con D.L.vo 29 ottobre 1999 n.
490 – con grado di protezione 1.
La medesima Saccardi, dopo aver avuto accesso, a' sensi dell'art. 22
e ss. della L. 7 agosto 1990 n. 241, alla documentazione
amministrativa riguardante la realizzazione del manufatto anzidetto,
con il ricorso in epigrafe chiede l'annullamento:
a) della concessione edilizia Prot. Gen. 30692/02-spec. N. 1076/02/AE
dd. 22 agosto 2002, rilasciata dal Dirigente del Servizio attività
edilizia del Comune di Treviso alla H3G Italia S.p.a. per la
realizzazione di una stazione radio base (cod. TV2220/B) in Via
Toniolo, Palazzo Scotti; nonché di ogni altro atto presupposto e
conseguente;
b. della deliberazione della Giunta Comunale di Treviso n. 361 dd. 5
agosto 2002, recante l'approvazione del programma generale di rete
del servizio di telefonia mobile per l'anno 2002;
c) del regolamento denominato "Prime regole per la tutela igienico-
sanitaria della popolazione da radiazioni non ionizzanti generate da
impianti ed apparecchiature per teleradiocomunicazioni. Piani di
localizzazione", approvato con deliberazione del Consiglio Comunale
di Treviso n. 56312/90 dd. 11 settembre 2000, e susseguentemente
modificato con deliberazioni consiliari n. 12490/10 dd. 26 febbraio
2002, n. 38982/33 dd. 19 giugno 2001, n. 84903/76 dd. 26 novembre
2001, n. 94292/90 dd. 10 dicembre 2001 e n. 36356/44 dd. 30 maggio
2002;
d) dei processi verbali dd. 12 luglio 2002 e 25 luglio 2002 della
conferenza dei servizi indetta dal Dirigente Settore ambiente del
Comune di Treviso;
e)del parere Prot. 7012 dd. 19 luglio 2002 reso dalla Soprintendenza
per i beni architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale.
La Saccardi deduce al riguardo l'avvenuta violazione dell'art. 42 del
T.U. 18 agosto 2000 n. 267, incompetenza, l'avvenuta violazione
dell'art. 3 della L. 7 agosto 1990 n. 241, l'avvenuta violazione
dell'art. 8 della L. 22 febbraio 2001 n. 36, eccesso di potere per
carenza di motivazione, illogicità grave e manifesta, violazione di
circolari, violazione del D.L.vo 490 del 1999, contraddittorietà con
altri provvedimenti della Pubblica Amministrazione, violazione
dell'art. 220 del T.U. approvato con R.D. 27 luglio 1934 n. 1265,
violazione dell'art. 4 del D.L.5 ottobre 1998 n. 393 convertito con
modificazioni in L. 4 dicembre 1993 n. 493, eccesso di potere per
carenza di presupposto e di istruttoria, nonché l'avvenuta violazione
dell'art. 2-bis del D.L. 1 maggio 1997 n. 115 convertito con
modificazioni in L. 1 luglio 1997 n. 189.
2.1. Tutto ciò premesso, il ricorso non può trovare accoglimento.
2.2. Giova innanzitutto premettere che la disciplina della materia in
esame contempla, tra l'altro, due principi di fondo che pare qui
opportuno riassumere.
a) La fornitura, l'installazione e l'esercizio di reti di
telecomunicazione, nonché la prestazione dei servizi ad esse
relativi, costituiscono attività di preminente interesse generale, a'
sensi di quanto disposto dall'art. 2 del D.P.R. 18 settembre 1997 n.
318 anche in attuazione delle direttive 89/336 CEE, 90/388 CEE,
01/287CEE, 91/263CEE e 96/2/CE, nonché, a' sensi dell'art. 1, comma
1, della L. 21 dicembre 2001 n. 443, attività strategiche e di
preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e
lo sviluppo del Paese.
b) A' sensi dell'art. 4 del D.M. 10 settembre 1998 n. 381, emanato in
base all'art. 1, comma 6, lett. a), n. 15 della L. 31 luglio 1997 n.
249, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle
telecomunicazioni operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra
100 kHz e 300 GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve
avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più
bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto
dal sistema stesso al fine di minimizzare l'esposizione della
popolazione. In corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non
inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori,
indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente
alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di
sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo
magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3
Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell'onda piana
equivalente. Nell'ambito delle proprie competenze, fatte salve le
attribuzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le
regioni e le province autonome disciplinano l'installazione e la
modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il
rispetto dei limiti anzidetti, il raggiungimento di eventuali
obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in
accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con
l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene
all'identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate.
