TAR PUGLIA-LECCE, SEZ. I - Ordinanza 10 gennaio 2003 n. 38 - Pres. Ravalli,
Est. D'Arpe - Alcatel S.p.A. (Avv.ti Cassola e Lofoco) c. Comune di Ostuni
(Avv. Zaccaria) e Wind Telecomunicazioni S.p.A. (Avv.ti Sartorio e Borrega).
Ambiente - Inquinamento derivante da onde elettromagnetiche - Stazioni radio
base - Disciplina prevista dall'art. 3, commi 1° e 2°, del D.L.vo n.
198/2002 - Previsione delle infrastrutture di telecomunicazioni come opere
di interesse nazionale, compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e
realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli
strumenti urbanistici - Questione di legittimità costituzionale - In
relazione agli artt. 3, 117 terzo comma e 118 primo comma della Costituzione
- Va sollevata. Va sollevata questione di legittimità costituzionale
dell'art. 3, primo e secondo comma, del decreto legislativo 4 settembre
2002, n. 198, in relazione agli artt. 3, 117, terzo comma e 118, primo
comma, della Costituzione (1). -------------------------- (1) Dispone l'art.
3 del decreto legislativo 4 settembre 2002 n. 198 (pubblicato nel n. 9-2002
di questa Rivista), recante "Disposizioni volte ad accelerare la
realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la
modernizzazione e lo sviluppo del Paese...", che: «1. Le categorie di
infrastrutture di telecomunicazioni, considerate strategiche ai sensi
dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443, sono opere
di interesse nazionale, realizzabili esclusivamente sulla base delle
procedure definite dal presente decreto, anche in deroga alle disposizioni
di cui all'articolo 8, comma 1, lettera c), della legge 22 febbraio 2001, n.
36. 2. Le infrastrutture di cui all'articolo 4, ad esclusione delle torri e
dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono
compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in
ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti
urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento. 3. Le
infrastrutture di cui agli articoli 7, 8 e 9 sono assimilate ad ogni effetto
alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando
di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa
vigente in materia». Le disposizioni contenute nel primi due commi di tale
articolo suscitano, secondo il T.A.R. Puglia - Lecce, seri dubbi circa la
loro conformità agli artt. 3, 117 terzo comma e 118 primo comma della Carta
Costituzionale. Come risulta dall'articolata motivazione dell'ordinanza in
rassegna, il legislatore statale con le predette disposizioni (che,
peraltro, contengono prescrizioni dettagliate, al punto di precludere a
riguardo ogni spazio alla concorrente potestà legislativa regionale),
adoperando lo strumento della qualificazione degli impianti di
teleradiocomunicazioni alla stregua di infrastrutture strategiche e di
preminente interesse nazionale, ha reso un "guscio vuoto" il provvedimento
autorizzatorio edilizio di spettanza dell' Autorità comunale (che dovrà
essere necessariamente rilasciato anche in ipotesi di accertato contrasto
con gli strumenti urbanistici e regolamentari comunali) e, più a monte, ha
pregiudicato e falcidiato le competenze legislative e amministrativa
costituzionalmente protette (vieppiù dopo l' entrata in vigore della riforma
del titolo V della parte seconda della Costituzione, operata dalla recente
legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3) delle Regioni e degli Enti Locali
in materia di legislazione e pianificazione urbanistica e governo del
territorio. Per l'annullamento - del provvedimento prot. n. 17708 del 2
ottobre 2002 (notificato in data 8 ottobre 2002), con il quale il Dirigente
dell'U.T.C. del Comune di Ostuni ha negato, per la seconda volta alla
società ricorrente la proroga dell' efficacia dell'autorizzazione
provvisoria rilasciata per l'installazione e l 'esercizio dell'impianto di
telefonia cellulare in via dei Colli, su terreno distinto in catasto al fol.