Dopo l'adozione degli atti impugnati nella presente sede di giudizio,
è entrato in vigore il D.L.vo 4 settembre 2002 n. 443, recante, in
attuazione della delega conferita al Governo a' sensi dell'art. 1,
comma 2, della predetta L. 443 del 2001, "disposizioni volte ad
accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni
strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese".
Per quanto qui segnatamente interessa, tale nuova disciplina afferma
che "le categorie di infrastrutture di telecomunicazioni, considerate
strategiche ai sensi dell'art. 1, comma 1, della L. 21 dicembre 2001
n. 443 sono opere di interesse nazionale, realizzabili"
peraltro "esclusivamente sulla base delle procedure definite dal
presente decreto, anche in deroga alle disposizioni di cui all'art.
8, comma 1, lettera c), della L. 22 febbraio 2001 n. 36" (legge
quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici,
magnetici ed elettromagnetici, contemplante nella disposizione testè
citata una competenza regionale in ordine alle modalità per il
rilascio delle autorizzazioni alla installazione degli impianti per
telefonia mobile) e che sono dichiarate ex lege "compatibili con
qualsiasi destinazione urbanistica … realizzabili in ogni parte del
territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad
ogni altra disposizione di legge o di regolamento …. (nonché) …
assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di
cui all'art. 16, comma 7, del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, pur
restando di proprietà dei rispettivi operatori …" (cfr. art. 3 D.L.vo
443 cit.).
"L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la
modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi ed, in
specie, l'installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-
trasmittenti, di ripetitori di servizi di telecomunicazione, di
stazioni radio base per reti di telecomunicazioni mobili GSM/UMTS …
viene autorizzata dagli enti locali, previo accertamento, da parte
dell'ARPA, ovvero dell'organismo indicato dalla Regione, della
compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di
attenzione e gli obiettivi di qualità, stabiliti uniformemente a
livello nazionale in relazione al disposto della L. 22 febbraio 2001
n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione. Restano ferme le
disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali contenute nel
D.L.vo 29 settembre 1999 n. 490 …" (cfr. ibidem, art. 4).
Al momento dell'adozione dei provvedimenti impugnati risultava per
certo vigente l'art. 8, comma 6, della L. 36 del 2001, secondo il
quale "i Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il
corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti" di
telefonia mobile "e minimizzare l'esposizione della popolazione ai
campi elettromagnetici".
In tale contesto, pertanto, il Consiglio Comunale di Treviso ha
adottato con deliberazione n. 56312/90 dd. 11 settembre 2000, un
regolamento intitolato "Prime regole per la tutela igienico-sanitaria
della popolazione da radiazioni non ionizzanti generate da impianti
ed apparecchiature per teleradiocomunicazioni. Piani di
localizzazione", susseguentemente modificato con deliberazioni
consiliari n. 12490/10 dd. 26 febbraio 2002, n. 38982/33 dd. 19
giugno 2001, n. 84903/76 dd. 26 novembre 2001, n. 94292/90 dd. 10
dicembre 2001 e n. 36356/44 dd. 30 maggio 2002.
Il Capo 4 di tale testo normativo contempla, sempre per quanto qui
segnatamente interessa, che "al fine di contemperare al meglio le
concorrenti esigenze di ottimizzazione del servizio, di
minimizzazione del rischio della popolazione e di ordinato sviluppo
del territorio, i gestori, entro il 31 ottobre di ogni anno,
presentano la loro proposta di piano di rete contenente l'indicazione
delle installazioni di nuovi impianti e di quelli oggetto di
aggiornamento, manutenzione, riduzione, ristrutturazione, rinnovo e
modifica degli esistenti, che si prevedono di installare nel biennio
successivo".
La proposta di piano di rete di teleradiocomunicazione di ogni
gestore, corredata a cura dei gestori medesimi da apposita
documentazione tecnica relativa a ciascuno degli impianti previsti, è
quindi istruita dal Settore Ambiente e dal Settore Urbanistica del
Comune, che potranno avvalersi, al riguardo, "delle strutture di cui
all'art. 14 della L. 22 febbraio 2002 n. 36 e/o di consulenze
specialistiche", nonché "effettuare un esame contestuale dei vari
interessi pubblici coinvolti" promuovendo, a cura del Dirigente del
Settore Ambiente "una conferenza di servizi con le altre
amministrazioni pubbliche e/o organi tecnici interessati (ARPAV,
ISPESL, Soprintendenza BB.AA., ANAS, Provincia, etc.)" (cfr. ivi).
Al termine di tali adempimenti, "la Giunta (Comunale), su parere del
Settore Ambiente con l'ausilio del Settore Urbanistica, approverà il
Programma generale di rete di telefonia mobile che recepirà l'esito
della concertazione avvenuta, con le previsioni dei singoli piani di
rete mantenute ammissibili all'esito della precedente istruttoria. In
tal caso, potranno successivamente essere rilasciate solo le
concessioni edilizie o i permessi di costruire per i progetti
conformi al Programma generale di rete. Il Settore ambiente attesterà
tale conformità per ogni istanza di concessione edilizia o permesso
di costruire inoltrata dai gestori."(cfr. ibidem).
2.3. Orbene, con il primo ordine di censure la ricorrente deduce
l'avvenuta violazione dell'art. 42 del T.U. approvato con D.L.vo 267
del 2000, nonché incompetenza, in quanto il "programma di rete"
adottato al fine della pianificazione, nell'ambito del territorio
comunale, delle installazioni delle antenne per il servizio di
telefoni mobile deriva da una volontà espressa dalla Giunta Comunale
e non dal Consiglio Comunale; e, sempre secondo la tesi della
ricorrente, la competenza pianificatoria dell'organo consiliare
neppure potrebbe essere delegata a quello giuntale (come, viceversa,
parrebbe sia avvenuto in forza del predetto Capo 4 del Regolamento
adottato dal Consiglio Comunale), stante la mancata previsione di una
norma in tal senso nel contesto del medesimo art. 42 del T.U. 267 del
2000.
Il Collegio, per parte propria, evidenzia – sulla scorta delle
pertinenti difese dell'Amministrazione comunale formulate sul punto –
che, al di là dello stesso nomen attribuito nella specie al
provvedimento giuntale, questo per certo non rientra nelle nozioni
proprie dei "programmi, relazioni previsionali e programmatiche,
piani finanziari, programmi triennali ed elenco annuale dei lavori
pubblici, bilanci annuali e pluriennali e relative variazioni,
rendiconto, piani territoriali ed urbanistici, programmi annuali e
pluriennali per la loro attuazione, eventuali deroghe ad essi, pareri
da rendere per dette materie" (cfr. art. 42 cit.).
La competenza consiliare presupposta dal testè citato art. 42 del
T.U. 267 del 2000 concerne, infatti, soltanto quei provvedimenti con
cui il Consiglio Comunale, nella sua qualità di organo di indirizzo
politico-amministrativo, delinea le linee di indirizzo generale
dell'attività dell'Amministrazione Comunale: e tra tali provvedimenti
non può per certo essere incluso il "programma generale di rete", in
quanto quest'ultimo è deputato a recepire i risultati della
concertazione svolta con i gestori e dell'istruttoria congiuntamente
espletata dalla Direzione Ambiente e dalla Direzione Urbanistica
dello stesso Comune.
Né, soprattutto, può sottacersi la natura sostanzialmente ricognitiva
e vincolata del "programma" in questione, posto che se all'esito
della concertazione e dell'istruttoria compiuta, anche in sede di
conferenza di servizi, la localizzazione dell'antenna risulta
conforme alla disciplina vigente, l'inclusione di tale impianto
nel "programma" anzidetto non può essere negata: e, del resto, lo
stesso Capo 4 del Regolamento consiliare reca al punto l) una
specifica disciplina sostitutiva dei poteri giuntali, da parte del
Consiglio, nell'ipotesi in cui il "programma generale di rete" non
dovesse essere approvato dalla Giunta.
2.4. Con il secondo ordine di censure la ricorrente deduce invece
l'avvenuta violazione dell'art. 3 della L. 241 del 1990, dell'art. 8
della L. 36 del 2001, nonché eccesso di potere per carenza di
motivazione, illogicità grave e manifesta e violazione di circolari,
affermando che l'Amministrazione Comunale, nel formare i criteri
complessivamente contenuti nel predetto Regolamento consiliare e
nel "programma" di competenza giuntale avrebbe disatteso il contenuto
della deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 5268 dd. 29
dicembre 1998 e della circolare del Presidente della Giunta Regionale
n. 12 dd.12 luglio 2001, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della
Regione n. 69 dd. 31 luglio 2001 e conseguente, a sua volta, alla
deliberazione della Giunta Regionale n. 69 dd. 31 luglio 2001.