87 p.lle 328, 329 e 330; - del provvedimento prot. n. 23862 del 2 ottobre
2002 (notificato in data 8 ottobre 2002), con il quale il Dirigente
dell'U.T.C. del Comune di Ostuni ha rigettato, per la seconda volta,
l'istanza di rilascio dell'autorizzazione in sanatoria relativamente al
predetto impianto di telefonia cellulare; - di ogni ulteriore atto e
provvedimento presupposto, connesso e conseguente; nonché per il
risarcimento dei danni subiti dalla società ricorrente in conseguenza dei
provvedimenti impugnati. Visto il ricorso con i relativi allegati; Vista
l'istanza cautelare proposta, in via incidentale, dalla società ricorrente;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Ostuni; Visto l'atto
di intervento ad adiuvandum spiegato da Wind Telecomunicazioni S.p.a.;ù
Visti gli atti tutti della causa; Relatore alla Camera di Consiglio del 9
gennaio 2003 il Consigliere Dr. Enrico d'Arpe, e uditi, altresì, l'Avv.
Noemi Carnevale, in sostituzione degli Avvocati Cassola e Lofoco, per la
ricorrente, l'Avv. Giuseppe Sartorio per l'interventore ad adiuvandum e
l'Avv. Cecilia R. Zaccaria per l' Amministrazione Comunale resistente. FATTO
E DIRITTO Osserva il Collegio che la presente controversia riguarda la
legittimità o meno, previa delibazione della domanda incidentale di
sospensiva, dei provvedimenti dirigenziali indicati in epigrafe con i quali
il Comune di Ostuni ha sia negato la proroga dell'efficacia
dell'autorizzazione provvisoria rilasciata (il 25 novembre 1999) per lo
stazionamento temporaneo (per mesi sei) di un carrello porta antenna su
terreno a agricolo, alla via dei Colli, sottoposto a vincolo paesaggistico e
ubicato entro la fascia di territorio posta a valle della linea dei cigli
collinari (nell'ambito della quale sussiste il divieto di localizzazione di
stazioni radio base per telefonia cellulare previsto dall'art. 3 del
regolamento comunale di organizzazione del sistema di teleradiocomunicazioni
approvato con delibera del C.C. di Ostuni n. 3/2001, e in forza delle norme
di salvaguardia derivanti dalla variante al P.R.G. di Ostuni adottata con
delibera del C.C. di Ostuni n. 2/2001), sia rigettata l'istanza di
autorizzazione in sanatoria presentata dalla società ricorrente
relativamente alla stessa stazione radio base per telefonia cellulare di via
dei Colli. I provvedimenti impugnati si fondano, oltre che all'allegato
contrasto con la disciplina fissata dagli strumenti urbanistici e dal
regolamento organizzativo del sistema di teleradiocomunicazioni adottati dal
Comune di Ostuni, anche sul disposto dell'art. 10 secondo comma della Legge
Regionale 8 marzo 2002 n. 5, che vieta - espressamente - la localizzazione
degli impianti di telecomunicazioni in aree vincolate ai sensi del Decreto
Legislativo n. 490/1999. Con ordinanza cautelare n. 35/2003 pronunciata in
esito alla Camera di Consiglio del 9 gennaio 2003, la Sezione ha respinto
"ad tempus" l'istanza di sospensiva presentata, in via incidentale, dalla
S.p.A. Alcatel Italia "sino alla restituzione degli atti del giudizio da
parte della Corte Costituzionale in seguito alla decisione della questione
di legittimità costituzionale sollevata con separata ordinanza". Rileva il
Tribunale che sarebbero sicuramente da condividere le censure prospettate
dalla società ricorrente avverso le determinazioni dirigenziali gravate
incentrate sulla violazione delle recentissime disposizioni introdotte - "in
subiecta materia" - dall'art. 3, primo e secondo comma, del Decreto
Legislativo 4 settembre 2002 n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la
modernizzazione e lo sviluppo del paese) che, così recita: "Le categorie di
infrastrutture di telecomunicazioni, considerate strategiche ai sensi
dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001 n. 443, sono opere di
interesse nazionale, realizzabili esclusivamente sulla base delle procedure
definite dal presente decreto, anche in deroga alle disposizioni di cui
all'articolo 8, comma 1 lettera c), della legge 22 febbraio 2001 n. 36. Le
infrastrutture di cui all'art. 4, ad esclusione delle torri e dei tralicci
relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono compatibili con
qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del
territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni
altra disposizione di legge o di regolamento". Tuttavia, tali disposizioni
di legge suscitano al Collegio seri dubbi circa la loro conformità agli
artt. 3, 117 terzo comma e 118 primo comma della Carta Costituzionale.