La ricorrente reputa che gli anzidetti provvedimenti di indirizzo,
emanati dall'Amministrazione Regionale, siano stati segnatamente
violati laddove esprimevano l'opportunità di localizzare in via
preferenziale le antenne per la telefonia mobile in aree già
compromesse sotto il profilo urbanistico-edilizio e contraddistinte,
quindi, dalla risalente presenza di impianti tecnologici.
A ragione la difesa del Comune ha rilevato, sul punto, che le
indicazioni sui "piani di localizzazione" delle antenne in questione,
previsti dalla predetta deliberazione giuntale n. 5268 del 1968 e
dall'anzidetta circolare presidenziale, non si configuravano quali
criteri compiuti di pianificazione, tra l'altro presupponenti uno
strumento pianificatorio non disciplinato dalla legge regionale,
ossia dalla fonte normativa cui l'art. 3, comma 1, lett. d), punto 1
della L. 36 del 2001 espressamente (e per contro) rinviava.
In tale contesto, quindi, le indicazioni emergenti dai predetti
provvedimenti regionali dovevano essere intese come non cogenti,
anche – e soprattutto – in considerazione della significativa
circostanza secondo la quale la stessa circolare n. 12 del 2001
afferma, al suo § 2, lett. a), che "l'eventuale installazione in siti
diversi deve essere accompagnata da una adeguata motivazione", per
certo adeguatamente surrogata, nel caso di specie, dalla ben ampia e
puntuale istruttoria effettuata a' sensi del predetto Regolamento
consiliare e recepita dal "programma" conseguentemente approvato
dalla Giunta Comunale: istruttoria con la quale, soprattutto in sede
di conferenza di servizio, è stata coniugata l'esigenza
dell'interesse generale rappresentato dalla diffusione della
telefonia mobile con le ineludibili - e per certo primarie -
necessità della tutela ambientale e del diritto alla salute.
2.5. Con il terzo ordine di censure la ricorrente deduce, nei
riguardi dell'assenso espresso dalla Soprintendenza per i beni
architettonici e per il Paesaggio del Veneto Orientale in ordine
all'installazione dell'antenna di cui trattasi, l'avvenuta violazione
dell'art. 3 della L. 241 del 1990, dell'art. 21 del T.U. approvato
con D.L.vo 490 del 1999, carenza di motivazione e dei presupposti,
nonché illogicità e contraddittorietà con altri provvedimenti
adottati dalla pubblica Amministrazione.
Anche tale censura non può trovare accoglimento.
Premesso che a' sensi dell'art. 21 del T.U. 490del 1999, testè
citato, "i beni culturali non possono essere ….modificati senza
l'autorizzazione del Ministero", nè "possono essere adibiti ad usi
non compatibili con il loro carattere storico od artistico, oppure
tali da creare pregiudizio alla loro conservazione o integrità",
l'atto contestato dalla ricorrente dispone nel senso che "si
autorizza la posa in opera dell'antenna, a condizione che la stessa
venga spostata più vicino possibile al colmo del tetto (possibilmente
tra il colmo e la finestra esistente), in modo da ridurne l'altezza
fuori tetto; che l'antenna venga spostata sulla parete interna del
sottotetto in modo che dalla strada sia meno visibile; che non venga
realizzata la mascheratura a finto camino ma che venga posta in opera
l'antenna normale come indicato nella simulazione fotografica".
Dall'insieme delle surriportate e quanto mai puntuali prescrizioni,
inequivocabilmente finalizzate ad escludere un impatto negativo del
manufatto sul contesto tutelato, emerge la completezza
dell'istruttoria svolta e la conseguente esaustività dei motivi per i
quali la Soprintendenza ha espresso il proprio assenso.
Né può essere condiviso l'ulteriore argomento della ricorrente
secondo il quale, poiché l'art. 20, n. 6, del vigente P.R.G. comunale
contempla per gli edifici vincolati con il grado di protezione 1 –
ossia il più elevato – la possibilità di interventi edilizi
rigorosamente limitati al c.d. "restauro scientifico",
l'installazione dell'antenna avrebbe dovuto essere tout court vietata.
Pare evidente, infatti, che l'installazione dell'antenna sul tetto
dell'edificio non può essere riguardata quale attività
avente "rilevanza edilizia" nei riguardi dell'edificio stesso, ma
quale attività di intrinseca trasformazione del territorio (cfr. art.
1 della L. 28 gennaio 1977 n. 10) che è priva – per l'appunto – di
una valenza edilizia ma che comunque reca alterazione al suolo, al
paesaggio e al complessivo carico urbanistico (alla stessa guisa,
quindi, degli scavi, dei reinterri, delle esposizioni di merci a
cielo aperto, delle variazioni di destinazione d'uso
dcc.dd. "meramente finzionali", ecc.).
2.6. Con il quarto motivo di ricorso è stata dedotta l'avvenuta
violazione dell'art. 220 del T.U. approvato con R.D. 1265 del 1934 e
dell'art. 4 del D.L. 398 del 1993 convertito con modificazioni in L.
493 del 1993, nonché eccesso di potere per carenza di presupposto e
di istruttoria, in relazione alla circostanza della mancata
acquisizione, nella specie, del parere di competenza della
Commissione edilizia comunale.
In contrario va rilevato che, come è ben noto, a' sensi dell'art. 96
del T.U. approvato con D.L.vo 267 del 2000, "al fine di conseguire
risparmi di spese e recuperi di efficienza nei tempi dei procedimenti
amministrativi i consigli e le giunte, secondo le rispettive
competenze, con provvedimento da emanare entro sei mesi dall'inizio
di ogni esercizio finanziario, individuano i comitati, le
commissioni, i consigli ed ogni altro organo collegiale con funzioni
amministrative ritenuti indispensabili per la realizzazione dei fini
istituzionali dell'amministrazione o dell'ente interessato. Gli
organismi non identificati come indispensabili sono soppressi a
decorrere dal mese successivo all'emanazione del provvedimento. Le
relative funzioni sono attribuite all'ufficio che riveste preminente
competenza nella materia".
Venendo alla materia qui trattata, consta che con deliberazione n. 10
dd. 25 febbraio 2002 (cfr. doc. 12 prodotto dalla difesa del Comune),
non impugnata dalla ricorrente, il Consiglio Comunale di Treviso ha
disposto la soppressione della Commissione edilizia tranne i casi di
suo funzionamento (non avvenuto nel caso di specie) quale Commissione
edilizia integrata, devolvendo le relative funzioni al Settore
Sportello Unico – Attività edilizia: ufficio, quest'ultimo, che ha
partecipato all'istruttoria in questione esprimendo al riguardo il
proprio parere favorevole in sede di conferenza di servizi (cfr.
ibidem, doc. 3) e curando l'istruttoria finalizzata al susseguente
rilascio della concessione edilizia (cfr. ibidem, doc. 13).
2.7. Per quanto attiene al quinto ed ultimo motivo dedotto dalla
ricorrente, va rilevato che con esso è stata dedotta l'avvenuta
violazione dell'art. 2-bis del D.L. 1 maggio 1997 n. 115 convertito
con modificazioni in L. 1 luglio 1997 n. 189, invero vigente
all'epoca dei fatti di causa ma ad oggi abrogato per effetto
dell'art. 12 del D.L.vo 198 del 2002, e secondo il
quale "nell'installazione e nell'uso delle infrastrutture (destinate
alle cc.dd. "comunicazioni mobili e personali") le imprese devono
garantire la compatibilità delle infrastrutture stesse con le norme
vigenti relative ai rischi sanitari per la popolazione, in
particolare in merito ai campi elettromagnetici da essi generati. 2.
La installazione di infrastrutture dovrà essere sottoposta ad
opportune procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.)".
Peraltro, con ordinanza n. 3923 dd. 10 luglio 2001 la Sezione IV del
Consiglio di Stato ha affermato con diffusa motivazione
l'equipollenza del parere dell'A.R.P.A. alla V.I.A., stante la
disciplina al riguardo introdotta dalla stessa L. 249 del 1997 e
dall'anzidetto D.M. 10 settembre 1998 n. 381.
Tale indirizzo di fondo risulta condiviso dalla giurisprudenza (cfr.,
ad es., T.A.R. Umbria, 10 agosto 2001 n. 423), anche di questo stesso
T.A.R. (cfr. Sez. III, 23 marzo 2001 n. 856) con riferimento alle
procedure V.I.A. disciplinate dalla L.R. 26 marzo 1999 n. 10 e dalla
L.R. 27 dicembre 2000 n. 24.