Sembra infatti, che il legislatore statale, con le predette disposizioni
sospettate di illegittimità costituzionale - che, peraltro, contengono
prescrizioni dettagliate al punto di precludere a riguardo ogni spazio alla
concorrente potestà legislativa regionale - adoperando lo strumento della
qualificazione degli impianti di teleradiocomunicazioni alla stregua di
infrastrutture strategiche e di preminente interesse nazionale, abbia reso
un guscio vuoto il provvedimento autorizzatorio edilizio di spettanza dell'
Autorità comunale (che dovrà essere necessariamente rilasciato anche in
ipotesi di accertato contrasto con gli strumenti urbanistici e regolamentari
comunali) e, più a monte, abbia pregiudicato e falcidiato le competenze
legislative e amministrativa costituzionalmente protette (vieppiù dopo l'
entrata in vigore della riforma del titolo V della parte seconda della
Costituzione, operata dalla recente legge costituzionale 18 ottobre 2001 n.
3) delle Regioni e degli Enti Locali in materia di legislazione e
pianificazione urbanistica e governo del territorio. L'installazione sul
territorio delle stazioni radio base per telefonia cellulare investe,
necessariamente, profili ascrivibili ad una pluralità di materie (tutela
dell'ambiente, ordinamento della comunicazione, tutela della salute e
governo del territorio), di cui le ultime tre rientrano, indubbiamente, tra
quelle in relazione alle quali - per espressa volontà del costituente - deve
potersi esplicare la potestà legislativa concorrente delle Regioni. E, in
particolare, il menzionato art. 3 del Decreto Legislativo 4 settembre 2002
n. 198 disciplina - esaustivamente - l'aspetto attinente all' inserimento
urbanistico delle stazioni radio base per telefonia cellulare sul territorio
comunale. In tal modo, la norma appare porsi anche in contrasto con il
generale precetto sancito dall'art. 3 della Costituzione, che impone la
ragionevolezza delle scelte legislative. La sollevata questione di
legittimità costituzionale, appare rilevante - già nella fase cautelare del
presente giudizio - in quanto, da in lato, in base alla delibazione sommaria
tipica della trattazione dell'incidente di sospensione, solo i motivi di
gravame incentrati sulla violazione dell'art. 3 del Decreto Legislativo n.
198/2002 si appalesano come condivisibili e, dall'altro, l'accoglimento
dell'istanza cautelare (in applicazione di tali disposizioni normative che
sembrano eliminare, con riferimento all' installazione degli impianti di
telefonia mobile, ogni tutela dell'assetto del territorio) sarebbe
suscettibile di provocare l'immediato sacrificio di interessi pubblici e
privati di primario rilievo costituzionale, la cui preservazioni si ritiene
prevalente rispetto al periculum in mora allegato dalla Società ricorrente.
Insomma, la presente fase cautelare della controversia, ad avviso del
Collegio non può essere definita indipendentemente dalla risoluzione della
sollevata questione di legittimità costituzionale (che per le ragioni
sinteticamente sopra svolte, appare non manifestamente infondata), dal
momento che l'istanza di sospensione dell'efficacia dei provvedimenti
impugnati dovrà essere definitivamente rigettata oppure no, a seconda che le
disposizioni normative denunciate saranno o meno dichiarate incostituzionali
nella sede competente. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la
Puglia - Prima Sezione di Lecce - visto l'art. 23 della legge 11 marzo 1953
n. 87, ritenuta la rilevanza e la non manifesta infondatezza della
prospettata questione di legittimità costituzionale, ordina la sospensione
dell'ulteriore corso del giudizio iniziato con il ricorso indicato in
epigrafe e deferisce alla Corte Costituzionale la definizione della
costituzionalità dell'art. 3 primo e secondo comma del Decreto Legislativo 4
settembre 2002 n. 198 in relazione agli artt. 3, 117 terzo comma e 118 primo
comma della Costituzione. Dispone l'immediata trasmissione degli atti alla
Corte Costituzionale. Ordina che, a cura della Segreteria, la presente
ordinanza sia notificata alle parti in causa ed al Presidente del Consiglio
dei Ministri e comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del
Senato della Repubblica. Aldo Ravalli - Presidente Enrico d'Arpe -
Consigliere Relatore-Estensore Depositata il 10 gennaio 2003.
---------- FORUM ELETTROSMOG NAZIONALE INDIPENDENTE ------------------