In tale contesto, quindi, l'Amministrazione Comunale ha
legittimamente affidato ogni verifica del caso all'A.R.P.A.V.:
verifica che si è, nella specie, conclusa in senso favorevole alla
realizzazione dell'impianto (cfr. doc.ti 14 usque 26 depositati dalla
difesa del Comune).
3. Le spese e gli onorari del giudizio possono essere integralmente
compensate tra le parti, in considerazione della particolarità della
questione trattata.
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione,
definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, respinta ogni
contraria istanza ed eccezione, lo rigetta
Compensa integralmente tra le parti le spese e gli onorari del
giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità
amministrativa.
Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio del 5 febbraio 2003.
Il Presidente f.f. L'Estensore
Il Segretario

T.A.R. Veneto – II Sezione n.r.g. 124/03

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N. 67/03 REG.RIC.
N. 667 REG.SEN.
ANNO 2004
R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE
PER L'EMILIA-ROMAGNA

SEZIONE DI PARMA
composto dai Signori:
Dott. Gaetano Cicciò Presidente
Dott. Umberto Giovannini Consigliere Rel.est
Dott. Italo Caso Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso n. 67 del 2003, proposto dalla sig. ra Angiola ZILLI,
rappresentata e difesa dall'Avv. Marina MORA e dall'Avv. Andrea
CREMONA ed elettivamente domiciliata presso lo studio del primo, in
Parma, borgo Tommasini n. 20
contro
Comune di Bobbio, in persona del Sindaco p.t., non costituito in
giudizio;
e nei confronti
di Ericsson Telecomunicazioni s.p.a., in persona del legale
rappresentante p.t., non costituita in giudizio;
per l'annullamento
previa sospensiva: a) della concessione edilizia gratuita n. 13 del
19/11/2002 rilasciata dal Comune di Bobbio a Ericsson
Telecomunicazioni s.p.a. ai sensi dell'art. 9 della L. n.10 del 1977;
b) della deliberazione del Consiglio Comunale di Bobbio n. 8 del
28/2/2002, mediante il quale è stata conferita autorizzazione in
deroga ai vigenti strumenti urbanistici affinché si potesse
rilasciare a Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. concessione edilizia
per l'installazione di due impianti di telefonia mobile; c) di tutti
gli atti presupposti, consequenziali e/o connessi.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Vista la memoria presentata dalla ricorrente in data 20/1/2004;
Vista l'ordinanza collegiale istruttoria n. 10 del 2004 con la quale
sono stati disposti incombenti istruttori a carico
dell'Amministrazione Comunale di Bobbio e preso atto che quest'ultima
non ha ottemperato a detta richiesta.
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore, alla pubblica udienza del 6/7/2004, il dr. Umberto
GIOVANNINI; udito, altresì, l'Avv. Marina MORA per la ricorrente;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:
FATTO
Con il ricorso n. 67 del 2003, notificato il 12/2/2003 e depositato
il 22/2/2003, la ricorrente chiede l'annullamento, previa sospensiva:
a) della concessione edilizia gratuita n. 13 del 19/11/2002
rilasciata dal Comune di Bobbio a Ericsson Telecomunicazioni s.p.a.
ai sensi dell'art. 9 della L. n.10 del 1977; b) della deliberazione
del Consiglio Comunale di Bobbio n. 8 del 28/2/2002, mediante la
quale è stata conferita autorizzazione in deroga ai vigenti strumenti
urbanistici affinché si potesse rilasciare a Ericsson
Telecomunicazioni s.p.a. concessione edilizia per l'installazione di
due impianti di telefonia mobile; c) di tutti gli atti presupposti,
consequenziali e/o connessi.
Dopo avere illustrato le principali circostanze di fatto afferenti la
controversia in esame, parte ricorrente deduce, a sostegno
dell'impugnativa, i seguenti motivi in diritto:
6. – Violazione dell'art. 8, 3° comma, della L.R. n. 30 del 2000,
come modificata dalla L.R. n. 30 del 2002;
Con l'impugnata concessione edilizia, il Comune di Bobbio ha
autorizzato Ericsson Telecomunicazioni ad innalzare due antenne per
la telefonia mobile, una delle quali insiste su area prossima
all'abitazione della ricorrente.
L'amministrazione Comunale ha omesso di dare pubblicità al suddetto
procedimento, con i mezzi e secondo le modalità imposti dall'art. 8,
3° comma, della L.R. n. 30 del 2000, come modificata dalla L.R. n. 30
del 2002.
2. – Violazione dell'art. 10, 1° comma, lett. B) della L. n. 241 del
1990; Violazione dell'art. 3 della L. n. 241 del 1990 per omessa
motivazione; Eccesso di potere per sviamento e omessa ponderazione di
interessi privati.
La ricorrente aveva chiesto al Comune di Bobbio l'applicazione
dell'art. 8 della L.R. n. 30 del 2000, laddove tale disposizione
prevede la necessità di accorpamento dei nuovi impianti di telefonia
mobile con quelli già esistenti.
L'Ente, tuttavia, si è completamente disinteressato di tale richiesta
senza provvedere ad esternare le ragioni per le quali non è stata
data applicazione alla norma regionale.
3. – Violazione dell'art. 8, 4° comma, della L.R. n. 30 del 2000,
come modificata dalla L.R. n. 30 del 2002;
La disposizione sopra richiamata prevede, al fine del rilascio
dell'autorizzazione impugnata, che siano previamente richiesti e resi
i pareri di A.R.P.A. e della competente A.U.S.L., ma
l'Amministrazione Comunale, nel corso del procedimento in esame si è
limitata a richiedere ed ottenere il primo, omettendo di acquisire le
valutazioni igienico sanitarie richieste dalla suddetta normativa
regionale.
4. – Violazione dell'art. 8, 9° comma, della L.R. n. 30 del 2000,
come modificata dall'art. 2, 2° comma, della L.R. n. 30 del 2002;
La norma rubricata prevede che sia acquisita al procedimento la
dichiarazione del progettista abilitato che asseveri, ai sensi
dell'art. 481 c.p., la conformità dell'impianto da realizzare ai
parametri ed ai principi posti dalla vigente normativa regionale.
Tale adempimento è stato radicalmente omesso dall'amministrazione
comunale di Bobbio.
5. – Violazione dell'art. 8, 8° comma della L.R. n. 30 del 2000, come
modificato dall'art. 2, 2° comma, della L.R. n. 30 del 2002.
Nella fattispecie in esame manca anche la presentazione, da parte
dell'ente gestore degli impianti di telefonia mobile, della mappa
completa degli impianti fissi, corredata dalla descrizione delle
caratteristiche tecniche degli stessi, come richiesto dalla
disposizione sopra rubricata.
6. – Eccesso di potere per incompatibilità tra lo strumento
urbanistico e l'impugnata autorizzazione; invalidità derivata dalla
concessione in deroga adottata, in violazione dell'art. 41 quater
della L. n. 1150 del 1942;
L'impugnata concessione edilizia è stata rilasciata in zona agricola,
in palese contrasto con la vigente disciplina urbanistica.
La predetta concessione in deroga è altresì illegittima in quanto
essa è stata rilasciata in mancanza del preventivo nulla osta
dell'assessorato regionale ed in quanto mediante tale istituto non è
mai consentito mutare la destinazione urbanistica delle zone su cui
individuare opere pubbliche o di interesse pubblico, ma solo derogare
ad alcuni standards urbanistici.
 Con memoria depositata in data 20/1/2004, la ricorrente ribadisce
le precedenti censure di illegittimità dei provvedimenti impugnati,
concludendo con la richiesta di accoglimento del gravame, vinte le
spese.
§ § §
Alla pubblica udienza del 6/7/2004, la causa è stata chiamata e,
quindi, è stata trattenuta per la decisione, come da verbale
DIRITTO
Con il presente ricorso, una cittadina abitante nel Comune di Bobbio,
località "Erta", impugna, chiedendone l'annullamento, gli atti con i
quali la locale amministrazione comunale ha dapprima deliberato di
autorizzare "in deroga" i competenti organi a rilasciare ad Ericsson
s.p.a. concessione edilizia per l'installazione di due impianti fissi
di telefonia mobile, uno dei quali da realizzarsi in area prossima
all'abitazione della ricorrente e, successivamente, ha assentito il
predetto titolo edilizio.
Il Collegio deve rilevare che il ricorso è fondato.
Risulta meritevole di accoglimento, in particolare, il secondo mezzo
d'impugnazione, con il quale la ricorrente lamenta la mancata
applicazione di quanto disposto dall'art. 8, comma 7, della L.R.
Emilia Romagna n. 30 del 2000, secondo cui "Al fine di ridurre
l'impatto ambientale nonché di favorire una razionale distribuzione
degli impianti fissi di telefonia mobile, il riordino delle
installazioni esistenti e l'utilizzo delle medesime strutture
impiantistiche nella realizzazione di reti indipendenti, il comune
assume idonee iniziative di coordinamento delle richieste di
autorizzazione dei diversi gestori, subordinando a questi obiettivi
anche il rilascio delle medesime".
Dagli atti di causa emerge che nelle vicinanze dell'area sulla quale
è stata autorizzata dal Comune l'installazione di uno dei due
impianti di telefonia mobile, era già in funzione analogo impianto
realizzato da altro gestore e che tale fatto era stato portato a
conoscenza dell'Amministrazione Comunale dall'attuale ricorrente (v.
doc. n. 4 allegato al ricorso-lettera al Sindaco in data 6/5/2002),
unitamente all'invito ad accorpare la nuova antenna a quella
precedentemente installata, come richiesto, ai fini della riduzione
dell'impatto ambientale di detti impianti e di una più razionale
localizzazione degli stessi, dalla suindicata normativa regionale.
Occorre altresì osservare, riguardo ad un profilo più generale, che
il Comune di Bobbio, assentendo l'autorizzazione ed il titolo
edilizio impugnati, illegittimamente non ha applicato le pertinenti e
vigenti disposizioni procedimentali in materia contenute negli altri
commi dell'art. 8 della L.R. n. 30 del 2000 (specie riguardo alla
necessità di acquisire il parere dell'Azienda U.S.L. e la
dichiarazione di un progettista abilitato) e ribadite nella L.R.
25/11/2002 n. 30.
Occorre infine sottolineare che quest'ultima normativa regionale è
entrata in vigore in Emilia Romagna successivamente al D. Lgs.
4/9/2002 n. 198 (c.d. decreto "Gasparri"); normativa nazionale che,
in un'ottica di maggior favore per lo sviluppo delle
telecomunicazioni aveva semplificato in maniera rilevante anche
l'iter procedimentale per il rilascio dell'autorizzazione comunale
all'installazione degli impianti di telefonia mobile.
Pertanto, anche tralasciando di valutare gli effetti, sulla
fattispecie in esame, della sentenza della Corte Costituzionale n.
303 del 11/10/2003, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità
costituzionale del citato D. Lgs. n. 198 del 2002, l'Amministrazione
Comunale di Bobbio avrebbe dovuto applicare alla richiesta di
autorizzazione inoltrata dall'attuale controinteressata Ericsson
Telecomunicazioni s.p.a., le specifiche disposizioni procedimentali
previste dalla L.R. Emilia Romagna n. 30 del 2000, così come
modificate e richiamate dalla successiva L.R. n. 30 del 2002.
Restano assorbiti gli ulteriori motivi rassegnati in ricorso, ove non
confluenti in quelli esaminati e accolti.
Le spese seguono la soccombenza ed esse sono liquidate come indicato
in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna, Sezione
di Parma, definitivamente pronunziando sul ricorso n. 67 del 2003 di
cui in epigrafe, lo accoglie e, per l'effetto, annulla
l'autorizzazione e la concessione edilizia impugnate.
Condanna il Comune di Bobbio ed Ericsson Telecomunicazioni s.p.a.,
quali parti soccombenti nel presente giudizio, al pagamento, ciascuna
parte per la metà, delle spese processuali e degli onorari legali in
favore della ricorrente che sono liquidati per l'importo
onnicomprensivo di
. 3.430,00 (tremilaquattrocento/00) oltre I.V.A.
e c.p.a. (di cui
. 1.080,00 per diritti ed . 2.350,00 per onorari,
giusta nota spese depositata in data 20/1/2004).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità
Amministrativa.
Così deciso in Parma, nella camera di consiglio del 6 luglio 2004.
f.to Gaetano Cicciò Presidente
f.to Umberto Giovannini Consigliere Rel.Est.
Depositata in Segretaria ai sensi dell'art.55 L. 27/4/82, n.186.
Parma, lì 27 settembre 2004
f.to Eleonora Raffaele Il Segretario
fg
NRG.67/03
(associttadini)